Il ruolo dei media nel creare il panico morale e i folk devils su cui scaricare le colpe di tutto.

I mass media sono accusati di esagerare le informazioni, puntando sulla drammatizzazione e il sensazionalismo.

Si è arrivati al punto – da parte di una quota della popolazione – di considerare esagerato il modo in cui è stato rappresentato il Covid-19. Quindi la pandemia.

Peccato che tante persone morte – compreso un mio parente assai prossimo – abbiano smentito chi ha creduto, e magari ancora creda, che il Covid-19 sia stata solo un’illusione ottica. Una messinscena a beneficio di qualche “potere forte”.

È comunque un dato di fatto che i media mettano in atto strategie comunicative, in alcuni casi, che provocano un “panico morale” generalizzato.

Cos’è il panico morale? Il panico morale si riferisce a una reazione esagerata, da parte dei media, della polizia o del pubblico in generale, rispetto alle attività di particolari gruppi sociali.

A dircelo sono gli studiosi Ian Marsh e Gaynor Melville nel loro libro Crime, Justice and the Media, ovvero il testo di riferimento di queste mie riflessioni su come i media rappresentano il crimine e la giustizia.

Panico Morale - Crimine, giustizia, media - Photo Abigail-Keenan-kVlCFms1DEY-Unsplash

Ruolo dei giornali e panico morale

Tutto ha inizio – negli Anni Sessanta del Novecento – con i gruppi giovanili dei Mods e dei Rockers, che avevano gusti musicali e look contrapposti.

Laddove le zone occupate da esponenti delle due subculture si sovrapponevano o erano di dubbia attribuzione (ad esempio le spiagge), era possibile assistere a scontri fra le due fazioni.

Durante gli scontri venivano utilizzati coltelli a serramanico, mazze o ami da pesca cuciti nei risvolti delle giacche.

Il più importante conflitto fra Mods e Rockers avvenne il 29 marzo 1964 a Clacton, nel periodo pasquale.

Altri scontri avvennero durante particolari giorni festivi in alcune località balneari dell’Inghilterra meridionale, dove molti londinesi passano l’estate, quali Margate, Broadstairs e Brighton (ad esempio il 18 e 19 maggio 1964), quando migliaia di Mods si trovarono a fronteggiare altrettanti Rockers.

A Brighton, dei Mods aggredirono i Rockers durante un concerto: le risse durarono due giorni consecutivi e si spostarono fino ad Hastings.

Da qui il nome di “seconda battaglia di Hastings” dato all’evento dai giornali.

Giornali - Media - Giornalismo - Informazione - Photo Hayden-Walker-ihiEd-_4TNY-Unsplash

LA RAPPRESENTAZIONE DEI GRUPPI GIOVANILI

Stanley Cohen, sociologo inglese, negli Anni Settanta coniò per l’occasione il termine panico morale: ovvero un panico di massa ingiustificato su una minaccia di piccola entità o inesistente, enfatizzato dai mass media.

Il tutto è da ricondurre alla stampa dell’epoca che decise di raccontare al pubblico britannico gli scontri tra i gruppi come un fenomeno epocale.

Raccontarono di un gran numero di bande organizzate di vandali rivali che, a bordo delle loro motociclette (i Rockers) e dei loro scooter (i Mods), la notte mettevano a ferro e fuoco le tranquille città dell’Inghilterra.

A dire il vero, non c’era nulla al di fuori dall’ordinario, rispetto ad alcune risse da bar se non per l’elevato numero dei partecipanti.

Come ha ricostruito Cohen, in realtà non c’erano mai state bande organizzate all’opera.

Inoltre, tra le persone coinvolte nelle risse, la moto era posseduta solo da una piccola parte di individui.

Prima dei racconti dei giornali, nemmeno esisteva una netta rivalità tra le due sottoculture biker.

La rivalità tra Mods e Rockers si consolidò invece dopo la pubblicità ottenuta grazie ai giornali che drammatizzarono gli scontri.

Il panico morale e i mass media

Le attività sociali oggetto di panico morale possono anche essere relativamente banali. Il fatto è che sono rappresentante in forma sensazionalistica dai media.

Il risultato è un aumento dell’ansia e della preoccupazione generale riguardo alle attività e ai fatti di cui i giornali danno una rappresentazione drammatizzante.

“Il panico morale è una risposta esagerata a un tipo di comportamento visto come un problema sociale. Il termine indica una reazione eccessiva da parte dei media e/o di altre istituzioni sociali”, scrivono gli studiosi Marsh e Melville.

La reazione eccessiva porta il gruppo sociale al centro del pani morale  – e, di conseguenza, il comportamento e le attività in cui si impegna quel gruppo – a essere visto dalla società in generale come un insieme di “diavoli popolari”.

Media - Teroia della Coltivazione - Photo Carlynn-Alarid-_xJqCQgkpLc-Unsplash

La minaccia ai valori e agli interessi sociali

Le società sembrano essere soggette, di tanto in tanto, a periodi di panico morale.

Una condizione, un episodio, una persona o un gruppo di persone emerge per essere definito come una minaccia ai valori e agli interessi della società.

La natura di ciò che è minaccioso viene presentata in modo stilizzato e stereotipato dai mass media.

Le barricate morali erette contro chi minaccia (singoli, gruppi, situazioni) sono presidiate da redattori, vescovi, politici e altre persone benpensanti.

Non mancano, ovviamente, gli esperti accreditati che pronunciano le loro diagnosi e soluzioni.

Si sviluppano strategie e tecniche per affrontare il problema, cercando di risolverlo.

“A volte l’oggetto del panico è del tutto nuovo, altre volte è qualcosa che esiste da abbastanza tempo, ma improvvisamente appare alla ribalta”, osservano Marsh e Melville.

A volte il panico passa e viene dimenticato, tranne che nel folclore e nella memoria collettiva.

GLI EFFETTI DEL PANICO SULLA SOCIETÀ

Altre volte il panico morale – come osserva Stephen Cohen – quel panico ha ripercussioni più gravi e durature. E potrebbe produrre cambiamenti come quelli nella politica giuridica e sociale. Oppure anche nel modo in cui la società concepisce se stessa.

La società etichetta, grazie ai media, chi infrange le regole. Etichetta i gli oggetti del panico morale come appartenenti a particolari gruppi devianti.

A loro volta, le azioni che la società intraprende per combattere i protagonisti del panico morale – i diavoli popolari (folk devils) – vengono viste e interpretate in termini di questa etichetta.

Quello che ci intessa qui è rilevare come una parte fondamentale del processo di etichettatura coinvolga i mass media. E il loro ruolo nel definire e dare forma ai problemi sociali.

Media - Teoria Ipodermica - Photo Davide-Ragusa-gcDwzUGuUoI-Unsplash

Reazioni sociali e informazioni esagerate

Stanley Cohen parla del fenomeno dei Mods and Rockers nel suo libro Moral Panic and Folk Devils.

Cohen sosteneva che la reazione sociale generata da questi eventi dipendeva dal tipo di informazioni disponibili nell’arena pubblica.

Inoltre, un elemento importante era il fatto che la maggior parte delle persone non aveva una conoscenza diretta dei devianti. Era quindi dipendente dai media.

I media, quindi, assumevano una posizione di primo livello nelle fonti di conoscenza del pubblico.

I media sono assai importanti nelle prime fasi della reazione sociale a certi eventi, perché producono immagini che il grande pubblico assimilerà.

REAZIONE SOCIALE E COMUNICAZIONE

Cohen evidenzia, poi, nel suo studio tre processi che avviano e fondano la reazione sociale ad eventi considerati come violenti e pericolosi. E il conseguente panico morale:

  • C’è un’esagerazione o distorsione degli eventi stessi che si realizza attraverso l’esagerazione del numero dei soggetti coinvolti; e l’esagerazione dell’entità della violenza e dei danni che si sono verificati;
  • C’è una previsione, presentata come certa e che si realizzerà, secondo cui tali eventi rappresentati come violenti e pericolosi si ripeteranno
  • C’è una simbolizzazione dei soggetti coinvolti e delle situazioni, che avviene usando il linguaggio in modo che, ad esempio, Mods arrivi a rappresentare un’intera forma di stile e uno status giovanile

Va osservato che nelle società moderne, la maggior parte delle informazioni vengono ricevute di seconda mano.

Privacy, Media, Revenge Porn, Sexy Chat, Sextile - Photo 127394420 Ammentorp Dreamstime

LE NOTIZIE E GLI EFFETTI SULLA DEVIANZA

Le informazioni che noi cittadini abbiamo sono di solito elaborate dai mass media (o dai social media). E sono quindi soggette alle loro definizioni di cosa costituisce una “notizia”; e di come questa notizia viene presentata.

Queste informazioni veicolate dai media sono influenzate anche dai vincoli sotto i quali i giornali e le emittenti devono operare, sia commerciali che politici.

I media possono sfruttare le preoccupazioni del pubblico e creare problemi sociali in modo improvviso e drammatico.

Ecco che la reazione dei media al comportamento deviante può portare a un processo di amplificazione della devianza.

Tant’è che l’attenzione dei media può aumentare l’isolamento dei gruppi devianti, i quali a loro volta sono costretti a continuare e sviluppare il loro comportamento deviante.

Cohen sottolinea l’importanza di un fenomeno causato dai media: la crescita e la diffusione di una convinzione generalizzata su una particolare forma di comportamento o gruppo di devianti.

Possiamo, quindi, evidenziare come vi sia un rapporto tra devianza, criminalità e media.

Questi ultimi possono contribuire ad accrescere sia la devianza che la criminalità, dando carburante a fenomeni che – si veda il tema del panico morale e dei folk devils – di per sé avrebbero vita breve.

Lorenzo Bozano - sequestro e omicidio milena sutter - blog ilbiondino.org - Agenzia Corte&Media Verona

Lorenzo Bozano, il folk devil di Genova

Un esempio calzante di moral panic e di folk devil lo abbiamo con il caso di Lorenzo Bozano.

Bozano è stato condannato nel 1975, in Corte d’Assise d’Appello, con l’accusa di avere rapito e ucciso a Genova Milena Sutter, 13 anni, figlia di un ricco industriale della cera.

Attorno al caso di Milena Sutter si è creato un panico morale – del tutto ingiustificato – che ha avuto al centro il proprio mostro, il proprio diavolo popolare: Lorenzo Bozano.

Su questo caso puoi ascoltare il podcast IL COLPEVOLE PERFETTO. La storia sbagliata di Lorenzo Bozano e Milena Sutter.

Maurizio Corte
Agenzia Corte&Media
(crimine, giustizia e media: articolo 5 – segue)

Ti piacciono le storie ufficiali? O anche tu ami il dissenso?

Crime Window & Media è la newsletter che ti dà uno sguardo irriverente sul mondo del crimine e della giustizia. Puoi così vedere film, serie tv e leggere libri con l'occhio addestrato di chi non si ferma alle verità di comodo. Ti arriva ogni mese con contenuti unici, con il pensiero critico delle persone libere e l'umanità di chi rispetta la dignità delle persone. ISCRIVITI SUBITO! Nessun costo, niente spam, ti cancelli quando vuoi.