Il regista, Palma d’Onore alla carriera a Cannes 2021, autore di un film del 1972 che richiama il caso di Lorenzo Bozano.

C’è un film che segna sin dall’inizio la poetica del regista Marco Bellocchio, premiato a Cannes 2021 con la Palma d’Oro d’Onore.

Il film è Sbatti il mostro in prima pagina. Come ha dichiarato a Cannes il regista Premio Oscar, Paolo Sorrentino: “Siamo ipnotizzati dalla sotterranea inquietudine che rende grande il suo cinema”.

L’inquietudine espressa nei film da Marco Bellocchio comincia già nel 1965 con il film I pugni in tasca.

Qui voglio però portare l’attenzione sul quinto lungometraggio di Bellocchio: Sbatti il mostro in prima pagina, protagonista Gian Maria Volontè, con regista Bellocchio e sceneggiatori Sergio Donati e Goffredo Fofi.

Si tratta di un film thriller con una lettura sociale e culturale della narrazione giudiziaria e del ruolo dei giornali negli Anni Settanta.

Il film tocca il tema, ancora attuale, della “criminalizzazione del diverso”; o comunque di chi non è così potente da potersi difendere come sanno fare i potenti.

Il richiamo a Lorenzo Bozano, definito da certa stampa “il killer di Milena Sutter”, è inevitabile.

Quanto è giovato il “personaggio Bozano”, come lo definisce la criminologa Laura Baccaro, a coprire un’altra verità su Milena Sutter?

Proprio di un’altra verità parla il film di Marco Bellocchio. A finire alla gogna mediatica, in Sbatti il mostro in prima pagina, è chi non c’entra con il caso di cronaca nera.

Nel film di Bellocchio – con un Gian Maria Volonté in stato di grazia – non c’è il Lorenzo Bozano figlio dell’alta borghesia genovese, per quanto disallineato rispetto al decoro di quella classe sociale.

C’è comunque il “diverso”, quello adatto a fare da capro espiatorio. Il “diverso” non ha la stampa a favore. Il diverso non ha gli amici cronisti di nera da influenzare.

Bellocchio, Volonté e il film Sbatti il mostro in prima pagina

La grandezza del regista Marco Bellocchio – e degli sceneggiatori del film – non sta solo nel rappresentare lo scarto fra verità apparente (quella che fa comodo ai potenti) e verità sostanziale dei fatti.

Bellocchio ci racconta anche l’uso e l’abuso di una stampa asservita ai Poteri Forti.

E’ la stampa sorella della stessa stampa che ha definito, dopo la morte di Lorenzo Bozano il 30 giugno 2021, il “biondino della spider rossa” – che biondino non era – come un “killer”.

Sappiamo invece che Milena Sutter non è stata uccisa da un killer; e che non è morta come si muore uccisi da un killer.

La perizia medico-legale, sul Caso Sutter, non ha fondamento scientifico, come spiegano due autorevoli studiosi di Medicina Legale nel libro Il Biondino della Spider Rossa. Crimine, giustizia e media.

A chi giova la stampa asservita del film di Bellocchio – bene raccontata da Gian Maria Volontè nel ruolo di direttore di giornale – alla menzogna e allo storytelling di bassa lega?

Quella stampa asservita serve a coprire le menzogne di certe figure. Serve a coprire le malefatte di certa fascia sociale privilegiata, che può condizionare giornali e televisioni; e fa di tutto per influenzare i social network.

Quella stampa asservita – ben raccontata nel film di Marco Bellocchio Sbatti il mostro in prima pagina – serve a lanciare fiumi di fake news sugli ignari lettori.

La stampa asservita serve a far girare le versioni ufficiali che fanno comodo. A piegare la professione di giornalista – per i cronisti che accettano di essere complici della menzogna – agli interessi di chi non vuole che le vicende siano raccontate nella loro verità.

Di grande interesse – come si può vedere da uno dei video di Sbatti il mostro in prima pagina– la “lezione di giornalismo” che Marco Bellocchio dà nel 1972.

Il film del regista Bellocchio dà una lezione di giornalismo che vale ancora oggi, se leggiamo con occhio critico e informato il dispaccio dell’Ansa sulla morte di Lorenzo Bozano (“il killer”). Oppure se guardiamo, con cognizione di causa. i servizi televisivi e gli articoli di certi media.

Lorenzo Bozano intervistato nel 2017 da Maurizio Corte - Biondino della Spider Rossa - Genova

Il mostro in prima pagina e la città che pensa

I Poteri Forti possono provare, con i loro tristi figuri, a influenzare la pubblica opinione.

C’è però, sia nella Milano del film Sbatti il mostro in prima pagina, che nella Genova del Caso Sutter una città, una gente che pensa con la propria testa.

Accanto alle messe cantate e agli strepiti giustizialisti di figuri ignari o complici, c’è una città che non ha mai creduto alla versione ufficiale sul “Caso Sutter”. E neppure alla versione ufficiale sul “Caso Bozano”.

Allo stesso modo, nella Milano dei primi Anni Settanta c’era una fantomatica “maggioranza silenziosa” che qualcuno rappresentare come supina di fronte alle stragi di Stato; e alle loro narrazioni.

C’era tuttavia una maggioranza altrettanto silenziosa, sveglia, critica che aveva gli “occhi asciutti nella notte scura”, per citare la canzone Viva l’Italia di Francesco De Gregori.

C’è un altro elemento che accomuna il film di Bellocchio con il caso di Milena Sutter e Lorenzo Bozano.

L’elemento comune è lo scarto fra ciò che davvero accade e quanto – per l’interesse di qualcuno – viene rappresentato.

In questo senso, il film di Bellocchio è non solo profetico rispetto a quanto accaduto dopo. Dà pure una lettura di quanto accaduto, un anno prima, a Genova, con la sparizione e morte di Milena Sutter.

Nella Genova del 1971 – come nella storia del film del regista Palma d’Oro d’Onore di Cannes 2021 – i casi di cronaca nera sono due. Non uno soltanto.

C’è un “Caso Sutter”, con una sua verità. E c’è un “Caso Bozano”, con una sua verità.

S’incontrano i due casi? Nelle aule giudiziarie, s’incontrano a metà: la prima assolve per insufficienza di prove, la seconda decide in anticipo la condanna all’ergastolo.

Nella perizia medico-legale i due casi non s’incrociano proprio. Nelle stanze oscure della menzogna – menzogna ispirata dal Suggeritore, raccontata dal Narratore e messa in giro dai giornali – i due casi vengono associati.

Associare due casi che sono distanti, creare il “mostro” – come racconta il film Sbatti il mostro in prima pagina è un modo per distrarre dalla verità e da altri problemi. Una diversione dell’attenzione dei lettori.

Il regista Marco Bellocchio meritava la Palma d’Oro d’Onore, a Cannes 2021, già solo con I pugni in tasca, film anticipatore dell’inquietudine degli anni sessanta.

Con il film Sbatti il mostro in prima pagina, Marco Bellocchio mostra di meritare il riconoscimento di Cannes nel raccontare la menzogna, le complicità dei giornali e le storie fantasiose opposte a quanto davvero accade.

Maurizio Corte
corte.media

Su YouTube il film completo Sbatti il mostro in prima pagina, anno 1971, del regista Marco Bellocchio, Palma d’Oro d’Onore a Cannes 2021.

Il regista Bellocchio parla del film Sbatti il mostro in prima pagina

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