La storia di Jennifer Ringley, che ha aperto la strada alle camgirls online.

Nell’aprile del 1996 una studentessa di 19 anni, Jennifer Ringley, installa una webcam nella sua camera da letto del dormitorio universitario. 

Con immagini statiche in bianco e nero aggiornate automaticamente ogni quindici minuti, Ringley cambia per sempre il mondo di Internet. 

Con il suo sito JenniCam diviene la prima persona al mondo (e la prima ‘camgirl’) a trasmettere in diretta la propria vita privata attraverso una webcam connessa ad Internet. 

Nel corso degli anni le immagini divennero a colori e aggiornate ogni minuto, con più telecamere puntate sulle varie stanze del suo appartamento. 

Prima di allora questi sistemi di trasmissione in diretta tramite l’utilizzo di una webcam erano stati diretti all’osservazione di paesaggi ed oggetti.

Nel 1991 i computer scientists della Cambridge University, forse i primi al mondo, decisero di servirsene per poter controllare in ogni momento dalle proprie scrivanie la quantità di caffè presente in laboratorio. 

Il primo incontro con la webcam

Il primo incontro di Jennifer Ringley con una webcam avvenne nella biblioteca dell’università che frequentava.

Incuriosita dall’oggetto, Jennifer racconta cje decise di “dare il via a una sfida di programmazione informatica con me stessa per vedere se fossi in grado di creare lo script che avrebbe scattato le foto, caricandole su questo sito”.

Prosegue Jennofer: era “giusto per fare in modo che avvenisse automaticamente, e l’ho condiviso con un paio di amici, per dire ‘guarda, sono riuscita a farla funzionare”.

Dal 1996 al 2003, anno di chiusura di JenniCam, Ringley condivise con il mondo intero – o almeno quello allora su Internet, che all’apice della popolarità del sito generava sette milioni di visualizzazioni al giorno – la sua vita privata.

“Sto cercando di dimostrare che non importa che aspetto hai, [siamo tutti] interessanti quanto le persone [che vediamo] in TV o sulle riviste”, affermò l’allora ventunenne Jenni in una intervista rilasciata alla CNN nel 1999. 

Ringley decise di non censurare o spegnere mai le webcam installate attorno a sé durante il corso degli anni, se non quando espressamente chiesto dalle persone che le facevano visita.

Ciò significava trasmettere anche momenti di intimità e nudità, rapporti sessuali, le notti di sonno trascorse a letto.

Ringley negò strenuamente che il suo sito fosse una piattaforma pornografica e sottolineò che la condivisione di tali momenti era parte del progetto più grande di condividere la propria quotidianità in ogni suo aspetto. 

Così scriveva sul finire dello scorso millennio Ringley: “Il concetto della cam è quello di mostrare qualsiasi cosa stia accadendo in modo naturale”.

“In sostanza, la cam è lì da abbastanza tempo che ormai la ignoro. Quindi qualsiasi cosa vedete non è recitata o finta, e mentre non posso dire di essere la persona più interessante al mondo, c’è qualcosa di irresistibile nella vita vera che il recitare non riuscirebbe a trasmettere con questo medium.”

Camgirl - Photo Charlesdeluvio-vKEwDELlFbg-Unsplash

Sette anni di livestream

Il livestream di JenniCam restò online e attivo tutti i giorni e tutte le ore per sette anni, salvo brevi interruzioni dovute a qualche cambio di appartamento o a problemi di connessione.

Il successo della formula creata dalla giovane decretò il nascere di altre “camgirls” e “camboys” che trasmettevano con lo stesso sistema. 

Su JenniCam l’accesso gratuito al sito era garantito a tutti gli utenti, che potevano però vedere soltanto immagini a intervalli di mezz’ora l’una dall’altra.

Invece, con un abbonamento annuale (di 15 dollari all’anno nel 1997, periodo in cui gli utenti paganti erano 5.500), era possibile visionare immagini statiche aggiornate anche ogni minuto. 

“Jenni (…) sta vivendo il sogno del giovane narcisista su vasta scala. È l’esibizionista massima che si esibisce per il voyeur massimo – gli occhi del mondo”, recita un articolo del periodo, dal titolo WEB SITE FOR VOYEUR EYES. 

Quella di essere un sito per “guardoni” era una delle principali accuse mosse contro la formula mediatica creata dalla Ringley. 

“Jenni dice che quello che fa non è pornografia. Lei sta, come spiega, vivendo una vita privata che tutti possono vedere. Dice di ricevere una valanga di messaggi sconci, maleducati ed espliciti, ma alcune persone le dicono che la sua presenza online è riuscita a tirarli su di morale.” 

“JenniCam è così lineare che è distorto, così semplice e complesso, umile e audace, così sciatto e creativo, terreno ed innocente.” 

JenniCam diventa un fenomeno di costume

Ringley riuscì a creare un vero e proprio fenomeno che le garantì anche un’ospitata al The Late Night Show With David Letterman: ai tempi il termine “camgirl” non era ancora utilizzato – JenniCam venne infatti presentato, anche in quel caso, come un voyeuristic website. 

La novità assoluta introdotta nel web da Ringley era quella di poter osservare per la prima volta una persona comune in tutta la sua fragilità ed umanità, tra abitudini e momenti intimi, aprendo una finestra digitale sempre attiva sulla giovane Jenni. 

Anche al giorno d’oggi, nonostante l’onnipresenza degli influencer e l’abitudine di condividere molto della propria vita online, JenniCam non ha un vero successore, sia per impatto culturale che per la durata titanica delle dirette.

Oggi come allora, per chi avesse voluto provare il piacere di guardare delle immagini pornografiche erano disponibili grosse quantità di materiale gratuito ben più esplicito e di qualità nettamente superiore.

Milioni di utenti a spiare attraverso la webcam

Le limitazioni tecniche delle webcam del periodo non fornivano certo immagini chiare e dettagliate di ciò che stava avvenendo in camera da letto.

Eppure la possibilità di poter ricostruire e seguire una storia (con protagonista una ‘eroina’ che si conosce in ogni suo aspetto ed abitudine) colpì l’immaginario di milioni di utenti-spettatori. 

Il palco planetario creato da Jenni è un curioso miscuglio tra gli incubi del teleschermo immaginato da Orwell nel suo 1984 e una favola cyberpunk dell’era del Y2K, quella che precedette lo scoppio della Dot-com bubble. 

I margini di profitto del sito erano ridotti al minimo a dimostrazione delle sue “intenzioni oneste”. 

“So molto bene che il sesso vende (…) Se stessi cercando di far soldi allora farei certamente più delle cose che fanno andare gli utenti sul sito”, affermava nel 1999. 

Quello di JenniCam era proposto dalla sua creatrice come un esperimento sociale collettivo, rivolto a dimostrare che “va bene rivelare la nostra umanità”.

La fama di Jennifer era arrivata ad un tale livello che la giovane veniva riconosciuta per strada come una celebrità: tra ospitate e camei televisivi, Ringley era divenuta quella che, solo molti anni più tardi, avremmo definito una influencer.

Il ritiro di Jennifer Ringley dal palcoscenico della webcam

Il 31 dicembre del 2003 JenniCam cessò per sempre le sue trasmissioni: secondo la Ringley si trattò di una decisione dovuta alle policy di Paypal riguardo la nudità.

Nel frattempo il mondo era cambiato. Negli anni successivi Jennifer Ringley fece perdere le proprie tracce al pubblico e ai media. 

Forse inconsapevolmente, Ringley ha però lasciato un segno indelebile sulla storia dei media: dopo JenniCam, Internet non fu più lo stesso.

Giuliana Corsino
Agenzia Corte&Media
Data di pubblicazione: 28.03.2024

Video sul fenomeno JenniCAM

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