Il quarto episodio del podcast Il Colpevole Perfetto è incentrato sulla telefonata del presunto rapitore di Milena Sutter.

Il 7 maggio 1971 un telefono suonò a Genova. La cornetta si alzò e dall’altra parte una voce contraffatta scandì una frase per tre volte: «Se vuole vedere Milena viva, cinquanta milioni prima aiuola Corso Italia».

Colpito da un momento di distrazione, il presunto rapitore aveva però commesso un banale errore: aveva digitato il numero errato.

Per questo motivo, come un attore quando sbaglia una battuta, l’uomo dovette ripetere tutto daccapo.

Ecco quindi spiegato il titolo del quarto episodio del podcast Il Colpevole Perfetto: “Il rapitore sbaglia numero”. 

Tuttavia c’è molto di più in questa puntata.

Infatti, il quarto episodio analizza nel contempo anche gli interrogativi che aleggiano intorno alla pista del rapimento per estorsione di Milena Sutter.

Prima di tutto, quindi, Maurizio Corte — voce e ideatore del podcast true crime — analizza quello che non torna della dubbiosa telefonata del rapitore. 

Il giornalista procede in questa analisi, utilizzando il rigore logico che ha contraddistinto anche le puntate precedenti.

Una logica narrativa che l’ascoltatore può percepire. E che, oltretutto, si muove tra lo studio delle carte processuali e le pagine dei giornali dell’epoca.

Stiamo dunque ascoltando il frutto di un lavoro d’investigazione lungo e complesso; e, d’altronde, è proprio in questa complessità che si ritrova il fare del “buon giornalista d’inchiesta”.

Infine, ad accompagnare l’investigazione sul caso Sutter-Bozano, il solito piacevole clima noir, merito della produzione sonora di Giuliana Corsino.

Scopriamo allora gli interrogativi che il giornalista Maurizio Corte ha sollevato nella quarta puntata del podcast.

Copertina Podcast - Il Colpevole Perfetto - M. Corte

Il quarto episodio del podcast: “Il rapitore sbaglia numero”

“Il rapitore sbaglia numero”. Questo è il titolo del quarto episodio del podcast Il Colpevole Perfetto. Il podcast true crime sul caso Sutter-Bozano.

Questo quarto episodio si concentra infatti sulla strana telefonata del presunto rapitore di Milena Sutter, avvenuta il 7 maggio 1971, il giorno dopo la scomparsa della ragazzina.

Stiamo parlando di una telefonata che sembra coprire con una fitta nebbia la pista del rapimento per estorsione, come ci dimostra Maurizio Corte nel podcast.

MILENA SCOMPARE

Milena scompare il 6 maggio 1971 a Genova, dopo l’uscita dalla Scuola Svizzera, in via Peschiera.

Il programma pomeridiano della ragazzina prevedeva che tornasse a casa per svolgere delle lezioni private, in vista dell’esame di terza media.

A casa però Milena non ci tornò.

Ecco quindi che i genitori, quella stessa sera intorno alle 21, accompagnati dall’avvocato di fiducia, si recarono in Questura: qui denunciarono la sparizione di Milena. 

LA SOSPETTA PRONTEZZA DEGLI INQUIRENTI

La quarta puntata del podcast Il Colpevole Perfetto ci riporta innanzitutto le note stridenti che compongono la pista del rapimento di Milena Sutter.

Partiamo allora con il comportamento della polizia, che oggi come allora suona male; o forse fin troppo bene.

Questo perché la polizia pensò da subito — con poche riserve — ad un rapimento.

Per gli inquirenti — dice Corte nel podcast — il rapimento era una deduzione logica, visto che la ragazza non aveva «grilli per la testa» e il padre era molto ricco.

Così facendo, però, la polizia scelse di sbarrare tutte le altre possibili vie, sposando unicamente la pista del rapimento con scopo di estorsione.

Inoltre, la polizia — all’epoca Guardia di Pubblica Sicurezza — dimostrò di stare “sul pezzo”, agendo con una prontezza sospetta.

Infatti, in casa Sutter all’alba di quel venerdì 7 maggio, Arturo Sutter — padre della ragazzina scomparsa — e Luigi Calanchi — maresciallo di Pubblica Sicurezza — erano in ascolto da ore, nell’attesa di una chiamata del rapitore di Milena.

Possiamo a questo punto udire un’altra nota stonata.

Questo perché, nonostante la presenza di tutte le apparecchiature disponibili nel 1971, per presunti problemi tecnici, la telefonata del rapitore non venne né registrata né intercettata.

IL RAPITORE SBAGLIA NUMERO 

In realtà, il primo telefono a suonare non fu quello di casa di Milena, bensì quello della casa dei nonni della ragazzina.

Infatti, a rispondere per primo alla chiamata del presunto rapitore fu Adolfo Sutter, che riuscì a far notare il grossolano errore all’uomo.

«Chiunque lei sia, guardi che ha sbagliato numero. Sono il nonno di Milena. Mio figlio abita qui di fronte, in un’altra casa», disse Adolfo Sutter quel 7 maggio.

Parliamo quindi di un errore del rapitore che è quantomeno strano.

Infatti, possiamo affermare che l’uomo si era ben preparato per quella chiamata: aveva registrato su un nastro il messaggio, aveva modificato la voce, era stato attento ad eliminare ogni colore e timbro vocale. 

Ricordiamo, inoltre, che queste operazioni di contraffazione erano complicate nel 1971 e, quindi, prevedevano un certo impegno.

Eppure, dopo aver agito con tanta precisione, il presunto rapitore sbagliò il numero di telefono.

LA TELEFONATA: LE TESTIMONIANZE CONTRASTANTI

Come riporta Maurizio Corte nella quarta puntata del podcast Il Colpevole Perfetto, le testimonianze del maresciallo Luigi Calanchi e di Arturo Sutter sulla telefonata non coincidono.

Secondo il maresciallo Calanchi:

  • la telefonata in casa di Milena arrivò alle ore 9.34; 
  • il maresciallo, inoltre, affermò di aver sentito bene la frase, di averla sentita tre volte con precisione e che sembrava incisa su nastro;
  • anche in seguito, il maresciallo non riconobbe la voce particolare di Lorenzo Bozano — dovuta alle sigarette che fumava — in quella del presunto rapitore della chiamata;
  • infine, secondo il maresciallo Calanchi, il padre di Milena tentò di interagire.

Secondo invece le testimonianze di Arturo Sutter, riportate all’epoca da molti giornali genovesi:

  • la telefonata arrivò alle ore 10.40 e non alle 9.34;
  • inoltre, egli non capì quanto detto dal presunto rapitore.

L’IMPORTANZA DELLA TELEFONATA: L’ORARIO

L’orario della telefonata del presunto rapitore non è solo un semplice dettaglio, bensì un punto fondamentale per la colpevolezza di Lorenzo Bozano.

Infatti, se la telefonata fu fatta alle 10.40 — orario riportato da Arturo Sutter e da autorevoli giornali — non fu Lorenzo Bozano a chiamare.

Questo perché, come riporta Maurizio Corte nel podcast, alle 10.40 Lorenzo Bozano si trovava con la sorella Jolanda, per una causa di lavoro di lei. 

Pertanto — prendendo per buono l’orario della telefonata di Arturo Sutter — o Lorenzo Bozano era estraneo al caso, o aveva un complice.

Secondo il giornalista, l’ipotesi del complice però non regge; perché se 50 milioni di lire (circa 500 mila euro di oggi) sono pochi per una persona, sono solo un gioco pericoloso per due. 

LA PISTA DEL RAPIMENTO

Ritorniamo alla pista del rapimento e alla telefonata. Se veramente gli inquirenti avevano sposato questa pista, perché nessuno si recò alla prima aiuola di Corso Italia?

Secondo Maurizio Corte, c’è un’unica spiegazione per aver ignorato la richiesta del rapitore: «la telefonata con richiesta di riscatto non» fu «considerata degna di considerazione».

In realtà sappiamo che, già all’epoca della morte di Milena Sutter, in molti non credevano alla pista del rapimento con scopo di estorsione. Come, per esempio, il capo della Squadra Mobile Angelo Costa. 

Angelo Costa, in particolare, sospettò che il caso di Milena fosse una vicenda a sfondo sessuale e che vi fosse quindi dell’altro dietro la scomparsa della ragazzina. 

LA MESSINSCENA 

Nella quarta puntata del podcast, il giornalista Maurizio Corte ripesca dalle cronache genovesi dell’epoca un’altra pista, firmata da due cronisti del Secolo XIX.

Secondo la teoria dei due giornalisti del Secolo XIX, si sarebbe dovuto pensare ad una messinscena, o staging, della scena del crimine.

Difatti, per i due cronisti le mosse dell’offender avevano un senso solo se inquadrate all’interno di una messinscena.

In altre parole, il colpevole aveva messo in atto una farsa, con lo scopo di distogliere «l’attenzione degli investigatori da quanto era in realtà accaduto alla vittima», come dice Corte nel podcast. 

Conclusioni: le ipotesi del quarto episodio del podcast

Maurizio Corte — nel quarto episodio del podcast, dal titolo “Il rapitore sbaglia numero”— avanza ulteriori ipotesi sul caso Sutter-Bozano:

  1. la chiamata del presunto rapitore e gli errori commessi danno conferma all’ipotesi della messinscena del Secolo XIX. Inoltre, la volontà dell’offender di creare una farsa porta all’ipotesi che Milena conoscesse il colpevole del caso; 
  2. la chiamata dell’offender poteva servire a prendere tempo e a capire come stavano procedendo le indagini;
  3. il presunto rapitore di Milena non voleva che lo si riconoscesse dalla voce, forse perché identificabile dalla famiglia Sutter.

Sono ipotesi che — come possiamo già capire — si scontrano con il disegno che i media e gli inquirenti fecero di Lorenzo Bozano, il loro colpevole perfetto: il biondino della spider rossa.

Anna Ceroni
Agenzia Corte&Media
Data di pubblicazione: 02.05.2024

“Il Colpevole Perfetto”: dove ascoltare il podcast

Al podcast è dedicato un articolo — con relativo rinvio a Spreaker per l’ascolto degli episodi — sul blog Il Biondino della Spider Rossa.

È possibile ascoltare, a titolo gratuito, il podcast su queste piattaforme online di podcasting:

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