I media si muovono come “tifosi giudiziari” sulla vicenda di Olindo Romano e Rosa Bazzi.

La decisione della Corte d’Appello di Brescia – competente per territorio – di non accogliere l’istanza di revisione della condanna di Olindo e Rosa è stata accolta dai giornali italiani con aperta soddisfazione.

I titoli dei giornali rimarcano la posizione della maggior parte dei media mainstream. È una posizione che ha queste caratteristiche:

  • non prende in considerazione il dubbio sulla sentenza definitiva di condanna all’ergastolo di Olindo Romano e Rosa Bazzi,
  • non tematizza le istanze della difesa dei due coniugi giudicati colpevoli della strage di Erba l’11 dicembre 2006,
  • non porta alla luce le carenze investigative e i punti critici dell’inchiesta sulla strage di Erba

Non si tratta – si badi bene – di essere innocentisti anziché colpevolisti, come giornalisti. Si tratta di offrire al pubblico dei media tutti gli elementi per giudicare, anche i più controversi.

Chi, poi, squalifica il dibattito pubblico sulla giustizia – tacciandolo di chiacchiera da bar senza informazioni e competenze valide – di fatto sputtana l’esercizio del diritto democratico al dubbio, alla discussione e al confronto delle idee.

Sarebbe come dire che di calcio possono parlare solo quelli che hanno fatto la scuola per calciatori o per allenatori. 

Il tema, cruciale e sempre di grande attualità, è di come i media rappresentano il crimine e la giustizia: i loro riti, i protagonisti, le tesi.

UNA CONTESA TRA PARTITI MEDIATICI

Quella a cui abbiamo assistito, nel dare la notizia del rigetto dell’istanza di revisione del processo a carico di Olindo e Rosa, è stata la finale di una contesa tra tifoserie mediatiche.

L’idea che ci si fa, sfogliando i giornali e ascoltando i servizi multimediali, è di essere di fronte a una battaglia “politica”: una battaglia tra chi è dalla parte dei giudici, a prescindere, e chi coglie l’occasione per attaccare il sistema giustizia.

L’elemento debole, nella posizione dei giornali, è che sia i colpevolisti (quasi tutti) che i pochi dubbiosi tra i media si fermano alla superficie: allo scontro tra posizioni, senza tenere in alcun conto le ragioni degli altri per discurerle. Ed eventualmente confutarle.

Strage di Erba - Revisione Processo - Il Fatto-min

Il servizio dell’agenzia Ansa

Di seguito il dispaccio che l’Ansa ha inviato il 10 luglio 2024, giorno della decisione della Corte d’Appello di Brescia, a tutti i giornali e le organizzazioni abbonati all’agenzia.

Le parole chiave del servizio le ho messe in corsivo. Sono quelle che danno il tono all’articolo dell’Ansa.

Non servono grandi sforzi interpretativi per cogliere il significato di questo servizio.

È evidente che non si entra nel merito dei dubbi, delle carenze investigative, delle critiche fondate alla sentenza di condanna all’ergastolo di Olindo e Rosa.

L’operazione che fa l’agenzia Ansa è su tre direzioni:

  • non dà peso alcuno alle ragioni della difesa dei coniugi Romano, semplicemente non approfondendole (con una scheda a parte, ad esempio);
  • delegittima le voci dissenzienti (rispetto alla condanna ufficiale), basti pensare agli aggettivi “tunisino”  e a “battagliero” usati per qualificare Azouz Marzouk, che nella strage di Erba ha perso la moglie e il figlio;
  • delegittima le posizioni dissenzienti (rispetto alla condanna all’ergastolo) e mette in risalto, con il principio di autorità, le voci ufficiali del procuratore generale e dell’avvocato dello Stato

IL TESTO DEL DISPACCIO ANSA CON LA NOTIZIA

Ci avevano sperato fino all’ultimo, nella gabbia degli imputati della Corte d’appello di Brescia, Olindo Romano e Rosa Bazzi.

Ma per loro non si riapriranno le porte del carcere: dopo 3 udienze e cinque ore di camera di consiglio, resta quella parola già scandita davanti ad altri tribunali. Ergastolo.

La loro istanza di revisione della condanna a vita per la strage di Erba – quattro vittime tra cui un bambino di due anni e una quinta salva miracolosamente, l’11 dicembre del 2006 – è stata dichiarata dai giudici della Corte d’Appello della città lombarda “inammissibile”.

Il che significa che rimangono, appunto, condannati all’ergastolo, come stabilito anche dalla Cassazione. E inammissibile è anche l’istanza, controversa, presentata dal sostituto pg di Milano Cuno Tarfusser, che per questa sua iniziativa presa personalmente senza l’avallo del suo ufficio, è anche stato sanzionato dal Csm.

Il suo commento è tranchant. “Non mi riconosco più in una magistratura, a cui ho dedicato 40 anni della mia vita, che ha perso il metodo del dubbio. Che cosa costava assumere delle prove e decidere?”.

Olindo ha ascoltato il verdetto letto dal presidente Antonio Minervini impassibile, Rosa ha accennato un gesto misto tra delusione e stizza. Poi ha pianto, secondo chi era nell’aula interdetta ai giornalisti.

I coniugi sono quindi tornati per il “fine pena mai” nelle carceri milanesi di Opera e Bollate. Carcere, quest’ultimo, dove Rosa Bazzi usufruisce del lavoro esterno per prestare la sua opera in un’azienda di pulizie. 

L’avvocato Fabio Schembri, difensore storico dei coniugi, non vuole però parlare di benefici del regolamento penitenziario.

“Siamo delusi – dice dopo la sentenza – e faremo ricorso in Cassazione”.

Rimane battagliero anche Azouz Marzouk, che nella strage perse la moglie, Raffaella Castagna, il figlio Youssef, di due anni, e la suocera Paola Galli.

Il tunisino si è costituito parte civile ma da tempo sostiene l’innocenza dei coniugi. “Io resto convinto che non siano stati loro. Finché non verranno riaperte davvero le indagini resto della mia idea”.

Chiede scusa ai fratelli Castagna sui quali, tempo fa aveva avanzato ombre? “Non li conosco”, taglia corto. 

Non è servito alla difesa confutare il racconto del supertestimone Mario Frigerio, che nell’eccidio ebbe uccisa la moglie Valeria Cherubini, si salvò miracolosamente, diventando il superteste del processo e riconobbe Olindo come aggressore: “È stato lui, disgraziato”, aveva detto con certezza in aula.

Rosa Bazzi e Olindo Romano - Strage di Erba

Non è servito ipotizzare che le confessioni di Olindo e Rosa, poi ritrattate, fossero state ‘insufflate’ da carabinieri e inquirenti, anche a causa della debolezza mentale degli imputati (i consulenti della difesa sostenevano che Rosa avesse un quoziente di intelligenza pari a 58).

Inutile cercare di svalutare la macchia di sangue di Valeria Cherubini trovata sul battitacco della Seat Arosa di Olindo, nè chiamare in causa un tunisino che intendeva riferire i timori di Azouz quando era in carcere, per cercare di sostenere la pista alternativa del regolamento di conti nello spaccio di droga. 

Per i giudici tutte queste non sono prove nuove e non comportano il proscioglimento degli imputati, come impone invece il ristretto perimetro della revisione.

Istanze quindi che non possono nemmeno essere analizzate nel merito.

Commentano il procuratore generale di Brescia Guido Rispoli e l’avvocato generale Domenico Chiaro. ‘Siamo soddisfatti perché sono state accolte le nostre richieste. Gli atti giudiziari bisogna studiarli dalla A alla Z e saperli leggere e tanti che hanno commentato questa vicenda non lo hanno fatto” ha detto il pg per il quale la decisione dei giudici di Brescia conferma le prove “granitiche” contenute nelle tre sentenze precedenti.

“Si era diffusa la vulgata secondo cui tutte le sentenze si basavano solo su tre indizi, invece fin dall’inizio vi era una piattaforma indiziaria che conduceva a Olindo Romano e Rosa Bazzi”, ha aggiunto Chiaro.

Chiusa, forse, l’ultima pagina, tornano a parlare i Castagna con Giuseppe e il fratello Pietro che chiedono di tornare a una “vita normale”.

La verità, dice Pietro ripostando un video con l’immagine delle vittime della sua famiglia, “è stata ribadita per l’ennesima volta. Gente senza scrupoli né morale guardi questo video e ci chieda scusa. Chiedete scusa al piccolo Fefè, a Raffaella, a nostra madre Paola, alla signora Valeria, al signor Mario, a Elena e Andrea, a nostro padre, a Beppe e a me. A tutti noi”. 

I titoli dei giornali

Tutti i giornali danno la notizia della decisione della Corte d’Appello di Brescia con cui viene rigettata l’istanza di revisione del processo a Olindo Romano e Rosa Bazzi per la Strage di Erba dell’11 dicembre 2006.

La strage di Erba è un caso di omicidio plurimo avvenuto a Erba, in provincia di Como, l’11 dicembre 2006.

La strage fu compiuta – secondo la giustizia italiana – dai coniugi Olindo Romano (classe 1962) e Angela Rosa Bazzi (classe 1963).

I due uccisero a colpi di coltello e spranga Raffaella Castagna, suo figlio Youssef Marzouk (2 anni), la madre Paola Galli e la vicina di casa Valeria Cherubini. 

Il marito di Valeria Cherubini, Mario Frigerio (classe 1941) fu colpito con un fendente alla gola e creduto morto dagli assalitori, riuscì a salvarsi grazie ad una malformazione congenita alla carotide che gli evitò la morte per dissanguamento.

La strage avvenne nell’abitazione di Raffaella Castagna, in una corte ristrutturata nel centro della cittadina. L’appartamento fu dato alle fiamme subito dopo l’esecuzione del delitto.

Il 3 maggio 2011, la Corte di Cassazione ha rigettato i ricorsi proposti, rendendo definitiva la sentenza d’appello che aveva riconosciuto come autori della strage i coniugi Romano, già condannati all’ergastolo in primo grado.

Il 10 luglio 2024 la Corte d’Appello di Brescia ha rigettato una nuova istanza di revisione del processo, confermando le condanne all’ergastolo.

I maggiori quotidiani – Corriere della SeraRepubblica Stampa – prendono posizione, nel dare la notizia, ribadendo la posizione colpevolista. E quindi dando per verità storico-fattuale la verità giudiziaria.

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La posizione dei media su Olindo e Rosa

La sola lettura dei titoli degli articoli (qui sopra riportati) è sufficiente per avere un quadro di come i grandi giornali hanno dato la notizia della decisione della Corte d’Appello di Milano.

I quotidiani Repubblica, Corriere della Sera Stampa non hanno di certo nascosto la loro simpatia per una decisione che conferma l’ergastolo per Olindo Romano e Rosa Bazzi. 

Hanno anzi messo in campo loro commentatori per smontare le voci critiche sulla sentenza definitiva per la Strage di Erba del dicembre 2006.

Il Fatto, con Selvaggia Lucarelli, si mostra il più “militante” nel sostenere le decisioni dei giudici. E nell’attaccare frontalmente, dileggiandoli, coloro che nutrono dubbi sulla colpevolezza di Olindo e Rosa.

LE POSIZIONI DEI GIORNALI

Se dobbiamo misurare il livello di una democrazia dal tono dei giornali (e dal taglio editoriale) nel trattare un caso così doloroso e controverso, non possiamo che arrenderci: non abbiamo una stampa che osa tematizzare, in modo serio e rigoroso, il dissenso rispetto alle verità giudiziarie ufficiali.

Non lo fa nel dare la notizia del rigetto dell’istanza di revisione del processo. Sarebbe interessante immaginare quale posizione i giornali avrebbero assunto con una decisione favorevole a Rosa e Olindo.

Anche in quest’ultimo caso avrebbero aderito, in modo acritico, alle tesi innocentiste? È un’eventualità che non entusiasma. I giornalisti dovrebbero agire a prescindere dalle verità giudiziarie.

I servizi video sulla Strage di Erba

La confessione di Olindo Romano

La confessione di Olindo Romano, che si autoaccusa della Strage di Erba e accusa anche la moglie Rosa Bazzi, messa sul web dal Corriere della Sera.

Il magistrato dissidente: Cuno Tarfusser

Le Iene (Italia1)  e la battaglia innocentista

Ha fatto discutere e creato posizioni contrapposte, con strascico di polemiche, la battaglia innocentista de Le Iene, il noto programma di Italia1, per sostenere l’estraneità di Rosa Bazzi e Olindo Romano rispetto alla Strage di Erba.

Il lungo servizio de Le Iene lo puoi guardare al link qui sotto:

Il pregio del programma, sul piano giornalistico, comunque la si pensi, consiste nel tematizzare e approfondire in modo puntuale gli aspetti controversi del caso.

Un giornalismo di qualità, anziché cercare di delegittimare l’avversario, dovrebbe rispondere con lo stesso stile: andando sui singoli punti della Strage di Erba.

Il podcast INDAGINI e lo Speciale Tg1

Alla Strage di Erba e ai dubbi sulla colpevolezza di Rosa Bazzi e Olindo Romano sono dedicati altri due importanti lavori sul piano giornalistico.

Il primo è il podcast INDAGINI, di Stefano Nazzi. E il secondo è uno Speciale Tg1.

Ne parlo in questo articolo magazine dedicato allo Speciale Tg1 sulla Strage di Erba.

I libri sulla Strage di Erba

Sono molte le pubblicazioni sulla Strage di Erba e sulle figure di Olindo Romano e Rosa Bazzi. 

Su AMAZON (link di affiliazione) puoi trovare l’elenco completo dei libri, a partire da quello di Antonino Monteleone e Francesco Priano, delle Iene, intitolato Erba. Verità, dubbi e misteri sulla Strage di Erba.

 

Olindo Romano e Rosa Bazzi - Strage di Erba

Quale giornalismo in questi casi?

Il giornalismo è investigativo oppure non è. Il giornalismo non è solo certezza di un fatto accaduto, su cui ci si rivolge a fonti autorevoli e si cercano conferme.

Il giornalismo è anche dubbio. È ricerca della verità oltre le versioni ufficiali, ancorché autorevoli, giudiziarie e “definitive”.

Nel caso della Strage di Erba, nel dare la notizia del rigetto dell’istanza di revisione del processo a carico di Olindo Romano e Rosa Bazzi mi sarei aspettato un approfondimento delle tesi contrapposte.

In democrazia, il dubbio e il dibattito sono fondamentali. Questo prescinde dall’essere innocentisti o colpevolisti nel merito.

Mi sarebbe piaciuto – in un lavoro su cui c’era tutto il tempo per applicarvi un bravo cronista – leggere un confronto tra la verità giudiziaria definitiva e le tesi di chi la mette in discussione.

PERCHÉ IL CONFRONTO È NECESSARIO

In questo modo, ponendo a confronto elementi, dubbi, argomentazioni è possibile formarsi un giudizio. In questo modo, la Selvaggia Lucarelli di turno può bollare (o meno) come “farsa” l’iniziativa a favore di Olindo e Rosa.

Credo che vi sia un metro infallibile per valutare l’inconsistenza di una tesi, sia essa innocentista o colpevolista: andare sui fatti, confrontare i dati, mettere in paragone le posizioni differenti.

Chi attacca l’avversario, cercando di ridicolizzarlo o delegittimarlo o farlo passare per idiota (per mona, diremmo in lingua veneta), e non porta dati, argomenti, confutazioni, si qualifica da solo. E si qualifica male.

Accade per la Strage di Erba, con Olindo Romano e Rosa Bazzi. E accade per gli altri argomenti con cui ci misuriamo – leggendo i media – ogni giorno.

Maurizio Corte
Agenzia Corte&Media

La posizione della criminologa Roberta Bruzzone

L’inchiesta Il Grande Abbaglio sul canale Fronte del Blog

C’è una grande inchiesta giornalistica sulla Strage di Erba. La possiamo seguire sul canale YouTube Fronte del Blog.

Il giornalista Edoardo Montolli esamina tutti gli indizi contro Rosa e Olindo, tutti gli elementi trascurati, fa contro-informazione su quelle che ci sono state presentate come “verità oggettive” in sede di processo.

Il giornalista Giorgio Montolli è l’autore, con Felice Manti, del libro Il Grande Abbaglio. Controinchiesta sulla strage di Erba.

Video inchiesta Il Grande Abbaglio sulla strage di Erba

Simonetta Matone (ex magistrato): “Olindo e Rosa sono colpevoli”

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