Dal racconto mediatico all’analisi critica, il podcast true crime smonta le sentenze del caso, rivelando le lacune che hanno portato alla condanna all’ergastolo di Bozano.

I tasti dolenti del caso Sutter-Bozano sono sempre stati la logica e l’argomentazione. 

Al loro posto, studiando le carte processuali, troviamo un affascinante storytelling giudiziario, suonato in armonia da media, inquirenti e giudici. Una narrazione a primo impatto intrigante, quasi da film thriller americano.

Tuttavia, ad un occhio più attento, il caso sembra più simile a un poliziesco anni ’80 di serie B, con uomini di giustizia la cui ingenuità strappa un sorriso dolce-amaro.

Partendo proprio dalle sentenze giudiziarie, il sesto episodio del podcast Il Colpevole Perfetto guida gli ascoltatori oltre la narrazione dominate, lungo i dubbi emersi dall’indagine di Maurizio Corte. 

Così, la sesta puntata — dal titolo “Quando la luna sorrideva” — riflette sulle increspature del mare la ricostruzione processuale. Finché un’onda non ci restituisce una versione ripulita del caso di cronaca nera, illuminata di logica e scientificità.

Il podcast sul true crime genovese culmina quindi con un’analisi critica degli aspetti più oscuri del caso: dal presunto rapimento, alla morte di Milena, fino al processo a Bozano.

Passaggi investigativi e giudiziari caratterizzati da lacune logiche, argomentative e scientifiche, a cui molti hanno scelto di credere.

Vediamo allora qualche punto sollevato in questo sesto episodio dal giornalista Maurizio Corte, voce e ideatore del podcast.

Copertina Podcast - Il Colpevole Perfetto - M. Corte

Lorenzo Bozano: un’analisi critica delle sentenze e delle indagini

Ripassiamo i fatti giudiziari del caso Sutter-Bozano:

  • Nel 1972, il giudice Bruno Noli rinvia a giudizio Lorenzo Bozano.
  • Nel 1973, in primo grado, la Corte d’Assise di Genova assolve il biondino della spider rossa, per insufficienza di prove.
  • Tuttavia, due anni dopo, nel 1975, Bozano viene condannato all’ergastolo per l’omicidio di Milena Sutter dalla Corte d’Assise d’Appello.

La sentenza su cui si basa l’ergastolo del 1975 è però molto simile a quanto scritto dal giudice istruttore Noli. 

Insomma, un copia incolla che ha del curioso: prima insufficiente e poi talmente convincente da porre le basi per un ergastolo.

I PRESUNTI FATTI CONTESTATI 

Come dimostra il podcast, la sentenza di colpevolezza del 1975 è solo il risultato di come la logica e l’argomentazione giuridica siano sempre mancate in questo caso: durante l’investigazione, nelle aule di tribunale e sui media.

Se si studiano le due sentenze – quella del giudice istruttore e quella d’Appello – emergono in particolare quattro fatti presunti, che il giornalista contesta nel podcast:

  1. Il 6 maggio 1971, Lorenzo Bozano fa salire Milena Sutter sulla sua spider rossa con l’inganno e sfruttando la presunta fretta della ragazza. Tuttavia, come ha dimostrato il podcast nella terza puntata, «il comportamento di Milena fuori da scuola smentisce la tesi della fretta».
  2. Intorno alle 18 di quel giorno, Bozano uccide Milena in piazzale Kennedy, soffocandola. Le cause e l’orario della morte non sono però certe, come dimostra la puntata 5 dedicata all’autopsia su Milena Sutter. Infatti, la perizia dei medici legali rivela molte lacune logiche e scientifiche.
  3. Bozano si reca sul Monte Fasce per seppellire il corpo della vittima, per poi cambiare idea, a causa del terreno pietroso e di alcuni testimoni. In particolare, due signore — Carla e Pasqualina — che conoscevano Bozano, dicono di aver riconosciuto lui e la spider rossa: una bella fatalità. Tuttavia le persone con loro non confermano. Sono quindi due testimonianze deboli, sia sul piano fattuale che logico.
  4. Alle 20 circa, Bozano torna a Genova. Dopo aver chiesto dei soldi al padre, sfruttando il buio della notte, affonda il corpo di Milena in mare. Anche in questo caso, le evidenze — come l’uso di una cintura da sub con soli 5 kg di peso — e i tempi sono discutibili.

LA SCIENZA CONTRO LA NARRAZIONE GIUDIZIARIA

In questo sesto episodio, Maurizio Corte analizza un indizio scientifico interessante, che ha il potenziale di smentire il racconto dei giudici. Un elemento all’epoca ignorato.

Si tratta della presenza di ipostasi nella parte posteriore del corpo di Milena Sutter, ovvero dei ristagni di sangue causati dalla gravità.

Infatti, queste macchie rosso violacee si formano sul corpo quando «il cuore non pompa più» si sente nel podcast, «e di conseguenza il sangue si ferma nelle zone declivi».

Le ipostasi, per questo, funzionano come una bussola medica, rivelando la posizione di un corpo dopo il decesso. 

Quindi, la posizione delle ipostasi su Milena indica che, dopo la morte, il corpo è rimasto in «posizione supina, in un locale temperato, per almeno 10-12 ore», come afferma Corte.

Pertanto, la giovane vittima sarebbe stata gettata in mare 10-12 ore dopo la sua morte, tra le 6 e le 8 del mattino.

Di conseguenza, questa analisi scientifica contraddice la ricostruzione dell’affondamento in mare durante la notte, attraverso un dato medico legale e un semplice calcolo matematico.

Lorenzo Bozano arrestato- scortato in Questura - Caso Sutter Bozano - magazine Il Biondino della Spider Rossa - ProsMedia - Agenzia Corte&Media

UNA SEQUENZA DI AZIONI IMPOSSIBILI

Se si considera la necessità di spostare e affondare il corpo della vittima tra le 6 e le 8 del mattino del 7 maggio, la ricostruzione dei giudici appare inverosimile. 

Innanzitutto, perché Bozano avrebbe dovuto trasportare a mano il corpo di Milena alla luce del sole, in quanto nel 1971 «l’ora legale aveva inizio verso la fine di maggio», come ricorda il podcast.

Inoltre, seguendo la sentenza, Bozano avrebbe dovuto agire con molta fretta per:

  • rientrare a casa dopo aver gettato il corpo in mare; 
  • cambiarsi;
  • registrare il messaggio del rapitore su nastro, con la richiesta di riscatto; 
  • telefonare a casa dei Sutter, per chiedere il riscatto; 
  • alle 10 del mattino, trovarsi con la sorella Jolanda, per un impegno di lavoro di lei, come riportato nel quarto episodio.

L’INCOERENZA DEL PROFILO DELL’OFFENDER

Infine, anche l’immagine del biondino della spider rossa costruito dai media, con l’aiuto degli inquirenti e dei giudici, è incoerente.

Bozano — seguendo la ricostruzione giudiziaria — è vestito di innumerevoli personalità, di cui riesce a liberarsi e riappropriarsi con sorprendete facilità.

Quindi, come ci dice Maurizio Corte, Lorenzo Bozano per i giudici è allo stesso tempo:

  • «un abile seduttore e affabile corteggiatore, quando convince Milena a salire sulla sua spider»;
  • un lucido e spietato assassino, quando rapisce e uccide Milena o quando pensa al riscatto;
  • «un pasticcione, quando prima pensa di seppellire il corpo e poi cambia idea»; o quando sbaglia il numero di telefono per chiedere il riscatto; 
  • infine è «un banale dilettante, quando si riconosce nella descrizione dei giornali».

LA MANCANZA DELLE INDAGINI: LO STUDIO DELLA VITTIMA

Secondo gli esperti dell’FBI, un offender tende a nascondere il corpo della vittima se esiste un rapporto di conoscenza tra i due.

Sapendo questo, l’investigazione avrebbe dovuto concentrarsi di più su Milena: la sua persona, la sua vita dentro e fuori la scuola, e le sue conoscenze.

Invece le indagini non hanno approfondito questi aspetti, trascurando l’ambiente e il profilo della vittima.

Così si è arrivati al processo con una narrazione priva di basi complete e solide, le uniche condizioni in grado di garantire un processo equo.

Conclusione: il sesto episodio del podcast Il Colpevole Perfetto

Lorenzo Bozano è stato considerato fin dall’inizio il colpevole perfetto, senza grandi esitazioni.

Tuttavia, il podcast di Maurizio Corte ha messo in luce, con logica e scientificità, i numerosi dubbi attorno al caso Sutter-Bozano.

Dubbi che, sebbene non scagionino Bozano, dimostrano un fatto importante: l’ergastolo non avrebbe dovuto essere pronunciato. Questo non è un dettaglio trascurabile, perché rappresenta un’ingiustizia del nostro sistema giudiziario.

Inoltre, la concentrazione esclusiva su Bozano ha impedito di esplorare altre piste potenzialmente rilevanti, impedendo forse di restituire una vera giustizia a Milena Sutter e alla sua famiglia.

L’ERGASTOLO

La vicenda di Bozano, colpevole o meno, ha seguito un percorso parallelo a quello del caso Sutter, per poi deviare contro ogni logica fattuale verso l’ergastolo. 

Il punto di incrocio di queste due linee narrative è rappresentato da una sentenza colorata di dubbi e illogicità.

Con un tocco di empatia — che non guasta mai — il giornalista Maurizio Corte nel corso delle sei puntate ha voluto trasmetterci questo: l’ingiustizia giudiziaria e investigativa del caso Sutter-Bozano. 

E non è solo un’azione di giustizia per il presunto colpevole, ma soprattutto per l’unica vera e certa vittima: Milena Sutter.

IL COLPEVOLE PERFETTO PER IL CRIMINE DELL’ESTATE 

In Italia, tutti, colpevoli o innocenti, hanno diritto a un giusto processo. Tuttavia, nel delitto Sutter, questo diritto è stato negato a Lorenzo Bozano. 

Durante i sei episodi del podcast, il caso Sutter-Bozano ci ha così dimostrato quanto sia cruciale un’indagine accurata e completa, per garantire un processo equo all’imputato.

Un processo che, in questo modo, possa fondarsi sulla logica e la scienza.

Purtroppo, nel caos mediatico del delitto Sutter, logica e scienza sono state sacrificate per lasciare spazio ad uno storytelling giudiziario.

Una narrazione in aula di tribunale a cui quasi tutti hanno abboccato, poiché abbagliati dal fascino del crimine dell’estate, dal mostro da sbattere in prima pagina e dall’idea del colpevole perfetto.

Anna Ceroni
Agenzia Corte&Media
Data di pubblicazione: 10.07.2024

“Il Colpevole Perfetto”: dove ascoltare il podcast

Al podcast è dedicato un articolo — con relativo rinvio a Spreaker per l’ascolto degli episodi — sul blog Il Biondino della Spider Rossa.

È possibile ascoltare, a titolo gratuito, il podcast su queste piattaforme online di podcasting:

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