Il 2 giugno 2026 sono 45 anni dalla morte di uno dei più geniali e scomodi compositori italiani.
La morte di Rino Gaetano non fu un semplice fuori programma del destino, ma una nota stonata in un’Italia che correva a ritmi frenetici verso il baratro dei misteri di Stato.
Il cantautore crotonese, scomparso a trent’anni la notte del 2 giugno 1981, aveva trasformato le sue canzoni in uno spartito segreto dove nomi, scandali e poteri economici si intrecciavano in una danza macabra.
A distanza di decenni, i dettagli di quell’incidente stradale e i versi delle sue opere appaiono come i frammenti di una sinfonia interrotta proprio mentre l’autore stava per svelare l’accordo finale di un sistema di potere deviato.
Raccontiamo Rino Gaetano attraverso il libro dell’avvocato Bruno Mautone: Chi ha ucciso Rino Gaetano? Il coraggio di raccontare: un’indagine tra massoneria, servizi segreti e poteri economici .
Il ritmo spezzato di una notte maledetta
La dinamica del sinistro in via Nomentana presenta distorsioni sonore degne di un disco graffiato.
Lo speaker del telegiornale Rai parlò di uno scontro frontale notturno tra la Volvo dell’artista e un camion.
Di fatto, le immagini trasmesse mostravano una realtà diversa: entrambi i veicoli risultavano danneggiati sul lato destro anteriore, suggerendo un impatto diagonale o un urto tra angoli, non un frontale puro.
Questo dettaglio tecnico rende la ricostruzione ufficiale priva di armonia logica.
Ancor più dissonante appare l’odissea dei soccorsi. Dopo l’impatto, avvenuto intorno alle 3.30, un’ambulanza dei vigili del fuoco trasportò il cantante, ormai in coma, al Policlinico Umberto I.
Qui emerse un silenzio assordante: la struttura era priva di un reparto di neurochirurgia. Iniziò una tragica ricerca di frequenze ospedaliere: furono contattati invano il San Camillo, il San Giovanni, il CTO della Garbatella, il San Filippo Neri e il Policlinico Gemelli.
In nessun ospedale vi era posto. Gaetano spirò alle 6 del mattino, dopo due ore di vana attesa in un limbo sanitario.
La risposta del governo in Senato, giunta otto mesi dopo, definì l’evento come un “sopravvenuto immediato decesso”, una locuzione che appare un capolavoro di ipocrisia volto a coprire le manchevolezze di quella notte.
Un altro elemento che ha smesso di suonare è il servizio del Tg2 del 2 giugno 1981, fa notare nel suo libro l’avvocato Bruno Mautone.
Quel documento filmato, per anni disponibile in rete, è sparito nel nulla dopo la pubblicazione di indagini giornalistiche indipendenti.
La motivazione ufficiale legata al diritto d’autore appare debole, trattandosi di un notiziario pubblico.
Il dossier sulla morte di Gaetano, redatto dalla Polizia Stradale, risulta distrutto da circa venticinque anni, eliminando ogni possibilità di una rilettura critica dei reperti.
Nuntereggaepiù. Il coro dei potenti e l’ombra della P2
Rino Gaetano aveva l’orecchio assoluto per captare i sussurri del potere. Appena ventiquattr’ore dopo la sua morte, un articolo su La Stampa a firma “M.C.” sottolineò come l’artista avesse “cantato una P2” già anni prima.
Ecco cosa racconta nel suo libro su Rino Gaetano, assai documentato e rigoroso, l’avvocato Mautone.
Il riferimento è a Nuntereggaepiù, brano del 1978 denso di collegamenti a personaggi chiave della storia contemporanea. Nel testo compaiono i nomi della famiglia Agnelli, legati a organismi come il gruppo Bilderberg e il Club di Roma, galassie vicine alla Libera Muratoria.
In quel brano, Gaetano citava la spiaggia di Capocotta. Durante un concerto a Bisignano nel 1979, l’artista dichiarò esplicitamente: «C’è qualcuno che vuole mettermi il bavaglio… si chiederanno cosa succedeva sulla spiaggia di Capocotta».
Quella spiaggia fu il teatro dello scandalo Montesi e della morte di Pier Paolo Pasolini.
Pasolini, al momento della morte, stava scrivendo Petrolio, un’opera sulle trame di potere all’interno dell’Eni e sulla fine di Enrico Mattei.
Gaetano, in Spendi spandi Effendi, aveva già puntato il riflettore sullo strapotere delle multinazionali petrolifere, le “sette sorelle”, e su personaggi come Vincenzo Cazzaniga, amministratore della Esso coinvolto nello scandalo Bastogi.
Lo spartito dei “fratelli” e lo scandalo Lockheed
Il cantautore sembrava conoscere a fondo la composizione dell’orchestra massonica italiana, fa notare nel libro su Rino Gaetano l’avvocato Mautone.
Sebbene la sorella Anna abbia sempre negato un’affiliazione dell’artista, i riferimenti nei testi sono innegabili.
In Sfiorivano le viole, cita il marchese de Lafayette, esponente supremo della massoneria settecentesca, e Michele Novaro, autore dell’inno “Fratelli d’Italia”, termine che nel gergo delle logge assume un significato specifico.
La canzone La Berta filava del 1976 nasconde tra le rime i protagonisti dello scandalo Lockheed.
Mario e Gino, che “filano” con Berta, sono identificabili con i politici Mario Tanassi e Gino Gui.
Gaetano canta che “il bambino non era di Mario e non era di Gino”, suggerendo che i due fossero semplici capri espiatori per proteggere i veri vertici del potere, come Giulio Andreotti e Mariano Rumor.
L’artista anticipò di un anno il rinvio a giudizio dei due politici, avvenuto solo nel marzo 1977.
In Standard, pubblicata lo stesso anno, Gaetano elenca i notabili della Democrazia Cristiana usando un linguaggio maccheronico (Halde Moore per Aldo Moro, Julien Andreotten per Giulio Andreotti) e prevede che per loro non ci saranno “traumatiche decisioni”.
La storia gli diede ragione: la Dc uscì quasi intonsa dallo scandalo.
Ok papà: il pugnale della CIA e il sistema Gladio
Uno dei brani più ermetici e inquietanti è Ok papà, racconta nel libro su Rino Gaetano l’avvocato Mautone. Qui Gaetano nomina esplicitamente la Cia e un “Maggiore” in divisa.
L’esortazione «Usa il pugnale» è un richiamo diretto a Gladio (dal nome della spada corta dei gladiatori), l’organizzazione paramilitare segreta legata ai servizi segreti americani e attiva in Italia per contrastare l’influenza sovietica.
Il testo cita anche il “mantecato” (pietanza toscana che evoca Licio Gelli, residente ad Arezzo) e il “salmone” (prodotto nord-atlantico che richiama gli Usa).
Gaetano sembrava aver intercettato le frequenze di Stay Behind, svelando l’esistenza di un apparato che sarebbe stato ammesso in via ufficiale solo nel 1990.
In Mio fratello è figlio unico, il riferimento al treno Taranto-Ancona non è casuale.
Indagini giudiziarie hanno accertato che proprio su quel tratto ferroviario operavano uomini dei servizi segreti iscritti alla P2, come Pietro Musumeci e Giuseppe Belmonte, condannati per aver piazzato esplosivo a bordo del convoglio nel gennaio 1981 per depistare le indagini sulle stragi.
Ancora una volta, Gaetano aveva scritto il testo anni prima della cronaca giudiziaria.
La melodia del banchiere e il topo murato
In AD 4000 DC, Gaetano traccia il profilo di un “vecchio che gioca con le carte e fa saltare il banco”, sottolinea Mautone nel libro Chi ha ucciso Rino Gaetano, la cui ultima edizione è del gennaio 2025.
È la descrizione della scalata e del successivo crollo di Michele Sindona, il banchiere siciliano legato alla mafia, al Vaticano e alla massoneria.
Sindona fu definito “Uomo dell’anno” negli Usa nel 1973, prima che il crac della Franklin National Bank ne segnasse la fine.
Gaetano descrive anche un “topo murato”: Sindona morirà in carcere nel 1986, dopo aver bevuto un caffè al cianuro, una fine che lo vide letteralmente “chiuso tra quattro mura”.
L’amico nell’ombra e il “Noto” servizio
Dietro la capacità di Rino Gaetano di leggere spartiti così complessi si staglia la figura di Enrico Carnevali. Amico fraterno del cantante, Carnevali lavorava a Roma agli uffici diplomatici degli Stati Uniti.
Questo incarico gli permetteva di accedere a informazioni riservate sui visti, sugli spostamenti e sulle dinamiche di intelligence americane in Italia.
È del tutto plausibile che Carnevali sia stato la fonte che ha passato al cantautore i dettagli sugli scandali Lockheed, Gladio e la Rosa dei Venti.
La sorte di Carnevali ricalca quella di Gaetano: morì a 39 anni poco tempo dopo l’amico. Prima del decesso, ebbe un gravissimo incidente stradale.
Le circostanze della sua sepoltura sono avvolte nel mistero: i suoi resti furono estumulati dopo soli tre mesi dalla tumulazione al Verano per volere di un parente, Cesare Carnevali, e portati in un altro cimitero.
Senza dubbio singolare è che il nome “Cesare Carnevali” compaia tra i fondatori dell’AIL (Armata Italiana di Liberazione), struttura confluita poi nel “Noto” servizio segreto, un apparato parallelo e deviato specializzato proprio in “incidenti stradali radiocomandati” per eliminare persone scomode.
Il coro finale: un’eredità che non si spegne
Rino Gaetano non era un giullare senza senso, ma un genio consapevole dei rischi che correva
Nei suoi brani denunciava una “colonizzazione” degli Usa ai danni dell’Italia e l’ombra di cappucci e grembiulini dietro i vertici dei servizi segreti.
La sua morte, in una notte che celebrava la Repubblica, ha lasciato un vuoto che nessuna indagine ufficiale ha saputo colmare. Lo si comprende e verifica in modo preciso dalla lettura del libro Chi ha ucciso Rino Gaetano, scritto dall’avvocato Bruno Mautone.
Oggi, i suoi fan adottano idealmente il platano di via Nomentana, muto testimone di uno schianto che ha troppi elementi dissonanti per essere considerato una semplice fatalità.
Rino Gaetano rimane un artista che ha pagato il prezzo di aver voluto cantare le verità che il potere voleva tenere in modalità “muto”.
La sua musica continua a girare sul piatto della Storia italiana. Ci ricordand che, sotto il cielo sempre più blu, si nascondono ombre che non hanno mai smesso di tramare.
Il cielo blu, oltretutto, richiama una potenza internazionale che molto ha contato (e conta) nella politica italiana: il Regno Unito di Gran Bretagna.
In questa sinfonia di sospetti, l’unico dato di fatto resta la sua voce, un assolo di coraggio che ancora oggi riesce a disturbare il silenzio dei padroni del vapore.
Maurizio F. Corte
Agenzia Corte&Media
(Per la ricerca su Rino Gaetano, l’autore ha utilizzato il modello di Intelligenza Artificiale Notebook LM)
Video sul libro Chi ha ucciso Rino Gaetano? Con Bruno Mautone
Canzoni di Rino Gaetano
Altra intervista all’autore del libro Chi ha ucciso Rino Gaetano?
Se sei arrivato fin qui, non ti basta la versione ufficiale dei racconti.

Sono un giornalista professionista, scrittore e media educator irriverente. Insegno Giornalismo Interculturale e Multimedialità all’Università di Verona. Faccio ricerca su come i media rappresentano la società, il crimine e la giustizia. Sito web: Corte&Media. Per contattarmi: direttore@ilbiondino.org