17. Milena Sutter e Yara Gambirasio: i tanti dubbi sul movente del delitto

Milena Sutter e Yara Gambirasio - il dramma di due tredicenni
I casi di Yara Gambirasio, nel 2010 a Brembate di Sopra (Bergamo), e di Milena Sutter, nel 1971 a Genova, presentano molte incertezze.

Non sappiamo con certezza dove e come Yara sia sparita. Come e dove sia morta. Come mai la ragazzina bergamasca sia stata trovata nel campo di Chignolo d’Isola.

Per quanto riguarda Milena Sutter, non sappiamo dove sia scomparsa. Il percorso dalla Scuola Svizzera, da dove è uscita alle 17 del 6 maggio 1971, alla stazione Brignole, dove vi erano gli autobus, era trafficato.

Non sappiamo con certezza né il giorno, l’ora e neppure le cause del decesso di Milena. A dircelo, anche oggi, sono gli studiosi di Medicina Legale, come possiamo leggere nel libro “Il Biondino della Spider Rossa. Crimine, giustizia e media”.

Yara Gambirasio e Milena Sutter: i dubbi sulla sparizione e sull’omicidio

I genitori dichiarano che Yara Gambirasio non avrebbe avuto nessun motivo per allontanarsi spontaneamente da casa. La ragazza era infatti un’ottima atleta e a livello scolastico non aveva mai riscontrato problemi.

A fronte delle varie testimonianze di amici e parenti, i carabinieri escludono l’idea di un allontanamento volontario ed escludono un rapimento a scopo di estorsione.

Il movente dell’omicidio non è stato confermato dalle indagini sulla scomparsa e sulla morte di Yara Gambirasio.

Per quanto riguarda le lesioni si legge nella sentenza di primo grado della Corte d’Assise di Bergamo si legge:

Il corpo di Yara Gambirasio presentava una profonda lesione da taglio da un estremo all’altro dell’emicirconferenza anteriore del collo, una lesione superficiale in lesione mammaria sinistra lungo tutto il torace, tagli simmetrici ai polsi e due soluzioni di continuo alla gamba destra, un’intaccatura a forma di mandorla alla mandibola destra, risultato dell’azione di un’arma da punta e da taglio, e tre lesioni contusive al capo (allo zigomo sinistro, all’angolo mandibolare destro e alla nuca), frutto di tre distinte azioni traumatiche e giaceva in inverno in un campo, in cui era così poco visibile da non essere trovato che tre mesi dopo il decesso.”

Le lesioni nello specifico erano:

  • un taglio lungo tutto il collo anteriore
  • un taglio superficiale sulla mammella di sinistra che prosegue sul torace
  • tagli simmettrici ai polsi
  • due soluzioni di continua alla gamba destra
  • intaccatura a forma di mandorla alla mandibola destra

Inoltre:
– un’estesa lesione a forma di X in regione dorsale
– una a forma di J in regione dorsale

Il movente sessuale non ha trovato riscontri: l’indumento intimo di Yara era tagliato da dietro nell’ambito di una lesione più ampia. L’unico dato certo e inconfutabile è l’assenza di un qualsivoglia contatto con le parti più intime.

Sul corpo della ragazzina non vi sono neppure le lesioni frontali tipiche dell’approccio a sfondo sessuale.

Nonostante questo, la Corte d’Assise di Bergamo ha considerato “ragionevole ritenere che l’omicidio sia maturato in un contesto di avances sessuali, verosimilmente respinte dalla vittima, che ha scatenato la reazione di violenza e sadismo del prevenuto”.

Va sottolineato, a questo proposito, che sul corpo di Yara non erano presenti reazioni di difesa da aggressione. La stessa cosa è stata rilevata sul corpo di Milena Sutter: nessun segno di una reazione a un’eventuale azione violenta dell’offender.

La Corte d’Assise di Bergamo ha poi parlato di un movente sadico-sessuale senza porre in relazione una siffatta causale con la personalità dell’imputato. E ha giustificato la mancata individuazione di una “ragione specifica scatenante l’impeto omicida” (il movente), facendo riferimento a una pronuncia in proposito della Corte di Cassazione.

Nel caso di Milena Sutter (nella foto sotto), il movente con cui avrebbe agito Lorenzo Bozano – condannato all’ergastolo per il rapimento e l’omicidio della ragazza – sarebbe stato quello del denaro.

I dubbi sulle due telefonate del presunto sequestratore sono spiegati nel libro “Il Biondino della Spider Rossa. Crimine, giustizia e media”.

L’elemento del corpo spogliato di Milena, quando viene trovato in mare, merita ulteriore riflessioni. Anche in questo caso possiamo rilevare alcune lacune mai colmate in sede di giudizio da parte della Corte d’Assise d’Appello di Genova che condanna Bozano (assolto invece in primo grado).

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Il ruolo della “casualità” nei casi di Milena Sutter e Yara Gambirasio

Milena Sutter quel giovedì 6 maggio 1971 voleva rimanere a casa. Sappiamo che è stata la madre della vittima a ricordarle alla figlia i suoi doveri scolastici ;e a imporle di ritornare a scuola.

Milena avrebbe preferito saltare la lezione di cucito e passare il pomeriggio con l’amica del cuore, Isabelle. La vittima era quindi riluttante ad andare in via Peschiera, sede della Scuola Svizzera. Questo fa ritenere che non avesse un appuntamento in quella zona di Genova, distante una mezzora di strada (fra bus e camminata a piedi) da casa.

Yara Gambirasio, da parte sua, non voleva portare il registratore nella palestra di Brembate di Sopra: tant’è che di quella faccenda lei e la sorella stavano discutendo da giorni. Alla fine è toccato a Yara: a decidere su chi deve andare in palestra a portare il registratore è, quindi, la mamma della ragazzina.

Anche questo elemento porta ad escludere, come per Milena, che la ragazzina bergamasca avesse appuntamento con qualcuno.

Sulla “casualità” è utile sottolineare alcuni punti di riflessione:

  • Milena Sutter scompare giovedì 6 maggio 1971 alle ore 17 circa
  • Yara Gambirasio verso le ore 17 esce di casa, in via Rapinelli, e scompare il 26 novembre 2010
  • Milena Sutter viene trovata il 20 maggio, verso le ore 17 circa
  • Yara Gambirasio viene trovata il 26 febbraio 2011 intorno alle ore 14

Lascio al lettore l’opportunità di riflettere sul significato del termine “caso” e “casualità”.

Friedrich Schiller sosteneva che “Il caso non esiste, e ciò che ci sembra casuale scaturisce dalle fonti più profonde”.

Lo psicoanalista Carlo Gustav Jung nel 1950 crea il termine sincronicità per definire la “simultaneità di due avvenimenti vincolati dal senso, ma in maniera casuale”.

Così scriveva Jung: “Utilizzo quindi il concetto generale di sincronicità nel senso specifico di corrispondenza tra due o più eventi senza una relazione causale, e che hanno lo stesso contenuto significativo o un senso simile. E faccio questo attraverso un’opposizione alla nozione di sincronismo che indica soltanto il semplice fatto della simultaneità di due fenomeni”.

Laura Baccaro
@laura_baccaro
www.laurabaccaro.it

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