La vicenda di Milena Sutter è una vicenda con molti dubbi e tante zone d’ombra mai indagate nel 1971.

Di un dato siamo certi. Oltre ogni ragionevole dubbio. Il caso del (presunto) omicidio di Milena Sutter e del “Biondino della Spider Rossa” è un “caso opaco”.

Sulla vicenda del sequestro e omicidio di Milena Sutter vi è una verità giudiziaria, da rispettarsi. Manca, però, una “verità storica”, che non è mai stata scritta.

Affascinati dalla suggestiva narrazione dell’evento – drammatico e seducente nel suo scandirsi – si perdono i dati di fatto.

Si perdono gli elementi di realtà.

Dall’altro canto, gli indizi – moltissimi – sul “Biondino della Spider Rossa” suonano come conferme di un qualcosa che non ha aderenza alla realtà sostanziale dei fatti.

Non è del resto facile lavorare in modo indipendente su un caso così complesso.

Non è facile andare a fondo delle mille implicazioni che la vicenda del “Biondino della Spider Rossa” ha portato con sé.

La scelta dei media di aderire, senza analisi critica, alla versione ufficiale dei fatti comporta un rischio per il ricercatore: quello di restare vincolato a una visione stereotipata del caso.

L’altro rischio, per chi fa ricerca senza andare oltre le narrazioni dei media, è quello di cadere nel pregiudizio.

Il quadro è poi ingarbugliato dall’ambiguità che caratterizza le due perizie dei professori Aldo Franchini e Giorgio Chiozza: la perizia medico-legale, su epoca e cause della morte di Milena Sutter, e la perizia psichiatrica su Lorenzo Bozano.

Sia la perizia medico-legale sulla vittima, che quella psichiatrica sul giovane sospettato, ho voluto che fossero oggetto di un’analisi attenta da parte di esperti indipendenti.

Si tratta di esperti che hanno prestato la loro conoscenza e competenza senza compenso alcuno. Hanno agito nel solo nome della scienza.

Queste analisi sono contenute nel libro “Il Biondino della Spider Rossa. Crimine, giustizia e media”, di cui è uscita anche la versione digitale in ebook.

 

Omicidio di Milena Sutter: la ricerca indipendente

Una ricerca indipendente sul sequestro e omicidio di Milena Sutter – come su altri casi giudiziari e politici – non può che partire da queste premesse:

  • il mettere da parte ogni posizione “innocentista” o “colpevolista”. Lo studioso, come anche il giornalista d’inchiesta, non deve essere di parte. Non può essere un appassionato difensore dell’innocenza o della colpevolezza di Lorenzo Bozano;
  • il ricorrere al parere degli studiosi e degli esperti. A 47 anni di distanza dalla vicenda di Milena Sutter, sia la Medicina Legale che le Scienze Umane e Sociali hanno fatto progressi considerevoli. Abbiamo oggi strumenti che i pur validi inquirenti e investigatori del tempo non potevano avere;
  • il mettere da parte ogni pregiudizio, sia esso negativo che positivo, nei confronti degli investigatori, dei magistrati, degli avvocati e dei giudici di allora. L’analisi del caso va fatta lontano da ogni polemica e nel massimo rispetto di chi, con fatica e con grande partecipazione umana, ha lavorato con profondità a una vicenda complessa;
  • il considerare ogni documento e ogni testimonianza come meritevoli di ascolto, da un lato, e come oggetto di tentativi di “falsificazione” dall’altra. Solo se un documento o una testimonianza resistono ai tentativi di smentita abbiamo un dato scientifico. O comunque un dato fondato che vada oltre il mero impressionismo;
  • il considerare la ricerca come un lavoro continuo, un “working in progress”, che – in una vicenda dai molteplici angoli bui – non può arrestarsi alla prima presunta “certezza”. O, peggio, alla fascinazione del racconto convincente.

Libro Il Biondino della Spider Rossa - Corriere del Veneto

Le esigenze e gli obiettivi del ricercatore – come del giornalista investigativo – sono diversi da quelli degli investigatori, dei magistrati e dei giudici.

Di qui l’obbligo dello statuto scientifico nel momento in cui ci si applica a un lavoro di ricerca.

Una ricerca scientifica (e indipendente da qualsiasi partigianeria) deve tenere conto di un dato di fatto: molte informazioni sono andate perdute, molti testimoni
del tempo sono deceduti, molti dati non potevano essere intercettati e studiati per mancanza di scienza e conoscenza adeguate.

Questi limiti e quest’obbligo di rispetto del procedere scientifico, scevro da pregiudizi, richiede un atteggiamento umano particolare: di umiltà, di rispetto della realtà, di osservazione delle procedure e di quanto ne risulta.

L’atteggiamento interiore del ricercatore – come del giornalista d’inchiesta e investigativo – non è meno importante del suo comportamento di analisi sul campo.

Un fondamento umanistico e valoriale è poi richiesto dalla necessità di rispettare gli affetti coinvolti in questa vicenda.

Sui pensi agli affetti della famiglia della vittima e di  chi le ha voluto bene. Si pensi al dolore della famiglia del giovane accusato e poi condannato.

Si pensi al diritto dello stesso Bozano di essere giudicato dall’istituzione preposta. E non “assolto” o “condannato” da chi fa informazione.

Una prudente astensione dai giudizi e dalle visioni di parte, insomma, è comunque un traguardo a cui tendere. Come ricercatori,
come studiosi, ma anche come giornalisti e come operatori dell’informazione.

Sei innocentista o colpevolista? A questa domanda ho sempre creduto di dover rispondere nel solo modo possibile: “E’ una domanda che non mi sono mai posto”.

La mia reazione ha un fondamento di verità.

Nelle centinaia di ore che Laura Baccaro e chi scrive hanno dedicato allo studio della vicenda, meno di un’ora è stata forse dedicata alla domanda se Lorenzo Bozano sia o meno colpevole, a livello storico-fattuale, della morte di Milena Sutter.

Chi ama lo studio e tende alla verità sostanziale dei fatti non si balocca con domande (e con risposte) “ideologiche”.

Sono domande certo legittime per la pubblica opinione. Ma non sono domande urgenti per chi fa studio e investigazione su una certa vicenda.

Biondino Spider Rossa - Milena Sutter - il processo a Lorenzo Bozano
Il resoconto del processo di primo grado a Lorenzo Bozano, nel 1973

Il Biondino della Spider Rossa: chi era Lorenzo Bozano?

Laura Baccaro, psicologa giuridica e criminologa, sottolinea che Lorenzo Bozano non era affetto da parafilie.

Bozano non era – e non è neppure oggi – un “deviato sessuale”, sottolinea Baccaro nel libro “Il Biondino della Spider Rossa. Crimine, giustizia e media”.

Eppure, nelle narrazioni dei giornali compare una rappresentazione di Lorenzo Bozano che lo collega alla sfera degli offender per motivi d’ambito sessuale.

Stando alle opinioni che ho raccolto fra chi – colpevolista – si occupò del caso, il giovane della spider rossa era considerato un depravato.

Biondino Spider Rossa - Milena Sutter - il processo a Lorenzo Bozano 2
Processo a Bozano: la tesi dell’accusa viene presentata come un “dato di verità” 

Il giovane Bozano era visto da alcuni giornali come un soggetto “deviante”. In questo hanno molto pesato alcuni documenti privati scritti sul giovane della spider rossa.

Si tratta di documenti che non hanno alcuna valenza scientifica. E che pure sono stati presi in considerazione dai periti Franchini e Chiozza nello stendere la perizia psichiatrica.

Il padre di Lorenzo – Paolo Bozano – espresse una serie di opinioni sul figlio, quando questi era in età adolescenziale.

Paolo Bozano era peraltro un uomo rispettabile, di cultura, legato ai valori del proprio tempo. Era un padre che è stato messo in difficoltà da un figlio che anticipa in qualche modo quella che sarà la generazione della ribellione giovanile.

Possiamo leggere nella figura del giovane della spider rossa quanto poi tanti altri giovani porteranno a compimento negli anni successivi: rivolta contro l’autorità paterna; assunzione di comportamenti allora considerati sconvenienti; rifiuto di regole imposte da una certa etica pubblica; violazione di norme e leggi.

Basta tutto questo per dire che siamo di fronte a un colpevole? No. Non basta.

Il giudizio va emesso sul caso specifico di Milena Sutter, non sui precedenti penali (veri o presunti) del giovane della spider rossa.

Non v’è dubbio che il “giovane Bozano” sia un esempio da non seguire, in alcuni suoi comportamenti. E’ anzi un icastico esempio di come sprecare talenti e tesori che pure in lui – come in tanti giovani sul filo della devianza – vi erano.

Lo stesso “Bozano maturo” prende le distanze in modo netto da quella figura passata.
E questo è un segnale che merita di essere preso in considerazione.

Il collegare in modo acritico gli errori giovanili e la vita scioperata di quel giovane Lorenzo Bozano alla morte di Milena Sutter, però, ci fa ricadere nel pregiudizio. Quello che non permette una lettura attenta e precisa del caso.

Su Lorenzo Bozano pesano poi le accuse di avere aggredito quattro ragazzine prima del caso di Milena Sutter.

Questo argomento merita un’analisi a parte. Qui possiamo affermare che dall’analisi condotta su quelle aggressioni emergono contraddizioni fra le testimonianze delle giovani aggredite.

Non è possibile affermare – oltre ogni ragionevole dubbio – che sul piano storico-fattuale Lorenzo Bozano si sia macchiato del reato oggi definito di “molestia sessuale”.

Lo studioso – come anche il giornalista d’inchiesta – non può accettare in modo acritico i risultati di indagini di polizia e giudiziarie che si prestano a contraddizioni.

Una ricerca indipendente e scientifica richiede prudenza, attenzione alle fonti, verifica di quanto viene documentato.

L’opacità del caso del sequestro e omicidio di Milena Sutter invita pertanto a un’attenta riflessione sulla posizione che possono assumere gli uomini e le donne di scienza.

La verità scientifica non è sempre raggiungibile. Certo, può essere in qualche modo avvicinabile.

Di sicuro il caso del “Biondino della Spider Rossa” e dell’omicidio dei Milena Sutter – omicidio su cui vi sono dubbi medico legali da valutare con attenzione – richiede indipendenza di giudizio e distacco dalle posizioni precostituite.

E’ quando la criminologa Laura Baccaro e chi scrive hanno cercato di fare nello scrivere il libro su quella dolorosa vicenda.

Maurizio Corte
www.corte.media

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