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Il capo mafioso può dire la verità sui mandanti (italiani e stranieri) delle stragi degli Anni Novanta.

Perché è importante l’arresto di Matteo Messina Denaro? Cosa significa l’aver assicurato alla giustizia il super-latitante di Cosa Nostra?

Che cosa lo Stato deve ottenere dal boss trapanese, a nome dei cittadini italiani e dei famigliari delle vittime di mafia?

L’arresto di Messina Denaro è importante perché può consentire di far luce, finalmente, sui mandanti delle stragi di Capaci, di via D’Amelio, di Roma, Firenze e Milano degli anni 1992-1993.

Quei mandanti facevano parte – e forse qualcuno fa parte ancora – dello Stato. E avevano collegamenti internazionali e poteri esteri a cui rispondevano.

Obiettivo? Condizionare il governo italiano, le scelte di politica estera e quelle strategiche di economia.

La mafia è stato solo il “braccio armato”, militare, di comandanti e di politici italiani ed esteri che hanno ordinato le stragi.

Un Matteo Messina Denaro, un Provenzano, un Totò Riina eseguivano solo gli ordini politici di apparati dello Stato al servizio di potenze straniere.

IL RUOLO DELLA MAFIA IN ITALIA

L’aver assicurato alla giustizia il boss dei boss – latitante da trent’anni – vuol dire offrire l’occasione alla magistratura di far luce su punti nodali della storia italiana:

  • gli apparati dello Stato collusi con la mafia,
  • i collegamenti internazionali,
  • gli interessi che gravitano attorno a Cosa Nostra

Ci riusciranno i magistrati? Oppure saranno fermati da qualche “segreto di Stato”?

Qui avremo la prova provata se il governo, presieduto da Giorgia Meloni, vuole finalmente aprire gli archivi, far luce sugli omissis e togliere il segreto di Stato e le barriere che hanno fermato le indagini sulle stragi.

Lo Stato deve ottenere dal boss trapanese le figure dello Stato che hanno ordinato e coperto gli attentati contro Falcone e Borsellino, gli attentati a Roma, Firenze e Milano.

Ovvero tutte quelle azioni criminali orientate a bloccare chi voleva far luce sui criminali e i traditori dell’Italia annidati dentro lo Stato.

Può essere che Messina Denaro conosca anche i referenti internazionali che hanno gestito la fase degli Anni Novanta della strategia della tensione.

MAFIA E STRATEGIA DELLA TENSIONE

È una fase che si colloca in linea con tutte le azioni eversive della strategia della tensione.

Sono azioni che vanno dall’omicidio di Enrico Mattei (ottobre 1962) al tentato Golpe Borghese (dicembre 1970) al rapimento e assassinio di Aldo Moro (marzo e maggio 1978), fino alle stragi dei primi Anni Novanta.

Tutte queste svolte della storia del terrorismo – un terrorismo colluso con pezzi dello Stato – sono state poi inframmezzate da millanta azioni criminali della strategia della tensione.

Obiettivo della strategia della tensione? Quello di sempre: controllare l’Italia. Ovvero:

  • controllare l’Italia a livello politico, militare e della sicurezza,
  • controllare i suoi governi e le scelte di politica estera,
  • controllare le scelte di politica economica e finanziaria

Tant’è che è quasi un miracolo se il tessuto politico, economico e della sicurezza italiani sono riusciti, comunque, a reggere e a muoversi – dove possibile – in autonomia.

COSA NOSTRA, STRAGI E SCELTE POLITICHE

Basta collegare le stragi nella fase politica ed economica – con le relative scelte di governi e poteri forti – al contesto in cui quelle stragi si collocano, e si comprende perché la mafia è stata funzionale a disegni interni e internazionali ben superiori alle sue capacità.

La macchina criminale, sanguinaria e da guerra di Cosa Nostra, insomma, è stata quella di una banda terroristica – come parte delle Brigate Rosse e del terrorismo neofascista – al servizio di poteri e intelligence estere.

Poteri e intelligence che hanno goduto, ovviamente, del lavoro di parti dello Stato italiano.

Illuminante, a questo proposito, la presentazione su YouTube del libro Giovanni e io, di Pino Arlacchi, intervistato dal giornalista investigativo e ricercatore Giovanni Fasanella, sulla figura di Giovanni Falcone.

Grazie a questo libro, comprendiamo come e dove si collochi Cosa Nostra nella Storia italiana contemporanea.

Giovanni e io. Il libro sul magistrato Giovanni Falcone

Chi è il boss di Cosa Nostra. Vita e delitti del leader mafioso

Foto segnaletica del bosso mafioso Matteo Messina Denaro-2
La foto segnaletica, scattata dagli inquirenti, del boss mafioso siciliano Matteo Messina Denaro

Sull’arresto di Matteo Messina Denaro rinvio all’agenzia Ansa, sul cui sito puoi leggere tre aspetti interessanti – fra i molti del boss di Costa Nostra – che meritano attenzione.

Ecco gli articoli:

Importanti, poi, anche le reazioni dei palermitani. A cominciare dai giovani che si battono contro la mafia, e dai famigliari delle vittime, che vogliono una risposta al “perché” delle stragi di mafia.

Totò Riina, boss scomparso di Cosa Nostra-min
Totò Riina, assieme a Bernardo Provenzano e Matteo Messina Denaro, è stato un capo storico di Cosa Nostra

LA VECCHIA MAFIA DEL BOSS TRAPANESE E DI TOTO’ RIINA

La mafia rappresentata da Matteo Messina Denaro non era più quella di Totò Riina e di Bernardo Provenzano.

Gli arresti di numerosi capi storici e la confisca di cospicui patrimoni avevano, nel tempo, provocato il mutamento di alcuni caratteri fondamentali di Cosa nostra.

Lo segnalano le relazioni della Commissione antimafia nel 2018 e della Dia nel 2021.

L’indebolimento di Cosa Nostra è un dato consolidato.

Tuttavia è anche vero che, come avvertiva l’Antimafia, la mafia siciliana è riuscita a mantenere un’intatta “capacita’ di rigenerazione”, un “ampio consenso sociale” e una capacità di intimidazione “alla quale ancora corrisponde, di converso, il silenzio delle vittime”.

Il mutamento più rilevante è quello che ha intaccato l’organizzazione unitaria e verticistica, descritta da Tommaso Buscetta.

Ora, secondo la Dia, “la direzione e l’elaborazione delle linee d’azione operative risultano esercitate per lo più da anziani uomini d’onore detenuti; o da poco tornati in libertà”.

Quindi non è più operativa la famosa “commissione” che deliberava stragi, delitti e gli assetti della struttura militare.

COSA NOSTRA SI NASCONDE

In questi anni Cosa Nostra ha continuato a perseguire la “strategia della sommersione”, sostenuta soprattutto da Bernardo Provenzano, con azioni sotto traccia, fatte per non suscitare allarme sociale.

Azioni fatte anche per sfuggire alle inchieste della magistratura e degli apparati investigativi.

E per questo, sostiene ancora l’Antimafia, si è cercato di ricomporre la “tradizionale convivenza con lo Stato”.

Si è venuta così configurando un’associazione diversa da quella del periodo stragista.

Cosa Nostra ha cambiato pelle, è vero, ma ha mantenuto il suo radicamento territoriale, assicurato dalle singole “famiglie”, e la sua pericolosità.

In questo quadro la figura di Messina Denaro avrebbe mantenuto un ruolo di riferimento per i gruppi collaterali di interesse, come hanno rivelato le indagini sulla rete di fiancheggiatori dell’ultimo grande boss latitante.

Messina Denaro aveva la sua forza concentrata nella provincia di Trapani. Continuava, comunque, secondo la Dia, ad avere voce in capitolo per la risoluzione di ogni controversia.

Il bosso trapanese pesava inoltre per la nomina dei vertici delle articolazioni mafiose in tutta la Sicilia occidentale.

Criminal Profiling - Crimine - Investigazione - magazine ilbiondino.org - Photo 33654328 Andrei Morosan Dreamstime

COSA NOSTRA VIVE DI COLLUSIONI

“L’arresto di Matteo Messina Denaro chiude un’epoca della storia criminale mafiosa. Era l’ultimo dei grandi latitanti, protagonista di una strategia risultata perdente per Cosa Nostra“. Salvatore Lupo, docente di Storia contemporanea all’Università di Palermo, è autore di numerose pubblicazioni sul fenomeno mafioso, dalle sue origini ai nostri giorni.

I boss in passato non venivano acciuffati perché non erano ricercati. Se la mafia ha potuto alzare la testa negli Anni Settanta è perché non ha trovato una simmetrica reazione da parte delle istituzioni.

“Dagli Anni Novanta non è andata più così. Bisogna riconoscere che questo è stato un merito collettivo. I grandi capi della mafia hanno perso il carattere dell’invincibilità. Sono stati presi tutti, uno dopo l’altro“, osserva il professor Lupo.

Infine, un’osservazione interessante dallo storico Lupo: “Il boss ha bisogno di
esercitare il proprio potere all’interno del suo territorio. Può disporre di ingenti disponibilità economiche, ma non può allontanarsi. Lì va cercato”.

“In secondo luogo”, osserva il professor Lupo, “la mafia siciliana non gode più di quelle tutele e protezioni che arrivavano dalle Americhe. Oggi Cosa Nostra isolana è più sola”.

Matteo Messina Denaro - arresto del boss di Cosa Nostra
L’arresto del “re” di Cosa Nostra, Matteo Messina Denaro

STORIA CRIMINALE DI MATTEO MESSINA DENARO

Le “sfortune” giudiziarie di Matteo Messina Denaro, in arte Diabolik “per via, raccontano i pentiti, di quei due mitra che voleva sistemare sul frontale della sua Alfa 164”, cominciano nel 1989, quando figlio dell’allora più celebre padre, don Ciccio, boss di Castelvetrano, incassa la prima denuncia per associazione
mafiosa.

Già da allora conosciuto in ambienti investigativi, non gode ancora di “fama” pubblica, ma ha preso in mano il mandamento su delega del padre-padrino ammalato, che lo avvia alla successione.

Enfant prodige del crimine, destinato per legami di sangue ad assumere un ruolo in Cosa Nostra, ha sempre amato sparare.

A 14 anni sa maneggiare le armi, a 18 commette il primo omicidio. “Con le persone che ho ammazzato io, potrei fare un cimitero”, confida a un amico.

In linea con la strategia stragista dei corleonesi, dei quali, come suo padre, resterà sempre fedele alleato, è coinvolto nelle stragi del 1992 in cui persero la vita i magistrati Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.

Un ruolo quello di Messina Denaro emerso solo quando la Procura di
Caltanissetta, che ha riaperto le indagini sugli attentati, ha chiesto la custodia cautelare per il boss di Castelvetrano. 

A ottobre del 2020, la Procura  lo ha fatto condannare all’ergastolo per i due attentati.

Secondo gli investigatori sarebbe stato presente al summit voluto da Riina, nell’ottobre del 1991, in cui fu deciso il piano di morte che aveva come obiettivi i due magistrati.

I pentiti raccontano, poi, che faceva parte del commando che avrebbe dovuto eliminare Falcone a Roma. Tanto da aver preso parte ai pedinamenti e ai sopralluoghi organizzati per l’attentato.

Da Palermo, però, arrivò lo stop di Riina. E Falcone venne ucciso qualche mese dopo a Capaci.

Un ruolo importante “Diabolik” lo ha avuto anche nelle stragi del 1993 a Roma, Firenze e Milano.

Imputato e processato, è stato condannato all’ergastolo per le bombe nel Continente.

La sua latitanza comincia a giugno del 1993. In una lettera scritta alla fidanzata dell’epoca, Angela, preannuncia l’inizio della vita da Primula Rossa

“Sentirai parlare di me”, le scrive facendo intendere di essere a conoscenza che di lì a poco il suo nome sarebbe stato associato a gravi fatti di sangue. “Mi dipingeranno come un diavolo, ma sono tutte falsità”.

Il padrino trapanese nella sua carriera criminale ha collezionato decine di ergastoli.

L’OMICIDIO DEL PICCOLO GIUSEPPE DI MATTEO

Oltre a quelli per le bombe del Continente, ha avuto il carcere a vita per il sequestro e l’omicidio del piccolo Giuseppe Di Matteo.

Giuseppe era figlio del pentito rapito da un commando di Cosa Nostra, strangolato e sciolto nell’acido nel 1996 dopo quasi due anni di prigionia.

Riconosciuto colpevole di associazione mafiosa a partire dal 1989, l’ultima condanna per mafia è a 30 anni di reclusione in continuazione con le precedenti.

Il tribunale di Marsala per la prima volta gli ha riconosciuto la qualifica di capo nel 2012.

Una pioggia di ergastoli, il boss Messina Denaro li ha avuti anche nei processi Omega e Arca che hanno fatto luce su una serie di omicidi di mafia commessi tra Alcamo, Marsala e Castellammare tra il 1989 e il 1992.

Roberto Saviano e l'arresto di Messina Denaro - Mafia -min
Lo scrittore Roberto Saviano. Gran conoscitore delle mafie

Saviano sull’arresto del “Re” della mafia

Messina Denaro è un re. Cosa Nostra per suo statuto interno elegge un re. Riina è morto sovrano, in carcere ma morto sovrano. Riina muore capo, Provenzano muore
capo. Messina Denaro è stato arrestato come capo di un’organizzazione in affanno”. Lo dice Roberto Saviano, in una lunga diretta social dedicata all’arresto di Mattia Messina Denaro.

“Parlerà? Chi lo sa. Non subito e forse dirà un pezzettino di verità. Lo Stato è debole; e ti considera pentito anche se scopre solo un pezzettino. Mi fido poco della situazione“, dichiara Saviano.

Il suo successore? “In questo momento Messina Denaro è ancora re e se non si pente lo resterà. Sono diversi i nomi dei possibili eredi. C’è
prima di tutto Giovanni Motisi, siciliano di Palermo del 1959 che da anni si sente capo di Cosa Nostra”, spiega Saviano.

Giravano voci sull’arresto? Quando arrestano boss tutti lo sapevano, come per la nazionale. Quello che si ipotizzava è che fosse malato. Da giorni sapevano dov’era, cosa faceva, che aveva l’appuntamento all’ospedale”, dice Saviano.

Si è consegnato? Ha fatto uno scambio in cambio di clemenza sull’ergastolo ostativo? “Sono tutte congetture, suggestive ma personalmente credo che
l’ergastolo ostativo sia contrario alla nostra costituzione, che
vede la prigione per riabilitare una persona”, sottolinea lo scrittore.

Lo hanno seguito nel covo? “Non sappiamo molte cose. Devono dirlo ma forse non lo diranno”. Consegnato dai suoi capi? “Tutto e’ possibile. Le trame sono infinite“.

L’agenda rossa ce l’ha lui? “Credo che quella storia non la sapremo mai”, risponde Saviano. Ma “sappiate che qualunque esito avrà questo arresto, le organizzazioni criminali sono l’economia più florida dello Stato italiano“.

Giustizia, crimine e media, stigma e gruppi devianti - blog Biondino della Spider Rossa - ProsMedia - Agenzia Corte&Media - foto 7-min

Gli attentati degli Anni Novanta in Italia

“La locuzione bombe del 1992-1993 indica un periodo della storia della Repubblica Italiana caratterizzato da una serie di attentati con ordigni da parte dell’organizzazione criminale siciliana di tipo mafioso Cosa Nostra”, ci dice Wikipedia alla voce bombe del 1992-1993.

Si tratta di attentati “realizzati in Italia durante i primi anni novanta del XX secolo, precisamente tra il 1992 ed il 1993“. La pagina di Wikipedia prosegue poi elencando le stragi e gli attentati, con dovizia di particolari.

Non possiamo, tuttavia, fermarci a Wikipedia, per quanto utile nel collocare eventi e date nella giusta posizione cronologica. Occorre andare oltre la cronaca.

Per l’interpretazione anche delle stragi di mafia – oltre che della strategia della tensione – consiglio i libri di Giovanni Fasanella e Mario José Cereghino. E naturalmente il libro del sociologo Pino Arlacchi, Giovanni e io.

Sono libri che si occupano di eventi fondamentali della Storia d’Italia:

  • l’interventismo nella Prima Guerra Mondiale e i movimenti dopo la disfatta di Caporetto;
  • la figura di Benito Mussolini, agente dell’intelligence britannica con il soprannome “The Count”;
  • le squadracce fasciste e l’affermazione del fascismo organizzata dall’intelligence britannica e poi sostenuta da Winston Churchill;
  • l’attentato a Enrico Mattei (1962);
  • i tentativi di colpo di Stato, fra cui il Golpe Borghese (1970);
  • il Caso Moro (1978) e lo stop al Partito Comunista

CAPIRE LA STORIA D’ITALIA

L’aspetto scientifico, di ricerca e il valore storico del lavoro di Cereghino e Fasanella è di darci la chiave interpretativa di quegli eventi. E di tanti altri.

Il lavoro dei due ricercatori ci consente di comprendere la Storia di ieri. E quella di oggi. 

I libri di Fasanella e Cereghino ci consegnano gli strumenti per leggere la collocazione dell’Italia nel contesto internazionale. E quindi di decifrare ciò che è accaduto.

Ci consentono di comprendere ciò che accade, compreso l’arresto di Matteo Messina Denaro.

Tanto da farci chiedere: si è arreso lui, il boss di Cosa Nostra, facendosi prendere, perché scaricato dai suoi referenti interni e internazionali?

Oppure è davvero una vittoria dello Stato non solo contro un criminale (questo è pacifico), ma anche contro i traditori e i nemici dell’Italia e dei suoi cittadini?

Libro Nero della Repubblica Italiana - Fasanella - Cereghino

I collegamenti internazionali di Matteo Messina Denaro

È assai limitata la visione di chi pensa che il boss trapanese arrestato dai Carabinieri sia un mandante “autoctono” degli attentati degli Anni Novanta in Italia.

Il significato di quelle stragi – a Palermo, a Firenze, a Milano – tra 1992 e 1993 va oltre le azioni di mafia. Va oltre il contrasto alla magistratura, da Falcone e Borsellino agli altri, da parte della criminalità organizzata.

Quelle stragi vanno oltre gli stessi mandanti politici italiani.

Del collegamento con la sfera politica e apparati dello Stato assai importanti cominciano ad emergere prove che rilevano alcune presenze in Sicilia prima della strage in cui morì Giovanni Falcone con la moglie e la scorta, nel 1992.

Dai testi fondamentali Mario José Cereghino, ricercatore esperto di archivi angloamericani, e il giornalista investigativo, Giovanni Fasanella, nel Libro Nero della Repubblica Italiana abbiamo un dato di fatto.

Quel dato di fatto è nella continuità che vi è nella strategia della tensione: la bomba di Piazza Fontana, nel dicembre 1969, e il Caso Moro, con la strage in via Fani e l’uccisione di Aldo Moro, sono legati da un filo rosso e nero. E questo filo ha una precisa strategia internazionale.

Il dato emerge dai documenti declassificati dell’intelligence britannica. Il filo prosegue – stavolta per sola mano mafiosa – con le stragi del 1992 e del 1993.

STRATEGIA DELLA TENSIONE E STRAGI MAFIOSE

Scrivono Cereghino e Fasanella: “Tra il 1969 e il 1993, successe di tutto. Se si prova a mettere in sequenza i fatti accaduti in quel lasso di tempo, quasi un quarto di secolo, il colpo d’occhio è davvero impressionante”.

“Dopo le fasi del 1969-1978 e 1979-1982, ce ne fu una terza (fase di strategia della tensione, ndr.). Nel biennio 1992-1993, la mafia e le sue propaggini nel doppiofondo melmoso della Repubblica – secondo la definizione dell’ex presidente della Camera Luciano Violante – colpirono di nuovo e ancora più in alto. Più in alto di quanto si potesse immaginare”, scrivono Fasanella e Cereghino.

“In Sicilia, vennero assassinati uomini politici e imprenditori della zona grigia del potere mafioso, tra i quali il democristiano Salvo Lima e l’esattore Ignazio Salvo; e magistrati come Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, che costituivano la minaccia più aggressiva a quell’area opaca”, sottolineano i due ricercatori.

“Per la prima volta, il terrorismo mafioso fu esportato nel continente con stragi e attentati a Firenze (via dei Georgofili), Milano (via Palestro) e Roma (via Fauro, San Giorgio al Velabro e San Giovanni in Laterano). E agì in sinergia con sigle mai conosciute prima”, proseguono Cereghino e Fasanella.

“La Falange armata, per esempio, era una di quelle fantomatiche organizzazioni paramilitari clandestine dietro le quali si mimetizzavano mafiosi, destra eversiva e schegge impazzite degli apparati dello Stato, un mix di cui c’è traccia anche nel tentato golpe Borghese e persino nel caso Moro“, osservano i due ricercatori.

Le considerazioni dello scrittore Roberto Saviano e i documenti di Cereghino e Fasanella – con la strategia della tensione intrecciata alla mafia e guidata da apparati dello Stato asserviti a una potenza straniera – ci aiutano a capire il senso dell’arresto di Matteo Messina Denaro.

IL SIGNIFICATO DELL’ARRESTO DEL “RE” DI COSA NOSTRA

I casi sono due: il boss di Cosa Nostra è finalmente gestito dallo Stato onesto che vuole fare luce su decenni tragica storia repubblicana; oppure è solo un avanzo di mafia da sbattere in galera.

Senza dare risposta a ciò che gli italiani e i famigliari delle vittime chiedono da sempre: “Perché le stragi? A chi giovavano? Chi nello Stato ha consentito o addirittura ordinato? Per conto di quale potere esterno al nostro Paese?”.

È con queste domande che occorre leggere la figura e l’arresto di Matteo Messina Denaro, il “Re” di Cosa Nostra.

Maurizio Corte
corte.media

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