Il delicato rapporto tra madri e figlie trattato con una visione ampia e intricata.

La figlia oscura è un film sul rapporto tra madri e figlie, con una visione sincera sulle problematiche che può scatenare l’avere figli. Uno sguardo che va oltre la superficie per raccontare pensieri e sentimenti scomodi, difficili da tematizzare.

Il film, uscito il 7 aprile 2022 nelle sale italiane, è una rilettura del romanzo omonimo di Elena Ferrante, uscito nel 2006 per Edizioni e/o.

Il ruolo della protagonista è interpretato dalla premio Oscar Olivia Colman. Inoltre nel cast sono presenti Dakota Johnson, Peter Sarsgaard, Jessie Buckley, Joe Ed Harris, Paul Mescal e l’italiana Alba Rohrwacher.

La pellicola segna anche l’esordio alla regia dell’attrice Maggie Gyllenhaal. Nel 2021, al concorso della Mostra del cinema di Venezia, Maggie Gyllenhaal ha vinto il premio per la migliore sceneggiatura.

La pellicola ha inoltre ricevuto tre nomination agli Oscar 2022: sceneggiatura non originale, attrice protagonista e attrice non protagonista (Jessica Buckley).

Nel 2022 si sono aggiunti altri premi: miglior film d’esordio ai DGA Awards (Directors Guild of America Awards) e tre tra i premi più importanti degli Independent Spirit Awards: miglior film, miglior regista e miglior sceneggiatura.

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Olivia Colman nel ruolo di Leda, la protagonista del film 

La figlia oscura: la trama del film

La storia parla di Leda (Olivia Colman), una donna di 48 anni con un carattere spigoloso.

Leda è un’insegnante di letteratura italiana comparata all’Università di Cambridge (Massachusetts), lavoro a cui tiene molto.

Quando le due figlie, ormai adulte, raggiungono il padre in Canada, Leda, trovatasi sola, decide di partire per una vacanza in una isola greca: Spetses.

Passa un primo momento di relax in Grecia, finché non arriva sulla spiaggia una grande e chiassosa famiglia greca del Queens.

Questa famiglia allargata, e vagamente minacciosa negli atteggiamenti, diventerà una distrazione continua per Leda.

La donna inizia ad osservarli da lontano per cercare di capire i rapporti che intercorrono tra di loro. Inizialmente si avvicina solo a Callie, una donna di 40 anni incinta del suo primo figlio.

Un giorno Leda si accorge di una giovane all’interno del grande gruppo. Si tratta di Nina (Dakota Johnson), una giovane madre di una bambina di nome Elena.

Leda è al contempo affascinata e turbata dall’apparente rapporto perfetto tra madre e figlia.

Dei ricordi affiorano dalla loro visione, tra cui i dolori provati durante le prime fasi del suo essere madre “imperfetta”.

Un suo stesso gesto impulsivo la porta, in un secondo momento, ad uno stato di sconvolgimento.

La donna inizia così ad affrontare le sue scelte passate all’interno della sua mente. E a ritornare ai momenti difficili in cui si era sentita una madre “snaturata”.

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Dakota Johnson nel ruolo di Nina

La recensione del New York Times, di Jeannette Catsoulis

Il film, secondo il New York Times, analizza come la maternità possa stravolgere la vita delle persone, che sono costrette in molti casi a riporre nel cassetto i propri sogni. E questo è quello che in parte succede a Leda.

Ma è solo una prima lettura superficiale; il film non è solo questo. A un livello più profondo, secondo il quotidiano, emerge un’esplorazione cruda della maternità, che causa un cambiamento radicale e interiore di una persona.

I figli sono una responsabilità schiacciante”, queste infatti sono alcune parole pronunciate da Leda alla futura mamma Callie. Parole difficili da dire, in particolare a voce alta e a persone sconosciute. Il giudizio sociale è dietro l’angolo. Ma forse Leda sente di poter essere capita da qualcuno, la giovane Nina.

Infatti a dare questa impressione ci sono degli “sguardi di stima di Nina a Leda, come se valutasse la donna più anziana come possibile alleata”. Occhiate di intesa catturate dai molti primi piani presenti nel film.

La recensione del New Yorker, di Richard Brody

Il New Yorker analizza la funzione della famiglia greca dall’aria sospetta, di cui fanno parte due madri che Leda osserva: Callie e Nina.

Questo grande clan sembra funzionare come le madeleine di Proust: un elemento in grado di evocare dei ricordi passati o, come nel caso dello scrittore francese, il sapore e il profumo di un dolce da cui riemergono delle memorie.

Infatti, la visione della famiglia greca funziona da interruttore per la memoria di Leda, che si accende portando in superficie dei ricordi dolorosi.

Vedere giovani madri con figlie giovani suscita ricordi dei suoi primi anni, di quasi due decenni prima, quando le sue due figlie (ora ventenni) erano bambine.”

I flashback presenti nel film mostrano proprio quel periodo della sua vita. Una giovane Leda (interpretata da Jessie Buckley), che “cercava di far fronte alle esigenze di crescere i figli mentre la sua carriera accademica avanzava”.

Lo spettatore, mettendo insieme i vari pezzi del puzzle, riesce così a capire perché Leda si sente una cattiva madre.

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Leda e Nina

Il tema del film: sentirsi “madri snaturate”

“Ho letto il romanzo della Ferrante anni fa e mi sono detta: che donna complicata la protagonista.” Ma La figlia oscura non è solo la storia di una donna difficile: “quello che sente sono esperienze comuni a molte donne, ma di cui non si parla mai, verità segrete dell’esperienza femminile”. Queste le parole di Maggie Gyllenhaal al Lido di Venezia durante la Mostra del cinema.

La corrispondenza con la Ferrante, scrittrice che non ha mai rivelato la sua identità, ha messo in luce la necessità di rappresentare anche le donne che si sentono in colpa per il loro modo di essere madri, per un motivo o un altro.

La società impone un certo prototipo di madre. Ma non tutte le donne vivono allo stesso modo l’arrivo di un figlio.

Come sottolinea Peter Debruge su Variety, “le donne sono giudicate duramente dalla società per aver agito egoisticamente, per aver messo la propria carriera prima dei figli, il piacere prima del partner.”

E ancora, “quando gli adulti regalano bambole alle bambine, è con il presupposto che diventeranno madri responsabili.”

Questo messaggio, continua Debruge, è ben presente nel libro della Ferrante, e non è perso “nella traduzione della Gyllenhaal”.

Un meccanismo di imposizione genitoriale sulle bambine, richiamato anche nel film con la bambola di Elena.

La bambola è, in effetti, un elemento di dolore per Leda, da lei fuoriescono dei ricordi tristi delle sue figlie, ma anche della sua stessa infanzia.

Sarà proprio quella bambola a far scattare Leda.

Anna Ceroni

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