I cattivi maestri della sinistra rivoluzionaria e l’interesse di Londra per i terroristi italiani.

La morte di Toni Negri, nel dicembre del 2023, porta a ripensare agli Anni di Piombo del nostro Paese. E rende ancor più interessante e di attualità la riflessione sulla “sinistra rivoluzionaria” italiana degli Anni Settanta.

Si è trattato di una sinistra armata, violenta, criminale che ha messo alle corde innanzi tutto la Sinistra democratica. E che ha portato, con le Brigate Rosse, alla fine della politica di Aldo Moro, alla lenta dissolvenza del Partito Comunista e poi alla sparizione di un’intera classe politica.

Alla riflessione sulla “sinistra rivoluzionaria” e sul Partito Armato contribuisce in modo determinante il lavoro di ricerca svolto – negli archivi britannici di Kew Gardens, vicino Londra – dal giornalista investigativo Giovanni Fasanella e dal ricercatore Mario José Cereghino.

Sul profilo Facebook Giovanni Fasanella Kew Gardens, il giornalista investigativo – documenti ufficiali e testi autorevoli alla mano – spiega l’interesse, l’influenza e l’attenzione con cui l’intelligence britannica segue gli esponenti e i movimenti dell’ultrasinistra.

La tesi che sottende il lavoro di Fasanella e Cereghino è che, alla base di quest’interesse britannico per “sinistra rivoluzionaria” italiana, vi sia un chiaro progetto che ha tre obiettivi:

  • destabilizzare l’Italia, con tutti i mezzi violenti possibili, per controllarla;
  • fermare il Partito Comunista e il cammino verso l’intesa con la Dc di Aldo Moro;
  • impedire una politica estera autonoma dell’Italia in Africa e Medio Oriente

Il rapimento di Aldo Moro e l’uccisione dello statista e della sua scorta credo siano la dimostrazione di come quel piano sia stato, alla fine, realizzato con successo dalla Gran Bretagna.

Il Caso Moro ci dimostra, poi, come Francia, Germania e Stati Uniti si siano accordati a quella “diversa azione eversiva” che Londra, ci sottolineano Fasanella e Cereghino, aveva messo in cantiere.

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L’interesse britannico per l’ultrasinistra italiana

“Negli anni che precedettero la nascita del partito armato e del terrorismo rosso, l’Information Research Department (Ird), l’organo di governo della propaganda occulta dei Servizi inglesi, monitorava in modo sistematico l’intera area della sinistra rivoluzionaria italiana”, scrive Giovanni Fasanella, giornalista investigativo che con il ricercatore Mario José Cereghino ha studiato gli archivi angloamericani.

Prosegue Fasanella dicendo che il servizio di intelligence della Gran Bretagna pensava che l’ultrasinistra “fosse uno dei bacini delle attività clandestine dell’Unione Sovietica e della Cina. Ma al tempo stesso era convinto che quell’area di ultrasinistra, ferocemente ostile al riformismo berlingueriano, in prospettiva costituisse una risorsa anche per la Gran Bretagna”.

IL CLIMA POLITICO E LE AZIONI DELL’INTELLIGENCE

Il giornalista investigativo Fasanella ricostruisce, così, il clima politico e le azioni che l’intelligence britannica – su input del governo di Londra – svolgono dal 1968 agli anni seguenti.

“Le elezioni politiche sancirono la crisi del centro-sinistra e l’inizio del disgelo tra Dc e Pci, che di lì a poco avrebbe portato al compromesso storico e ai governi di solidarietà nazionale”, scrive Fasanella.

“Un anno prima, nel marzo 1967, uno dei più alti funzionari dell’Ird, Kenneth J. Simpson, aveva fissato la nuova coordinata della propaganda occulta in Italia: «Occorre cercare la cooperazione dei singoli individui e delle organizzazioni che si oppongono all’influenza del Pci»”, prosegue il giornalista investigativo.

L’INTERESSE PER LA RIVOLTA GIOVANILE

Di grande importanza l’annotazione che il giornalista Fasanella fa sull’agosto 1968. Infatti scrive: “L’Ird indicò, tra le forze ostili ai comunisti italiani con le quali «cercare una cooperazione», anche quelle della rivolta giovanile che stava già infiammando le università: «Nutriamo un rinnovato interesse verso gli studenti estremisti e le organizzazioni studentesche», fu la direttiva inviata da Nigel D. Clive all’ambasciata di Porta Pia”.

Nel 1973, il Foreign Office traccia una mappa assai dettagliata della sinistra rivoluzionaria italiana, hanno scoperto Fasanella e Cereghino negli archivi britannici di Kew Gardens.

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Lotta Continua, Potere Operaio e i soldi

Il lungo rapporto dell’Ird (Information Research Department) sui gruppi della sinistra extraparlamentare e le loro pubblicazioni in Italia, del gennaio-febbraio 1973, a leggerlo oggi, con il senno del poi, è davvero impressionante.

Così lo definisce Fasanella, nel suo post a puntate sul profilo Facebook Giovanni Fasanella Kew Gardens: “impressionante”. Vediamo perché.

“Sono catalogati 50 tra organizzazioni politiche e giornali, praticamente l’intero arco del potenziale “partito armato”, dai dissidenti usciti dal Pci ai marxisti-leninisti, dagli anarchici agli operaisti, sino ai nuclei primitivi del brigatismo rosso”, scrive il giornalista Fasanella.

Fasanella poi aggiunge: “Colpiscono la sistematicità, la pazienza certosina con cui furono schedati. Sedi, indirizzi, differenze politico-ideolgiche. E anche brevi profili di alcuni dirigenti ritenuti evidentemente degni di nota: di alcuni di loro furono segnalati persino i legami affettivi che avevano con la Gran Bretagna”.

Quali sono i gruppi a cui l’intelligence britannica è più interessata? “C’erano anche Lotta Continua e Potere Operaio”, sottolinea Fasanella. “Di Lotta Continua, l’Ird evidenziava il fatto che fosse il gruppo «più forte e violento», con un «numero considerevole di sedi» e dotato di «ampie disponibilità finanziarie», anche se «la fonte di questo danaro è sconosciuta».  Mentre Potere Operaio era descritto come un movimento liquido – oggi si direbbe così -, in origine «scarsamente articolato, composto da gruppi rivoluzionari autonomi», senza «una sede, quadri dirigenti, pubblicazioni e tessere»”.

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Le informazioni dei britannici sul nascente Partito Armato

Poi il giornalista Fasanella – il cui lavoro di ricerca negli archivi angloamericani viene svolto da anni con il ricercatore Cereghino – mette in evidenza la scoperta più sorprendente, nel rapporto dell’Ird. Quella che si trova al punto 24, ovvero Sinistra Proletaria, il giornale del Collettivo Politico Metropolitano (Cpm) di Renato Curcio e Corrado Simioni.

Ecco cosa scrive Fasanella: “Quando il memorandum venne redatto, nel 1973, si era già svolto il convegno di Pecorile, sulle colline emiliane, in cui il Cpm si fuse con il gruppo reggiano di Alberto Franceschini, dando vita al primo nucleo brigatista. Uno dei registi di quel convegno fu Corrado Simioni”.

Chi è Corrado Simioni? Qui il giornalista investigativo Fasanella ci porta a rileggere le parole scritte nel libro Che cosa sono le Br, edito da Rizzoli-Bur nel 2005, e scritto da un protagonista diretto di quell’evento, Franceschini.

CORRADO SIMIONI, “L’INGLESE” DELLE BRIGATE ROSSE

Scrive Franceschini nel libro: “Simioni lo chiamavo l’”inglese”. Perché era proprio come il personaggio interpretato da Marlon Brando nel film Queimada: preparatissimo, lucidissimo, ma incontrollabile. Lo sentivi sempre sopra di te, non raccontava mai le cose che faceva».

«Operava sempre dietro le quinte. Lui doveva rimanere coperto perché stava preparando il passaggio alla lotta armata, stava organizzando la rete logistica, le strutture clandestine. Si sapeva che c’era chi stava facendo questo lavoro, e che questo era Simioni. Tant’è che il Cpm, già allora, era in grado di esprimere una capacità militare durante i cortei».

«Simioni aveva organizzato una specie di servizio d’ordine con il compito di eseguire azioni durante le manifestazioni: gruppi di compagni si staccavano dal corteo, colpivano determinati obiettivi e poi rientravano mimetizzandosi in mezzo agli altri. La funzione di questo gruppo era quella di alzare il livello dello scontro».

“Interessante, vero?”, domanda Giovanni Fasanella a noi lettori e lettrici. L’interesse è infatti considerevole.

Le scoperte, documenti alla mano, di Fasanella e Cereghino accendono lui diverse e penetranti nella genesi e nello sviluppo del terrorismo in Italia. E ci svelano la logica che lega gli esiti del terrorismo in Italia e i disegni dell’intelligence britannica.

Maurizio Corte
corte.media

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