Non sarebbe stato in grado di gestire un dramma come quello di Milena Sutter. Ed è rimasto vittima di sé stesso.

Lorenzo Bozano è morto nel pomeriggio del 30 giugno 2021, facendo il bagno all’Isola d’Elba, a pochi metri dalla spiaggia di Bagnaia, a Portoferraio.

Era un giorno qualsiasi, a mezzo secolo esatto dalla scomparsa di Milena Sutter. 13 anni, sparita all’uscita della Scuola Svizzera di Genova.

La morte di Lorenzo Bozano, in mare, viene collocata dalle cronache intorno alle ore 17. La stessa ora della sparizione e del ritrovamento del corpo di Milena, 50 anni prima.

Perché Lorenzo Bozano era in acqua, mercoledì 30 giugno 2021? Aveva 75 anni, essendo nato il 3 ottobre del 1945, era in condizioni di salute precarie; ma lui non ne teneva conto. Aveva voglia di un bagno in mare e l’ha fatto.

Come il suo solito, faceva di testa sua, andando contro ogni logica e razionalità. È sempre stato il peggior nemico di sé stesso, in questo senso.

Su di Lorenzo Bozano – soprannominato “il biondino della spider rossa”, nel 1971 –  è stato scritto, e abbiamo scritto anche noi, moltissimo.

Era un personaggio invadente, che occupa ancora la scena della morte di Milena Sutter. Era un personaggio scomodo, nel posto sbagliato per lui. Di fatto, già nel 1971, al tempo della scomparsa di Milena, era l’uomo giusto nel posto sbagliato.

È sempre stato un personaggio, prima che un uomo, Lorenzo Bozano.

Antipatico, con una voce che irrita, così viene definito durante il processo. Persino suo padre, Paolo Bozano, gli è contro.

Lorenzo Bozano - imputato processo sul caso Milena Sutter - magazine Biondino della Spider Rossa - ProsMedia - Agenzia Corte&Media
Lorenzo Bozano nel 1971, al tempo del caso di Milena Sutter, sparita a Genova il 6 maggio

Il giovane Lorenzo è l’indifendibile, nel 1971 quando accade il dramma di Milena Sutter. Il giovane Lorenzo è indifendibile sia per il padre che per la società genovese.

Dal punto di vista dei giornali genovesi, nel 1971, quando viene individuato, è dapprima descritto come “giovane di Albaro della Genova bene”; poi in breve tempo diventa per tutti “quell’immondo individuo” (si veda L’Unità del 24 maggio 1971).

Questo è il personaggio del “biondino”, che biondino proprio non era e neppure mingherlino.

Sono anni di movimento, a Genova; anni turbolenti, quelli di inizio Anni Settanta.

Genova è anche la terra di grandi cantautori e protagonisti dello spettacolo che proprio in quegli anni girovagano nelle strade e piazze (penso al Tenco degli anni sessanta, a De Andrè, a Gino Paoli, a Villaggio). Tanti ficcanasano a perditempo nei vecchi caruggi, i vicoli del centro storico di Genova.

Lorenzo allora è anche un perditempo, un flâner, un giovane che non ha ancora trovato la propria strada; che prova a vedere se riesce a tirare fuori qualcosa. Insomma, è un un perdigiorno. Impresentabile, dicevo; indifendibile, certo.

E’ proprio l’uomo giusto da mettere sotto i riflettori di un’accusa pesante: il rapimento e omicidio di una ragazzina, Milena Sutter, la cui vicenda turba, mette in ansia e sconvolge tutta Genova

Lorenzo Bozano intervistato nel 2017 da Maurizio Corte - Biondino della Spider Rossa - Genova
Lorenzo Bozano, durante un’intervista per motivi di studio, a Genova, nel Porto Antico, nel 1971

La conoscenza con l’uomo Lorenzo Bozano

Ho conosciuto l’uomo Lorenzo in qualche raro momento dei nostri pochi incontri a due.

Amava la città vecchia, la zona del porto, “suo territorio”. Lo vedevi che si sentiva a casa, che ne conosceva le pietre.

La “sua trattoria” era al Porto Antico, dove siamo andati a mangiare triglie fritte con un leggero vino bianco fresco. Metodico lui: stesso posto, stesse domande al cameriere e spesso stesso cibo. Ma attento alla qualità e alla freschezza del pesce.

Anche la casa genovese di sua sorella Iolanda, che lo ospitava nei permessi dal carcere, era dignitosa e onesta. Forte il legame, a volte bisticciato in modo ridicolamente affettuoso, tra Lorenzo e la sorella.

La sorella Iolanda definiva Lorenzo come “il fratello allegro e sensibile che non poteva vedermi piangere” (Eva Express, 25 agosto 1971). Lo descrive e ne parla come di un fratello generoso, attaccato alla famiglia e alla madre.

Iolanda racconta che Lorenzo “non poteva sopportare di veder picchiare uno di noi o un altro bambino. La vista del sangue lo spaventava, lo faceva inorridire”.

Piccoli spaccati di vita e di legami “normali”, come la sorella Iolanda mi ha detto, riferendosi a quel fratellone che aveva sofferto troppo e contro il quale si era accanito il mondo.

Un’ospitalità, quella di Lorenzo nella casa con la sorella Iolanda, datata, da vecchio uomo cortese e ben educato.

In quei pochi momenti compariva l’uomo Lorenzo, timido, educato che cercava di mostrarsi e di parlare di sé con garbo e pudore.

Era il Lorenzo che temeva il giudizio su di sé, tanto che cercava sempre di scantonare durante i colloqui. Paradossalmente, non amava mostrarsi, ma esibiva il personaggio Bozano, ovvero la maschera di narcisista che ben lo nascondeva.

Lorenzo Bozano condannato per il sequestro di Milena Sutter - Blog ilbiondino.org - Agenzia Corte&Media Verona

Il profilo di Lorenzo Bozano, nel 1971 e 50 anni dopo

Quel 30 giugno, lui ha deciso di fare il bagno contro ogni logica, contro ogni consiglio medico.

Quel comportamento è proprio il suo. Lo abbiamo visto nel negare la ovvia presenza davanti alla Scuola Svizzera frequentata da Milena; il non voler raccontare dove ha passato il pomeriggio del 6 maggio 1971; il cambio dell’avvocato difensore, cioè il voler fare sempre di testa sua.

Dal punto di vista personologico, Bozano aveva un forte bisogno di riscontri immediati e positivi su se stesso e sul proprio valore. Ricercava sicurezze e tendeva, dal punto di vista cognitivo, a semplificare la complessità.

Spesso, specie in gioventù, non rifletteva a sufficienza prima di agire. E vediamo, dalle cronache, come fosse molto incline a razionalizzare a posteriori, in vario  modo, comportamenti fondamentalmente dettati da scopi personali.

Bozano poi, proprio a protezione dell’uomo Lorenzo, proiettava sugli altri ciò che di se stesso non era disposto ad accettare.

Spesso fraintendeva le intenzioni altrui e attribuiva significati negativi o minacce anche in situazioni di per sé neutre. Ovvero, tendeva a difendersi dai pericoli esterni, magari con narrazioni nonsense o negazioni.

Bozano non mi sopportava, tant’è che intratteneva contatti solo con Maurizio Corte, con cui ho scritto il libro Il Biondino della Spider Rossa. Crimine, giustizia e media.

Lorenzo con me si faceva sentire solo e limitatamente alla bisogna! E di me poco si fidava, specie dopo che ho scritto che lui non aveva le capacità per portare a termine una situazione complessa come il caso della sparizione e poi morte di Milena Sutter.

Mi guardava con sospetto e credo che, in qualche modo, si sentisse tradito da me. In realtà credo sapesse che l’avevo scoperto, ovvero avevo visto le sue inadeguatezze e incapacità progettuali e la cosa, per lui gravissima, glielo avevo pure rivelata. L’avevo pure messa nero su bianco, sul libro Il Biondino della Spider Rossa.

Quando l’ho incontrato, dopo decenni di vita in carcere, Bozano mostrava molte caratteristiche tipiche di persone che possiamo definire antisociali.

Non posso dire che gli appartenessero già da ragazzo, oppure che la detenzione abbia influito su di lui, in modo da accentuare tali componenti.

Si tratta di aspetti indimostrabili. Posso però dire che, con ogni probabilità, quelle caratteristiche antisociali hanno condizionato il modo di Bozano di percepire tanto sé stesso, quanto le relazioni e le situazioni che viveva.

Lorenzo Bozano - intervista video del 2016
Lorenzo Bozano, nel 2017, durante un’intervista di studio per il libro “Il Biondino della Spider Rossa”

A chi giova il “personaggio Bozano”?

Tra me e Lorenzo Bozano non è mai scoccata la scintilla della simpatia e dell’empatia.

Non è mai scoccata la simpatia e l’empatia, con Lorenzo Bozano, proprio perché ho sempre sostenuto – dopo un esame psico-criminologico approfondito – che non ha mai avuto la stoffa e l’ingegno per strutturare la triste storia in cui figura come protagonista.

Insomma, ho affermato che non era in grado di rapire e uccidere Milena Sutter.

Bozano è sempre stato “l’uomo giusto” in una storia sbagliata; con una vicenda esistenziale personale che ben si presta al personaggio presentato dagli inquirenti: antipatico, nullafacente e sbruffone.

La domanda che possiamo porci è questa: cui prodest (a chi giova) il personaggio-Bozano? Questa è sempre la domanda-principe dal punto di vista criminologico: a chi giovava Bozano?

Ora è tardi per lui, per Lorenzo. Ma per chi crede nelle storie, nelle persone e nella giustizia, la domanda su chi abbia tratto interesse – e abbia interesse anche adesso – dal “personaggio Bozano”, è ancora una buona domanda.

“Se si guarda bene in una direzione, si vedono anche tutte le altre” (Hagakure. Il libro segreto dei samurai, di Yamamoto Tsunetomo).

Laura Baccaro
www.laurabaccaro.it