Come i mezzi di comunicazione costruiscono il concetto di crimine e plasmano il pubblico.

L’ampia copertura mediatica del mondo del crimine solleva una serie di questioni per lo studio sia della criminalità che dei media. Siano essi personal, social o mass media.

“Perché il crimine è una forma così popolare di intrattenimento e di notizie?”, si chiedono Ian Marsh e Gaynor Melville, sul cui libro Crime, Justice and the Media svolgiamo le riflessioni di questa serie di articoli sul tema crimine, giustizia e media.

Anche se la maggior parte delle persone potrebbe aver infranto leggi o regole di tanto in tanto, pochi hanno intenzione di diventare criminali a tempo pieno.

La copertura mediatica del crimine è utile o dannosa? Aumenta le preoccupazioni delle persone riguardo alla criminalità?

Queste domande evidenziano l’importanza di studiare il rapporto tra mass media e criminalità. E degli effetti che i media hanno sulle persone.

Cominciamo con il riflettere, allora, sul ruolo dei media nella nostra società. 

Per le teorie dei media, rinvio alla serie di articoli che sono pubblicati sulla sezione Autopsia dei Media, su questo magazine.

Rinvio anche alla newsletter Crime Window & Media, dove in ogni numero tratto una teoria utile a leggere i media.

Qui mi fermo a considerare una serie di riflessioni che gli studiosi Ian Marsh e Gaynor Melville propongono nel loro libro su crimine, giustizia e media.

Media - Teroia della Coltivazione - Photo Carlynn-Alarid-_xJqCQgkpLc-Unsplash

Mass media e contesto culturale

I mass media hanno contribuito a creare un contesto culturale centrato su due elementi da considerare:

  • il consumo immediato delle informazioni
  • l’impatto sensazionalistico delle informazioni

Cosa comporta, questo? Comporta la mancanza di profondità e contesto in cui collocare le notizie, da parte del pubblico, dato che di rado sono contestualizzate e approfondite dai media.

I social media – dal personal media di whatsapp ai vari Instagram e TikTok – sono poi caratterizzati dallo “scrollare” i contenuti. La velocità e la superficialità divengono i connotati più importanti.

La riflessione, il richiamo al quadro entro cui si collocano le informazioni, lo scavo – anche per le news sul crimine e la giustizia – sono i grandi assenti.

INTRATTENIMENTO E GRATIFICAZIONE

Lo stress e la pressione mediatici sono sull’intrattenimento e sulla gratificazione del pubblico, che si abbevera delle news sul crimine grazie ai media.

L’enfasi sull’intrattenimento piuttosto che sull’informazione può essere vista come un ostacolo al dibattito.

È di fatto un ostacolo al rispetto di chi la pensa in maniera diversa; ed è di ostacolo alla ricerca delle radici di un certo fenomeno.

L’intrattenimento e il sensazionalismo, veicolati dai media, possono tra l’altro essere utilizzati da gruppi politici e ideologici anche con finalità negative. Ce lo dimostrano le fake news e la denigrazione dell’avversario.

Lo studioso Jewkes (2004) usa l’esempio dei terroristi, che hanno sfruttato e utilizzato l’impatto sensazionale che i media possono avere per i loro scopi. Il tutto con effetti devastanti.

Il Silenzio degli Innocenti - film thriller - crime - magazine Il Biondino della Spider Rossa - ProsMedia - Agenzia Corte&Media

LA CASUALITÀ DELLA CRIMINALITÀ E DELLA VIOLENZA

La rappresentazione della criminalità e della violenza casuali, come le notizie sul terrorismo, fa credere a tutti noi che i governi siano incapaci di prevenire o contrastare il pericolo.

Quanto alla rappresentazione del crimine, da parte dei media, va sottolineato come siano le azioni criminali più rare, eccezionali e fuori dell’ordinario ad avere una maggiore copertura su giornali, tv, radio e web.

Sono proprio i crimini molto rari – o quelli che presentano caratteristiche insolite – a ricevere di gran lunga più tempo e copertura mediatica.

Omicidi seriali e rapimenti di bambini, ad esempio, anche se sono crimini molto atipici, ricevono una vasta copertura.

Di qui, il rischio di sovrastimare la violenza e di ritenere che alcuni fenomeni siano più presenti e incidenti sul tessuto sociale di quanto in effetti sono.

L’ANSIA DEL PUBBLICO E LA DIVERSIONE DELL’ATTENZIONE

Questo, secondo lo studioso Jewkes (2004), aumenta l’ansia del pubblico. E devia l’attenzione dai crimini più comuni, inclusi i crimini aziendali e gli abusi all’interno delle famiglie.

A questo proposito, torna utile la teoria dell’agenda setting. Ovvero il fatto che le priorità fissate dai media – per cui alcune notizie sono più importanti di altre – incidono sulle priorità che fissiamo come pubblico.

Qual è la conseguenza? Il credere, ad esempio, che il fenomeno delle baby gang sia più presente, importante e pericoloso per la vita sociale, rispetto alla corruzione e alla diffusione della grande criminalità nell’economia delle imprese.

Il postmodernismo è stato presentato come una rottura importante e decisiva con le strutture e le posizioni teoriche precedenti.

LA CRISI DELLE GRANDI TEORIE

Le caratteristiche della società post-moderna e l’azione dei media comportano il rifiuto di prospettive teoriche onnicomprensive, fanno notare gli studiosi Marsh e Melville.

Le grandi narrazioni che tutto spiegano e l’idea che esistano verità assolute sono state messe da parte.

Al loro posto, abbiamo un’esaltazione della varietà e delle differenze, in particolare nei media; ma anche in altre aree culturali come l’architettura, l’arte e la letteratura.

La modernità era vista come caratterizzata da un certo grado di certezza morale. E dalla convinzione che il pensiero teorico sarebbe stato in grado di spiegare i problemi che l’umanità affronta.

In contrasto, la postmodernità enfatizza l’ambiguità morale e la convinzione che esista una gamma di verità e di discorsi.

Queste verità e questi discorsi si pensa che possano avere valore e essere accettabili in tempi diversi e per persone diverse.

L’enfasi sulla diversità – di spiegazioni teoriche così come di forme culturali, in particolare i media – ha avuto un impatto sulle teorizzazioni criminologiche.

Making A Serial Killer - serie televisiva true crime - magazine ilbiondino.org - ProsMedia - Agenzia Corte&Media---

MEDIA, CRIMINE E CRIMINOLOGIA

Una particolare influenza del postmodernismo – che può essere collegata alla teorizzazione sul crimine – riguarda la diffusione dei media, incluso lo spazio che offre per nuove forme di comportamento criminale. E il ruolo che ha giocato nello sviluppo della criminologia culturale.

Associata alla teorizzazione del criminologo americano Jeff Ferrell, la criminologia culturale enfatizza l’importanza dell’immagine, dello stile e delle rappresentazioni.

Essa enfatizza anche il modo in cui queste rappresentazioni hanno incoraggiato una costruzione mediata del crimine e della giustizia penale.

Abbiamo così il prevalere della posizione postmoderna secondo cui “lo stile è sostanza”. E che il significato di qualcosa si basa sulla sua rappresentazione.

Di qui, secondo Ferrell, il suggerimento che il crimine possa essere meglio compreso come parte di un “circolo mediatico guidato dall’immagine” (Ferrell 2001).

La criminologia culturale esamina, tra gli altri, la costruzione mediata del crimine e il controllo del crimine.

GIUSTIZIA PENALE E MEZZI DI COMUNICAZIONE

Essa considera le interconnessioni tra il sistema di giustizia penale e i mass media. E fa notare come certe attività vengano costruite come crimini e altre no.

Di qui, ad esempio, la nostra idea che certi comportamenti giovanili – come le canzoni con idee ed espressioni eversive – siano qualcosa di criminale. Mentre l’evasione fiscale, che si connette al crimine organizzato, non è considerata un reato.

La criminologia culturale considera, poi, il consumo quotidiano del crimine come dramma e intrattenimento.

I media si prestano, quindi, al modo in cui i devianti e i criminali caratterizzano la loro attività; e anche al modo in cui tali attività sono viste e costruite dall’esterno.

Oltre a inquadrare come il crimine e le attività criminali sono visti, i media inquadrano e determinano anche le nostre percezioni del controllo del crimine.

Per quanto riguarda la polizia, i programmi di polizia ‘reality’ determinano le percezioni pubbliche della polizia. E hanno un ruolo nel reclutamento della polizia.

La criminologia culturale mira, così, a collocare il crimine e il suo controllo nel contesto della cultura. Lo fa attraverso la visione sia del crimine sia delle agenzie di controllo del crimine come prodotti culturali.

IL CIRCOLO TRA CRIMINE, MEDIA E RAPPRESENTAZIONE

L’oggetto effettivo della criminologia dovrebbe, di conseguenza, includere non solo il crimine e la giustizia penale, ma anche questioni correlate come la rappresentazione mediatica del crimine e della giustizia.

L’esperienza del crimine e il suo controllo sono così plasmati dai significati (culturali) che vengono attribuiti ad esso.

A loro volta, i significati culturali sono attribuiti e veicolati attraverso i media. Si crea così un anello che va dal crimine ai media, dalla fattualità dei delitti alla rappresentazione che ne danno i media.

La rappresentazione degli eventi criminali si colloca, a sua volta, come influente nella caratteristica che il crimine e la criminalità assumono agli occhi di noi cittadini e fruitori dei prodotti mediali.

Maurizio Corte
corte.media
(crimine, giustizia e media: articolo 4 – segue)

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