Per tutti Laura era un’impiegata. Viene invece uccisa nella casa in cui lavorava come prostituta.

Non è l’omicidio dell’estate quello di Laura Rossoni. Non è un caso destinato a fissarsi nella memoria collettiva, tra un bagno al mare e un ascolto distratto del telegiornale.

Si tratta infatti di un delitto irrisolto rimasto sommerso, come la vita della sua vittima: un’impiegata divorziata di 36 anni. Un volto tra la folla.

Fuori dall’uscio di casa, però, Laura cambia identità ogni giorno. Diventa Emanuela, una prostituta che lavora su appuntamento, annotando con rigore i nomi dei clienti su un’agenda nera.

Il 27 agosto 1992 questa doppia vita si interrompe nel modo più brutale. Laura viene uccisa nel suo pied-à-terre di via Azzo Carbonera 21, nella zona est di Milano. Il colpevole non verrà mai identificato.

L’autopsia parla invece chiaro: la donna è morta per asfissia, soffocata da un sacchetto di plastica stretto attorno alla testa. L’ipotesi è che l’omicidio sia avvenuto durante un gioco sadomaso.

Le prove, però, sono poche. Tranne un dettaglio sul corpo della vittima, destinato a pesare più di tutti gli altri.

Qualcuno ha infatti tentato una tracheotomia con un paio di forbici: un gesto disperato, che presuppone competenze mediche. 

I sospetti si concentrano allora su un cliente di Laura, infermiere di professione.

Gli indizi, seppur numerosi, alla fine però non bastano. Il caso viene archiviato, lasciando Laura Rossoni vittima di una Milano violenta: una città capace di custodire segreti pericolosi.

CRIMINI DIMENTICATI: LA VOCE DEI COLD CASE

«C’è chi li chiama cold case. Per noi sono semplicemente crimini dimenticati». Con queste parole Simona Cascio e Marcello Randazzo aprono ogni episodio del loro canale YouTube “Crimini Dimenticati”. 

Professionisti del mondo televisivo, Simona e Marcello raccontano storie poco note, ricostruendo i casi con rigore, rispetto e attenzione alle fonti: documenti, testimonianze e analisi di esperti diventano così strumenti per restituire voce a chi l’ha persa.

Tra i tanti casi affrontati c’è anche l’omicidio irrisolto di Laura Rossoni. Un delitto di cui si è sempre parlato poco, persino all’epoca.

Le informazioni filtrate sulla stampa sono infatti state rare, scarse, frammentarie.

Grazie però a Celeste Bruno, all’epoca ispettore capo della Squadra Mobile, “Crimini Dimenticati” ha potuto ricostruire uno dei femminicidi milanesi più oscuri degli anni Novanta.

Cold case di Laura Rossini, uccisa nel 1992 a Milano

Cold case di Laura Rossoni: il segreto di una doppia vita 

Milano, fine estate. È il 28 agosto 1992 quando, in via Azzo Carbonera 21, una donna chiama il 115: avverte un forte odore di gas provenire da un appartamento al piano terra.

La porta è però blindata e chiusa dall’esterno. I vigili del fuoco devono quindi entrare da una finestra che affaccia sulla strada. 

All’interno del piccolo monolocale di quaranta metri quadri avviene l’amara scoperta: sul pavimento del soppalco di legno, giace il corpo senza vita di una donna.

La vittima è nuda, il volto coperto da un sacchetto di plastica. Ha un paio di forbici in gola, avvolte da uno straccio. Nella mano destra stringe infine il cordone di una tenda.

IL PIED-À-TERRE: LA SCENA DEL CRIMINE

Come ricorda Celeste Bruno, «il rituale dell’omicidio e la posizione innaturale del cadavere» suggeriscono che l’assassino abbia chiesto prestazioni sessuali alla vittima prima di ucciderla.

Gli inquirenti trovano infatti la donna distesa sul pavimento ai piedi del letto, «con le gambe raccolte, come se fosse stata costretta a inginocchiarsi».

Dopo l’omicidio, l’assassino ha inoltre compiuto due azioni per rallentare le indagini.

Il colpevole ha infatti pulito l’appartamento con dell’alcol — cancellando ogni traccia biologica — e rubato documenti e chiavi della vittima. Una donna che rimane senza un nome.

Solo nei giorni seguenti gli inquirenti riescono a risalire all’identità della deceduta. Si tratta di Laura Rossoni: 36 anni, bionda, esile. Ogni mattina, usciva di casa per recarsi in ufficio. Una donna come tante.

Ma, in realtà, dalle 10:00 alle 18:00, la vittima diventava Emanuela Conte: una prostituta specializzata in pratiche sadomaso. Lo confermano anche gli oggetti nell’appartamento: un pied-à-terre in affitto da otto anni.

IL MONDO DEI GIOCHI SADOMASO

Scoperta l’identità della vittima, la Polizia inizia a scandagliare il mondo della prostituzione milanese: è un viaggio investigativo tra annunci su quotidiani e case di appuntamento, dove il silenzio funge da regola.

Questa indagine porta l’ispettore Bruno in un appartamento di viale Corsica. È Regina, la padrona di casa, ad aiutare gli inquirenti a dipingere lo sfondo del delitto. 

La donna parla infatti di un universo diviso tra sadici e masochisti. E anche il suo appartamento è attrezzato per questo gioco: croci, carrucole, catene, fruste e bastoni sono lì, pronti all’uso.

Prima di congedare gli investigatori, Regina aggiunge inoltre un dettaglio: i suoi clienti appartengono al ceto medio-alto. Infine, lancia un avvertimento: chi è schiavo in una casa può essere padrone in un’altra. 

Il profilo dell’assassino comincia così a delinearsi.

I SOSPETTI SULL’EX MARITO

Anche la madre di Laura Rossoni è ignara della doppia vita della figlia. Non aveva mai sospettato nulla: quando chiamava la 36enne in ufficio, sentiva voci e rumori tipici di un ambiente lavorativo.

Saranno solo le indagini a svelare il mistero: la vittima aveva infatti registrato in una cassetta dei suoni per ingannare famiglia e amici. Ed interpretare così la parte dell’impiegata.

Anche se ignara della verità, la madre indica comunque un possibile colpevole: l’ex marito della figlia, un rappresentante di nome Sergio. E i dubbi su di lui non mancano.

L’alibi dell’uomo per il giorno del delitto appare infatti fragile: il 27 agosto, dice di essere stato da un amico in zona Niguarda, che conferma l’incontro senza precisare però l’orario.

Emergono inoltre lettere anonime risalenti al periodo del matrimonio, in cui i coniugi si accusavano a vicenda di sfruttamento e omosessualità.

Nonostante i dubbi sull’ex marito, la pista non conduce però a elementi concreti e viene presto scartata.

Laura Rossini, delitto irrisolto dell'estate 1992 a Milano

COME È MORTA LAURA ROSSONI

L’autopsia offre dati per una lettura più chiara del delitto: per il medico legale, Laura è morta per asfissia da soffocamento tra le 12:00 e le 18:00 del 27 agosto.

Non è stata quindi la ferita inflitta con le forbici ad ucciderla, ma il sacco di plastica che le stringeva il capo. 

Spiega inoltre l’Ispettore Bruno, che chi ha usato le forbici non voleva uccidere, ma «praticare una tracheotomia, nel disperato tentativo di fare respirare la vittima». 

Solo però qualcuno con conoscenze mediche avrebbe potuto anche solo pensare un’operazione simile.

UN GIOCO SADOMASO FINITO IN TRAGEDIA

Con le nuove prove in mano, la scena del crimine viene riesaminata. Sul soppalco è ancora impressa la sagoma tracciata dalla scientifica.

Tra il letto e la tenda, l’attenzione si sposta però su un elemento nuovo: un cicalino che rivela un suono identico a quello del campanello esterno. 

Gli inquirenti fanno allora due ipotesi: 

  • o la donna usava il pulsante per simulare l’arrivo di qualcuno e congedare i clienti;
  • oppure, faceva tutto parte di un gioco pericoloso. 

La vittima potrebbe infatti essere morta durante una pratica sadomaso nota come “gioco della tenda” o “dell’impiccato”.

In questo rituale estremo, un “padrone” infila un sacchetto di plastica sul volto di una “schiava” fino a farle mancare l’aria. A un segnale concordato, il sacchetto viene poi tolto.

Quel giorno, però, qualcosa potrebbe essere andato storto.

LE ANALISI BANCARIE

Attraverso le analisi bancarie emergono due sospettati:

  • il primo è un professore universitario di circa cinquant’anni, cliente abituale della Rossoni. Ammette pratiche sadomaso e un rapporto con la donna diventato troppo coinvolgente.
  • Il secondo è Franco, nome falso usato nell’ambiente della prostituzione. L’uomo è un infermiere professionale di 24 anni in una clinica milanese. Frequentatore assiduo di case di appuntamento, richiedeva spesso pratiche estreme. 

La clinica inoltre conferma che il giovane possedeva le competenze per tentare una tracheotomia. Il suo profilo coincide quindi con quello dell’assassino.

I SOSPETTI SUL CLIENTE INFERMIERE

Quando gli inquirenti fermano Franco trovano nella sua auto due bisturi e, in casa, un libro con un ritaglio sull’omicidio Rossoni. Ma gli indizi non si fermano qui.

Il 28 agosto, giorno del ritrovamento del cadavere, l’uomo era infatti partito per la Romania con un biglietto acquistato il giorno stesso.

Portato in ufficio, l’infermiere fornisce inoltre due alibi contrastanti per il giorno del delitto: prima dice di essere stato in piscina con una cugina, poi di aver incontrato un agente immobiliare. Entrambi smentiscono.

Durante un interrogatorio l’uomo alla fine crolla: si inginocchia, piange, chiede perdono per i suoi vizi. Poi arriva l’avvocato. Alla ripresa, il sospettato si avvale della facoltà di non rispondere, scelta che manterrà anche in seguito.

OMICIDIO LAURA ROSSONI: INDAGINI CHIUSE

Nel frattempo, gli inquirenti controllano trenta centri estetici e club per scambisti: dodici locali vengono chiusi, due persone arrestate. Il blitz passerà alle cronache con il nome “Meeting Stop”.

Dall’operazione emerge anche un indizio sull’omicidio Rossoni: l’infermiere sospettato del delitto era un frequentatore assiduo dell’ambiente. 

Inoltre, le indagini dimostrano che l’uomo non aveva solo un rapporto cliente-prostituta con Laura, ma una relazione che andava oltre.

Nonostante gli indizi, le indagini vengono però chiuse per mancanza di prove. E così il caso si aggiunge all’affollata lista dei cold case italiani.

Milano, anni Novanta: da Laura Rossoni al giallo dell’edicola

In una Milano degli anni Novanta segnata da criminalità organizzata, prostituzione e violenze quotidiane, il delitto Rossoni è un simbolo delle tante vittime private non solo della vita, ma anche della giustizia.

Ed è la stessa città che, pochi anni dopo, nel gennaio 1999, restituisce l’immagine di un far west urbano.

In questo clima si inserisce anche l’omicidio di Salvatore Corigliano, edicolante in piazza Esquilino.

Solo venticinque anni più tardi, nuove piste hanno riaperto il caso del giovane, conducendo al mercato della prostituzione. Strade diverse che portano allo stesso scenario già intravisto nella vita della 36enne.

Parliamo infatti di una città dura, dove chi restava ai margini — per scelta o per caso — poteva trasformarsi in vittima.

Oggi, sebbene la dinamica del cold case Rossoni appaia più leggibile rispetto a quella di altri gialli, la verità resta incompleta. Molte prove sono scomparse, molti testimoni non ci sono più.

Resta però un fatto: finché questi delitti continueranno a essere raccontati, non saranno davvero chiusi. E una città che ricorda è una città che può ancora chiedere giustizia.

Anna Ceroni
Agenzia Corte&Media
Data di pubblicazione: 07.01.2026

Al canale “Crimini Dimenticati” abbiamo dedicato un articolo introduttivo, che celebra il loro ammirevole lavoro di giornalismo investigativo.

È possibile ascoltare, a titolo gratuito, i casi anche sotto forma di podcast sulle principali piattaforme online.

Ogni mese su questo blog pubblichiamo inoltre un nuovo articolo dedicato ai casi trattati da Simona Cascio e Marcello Randazzo, per continuare a tenere viva la memoria di chi non ha ancora trovato giustizia:

Crimini Dimenticati. Il delitto irrisolto di Laura Rossoni

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