La vita del criminale è ora un film che apre molte domande sulla Prima Repubblica.
All’anagrafe era Antonio Chichiarelli. Per gli altri era Tony. Un uomo che ha agito indisturbato nel disordine romano degli anni ’80, finché la sua morte non ha rivelato la sua vera identità: quella del più grande falsario d’Italia.
Il 28 settembre 1984, nel quadrante nord-est di Roma, undici colpi di pistola mettono fine alla sua vita. Quella raffica, però, non chiude una storia: la spalanca, con violenza, su tre torbidi misteri della Prima Repubblica.
Via Ferdinando Martini, nella Capitale, non è infatti solo una scena del crimine.
È un crocevia. Da lì salpano piste che conducono lontano: al sequestro Moro, alla rapina al caveau della Brink’s Securmark e all’omicidio del giornalista Mino Pecorelli.
Tre vicende diverse, un solo nome che ritorna: Chichiarelli.
Lui è un artista del falso d’autore, capace di attraversare gli Anni di Piombo senza lasciare impronte. Un uomo baciato dal privilegio dell’invisibilità.
Nel 2026 questa figura – che si fa sempre più personaggio – approda anche sullo schermo con Il Falsario: è un film Netflix che racconta la vita di un criminale senza legami, che scivolava dalle Brigate Rosse, alla Banda della Magliana, fino ai servizi segreti.
Tony infatti non prendeva posizioni: le falsificava.
Le falsificava come si falsificano i quadri, i documenti, la storia.
Avrebbe intrecciato anche rapporti internazionali, come ipotizza un’inchiesta giornalistica di DarkSide Italia nel 2024, chiamando in causa il Mossad.
Per questo, a distanza di quarant’anni Chichiarelli rimane un enigma irrisolto. E ogni nuova indagine aggiunge un tassello che ne complica la visione.
Al centro, però, appeso come un quadro, c’è sempre lui. L’uomo che ha ingannato tutti con la sua arte: la menzogna.
“IL FALSARIO”: CAST E TRAMA DEL FILM SU ANTONIO CHICHIARELLI
Dal 23 gennaio 2026 su Netflix, Il Falsario prende vita dalle avventure di Antonio Giuseppe Chichiarelli.
È una vicenda italiana — molto italiana — che non racconta solo un uomo, ma un’epoca intera.
A interpretare il protagonista è Pietro Castellitto, in una prova che ha convinto la critica.
Tuttavia il regista Stefano Lodovichi chiarisce subito che quello del film non è un ritratto realistico: il Tony cinematografico è un «avventuriero guascone».
È la metafora di un’epoca inquieta per la capitale: una città che poteva essere promessa o trappola.
Il racconto — «falsamente ispirato a fatti reali» — si apre con l’arrivo del falsario a Roma con gli amici Fabione (Pierluigi Gigante) e Vittorio (Andrea Arcangeli).
Sono un trio simbolico. Tre modi diversi di sopravvivere nella giungla urbana.
Segue poi l’ascesa. Tony affina il suo talento fino a diventare un maestro del falso.
Al suo fianco c’è Donata (Giulia Michelini), gallerista che intuisce come quell’abilità possa aprire le porte del potere.
Prodotto da Cattleya, con la sceneggiatura di Stefano Lodovichi e Sandro Petraglia, il film vede nel cast anche gli attori Edoardo Pesce e Claudio Santamaria.
FALSAMENTE ISPIRATO A FATTI REALI
Come può una menzogna diventare strumento di potere?
È questa la domanda che attraversa Il falsario di Stato di Nicola Biondo e Massimo Veneziani, libro da cui il film trae ispirazione.
La risposta cinematografica passa da una regia inquieta e frammentata, che alterna realismo e invenzione con zoom improvvisi, «pellicola trattata, riprese a spalla e momenti dilatati».
La colonna sonora, inoltre, amplifica il clima irrequieto dell’epoca: Iggy Pop, Renato Zero, i Boney M sorreggono una «Roma sporca, vitale, irresistibile».
Il risultato è un film che rimane sospeso tra il thriller e il dramma storico, senza però riuscire a svelare ogni sfumatura del suo protagonista.
Chi era quindi davvero Antonio Chichiarelli? E quali sono le verità della sua storia che nessun film potrà mai contenere?
Antonio “Tony” Chichiarelli. Chi era il falsario dei misteri italiani
Antonio Giuseppe Chichiarelli nasce il 2 gennaio 1948 a Magliano de’ Marsi, in provincia dell’Aquila: è un paese dell’entroterra, lontano dai palazzi del potere e dai teatri di sangue.
Dopo il servizio di leva negli Alpini, nel 1969 si trasferisce a Roma. In valigia ha solo il suo talento per la pittura.
Nella capitale muove i primi passi nel mondo del crimine con episodi marginali. È un apprendistato.
Nel 1976 arriva però la svolta: dentro il carcere di Regina Coeli, incontra Danilo Abbruciati, fondatore della Banda della Magliana, di cui Chichiarelli diventa una risorsa preziosa.
Tuttavia Tony non è un uomo di appartenenze stabili. Evita di legarsi troppo alla mafia romana e diventa un intermediario: un punto di contatto tra criminalità organizzata e gruppi di colore opposto.
L’uomo simpatizza per le Brigate Rosse, frequenta ambienti dell’Autonomia Operaia, si muove nel mondo dell’estrema destra.
La sola malavita, comunque, non gli basta.
Nel tempo emergono, infatti, indizi sempre più insistenti di relazioni con apparati dello Stato.
Il falsario sarebbe stato un confidente del Servizio per le Informazioni e la Sicurezza Democratica (SISDE).
È un’altra ombra su di lui. Un altro dubbio.
IL TALENTO DEL “FALSARIO DI STATO”
All’inizio degli Anni Ottanta, l’Italia non conosce ancora Antonio Chichiarelli.
Solo il suo omicidio rivelerà infatti cosa si nascondeva dietro il suo talento artistico: una carriera criminale ramificata, costruita su più livelli.
È una figura ideale, per muoversi nello scacchiere del Potere occulto romano.
La sua abilità più nota rimane comunque la falsificazione artistica.
Considerato uno dei migliori falsari, Chichiarelli riproduce De Chirico, Dalí, Guttuso.
Per farlo usa un’arma segreta: una personale tecnica di invecchiamento delle tele capace di ingannare chiunque.
Accanto ai falsi d’autore, inoltre, l’uomo si dedica alla contraffazione di documenti.
È un talento che si rivelerà decisivo in importanti operazioni di depistaggio politico.
Antonio Chichiarelli. Il ruolo centrale nei misteri d’Italia
Negli anni Settanta e Ottanta Roma è come una corda tesa: terrorismo, crisi economica, violenza e fermento culturale convivono in un equilibrio instabile.
In questo contesto, il falsario appare in tre snodi importanti della storia italiana:
- il sequestro di Aldo Moro, lo statista della Democrazia Cristiana;
- l’omicidio del giornalista Mino Pecorelli;
- la rapina al caveau della Brink’s Securmark.
Tre eventi diversi riconducibili alla stessa mano.
Tony non è però il direttore d’orchestra di questo gioco: è solo un piccolo — anche se importante — ingranaggio della storia romana.
IL COMUNICATO N.7 DELLE BR
Durante i 55 giorni del sequestro Moro accade anche questo.
Il 18 aprile 1978, in un cestino di Piazza Belli, a Roma, viene ritrovata una copia del comunicato n.7 delle Brigate Rosse.
Annuncia la morte di Aldo Moro «mediante suicidio»; e l’occultamento del corpo nei «fondali limacciosi» del Lago della Duchessa.
Il tono beffardo, la parte cifrata e gli errori ortografici evidenti — “soppruso”, “inpantanato” — tradiscono però l’inganno.
Il comunicato è un falso. Un depistaggio. Solo anni dopo l’autore verrà identificato in Chichiarelli.
Negli anni, le ipotesi per spiegare l’accaduto si rincorrono. Si parla di:
- un’operazione psicologica di settori deviati dello Stato, per preparare l’opinione pubblica alla morte di Moro;
- un diversivo delle BR, per spostare l’attenzione delle forze dell’ordine;
- infine, di una pressione dei servizi segreti o dello Stato per bloccare le trattative con i brigatisti; e per interrompere il flusso di segreti che Moro stava svelando.
Secondo le tre teorie, quindi, il falso comunicato sarebbe servito solo per gestire un momento di crisi. Oppure, per alzare un po’ di polvere. Da chi non si sa ancora.
L’OMICIDIO DI MINO PECORELLI
Via Tacito, Roma. Il 20 marzo 1979 il giornalista Mino Pecorelli viene ucciso con quattro colpi sparati da una pistola calibro 7,65. Il fondatore dell’agenzia Osservatore Politico muore così, assassinato a sangue freddo.
Anche in questo caso, Chichiarelli compare sullo sfondo della scena del crimine.
I rari proiettili Gevelot sono infatti identici a quelli trovati nell’arsenale della Banda della Magliana: organizzazione con cui l’uomo aveva affari e amicizie.
La moglie e la segretaria del giornalista riconoscono inoltre Chichiarelli come l’uomo che le pedinava.
Poi c’è il “borsello del Piper”. Ritrovato in un taxi, il borsello conteneva oggetti di Moro e schede brigatiste.
Sono tutte copie perfette riprodotte dal falsario, che aveva un letale difetto: lasciare la sua firma sulle scene del crimine.
Secondo la moglie, infine, Tony avrebbe confidato che il giornalista era stato ucciso perché sapeva troppo.
Pecorelli era infatti a conoscenza dell’incompletezza del Memoriale Moro; e stava per pubblicare notizie sulla versione integrale.
Tra i temi affrontati, ci sono anche lo scandalo Italcasse, il caso Sindona e l’operazione Gladio.
LA RAPINA ALLA BRINK’S SECURMARK
Il 24 marzo 1984, il falsario Chichiarelli è mente e braccio della rapina alla Brink’s Securmark, sulla via Aurelia (Roma).
È un colpo perfetto: nessun morto, circa 35 miliardi di lire di bottino e — forse — importanti documenti trafugati.
Il giorno è d’altronde scelto con cura: una grande manifestazione sindacale lascia Roma sguarnita.
La rapina non è solo un colpo perfetto. È anche un messaggio. I rapinatori vestono i panni dei brigatisti, fotografano gli ostaggi sotto la stella a cinque punte e lasciano simboli:
- sette proiettili calibro 7.62 — come quelli che hanno ucciso Pecorelli;
- sette catene e sette chiavi — richiami al comunicato n.7;
- una bomba a mano da esercitazione tipo Energa, arma lanciata contro il Tenente colonnello Antonio Varisco.
Pochi giorni dopo la rapina, a Piazza Belli, vengono inoltre ritrovate una rivendicazione delle BR e la scheda originale su Pecorelli. Il collegamento tra i tre eventi è ormai esplicito.
Per la criminalità, però, il colpo è anomalo. Troppa simbologia. Troppi messaggi cifrati rivolti a «orecchie che potessero sentire».
Per chi aveva agito allora davvero il falsario?
Il commercialista di Chichiarelli riporta una confidenza di Tony, che diceva di essere “pilotato” da un uomo misterioso. Un’ombra senza nome che incontrava spesso all’aeroporto di Fiumicino.
Mancherà però il tempo per indagare sulla vicenda. Sei mesi dopo la rapina, il falsario verrà ucciso.
Tony Chichiarelli e il Mossad. La nuova rivelazione
Negli ultimi anni, attorno alla figura di Antonio Chichiarelli si è aggiunto un ulteriore livello di complessità.
È una pista che, se confermata, allargherebbe il quadro oltre i confini italiani.
Protagonista della rivelazione è una fonte d’élite: Antonio Cornacchia, ex generale dei Carabinieri; ed ex agente del Servizio per le informazioni e la sicurezza militare (SISMI).
Secondo Cornacchia, Chichiarelli non sarebbe stato solo un confidente dei servizi segreti nazionali. Sarebbe stato anche «un’antenna del Mossad» in Italia.
Questa ipotesi andrebbe a ridefinire il ruolo del falsario, in particolare in relazione al comunicato n.7 delle Brigate Rosse.
L’operazione potrebbe infatti essere letta alla luce del “Lodo Moro”, il presunto accordo segreto tra lo Stato italiano e l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP), osteggiato da Israele.
Un depistaggio, dunque, inserito in una partita geopolitica più ampia.
L’ultimo segreto di Antonio Chichiarelli: la morte del falsario d’Italia
La notte del 28 settembre 1984, Antonio Chichiarelli viene ucciso sotto casa, in via Ferdinando Martini (Roma).
Un uomo «basso e tarchiato» spara undici colpi di pistola al falsario, ferendo anche la compagna.
L’omicidio non verrà mai risolto, ma le ipotesi non mancano.
Si è infatti parlato a lungo di un regolamento di conti, ma anche di un’eliminazione ordinata da chi temeva che Chichiarelli, “l’uomo che sapeva troppo”, potesse usare le informazioni per un ricatto.
Dopo quarant’anni, tuttavia, nulla è ancora certo.
Sta di fatto che con la morte di Chichiarelli molti misteri vengono sepolti, prima ancora di poter essere svelati:
- Chi ordinò il falso comunicato?
- Chi guidò la rapina alla Brink’s?
- Tony aveva davvero rapporti con i servizi segreti italiani e stranieri?
Tutte domande senza risposta, protette — come le opere migliori del “falsario di Stato” — da menzogne perfette.
Anna Ceroni
Agenzia Corte&Media
Data di pubblicazione. 24.01.2026
“Il Falsario”. Trailer del film Netflix su Antonio Chichiarelli
Tony Chichiarelli: il falsario della Repubblica raccontato da DarkSide
Crimine. Giustizia. Media. ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER MediaMentor™
Autrice e copywriter. Laureata magistrale cum laude in Editoria e Giornalismo, ama analizzare e divulgare crimini e ingiustizie di ogni tipo: dai misfatti di Hollywood ai reati ambientali.


