Storia di un giurista che passa dallo Stato liberale a Mussolini. E da qui alla guida della Corte Costituzionale.

Razzismo, fascismo e trasformismo. Sono questi i tre pilastri che emergono dallo studio della figura di un presidente (fascista) della Corte Costituzionale, Gaetano Azzariti

Il magistrato Azzariti fu alla guida della Consulta dal 1957 al 1961. Ed è l’emblema del trasformismo.

Cos’è il trasformismo, del resto? È il sapersi adattare alle più diverse circostanze e colori politici, cambiando pelle all’apparenza.

Tutto questo restando, di fatto, sempre eguali a se stessi: ovvero, attaccati al proprio tornaconto personale. Oltre ogni etica, ogni ideologia, ogni valore umano.

Il libro di Massimiliano Boni sul magistrato Gaetano Azzariti

Il libro di Massimiliano Boni, In questi tempi di ferventi e di gloria, editore Bollati Boringhieri, fa il ritratto – puntuale e documentato – di un trasformista esemplare.

Gaetano Azzariti fu un “servitore dello Stato”, potrebbe azzardare qualcuno, distinguendo la tecnica dalla politica.

Alla Consulta esiste tra l’altro il busto, come di altri ex presidenti della Corte Costituzionale repubblicana, di quella personalità esemplare e deprecabile che è stato Gaetano Azzariti.

Azzariti resse, infatti, la carica di presidente della Consulta dal 1957 alla sua morte ottantenne nel 1961.

Il busto c’è ancora anche se, dopo varie richieste respinte di rimozione, nel 2015 è sparito misteriosamente in qualche magazzino in nome di un certo imbarazzo storico.

L’IMBARAZZO DELLA CORTE COSTITUZIONALE

L’imbarazzo della Corte Costituzionale, nel celare il busto di un presidente fascista,  finisce per nascondere una macchia del nostro passato. Una macchia su cui invece sarebbe bene non si smetta di riflettere, specie in un luogo come quello.

Per questo dovrebbe cercare di pensare come intervenire sulla cosa con la sua abituale sottigliezza l’attuale presidente della Corte Costituzionale, Giuliano Amato.

libro di Massimiliano Boni, In questi tempi di ferventi e di gloria, editore Bollati Boringhieri

La parabola trasformista di Azzariti

Gaetano Azzariti è un fascista che contribuisce alla definizione del nuovo Codice Civile, macchiandosi poi da legislatore aderendo al Manifesto della razza, collaborando alla stesura delle Leggi Razziali del 1938.

E arrivando quindi a presiedere quell’obbrobrio umano e giuridico che fu il Tribunale della Razza.

Sfuggito con abilità all’epurazione postbellica, Azzariti è uno degli esempi e dei risultati più negativi della realpolitik di Palmiro Togliatti dopo la Liberazione.

Ministro della Giustizia, Togliatti lo scelse nel giugno 1944 come collaboratore per gestire la ricostruzione amministrativa dello Stato, che Azzariti ben conosce.

Togliatti sceglie poi Azzariti come membro delle due Commissioni per la riorganizzazione dello Stato e sulla riforma dell’amministrazione, nell’ambito del ministero per la Costituente.

In questo modo, il ministro comunista Togliatti contribuisce in modo diretto all’amnistia del 1946 che chiudeva in Italia ogni conto col passato fascista e di
guerra.

Dopo gli anni aspri della guerra civile, la Resistenza alla dittatura nazifascista, prevale un senso di ripresa e continuità. Questo finì per basarsi sulle istituzioni e gli assetti sociali del passato.

Da giudice fascista alla guida della Consulta

Va ricordato che Gaetano Azzariti (1881-1961) svolge tutta la sua carriera sotto il regime fascista: direttore dell’ufficio legislativo del Ministero; consigliere di Corte d’Appello; presidente di sezione della Cassazione.

Diventa lui stesso a sorpresa ministro della Giustizia nel primo governo Badoglio, dopo il 25 luglio 1943.

Non solo. Azzariti ha un posto nevralgico nella costruzione della Repubblica, andando in pensione nel 1951 e venendo poi nominato nel 1957 Giudice costituzionale dal presidente della Repubblica, Giovanni Gronchi.

Cresciuto e diventato magistrato nel regno dell’Italia tardo liberale, dove inizia la sua collaborazione alla costruzione dell’ordinamento giuridico del paese, Azzariti è anche segretario per la revisione dei Codici delle colonie.

Prosegue la sua carriera nel ventennio fascista. E riprende nel periodo della nascita della Repubblica il suo ruolo magistrato legislatore.

UN ESEMPIO GROTTESCO DEL “SERVITORE DELLO STATO”

È insomma, Azzariti, l’esempio grottesco di quell’idea ottocentesca, quasi militare, di servitore dello Stato. Il servitore, insomma, svolge il proprio lavoro ”tecnico”, a prescindere da qualsiasi circostanza etica, ideologica e politica.

Si tratta di un’idea di servizio allo Stato che solo per certi versi va a coincidere con l’indipendenza della magistratura. Quell’indipendenza che, specie nel passato, la salvò da un eccesso di politicizzazione.

Tecnica giuridica e valori etico-politici

Qui allora è bene ricordare, come fa Boni nel suo libro, le parole di Leone Ginzburg: ”Ritengo che la pura tecnica giuridica, al di là dei valori etico-politici, esista solo nei gradini più bassi. Più si sale e meno è possibile che l’atto tecnico rimanga puramente tecnico, non si colori di qualcos’altro”.

A dimostrazione, le prese di posizione pubbliche di Gaetani Azzariti sono eloquenti arrivando all’aberrazione di ”Oggi l’appartenenza a determinate razze è causa di limitazioni della capacita’ giuridica”.

Senza dimenticare la retorica, sempre di Azzariti, di definire ”l’orgoglio di italiani in questi tempi di fervore e di gloria“, grazie alla ”libertà dell’Italia fascista guidata dal suo Duce”.

Una vicenda apparentemente paradossale, vergognosa e assurda quindi, eppure paradigmatica dei trasformismi e contraddizioni della nostra storia novecentesca.

Proprio per questo è una storia non da occultare, come si è fatto sino ad oggi. Ma è anzi da studiare, come ha fatto con estrema attenzione Massimiliano Boni, con questo suo libro frutto di accurate ricerche documentarie.

Nel libro vi è una sostanziale parte dedicata a Leggi razziali e Tribunale della Razza.

La polemica sul Corriere della Sera con il nipote Gaetano Azzariti

Sulla figura di Gaetano Azzariti vi fu una polemica, sul Corriere della Sera, nel 2015, a seguito di un articolo del giornalista Gian Antonio Stella.

Al suo articolo, ribatté il nipote di Azzariti – l’omonimo Gaetano Azzariti, ordinario di Diritto Costituzionale all’Università di Roma La Sapienza.

Al di là di ogni considerazione di merito, resta nell’allora ministro fascista e poi presidente della Corte Costituzionale un esempio di trasformismo.

Una parabola e una figura emblematica di certa Italia; e anche la spiegazione del perché il nostro Paese non si sia mai del tutto liberato di certe eredità del passato.

Razzismo, fascismo e trasformismo: attorno a questi tre pilastri si attorciglia la figura di Gaetano Azzariti, raccontata da Massimiliano Boni nel libro In questi tempi di fervore e di gloria.

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Presentazione del libro su Azzariti (con video)

Lo scrittore Massimiliano Boni, classe 1971, lauree in Giurisprudenza e in Filosofia, lo puoi conoscere grazie al suo sito web.

Qui sotto puoi leggere la presentazione che viene data del libro di Massimiliano Boni dall’editore sul sito web Amazon Libri.

SCHEDA DEL LIBRO

Gaetano Azzariti (Napoli 1881 – Roma 1961) fu magistrato del Regno, segretario per la revisione dei codici delle colonie e segretario particolare dei ministri Scialoja e Mortara nell’Italia liberale giolittiana.

Potente direttore dell’Ufficio legislativo per tutta l’epoca fascista, consigliere di Corte d’Appello e presidente di sezione della Cassazione, dopo l’emanazione delle leggi razziste del 1938, che contribuì a redigere, divenne anche presidente del Tribunale della razza.

Alla caduta del fascismo, fu brevemente ministro di Grazia e Giustizia durante il governo Badoglio.

Dopo la Seconda Guerra Mondiale, sottoposto a procedimento di epurazione, Azzariti riuscì a sottrarsi alla richiesta di messa a riposo.

Venne anzi cooptato da Palmiro Togliatti nel Ministero di Grazia e Giustizia, dove contribuì a scrivere l’amnistia per i reati fascisti del 1946.

Dal 1957 fu giudice della Corte Costituzionale repubblicana, diventandone presidente l’anno dopo e fino alla morte.

In tale veste redasse la storica sentenza n. 1 della Corte, e fu protagonista di aspri scontri con i primi governi repubblicani.

Gaetano Azzariti è stato dunque un uomo in grado di attraversare la Storia del nostro paese sempre in posizioni di primo piano. E di passare indenne attraverso tutti i cambiamenti più traumatici, dal regime liberale alla dittatura fascista, e da questa alla democrazia.

Onorato da una via a lui dedicata a Napoli e da un busto al palazzo della Consulta, la sua vicenda iniziò a fare scandalo nel 2015.

In seguito, la via venne cancellata e intitolata a una bambina ebrea deportata, mentre il busto venne rimosso, ufficialmente per restauro.

Il nodo centrale era, naturalmente, il Tribunale della razza e il ruolo del magistrato nel regime fascista.

In questo libro, Massimiliano Boni mette in luce per la prima volta, grazie anche a documenti inediti, la vicenda paradigmatica di Azzariti, uomo di apparato.

La carriera di Azzariti lo vide sempre ai vertici, inamovibile al mutare degli eventi, ogni volta proteso verso nuovi traguardi, raggiunti a costo di tanti silenzi e compromissioni.

Qui sotto puoi vedere il video di presentazione del libro di Massimiliano Boni, In questi tempi di fervore e di gloria.

Il video dura un’ora e 48 minuti. Merita di essere visto, per cogliere la figura di Gaetano Azzariti. Ma anche su alcuni passaggi cruciali della Storia d’Italia dal fascismo alla Repubblica.

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