In un’indagine i pericoli nascosti nei social media. E la potenza di persuasione della religione.

Dancing for the Devil: The 7M TikTok Cult è una docuserie Netflix, che svela alcuni comportamenti scorretti e presunti reati della Shekinah Church. 

In particolare, nella serie si susseguono indizi, testimonianze e dati che non lasciano molto spazio all’interpretazione: la Shekinah Church sembra a tutti gli effetti una setta religiosa, con alcuni influencer come fedeli.

Stiamo parlando infatti di una chiesa californiana esclusiva, frequentata da molti personaggi famosi su TikTok.

E non si tratta di una strana coincidenza o di un passaparola tra ballerini religiosi. 

Infatti, dietro la Shekinah Church si sono sempre nascoste alcune società, a nome del pastore di questa Chiesa: Robert Shinn. Imprese come l’agenzia di talenti 7M Films.

Un segnale, quindi, dell’interesse imprenditoriale di Robert Shinn: un uomo di Dio, che all’occorrenza sa trasformarsi in talent scout o imprenditore finanziario.

Sta però di fatto che negli Stati Uniti costituire o far parte di una setta non sia un crimine, a meno che l’organizzazione non commetta, come ovvio, dei reati. E sembra questo il caso della Shekinah Church.

Infatti Robert Shinn è stato accusato di aver intascato gran parte del denaro dei suoi fedeli. A ciò si aggiungono il reato di molestie sessuali, oltre alle manipolazioni psicologiche di vario tipo.

Come possiamo intuire non è un caso semplice, soprattutto perché coinvolge persone molto note sui social media e accuse difficili da dimostrare.

Ciò nonostante, si pensa che nel 2025 si potrà procedere con un processo civile, grazie all’insistenza di alcune famiglie e di alcuni ex membri della Shekinah Church.

poster di Netflix della serie "Dancing for the Devil"
Locandina della docuserie Dancing for the Devil (Netflix Media Center).

Dancing for the Devil. Recensione della docuserie Netflix

La docuserie Dancing for the Devil riflette molti degli ultimi prodotti di casa madre Netflix: una storia accattivante e di denuncia; meglio ancora se si tratta di una storia etichettabile come crime.

Per quanto riguarda lo stile, questa docuserie, così come altri titoli del catalogo Netflix, è costruita con una curata semplicità che, comunque, non sminuisce il messaggio.

Infatti la serie ha ottenuto un ottimo punteggio su Rotten Tomatoes

Accanto allo stile semplice e tuttavia efficace, troviamo una narrazione ben fatta, grazie alle storie di alcuni ex membri della Shekinah Church e delle loro famiglie. 

Così facendo, la docuserie pone le basi per presentare — nella terza puntata — l’intervento delle autorità e l’inizio delle indagini, in vista del processo.

Infine Netflix ritaglia molto spazio per destinarlo ai sentimenti delle vittime e delle famiglie.

In questo modo la narrazione mette in primo piano l’impatto emotivo e psicologico, non lasciandosi così influenzare dalla possibile vittimizzazione dei carnefici: un pericolo sempre dietro l’angolo.

In definitiva, Dancing for the Devil dimostra la volontà di Netflix di impiegare il suo spazio con dei titoli di denuncia e inchiesta nell’ambito crime

Sembra, dunque, che il servizio di streaming non voglia farsi intimidire dalle possibili minacce e accuse esterne, come successo con Baby Reindeer e la vera stalker della storia; un intento lodevole da parte di Netflix, che — c’è da dire — può permettersi questo nobile e pericoloso lusso. 

GLI EPISODI DELLA SERIE

La docuserie Netflix Dancing for the Devil: The 7M TikTok Cult si compone di tre episodi di durata inferiore ai sessanta minuti:

  • Episodio 1: introduzione al culto e ai suoi leader.
  • Episodio 2: testimonianze delle vittime.
  • Episodio 3: l’intervento delle autorità e le indagini.

Miranda Derrick e la famiglia Wilking: l’inizio di tutto

La docuserie inizia con la storia di una ballerina della 7M Films, Miranda Wilking, oggi Derrick. A parlare non è però lei, in quanto si trova ancora all’interno della presunta setta.

Quindi a raccontare di Miranda è la sua famiglia: la madre Kelly, il padre Dean e la sorella Melanie. 

Ed è proprio la famiglia Wilking che, con impegno e tenacia, nel gennaio 2022 ha denunciato sui media Robert Shinn. Una denuncia presto divenuta formale e che — si spera — possa raggiungere a breve le aule di un tribunale.

D’altronde Melanie Wilking ha potuto vivere sulla propria pelle lo strano culto della Shekinah Church. Anche se per poco.

Infatti, in un primo momento, Melanie aveva voluto avvicinarsi alla nuova quotidianità della sorella maggiore, così vicina per la prima volta al loro sogno di diventare ballerine professioniste, grazie a Robert Shinn e alla 7M Films.

A questo punto, però, secondo la docuserie Dancing for the Devil, a Melanie bastò solo una cena per capire quanto fossero malsane la 7M Films e la Shekinah Church.

C’è da dire che Melanie ha pagato con l’allontanamento della sorella la sua lungimiranza.

MIRANDA DERRICK: OGGI

L’allontanamento delle sorelle Wilking sembrava essersi assottigliato negli ultimi tempi.

Tuttavia, con l’uscita della docuserie, Miranda ha rivelato che lei e la sua famiglia non si stanno vedendo di persona, in questo momento.

Inoltre, subito dopo l’uscita della serie Netflix, Miranda «ha pubblicato un video e una dichiarazione scritta che contesta le affermazioni della sua famiglia», come riporta Forbes

GLI ALTRI PROTAGONISTI

La storia di Miranda è molto simile a quella degli altri ballerini della 7M Films. Stiamo parlando di:

  • James (BDash) Derrick, oggi marito di Miranda;
  • Nick Reino (Reyno), la sua è una delle famiglie che sta contribuendo all’indagine; 
  • Vik White, ballerino ucraino con 3,5 milioni di follower su Instagram;
  • Aubrey Fisher, artista da 2,1 milioni di follower su Instagram;
  • Kylie Douglas, ballerina di Detroit;
  • Reeve Davis, ballerino, modello e cantante.

IL COPIONE DELLA 7M FILMS

Una volta entrati nella 7M Films, i ballerini hanno agito in modo molto simile.

Innanzitutto, tutti loro hanno dimostrato un forte impegno religioso, compresi i ballerini che, fino a quel momento, non potevano definirsi praticanti, come Miranda.

In secondo luogo, i ballerini si sono presto allontanati dalle famiglie e dagli amici, su probabile consiglio del pastore Shinn. 

Infatti, Shinn sembra aver convinto i ballerini ad allontanarsi dai propri cari, con la scusa di poter salvare in questo modo le loro anime peccatrici.

Con il senno di poi, chi di loro è uscito dalla Chiesa, ha capito come l’allontanamento sociale fosse solo una delle tante manipolazioni psicologiche del pastore.

LA DENUNCIA

Nel 2023, tre ballerini della 7M Films — Davis, Fisher e Douglas — sono riusciti ad uscire dalla presunta setta.

Subito dopo, i tre ballerini si sono uniti alla denuncia contro Robert Shinn, sua moglie e altri individui correlati alla Shekinah Church.

Una denuncia — lo ricordiamo — effettuata grazie all’iniziativa congiunta di alcuni ex membri della Shekinah Church e le loro famiglie, tra cui i Wilking, come scrive Forbes.

Shekinah Church: la setta di Dancing for the Devil

La Shekinah Church —  la Chiesa “su invito” di Los Angeles — ha una lunga storia, iniziata nel 1994, ben 30 anni prima l’uscita della docuserie Netflix.

Secondo quanto riportato da Glamour UK, che a sua volta cita il sito web della Chiesa, «la Shekinah Church International è nata con la chiamata di salvare un miliardo di anime, innalzare leader per il Corpo di Cristo e sostenere il Vangelo con tutti i mezzi». 

STRUTTURA E ORGANIZZAZIONE DELLA SETTA

Spesso le sette religiose assumono una struttura piramidale. Ed è questo il caso anche della Shekinah Church, ad oggi definita come una setta sotto le mentite spoglie di struttura religiosa:

  • al vertice si trova Robert Shinn, con il ruolo di “uomo di Dio”;
  • nel mezzo, si trovano invece i mentori. I mentori hanno un ruolo da intermediari, con compiti di vario tipo;
  • alla base della piramide, infine, si posizionano gli adepti.

Grazie, inoltre, alla testimonianza nella docuserie delle sorelle Lee — due ex membri della presunta setta — possiamo farci un’idea della vita all’interno della Shekinah Church.

In particolare, le due donne hanno fatto parte di un sottogruppo della Chiesa, denominato “Le ragazze della gloria”.

In questo gruppo femminile, le due sorelle hanno vissuto in alcune case comuni, in cui le donne erano organizzate a coppie.

Tuttavia, ogni 6/8 mesi, le coppie venivano rimescolate, cancellando così tutti i possibili legami presenti.

Inoltre, in queste case comuni, la vita degli adepti era rigidamente organizzata:

  • sveglia alle cinque del mattino;
  • preghiera alle sei del mattino;
  • coprifuoco alle 10 di sera.

ROBERT SHINN: L’IMPRENDITORE

Parliamo quindi ora del Robert Shinn imprenditore.  

La docuserie Netflix si sofferma sulla 7M Films, da cui è partito il recente scandalo. 

Stiamo parlando di un’agenzia di talenti — fondata nel 2021 a Los Angeles — che, secondo lo stesso sito web, rappresenta «alcuni dei migliori influencer dei social media del mondo».

La 7M Films è pero solo una delle varie imprese del pastore Shinn. 

Infatti, come si può vedere in Dancing for the Devil, Robert Shinn negli anni ha fondato varie aziende. In queste imprese hanno lavorato molti dei suoi fedeli, fondendo così i ruoli religiosi e lavorativi.

Per questo, alla prima piramide della Chiesa, dovremmo, a questo punto, sovrapporre gli organici delle varie aziende del pastore, tra cui la 7M Films.

Grafico originale sulle finanze di un ballerino della 7M Films
Ipotesi della gestione delle finanze di Aubrey Fisher da parte della Shekinah Church

LA DIPENDENZA ECONOMICA

Arriviamo quindi alla prima accusa di reato per Robert Shinn e i suoi più stretti collaboratori: la sottomissione e cattiva gestione economica-finanziaria.

Nella docuserie Dancing for the Devil, il ballerino ed ex membro della Shekinah Church Aubrey Fisher ricostruisce come i suoi guadagni siano stati manipolati negli anni, per finire nelle tasche di Robert Shinn; infatti, il:

  • 10% andava alle offerte per la Shekinah Church;
  • 10% era destinato alle decime;
  • 20% per l’attività di management;
  • 10% era di Robert Shinn.

Quindi, una percentuale che poteva andare dal 50 fino al 70% — secondo l’esperienza di Fisher — era destinata, in un modo o nell’altro, alla Shekinah Church. 

Non è tuttavia finita qui. 

Secondo le testimonianze delle sorelle Lee — ex membri longevi della Chiesa — la Shekinah Church non permette agli adepti di utilizzare i propri soldi liberamente.

Infatti, sembra che gli adepti debbano sempre chiedere il permesso ai mentori per comprare qualsiasi cosa, anche delle scarpe nuove.

Siamo dunque di fronte ad una probabile dipendenza economica, a cui si può aggiungere, in alcuni casi, secondo varie testimonianze, anche uno sfruttamento lavorativo.

L’UOMO DI DIO

Da secoli la storia delle religioni lotta contro una difficile dicotomia: fede e fanatismo. Ed è su questa dicotomia che molte sette religiose giocano.

Nel caso della Shekinah Church, Robert Shinn ha di sicuro sfruttato la sua immagine di “uomo di Dio”. 

Shinn era e rimane all’interno del culto della Shekinah Church l’uomo da compiacere: solo così si può sperare di ottenere la sua fiducia e una delle sue benedizioni miracolose. Su questo le testimonianze concordano.

Per questo motivo, la serie Dancing for the Devil è un ottimo esempio della potenza persuasiva della religione.

MUORI A TE STESSO: LA BOLLA

Uno dei mantra della Shekinah Church è «muori a te stesso». Cerchiamo di capire cosa significa.

Tra le varie promesse di Roberth Shinn, una è l’assicurazione della salvezza eterna propria e dei propri cari, anche se peccatori. 

Tuttavia, per ottenere la benedizione eterna, secondo il pastore, serve allontanarsi dalla propria famiglia e dagli amici, essere morti per loro. Ecco spiegata la strana frase.

Viene da sé come questo allontanamento sociale sia in realtà solo un’ulteriore forma di controllo adottata da Robert Shinn.

REATI PSICOLOGICI E MOLESTIE SESSUALI

Infine, come scrive il sito web di Today, la causa in corso «sostiene che Shinn e gli altri imputati abbiano sottoposto le persone “a lavaggio del cervello, abuso fisico, abuso sessuale, abuso emotivo, manipolazione e sfruttamento”».

Quindi, delle sofferenze psicologiche e fisiche gravi, che sono servite a Shinn per mantenere le persone ancorate a lui.

Per esempio, in Dancing for the Devil si fa riferimento ad una messa in cui il pastore umiliò i suoi fedeli per gli obiettivi disillusi. Una vera e propria gogna pubblica.

O, ancora, secondo Priscilla Lee, Robert Shinn nel corso degli anni ha stuprato o chiesto favori sessuali a molte donne, con la promessa di farle diventare le “donne di Dio”.

Revenge Porn - Violenza Sessuale - Porno - Diritti delle Donne - magazine ilbiondino.org - Photo 160998085 © Tinnakorn Jorruang | Dreamstime

Considerazioni finali su Dancing for the Devil 

La docuserie Netflix Dancing for the Devil: The 7M TikTok Cult è un’indagine scioccante, che ha rivelato la vita nascosta all’interno di una presunta setta di alcuni noti influencer di TikTok e Instagram, catturando l’attenzione di molti giovani. 

Stiamo parlando di adolescenti e giovani adulti, che sono stati così messi di fronte alla triste e antica realtà delle sette religiose, anche ai tempi del web 2.0.

Infatti, la docuserie riporta — attraverso le emozioni e le testimonianze di ex membri della Shekinah Church e dei loro familiari — alcuni punti ricorrenti delle sette:

  • la struttura piramidale,
  • la creazione di una bolla sociale,
  • la dicotomia tra religione e fanatismo,
  • le tecniche di manipolazione psicologica,
  • la dipendenza economica,
  • infine, la perpetrazione di violenze fisiche.

Sarebbe a questo punto interessante comprendere come nel prossimo futuro, secondo psicologi e criminologi, potrà evolversi questo reato nelle nuove e più laiche generazioni.

Anna Ceroni
Agenzia Corte&Media
Data di pubblicazione: 08.06.2024

Dancing for the Devil: il trailer della docuserie Netflix

Le sette religiose: il video dello psicologo Gennaro Romagnoli

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