11. Milena Sutter nel 1971: il ruolo dei giornali nel sequestro della ragazzina

Milena Sutter nel 1971


Il sequestro e omicidio di Milena Sutter nel 1971, giovedì 6 maggio, è avvenuto quando la ragazzina aveva 13 anni.

Era figlia di un ricco industriale della cera, titolare di un’importante azienda con sede a Genova.

La ragazzina non aveva grilli per la testa né motivi di fughe sentimentali, dicono i suoi genitori.
Scompare alle ore 17, all’uscita della Scuola Svizzera in via Peschiera, poco distante dalla stazione ferroviaria Brignole.

Non c’erano screzi fra la ragazzina e la famiglia, sottolineano le sentenze dei giudici genovesi.

Milena Sutter nel 1971 frequentava la terza media. La famiglia della giovane era formata da papà Arturo, da mamma Flora e dal fratello Aldo di 11 anni.

Nessun interesse amoroso poteva distrarre Milena dall’appuntamento con l’insegnante privata, a casa, alle 17.30 di quel 6 maggio 1971. Lo assicurano gli inquirenti che si occuparono del caso del “biondino della spider rossa”.


Milena Sutter nel 1971: l’ipotesi del sequestro e omicidio

Sono quindi quattro i punti cardine che stanno alla base dell’ipotesi di sequestro e omicidio di Milena Sutter nel 1971:

  • famiglia ricca, ma che non ostentava un reddito frutto del lavoro nell’azienda paterna;
  • ragazza tranquilla, che non aveva grilli per la testa;
  • armonia familiare;
  • nessun interesse amoroso di Milena per un qualche giovane.

Su questi quattro appoggi i giornali genovesi raccontano l’evento. Lo fanno ricalcando la posizione della questura genovese.

I media, ieri come oggi, scelgono di rappresentare la scomparsa della 13enne di origine svizzera con una sola cornice interpretativa: il rapimento per motivi di denaro.

Così la Milena Sutter del 1971 viene ancora oggi ricordata: una ragazzina sequestrata, e poi uccisa, per estorcere denaro al ricco padre.

Allo stesso modo, due settimane dopo la scomparsa di Milena, sui giornali genovesi troviamo la cornice interpretativa dell’omicidio della ragazzina.

E’ il 20 maggio 1971, un altro giovedì, quando il corpo di Milena viene rinvenuto in mare. Si trova a circa 300 metri al largo della spiaggia genovese di Priaruggia.

E’ una scelta aderente alla realtà quella dei giornali e della questura?

Il movente di Lorenzo Bozano? Il denaro

Stando ai processi in Corte d’Assise contro Lorenzo Bozano la risposta è positiva. Egli è accusato di rapimento a scopo di estorsione, omicidio e soppressione di cadavere.

Come nel caso più recente di Yara Gambirasio – per il quale è stato condannato Massimo Bossetti – la ragazzina è stata preda di un “mostro” che l’ha portata con sé. E l’ha uccisa.

Nel caso di Yara Gambirasio non abbiamo il movente del denaro. A Massimo Bossetti, inoltre, non è stato imputato il sequestro di persona.

Il movente, nella vicenda di Yara a Brembate di Sopra (Bergamo, 2010), è quello sessuale, sostengono i giudici.

Nel caso di Milena Sutter, il movente sessuale resta invece sullo sfondo. Dietro le quinte del racconto ufficiale.

I giornali di Genova e il frame del sequestro e omicidio

A distanza di 47 anni dalla vicenda di Milena Sutter nel 1971nell’analizzare il ruolo dei media nel delitto che sconvolse l’Italia, possiamo porci due domande:

  • i giornali genovesi hanno scelto una cornice interpretativa con cui comprendere i fatti?
  • i giornali di Genova hanno scelto un certo approccio con cui rappresentare come colpevole Lorenzo Bozano, detto “il biondino della spider rossa”?

Il giovane Bozano, 25 anni, figlio di buona famiglia, sfaccendato, perdigiorno, con piccoli precedenti è stato l’unico imputato ed è l’unico condannato.

Lorenzo Bozano oggi sta contando l’ergastolo nel carcere di Porto Azzurro, all’Isola d’Elba. Finora ha trascorso oltre 41 anni di carcere, per avere sequestrato e ucciso la 13enne.

Una risposta alla domanda sulla cornice interpretativa con cui i giornali – sia quelli genovesi che i media nazionali – hanno rappresentato la vicenda di Milena Sutter la diamo nel libro “Il Biondino della Spider Rossa. Crimine, giustizia e media”.

Nello stesso libro – grazie all’analisi dei media condotta da ProsMedia – abbiamo tracciato anche il percorso dei giornali genovesi nel rappresentare Lorenzo Bozano.

La rappresentazione di Bozano viene condotta nel 1971 (e negli anni dei processi) modulata sull’immagine del “biondino della spider rossa”.

Bozano è raffigurato come enigmatico, impassibile, sfaccendato, con precedenti penali. Subisce poi l’accusa (sottotraccia) di essere un “deviato sessuale”.

Nel libro “Il Biondino della Spider Rossa”, la criminologa e psicologa giuridica Laura Baccaro, smentisce che Lorenzo Bozano sia (stato) affetto da qualche forma di parafilia. Si intende per “parafilia” quella che, nel linguaggio comune, è chiamata “devianza o perversione sessuale”. Termine, quest’ultimo, che non è riconosciuto dalla comunità scientifica.

Bozano “congelato” all’immagine del caso di Milena Sutter nel 1971

Negli ultimi anni i media hanno riproposto, nel parlare di Lorenzo Bozano oggi, la stessa immagine di 47 anni fa.

I media hanno “congelato” l’immagine dell’uomo rinchiuso nel carcere di Porto Azzurro. Egli è visto come se fosse sempre e comunque il “biondino della spider rossa”.

Ribadire che Lorenzo Bozano, a distanza di 47 anni, è sempre quel “biondino della spider rossa” appare come un tentativo di congelare la stessa storia di Milena al racconto del 1971. Non la si vuole in alcun modo rileggere. Resta fissata in quel modo. E là rimane.

Il Biondino della Spider Rossa - libro sul rapimento e l'omicidio di Milena Sutter - il caso di Lorenzo Bozano - articolo giornale L'Arena 9 giugno 2018

Quanto al sequestro e omicidio della ragazzina, ancora oggi i media lo raccontano come un dato di fatto. Il caso di Milena Sutter nel 1971 non viene interpretato in alcun altro modo.

Altre ipotesi, su cosa possa essere successo alla giovane studentessa della Scuola Svizzera, non vengono infatti mai prese in considerazione.

Eppure vi sono motivi per studiare quella vicenda da altre angolazioni, come emerge dal libro “Il Biondino della Spider Rossa. Crimine, giustizia e media”.

Il triste destino di Milena Sutter nel 1971 per la giustizia italiana e per i giornali è insomma fissato per sempre. Il movente dell’offender? Estorcere denaro alla ricca famiglia della ragazzina. Un movente che nel libro suscita più di qualche dubbio.

Maurizio Corte
@cortemf
www.corte.media

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