L’assassinio di Matteotti porta al mandante Mussolini. E Mussolini porta ai suoi interessi con la Gran Bretagna di Churchill.

 

L’omicidio di Giacomo Matteotti, avvenuto il 10 giugno 1924, rappresenta una delle vicende più tragiche e significative della storia politica italiana del Novecento.

Matteotti, un esponente di spicco del Partito Socialista Unitario e netto oppositore del regime fascista, pagò con la vita il suo impegno per la democrazia e la giustizia sociale.

La sua morte scosse profondamente l’opinione pubblica italiana e internazionale, svelando il volto violento del regime di Benito Mussolini.

Giacomo Matteotti era nato a Fratta Polesine (Rovigo) il 22 maggio del 1885. Era non soltanto un uomo politico, ma anche un giornalista.

Divenne segretario del Partito Socialista Unitario, nel 1922. Il PSU era una formazione politica nata da una scissione del Partito Socialista Italiano al Congresso di Roma dell’ottobre del 1922.

La notizia dell’omicidio di Matteotti

Il 10 giugno 1924, Giacomo Matteotti venne rapito a Roma da un gruppo di squadristi fascisti mentre si stava recando in Parlamento.

Dopo essere stato brutalmente picchiato, venne ucciso e il suo corpo fu nascosto in un bosco nei pressi di Riano, una località a nord di Roma.

Il cadavere fu ritrovato solo due mesi dopo, il 16 agosto, in avanzato stato di decomposizione.

L’omicidio di Matteotti suscitò un’ondata di indignazione e protesta sia in Italia che all’estero.

Molti italiani, anche tra coloro che inizialmente avevano sostenuto il fascismo, rimasero sconvolti dalla brutalità del crimine.

La vicenda minò la credibilità del regime e pose Benito Mussolini di fronte alla possibilità di una crisi politica.

Giacomo Matteotti
Giacomo Matteotti, il leader socialista ucciso dai fascisti

Chi ha ucciso il leader socialista

Negli Anni Venti del  Novecento, l’Italia era attraversata da profonde tensioni politiche e sociali.

Dopo la Prima Guerra Mondiale, il Paese viveva una fase di instabilità caratterizzata da conflitti sociali, crisi economica e scontri tra diverse fazioni politiche.

In questo clima turbolento, il Partito Fascista di Benito Mussolini riuscì a guadagnare terreno, utilizzando la violenza e l’intimidazione per imporsi sulla scena politica.

Giacomo Matteotti, deputato socialista e leader del Partito Socialista Unitario, si distinse per il suo coraggio e la sua determinazione nel denunciare le irregolarità e la brutalità del regime fascista.

Nel suo discorso alla Camera dei Deputati del 30 maggio 1924, accusò i fascisti di brogli elettorali e violenze. 

Quello di Matteotti rappresentò un atto di straordinario coraggio e una sfida diretta al potere di Mussolini.

LA POSIZIONE DI MUSSOLINI SUL DELITTO

All’inizio, Mussolini negò ogni coinvolgimento del Partito Fascista nell’omicidio.

Tuttavia le prove e le testimonianze – emerse nei giorni successivi al ritrovamento del corpo del leader socialista – dimostrarono il contrario.

Nonostante ciò, grazie a un mix di repressione e abilità politica, Mussolini riuscì a mantenere il controllo della situazione.

L’opposizione, pur protestando con forza, non riuscì a capitalizzare pienamente sull’indignazione popolare per rovesciare il regime.

Il 3 gennaio 1925, Mussolini tenne un discorso alla Camera dei Deputati in cui, pur senza ammettere in modo esplicito la responsabilità diretta nell’omicidio, si assunse la responsabilità politica di quanto accaduto.

Questo discorso segnò l’inizio di una fase di ulteriore consolidamento del potere fascista. E l’avvio di una repressione ancora più dura nei confronti degli oppositori.

Benito Mussolini - Photo 211386203 Mussolini Phillip Reeves Dreamstime

Le responsabilità di Benito Mussolini

Le responsabilità di Benito Mussolini nel delitto Matteotti sono state oggetto di discussione e analisi storica per decenni.

Nonostante Mussolini non abbia mai ammesso di aver ordinato l’omicidio, ci sono diversi elementi che indicano un coinvolgimento diretto o almeno una responsabilità politica significativa.

LA VIOLENZA FASCISTA

Il delitto Matteotti si inserisce in un contesto di violenza e intimidazione sistematica orchestrata dal Partito Fascista per consolidare il proprio potere.

Gli squadristi fascisti, gruppi paramilitari utilizzati per reprimere l’opposizione, agivano con il tacito o esplicito sostegno di Mussolini e degli altri leader fascisti.

Questo clima di terrore fu determinante per l’assassinio di Matteotti.

L’ATTEGGIAMENTO DEL DUCE

Mussolini aveva più volte espresso, nei suoi discorsi e nei suoi scritti, la necessità di eliminare gli oppositori politici per consolidare il regime.

Questo atteggiamento ha senza dubbio incoraggiato i suoi seguaci più radicali a compiere atti violenti.

Sebbene non ci siano prove documentali di un ordine diretto da parte di Mussolini per uccidere Matteotti, il contesto politico e le dichiarazioni di Mussolini creano un quadro di responsabilità morale e politica.

LA REAZIONE ALL’OMICIDIO

Dopo il rapimento e l’omicidio di Matteotti, Mussolini all’inizio cercò di prendere le distanze dal crimine.

Tuttavia, la pressione dell’opinione pubblica e delle prove emergenti rese sempre più difficile questa posizione.

Il 3 gennaio 1925, Mussolini pronunciò un discorso alla Camera dei Deputati in cui si assunse la “responsabilità politica, morale e storica” di quanto accaduto.

Sebbene non fosse una confessione diretta, questo discorso fu interpretato come un’ammissione del suo coinvolgimento o almeno della sua complicità.

GLI SQUADRISTI ASSASSINI 

Gli esecutori materiali dell’omicidio di Matteotti erano membri degli squadristi fascisti, un gruppo che agiva sotto il controllo del Partito Fascista. A

lcuni di loro, come Amerigo Dumini, erano noti per i loro stretti legami con la leadership fascista.

Le indagini successive rivelarono che Dumini e altri avevano contatti diretti con esponenti di alto livello del regime, suggerendo una connessione diretta tra gli esecutori e i vertici del partito.

Durante il processo contro i responsabili dell’omicidio, emersero ulteriori dettagli che collegavano il delitto al Partito Fascista.

Tuttavia, le pressioni politiche e le intimidazioni influenzarono l’andamento del processo, impedendo una piena emersione della verità e una giusta punizione dei colpevoli.

Questo tentativo di insabbiamento è un ulteriore segno delle responsabilità del regime e, per estensione, di Mussolini.

LA RESPONSABILITÀ DEL DITTATORE FASCISTA

La responsabilità di Mussolini nel delitto Matteotti, sebbene non provata in termini di un ordine diretto, è evidente sotto molti altri aspetti.

La sua retorica, il clima di violenza che aveva instaurato, e le reazioni successive all’omicidio indicano chiaramente una responsabilità politica e morale.

L’assunzione di responsabilità pubblica da parte di Mussolini nel gennaio 1925 segna una tacita ammissione della sua colpevolezza nel creare le condizioni che portarono alla tragica morte di Giacomo Matteotti.

 

Giacomo Matteotti - Film "Il delitto Matteotti"
Il personaggio di Giacomo Matteotti nel film “Il delitto Matteotti” (1973)

Perché Matteotti fu ucciso. La versione più comune

Perché Giacomo Matteotti fu ucciso? Possibile che un singolo leader dell’opposizione fosse così pericoloso per il governo Mussolini?

Secondo le versioni ufficiali sul delitto Matteotti, il suo omicidio è avvenuto a causa del suo ruolo di fervente oppositore del regime fascista,

A dare fastidio erano le azioni specifiche che rappresentavano una minaccia diretta per Benito Mussolini e il partito fascista.

Ecco le principali ragioni per cui Matteotti fu ucciso:

Denuncia delle irregolarità elettorali

Matteotti aveva denunciato pubblicamente le irregolarità e i brogli nelle elezioni del 6 aprile 1924, in cui il partito fascista aveva ottenuto una schiacciante vittoria.

Il 30 maggio 1924, durante un discorso alla Camera dei Deputati, accusò il governo fascista di aver utilizzato violenza, intimidazioni e frodi per vincere le elezioni.

Questa denuncia minacciava di delegittimare il regime fascista agli occhi dell’opinione pubblica italiana e internazionale.

Opposizione al fascismo

Matteotti era un leader del Partito Socialista Unitario e un fermo oppositore del fascismo.

La sua attività politica e i suoi discorsi erano incentrati sulla critica al regime di Mussolini e sulla difesa della democrazia e della giustizia sociale.

La sua opposizione era vista come una minaccia diretta al consolidamento del potere fascista.

Influenza e popolarità

Giacomo Matteotti era una figura politica rispettata e influente, capace di mobilitare l’opinione pubblica contro il regime fascista.

La sua popolarità e la sua capacità oratoria rappresentavano un pericolo significativo per Mussolini.

Erano un pericolo soprattutto in un periodo in cui il regime stava ancora cercando di consolidare il proprio potere.

Simbolo di resistenza

Matteotti incarnava i valori democratici e la resistenza contro l’autoritarismo.

La sua figura era simbolica per tutti coloro che si opponevano al fascismo.

Eliminare Matteotti significava colpire un simbolo di resistenza e lanciare un avvertimento a chiunque altro osasse opporsi al regime.

Rivelazioni sulla corruzione del regime fascista

Si ritiene che Matteotti stesse preparando altre rivelazioni sulle malefatte del regime, comprese informazioni sulla corruzione e sul coinvolgimento fascista in attività criminali.

Queste rivelazioni avrebbero potuto avere conseguenze disastrose per Mussolini e per il partito ascista. Avrebbero contribuito a indebolire ancor più la loro posizione.

In sostanza – secondo la narrazione prevalente – l’omicidio di Giacomo Matteotti fu motivato dalla necessità, per Mussolini e i suoi seguaci, di eliminare una delle voci più critiche e influenti contro il regime fascista.

La denuncia delle irregolarità elettorali, la ferma opposizione al fascismo, l’influenza politica di Matteotti, il suo ruolo simbolico e la minaccia di ulteriori rivelazioni scomode costituivano le ragioni principali per il suo assassinio.

Questo atto brutale, insomma, fu un tentativo di soffocare la resistenza e di consolidare ancor pià il potere autoritario di Mussolini.

Photo 201976962 - Mussolini - Hitler - Romannerud Dreamstime

Perché Matteotti fu ucciso. La “pista inglese”

Una tesi interessante – sul delitto Matteotti – la troviamo nel libro Nero di Londra, scritto dal giornalista investigativo Giovanni Fasanella e dal ricercatore, esperto di archivi angloamericani, Mario José Cereghino.

Ecco cosa scrivono Fasanella e Cereghino.

Con il sequestro e l’omicidio di Giacomo Matteotti, sparisce anche la sua borsa che conteneva documenti assai delicati sul regime fascista. E sui collegamenti tra Mussolini e i Conservatori britannici: nello specifico, la fazione degli “irriducibili” che era stata determinante nel portare i fascisti al governo dell’Italia.

I documenti di Matteotti spariscono a Roma il 10 giugno 1924, così come emerge dalla ricostruzione del delitto Matteotti, fatta da Fasanella e Cereghino.

Le carte della borsa di Matteotti vengono fotografate da Amerigo Dumini, il capo dei killer del leader socialista ucciso nel 1924, nelle ore e nei giorni subito successivi al sequestro, all’insaputa dei mandanti del rapimento.

Sono questi i materiali che Dumini – capo operativo della polizia politica fascista, la Ceka – utilizza nei decenni seguenti per ricattare Mussolini e i vertici del regime fascista.

I POTERI FORTI BRITANNICI

Le carte che aveva Matteotti tolgono il sonno soprattutto ai poteri forti dell’Impero britannico implicati nell’affare Sinclair, ovvero lo scandalo dei petroli tra Stati Uniti e governo fascista. A cominciare da Winston Churchill.

Sono documenti che Arrigo Dumini tiene sempre con sé e che si affretta a consegnare in copia a persone di sua totale fiducia.

Dove sono quei documenti oggi? Secondo Fasanella e Cereghino, si trovano negli archivi dell’Fbi a Washington (Usa) e in quelli della Naval Intelligence Division britannica (i servizi segreti della Marina Militare inglese).

Le carte custodite da Fbi e intelligence britannica sono “la prova di un formidabile sistema corruttivo che in Italia coinvolgeva innanzitutto i poteri forti anglofoni”, scrivono Fasanella e Cereghino, in Nero di Londra.

Erano coinvolti nello scandalo di tangenti (l’affare Sinclair) Arnaldo e Benito Mussolini e i funzionari di punta del fascismo governativo.

Lo scandalo dei petroli, o affare Sinclair, fu un caso di corruzione avvenuto in Italia nella primavera del 1924.

Esponenti del Parlamento e del governo italiano – legati al partito fascista e con il coinvolgimento di Benito Mussolini e di suoi familiari e sodali – avrebbero ricevuto tangenti da parte della società petrolifera americana Sinclair Oil, per l’ottenimento di concessioni petrolifere sul territorio italiano.

SCANDALO PETROLI E DOSSIER SINCLAIR

Leggere i documenti sottratti a Matteotti, insomma, porterebbe alla luce che “nel giugno 1924, eliminando Matteotti e facendo sparire il dossier Sinclair, erano stati i potenti settori conservatori (che facevano capo a Churchill) a salvare dalla catastrofe il nascente regime” fascista, osservano gli autori di Nero di Londra.

“Emergerebbero altresì i rapporti occulti tra il premier britannico, Winston Churchill, e il futuro duce nei primi anni Venti. Relazioni inconfessabili avviate in Italia già nell’autunno del 1917 grazie alle manovre segrete di Sir Samuel Hoare”, proseguono Fasanella e Cereghino.

Per Churchill e per gli interessi economici che il leader britannico rappresentava, il giovane Mussolini – sottolineano gli autori di Nero di Londra – era all’epoca una pedina troppo importante nello scacchiere mediterraneo e mediorientale perché si potesse rischiare di perderla.

Nero di Londra - libro - Benito Mussolini - Fascismo - Marcia su Roma

MUSSOLINI? UN FANTOCCIO CREATO DA CHURCHILL

“Ecco perché l’assassinio di Matteotti, proprio alla vigilia del suo importante discorso alla Camera, quello in cui avrebbe denunciato le mazzette della Sinclair Oil, aveva risolto ogni problema. Sir Winston, insomma, aveva scelto il male minore pur di salvare il duce da un disastro annunciato”, scrivono Fasanella e Cereghino.

Nell’omicidio di Giacomo Matteotti, il leader socialista rapito e assassinato a Roma il 10 giugno del 2024, pesa – insomma – non soltanto il suo antifascismo, la sua battaglia per la giustizia sociale e il suo essere un fastidioso esempio di democrazia per il regime fascista.

L’assassinio di Matteotti rivela tre altri importanti aspetti:

  • la corruzione del regime fascista, ladro e tutt’altro che esempio di sicurezza e fede patriottica;
  • i legami di corruzione tra Benito Mussolini e Londra;
  • l’essere stato il Duce un burattino creato e gestito (almeno fino al voltafaccia filo-nazista) da Winston Churchill e dai Conservatori britannici più estremisti

Ecco cosa scrivono ancora Fasanella e Cereghino nel libro Nero di Londra, edito da Chiarelettere.

Portata a termine con successo la sua missione a Roma, nell’estate del 1919 Samuel Hoare torna in Inghilterra, dove nei vent’anni successivi scalerà i vertici della politica e della diplomazia.

Da Londra, tuttavia, non perde mai di vista l’Italia, il Duce e il fascismo.

Hoare mantiene rapporti epistolari con Mussolini, che nel frattempo si è trasferito in via Rasella, a poche decine di metri dalla sede del Dmi, in via delle Quattro Fontane, e dall’abitazione privata del corrispondente del londinese «The Times».

E non manca mai di inviare i suoi consigli ai vari gerarchi nelle fasi più critiche, quando qualche bufera rischia di travolgere il duce e i suoi uomini.

Accade per esempio durante la grave crisi innescata dall’assassinio del leader socialista Giacomo Matteotti, nell’estate del 1924. Il regime non è pienamente formato.

Giacomo Matteotti
Giacomo Matteotti, assassinato da sicari fascisti. I mandanti portano alla Gran Bretagna

MATTEOTTI, I LABURISTI E LA “TANGENTOPOLI NERA”

Il capo dell’opposizione, Giacomo Matteotti, è appena rientrato a Roma dalla Gran Bretagna. A Londra “ha ricevuto dai laburisti, in quel momento al governo, le prove della corruzione della famiglia Mussolini”.

Sono carte “che intende esibire nel corso di una imminente seduta alla Camera. Matteotti, però, viene sequestrato poche ore prima di denunciare il tutto. Il suo corpo senza vita sarà ritrovato due mesi più tardi”, scrivono gli autori di Nero di Londra.

“L’emozione è fortissima in tutto il Paese e scuote persino la maggioranza parlamentare. Ma la cartella che conteneva quei documenti sparirà per sempre”.

“A Londra, intanto, i Conservatori sono tornati al potere. Mussolini respira. E passa alla controffensiva varando le leggi «fascistissime» che trasformano un governo autoritario in un regime apertamente dittatoriale”, scrivono Fasanella e Cereghino.

“La storia di quella borsa è tutta da raccontare. Perché svela i traffici illeciti dei fratelli Mussolini – Arnaldo e Benito – e di molti gerarchi d’alto bordo, nonché le connessioni occulte tra i killer di Matteotti, i servizi segreti inglesi e gli uomini di Churchill”, sottolineano il giornalista investigativo e saggista, Giovanni Fasanella, e l’esperto di archivi angloamericani, Mario Josè Cereghino.

Tutto questo lo troviamo – documentato e con rigore di ricerca – nel libro Nero di Londra. Da Caporetto alla Marcia su Roma. Come l’intelligence militare britannica creò il fascista Mussolini.

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IL SILENZIO SU MUSSOLINI, TRADITORE DELLA PATRIA

Possiamo concludere rilevando, nell’Italia di oggi, alcuni dati di fatto.

Sull’omicidio di Giacomo Matteotti si insiste solo per rilevarne il sacrificio come antifascista. Giustissimo.

Tuttavia, viene da chiedersi: come mai gli antifascisti e la Sinistra non denunciano il collegamento – dimostrato dai documenti su cui si basa il libro Nero di Londra – tra Benito Mussolini e certo potere conservatore britannico?

Perché i media non tematizzano quanto documentato e scritto nel libro Nero di Londra?

Come mai non si denuncia il fatto che Mussolini era un traditore della Patria? Quella Patria per cui sono morti tanti uomini e tante donne. Compresi i miei bisnonni Albino Lucchini e Domenico Corte, nella Prima Guerra Mondiale.

Il silenzio della Sinistra sulle profonde e più delicate ragioni dell’omicidio di Giacomo Matteotti è a dir poco sconcertante.

Maurizio Corte
Agenzia Corte&Media

L’omicidio Matteotti. Il documentario

L’ultimo discorso di Giacomo Matteotti in Parlamento

Nero di Londra. Mussolini, Matteotti e l’intelligence britannica

Il film Il delitto Matteotti (1973)

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