Nella serie, il vero crimine non è l’omicidio, ma la discriminazione di genere.
Un esperimento. Così vengono definite le prime donne poliziotto di Stoccolma nel 1958: una storia vera che ha ispirato The New Force, crime drama d’epoca di Netflix.
Il titolo originale, Skiftet — “il cambiamento” — sottolinea il passaggio epocale di questa vicenda: un passo avanti verso la parità di genere, ma anche una lotta quotidiana contro un muro di pregiudizi.
Varcata la soglia del commissariato, le protagoniste si trovano infatti in un mondo che non le vuole. «Derise dal pubblico, denigrate dai media, disprezzate dai colleghi e assegnate» al distretto con il più alto tasso di criminalità della città: Klara.
Il maschilismo soffoca inoltre ogni loro gesto, decisione, respiro. A partire dalle gonne che sono obbligate a indossare, che sfregavano le cosce come carta vetrata.
Sullo sfondo, scorre anche un giallo irrisolto tra prostituzione, bar a luci rosse e criminalità organizzata. Tuttavia il vero cuore dei sei episodi non è l’indagine, ma la sua potente denuncia sociale.
Ideata da Patrik Ehrnst e Rojda Sekersoz, la serie fonde così insieme due generi apprezzati dal grande pubblico: il dramma in costume e il poliziesco nordico.
Un titolo originale che fa sperare per una seconda stagione.
TRE DONNE CONTRO IL SISTEMA: LA TRAMA
Carin, Siv e Ingrid: sono loro le tre protagoniste di The New Force. Tre donne diverse, unite da un coraggio che cresce dentro le mura della polizia.
Fidanzata con un ricco studente, Carin è ossessionata dalla morte di una prostituta. Anche se le è vietato indagare, non riesce a fermarsi: la verità diventa così la sua missione, anche a costo della vita.
Eletta “Miss Svezia”, Siv viene umiliata dai colleghi da foto di nudo contraffatte. Non si fa però fermare: avvicinandosi all’affascinante detective Oscar Thornberg, sogna di diventare investigatrice.
Ingrid, infine, dal primo giorno sente di aver fatto un errore.
Tuttavia, quando il suo partner di pattuglia, Wallin, smette di ignorarla e diventa suo mentore, le sue certezze cambiano — finché l’uomo non rivela un lato oscuro.
IL CAST DI “THE NEW FORCE”
Ispirata a eventi reali, la serie presenta personaggi di finzione interpretati da volti affermati di televisione e cinema svedesi:
- Josefin Asplund (Vikings) è Carin, giovane donna guidata da un profondo senso di giustizia.
- Agnes Rase (Midsommar) interpreta invece l’ambiziosa e determinata Siv.
- Infine, Malin Persson (Omicidi a Sandhamn) dà vita alla riservata Ingrid.
Accanto a loro, Christopher Wagelin, Hannes Fohlin, Rasmus Luthander, Jimmy Lindström e Cilla Thorell completano un cast di livello. Un elemento che fa la differenza.
“The New Force”: recensione di un thriller sociale in costume
Il linguaggio visivo di questo dramma di Netflix è potente.
Il montaggio crea infatti un ritmo “punk-grunge”: stacchi rapidi, immagini d’epoca, inserti visivi che si alternano come titoli di giornale.
Tutto è inoltre scandito da musica moderna.
Una narrazione viva, vibrante, che restituisce il caos delle strade di Stoccolma e la tensione emotiva delle protagoniste.
UN GIALLO NOIOSO, TRE VITE INTERESSANTI
Quando le poliziotte iniziano a lavorare, scoprono che il loro nemico non è il crimine, ma l’opposizione dell’intero paese. Forse è per questo che il giallo che attraversa la serie non risulta sempre il motore principale.
La trama poliziesca appare infatti a tratti macchinosa, quasi un pretesto: perché non è tanto l’omicidio a spingere lo spettatore verso l’episodio successivo, ma il desiderio di conoscere le protagoniste.
Come osserva Wonder Channel, tuttavia, «se ogni episodio si fosse concentrato su un caso diverso, la serie avrebbe mantenuto meglio il ritmo».
Nonostante ciò, la costruzione dei personaggi e il contesto storico rendono la visione intensa e significativa.
È raro, inoltre, trovare una serie in costume lontana dai soliti scenari: niente colorate corti inglesi o strade malfamate di New York, ma una Stoccolma moderna che cerca la sua identità.
I temi toccati restano infine attualissimi: emancipazione femminile, lotta di genere nei luoghi di lavoro, conciliazione tra carriera e famiglia, violenza domestica e aborto.
Tutte lotte che hanno combattuto anche le nostre nonne.
Donne nella polizia svedese: la vera storia dietro “The New Force”
Fin dal primo fotogramma, la serie ci trasporta in un capitolo poco noto della storia svedese: quello delle prime donne nella polizia.
La scelta del 1958 non è infatti casuale: è l’anno in cui si diplomano le prime poliziotte, in quello che all’epoca viene definito un “esperimento sociale”.
Tuttavia, questo cambiamento non è improvviso, ma un processo graduale — come spiega Il Time — iniziato molto prima.
LE “SORELLE DI POLIZIA”
Le prime polissyster — “sorelle di polizia” — vengono assunte a Stoccolma nel 1908.
Agda Halldin, Maria Andersson, Erica Ström e altre pioniere vengono però ammesse solo in via sperimentale.
I loro ruoli sono inoltre limitati: perquisizioni e sorveglianza in casi che coinvolgono donne e bambini. Niente uniformi, nessuna autorità reale.
Molte di loro provengono poi da contesti infermieristici o sociali, alimentando l’idea che il loro compito sia solo di supporto.
Eppure, il loro contributo funziona e l’esperimento si estende ad altre città.
Negli anni ’30, infatti, i doveri delle polissyster vengono ampliati: passano a condurre interrogatori, ricognizioni e perquisizioni in casi di crimini sessuali.
È però negli anni ’50 che comincia a tirare il vero vento del cambiamento.
LA NUOVA FORZA LAVORO
Dopo il conflitto mondiale, la Polizia si trova sotto organico. Il lavoro non attira più nuove reclute: troppo pericoloso e mal retribuito.
Si decide quindi di attingere personale da una categoria fino ad allora inutilizzata, le donne:
- nel 1949 vengono ammesse all’Accademia di Polizia;
- nel 1954 il titolo di polissyster viene abolito, eliminando la discriminazione lessicale;
- infine, nel 1957, la porta dell’Accademia Nazionale viene aperta ad entrambi i sessi.
Solo un anno dopo, le prime diplomate iniziano a pattugliare le strade in uniforme.
LA RESISTENZA ALL’UNIFORME
Nonostante i progressi, la realtà resta soffocante. Le poliziotte affrontano diffidenza e risentimento, proprio come mostra The New Force.
Perfino l’uniforme diventa un campo di battaglia: ci vogliono per esempio due anni per progettare una gonna-pantalone che consenta libertà di movimento.
Ma le brutte abitudini sono difficili da abbandonare.
La Polizia continua infatti con le discriminazioni, impedendo per esempio di inserire tasche sul petto delle divise femminili. Il motivo? Evitare sguardi indesiderati.
Anche se ci vogliono sette lunghi decenni, alla fine l’uguaglianza formale però arriva.
Nel 1971, le donne ottengono infatti gli stessi compiti operativi degli uomini, concludendo così il programma sperimentale.
Autorizzate ad indossare i pantaloni dal ’74, oggi la forza lavoro femminile rappresenta circa il 35-38% della Polizia svedese.
E IN ITALIA?
In Italia, il percorso è stato ancora più lento.
Tutto inizia nel 1959, con la legge n. 1083, che istituisce il Corpo di polizia femminile: un reparto autonomo dedicato alla tutela di donne e minori.
Tre anni dopo, nel 1961, entrano in servizio le prime agenti. Bisognerà però attendere vent’anni per la vera svolta.
La legge 121 del 1981 riforma infatti l’Amministrazione della Pubblica Sicurezza, aprendo davvero la professione ad entrambi i sessi.
Due anni dopo, ha luogo il primo concorso misto, segnando la fine di un lungo cammino che ha cambiato per sempre il volto della sicurezza pubblica italiana.
Il crimine sociale della discriminazione di genere
The New Force non è solo una serie d’epoca ben confezionata. È un documento narrativo potente, che racconta la fatica e il coraggio delle prime donne in uniforme.
Il crime drama invita inoltre a riflettere sulla condizione femminile nel mondo del lavoro, sugli stereotipi di genere e sulla resistenza al cambiamento che, ancora oggi, sopravvive.
Un racconto quindi necessario, che ci ricorda quanto sia recente — e fragile — la conquista dei diritti che oggi consideriamo scontati.
E quanto sia importante non smettere mai di vigilare.
Anna Ceroni
“The New Force”: trailer del dramma svedese di Netflix
Crimine. Giustizia. Media. ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER MediaMentor™
Autrice e copywriter. Laureata magistrale cum laude in Editoria e Giornalismo, ama analizzare e divulgare crimini e ingiustizie di ogni tipo: dai misfatti di Hollywood ai reati ambientali.

