Film dal ritmo thriller nel raccontare la giornata di una madre tra lavoro e figli in un mondo ostile.

Full Time al Cento per Cento – diretto da Eric Gravel e con protagonista Laure Calamy, film disponibile su Now Tv – ha l’ansia, la passionalità e i colpi di scena di un film thriller nel raccontare la vita di una donna in una società francese segnata dalle ingiustizie.

Una società che, anche nella vita di paese oltre che nella frenesia di Parigi, ha scordato la sua umanità. O che forse, di fronte alle difficoltà, porta le persone a perdere il senso della solidarietà, del darsi una mano e del comprendere i bisogni degli altri.

Non solo. Full Time al Cento per Cento – all’apparenza la storia di una donna e madre presa nello stress tra figli, separazione e lavoro – è la denuncia di tre problemi della nostra società, non solo francese:

  • la solitudine di una madre, separata, con i due figli e un ex marito assente e che non le passa gli alimenti;
  • le angherie dei top manager nei confronti di chi lavora, si fa il mazzo e viene sfruttato (specie se donna);
  • la guerra tra poveri, che anziché battersi insieme contro le ingiustizie e una società inumana si fanno del male tra di loro

Il film Full Time al Cento per Cento (in francese À plein temps) è stato premiato al 78^ Festival del Cinema di Venezia. Opera seconda di Eric Gravel, la pellicola ha ottenuto il Premio Orizzonti alla regia; e il Premio Orizzonti a Laure Calamy come miglior attrice.

Distribuito da I Wonder Pictures, con Laure Calamy nel ruolo della protagonista, presenta un cast composto da Anne Suarez, Geneviève Mnich, Nolan Arizmendi, Sasha Lemaitre Cremaschi.

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Full Time al Cento per Cento
. Trama del film

Il film su Now Tv viene presentato in questo modo: “Eric Gravel dirige Laure Calamy, entrambi premiati a Venezia. Parigi: nel giorno di un importante colloquio di lavoro, una madre sola viene ostacolata da un paralizzante sciopero dei mezzi“.

Ecco invece la trama pubblicata su Wikipedia: “Julie fa la pendolare. Madre di due figli e separata da un marito che da tempo non paga gli alimenti, lotta per crescere da sola i bambini, con cui vive in campagna, lavorando a Parigi come capocameriera di un hotel di lusso per una ben misera paga”.

“Per lei, ogni giorno è una corsa contro il tempo: sveglia all’alba per prendere la coincidenza, lasciare i figli a scuola, districarsi tra scioperi”, prosegue la trama. “E manifestazioni e non fare tardi al lavoro, dove un supervisore inflessibile pare non aspettare altro che licenziarla, il tutto aspettando che si liberi quel posto di lavoro per cui sarebbe davvero qualificata.”

Vediamo come racconta la trama il magazine Sentieri Selvaggi.

Julie corre. Corre per tenere in piedi i pezzi della sua vita. Corre a prendere il treno ogni mattina, quando ancora fa buio, che la porta dal paesino di campagna in cui vive coi due figli piccoli a Parigi, dove lavora come capo cameriera in un hotel di lusso.

Corre a prendere la metro e a recuperare i figli a tarda sera dalla vicina. Corre a fare la spesa, a comprare regali di compleanno. Corre da una parte all’altra della città alla ricerca di un impiego più remunerativo.

Rapida, metodica e organizzatissima, Julie si muove secondo una tabella di marcia che non lascia spazio ad imprevisti.

Fino a quando uno sciopero nazionale dei mezzi di trasporto fa saltare il fragile gioco d’incastri su cui si basa la sua quotidianità.

Ecco invece la trama secondo il magazine online Movieplayer

Julie ha due figli, un ex marito che non paga in tempo gli alimenti e un lavoro molto al di sotto delle sue capacità, con il quale mantiene a stento la famiglia.

Ogni giorno si sveglia prima dell’alba, affida i bambini a una vicina anziana che le ha già detto che non ce la fa a tenerli, e si butta nel traffico del lungo tragitto che la porta dai sobborghi di Parigi alla capitale francese.

Dato che in Francia in quel momento è in corso un prolungato sciopero dei mezzi di trasporto arrivare in città diventa un’impresa rocambolesca, cui Julie si dedica con ogni stratagemma.

Il management dell’albergo a cinque stelle dove è capo cameriera però non accetta scuse. E minaccia ad ogni ritardo di privare la donna dell’unico lavoro che è riuscita ad ottenere, quando invece lei è qualificata per occuparsi di statistiche di marketing.

Nell’articolo su Movieplayer, la giornalista Paola Casella osserva che “Julie è una (super)eroina dei nostri tempi, una madre coraggio senza retorica e senza piagnistei, una centometrista del lavoro”.

Nonostante la fatica sa mantenersi piena di inventiva, sa ancora sorridere, e sa rimanere umana, contrariamente ad alcune delle persone che le mettono i bastoni fra le ruote”, sottolinea ancora l’articolo.

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Recensione della pellicola di Eric Gravel

Sul magazine Sentieri Selvaggi, Chiara Zuccari – nel recensire il film Full Time al Cento per Cento – scrive che “Éric Gravel mette in scena un dramma privato che s’innesta nel cinema sociale in linea con quello dei fratelli Dardenne”.

“Il film si muove sul doppio binario della lotta personale e della lotta collettiva“, prosegue l’articolo. “E su come quest’ultima, pur rimanendo sullo sfondo, non mostrata, possa stravolgere in modo decisivo la quotidianità del singolo”.

Come scrive Giulia Massara sul magazine Cinematographe, “il film si sviluppa secondo i tratti tipici del cinema francese dal risvolto drammatico che contribuisce a dare spessore alla storia in un ritmo costante che sembra provare la veridicità delle sue scene”.

Interessante un passaggio della recensione su Cinematographe: il film di Eric Gravel ha “un finale che si avvicina ad una moralità chiara, che non rinuncia alla rappresentazione della disperazione ma che, alla fine si apre alla speranza per ricongiungersi a valori esistenziali ed a atteggiamenti di fiducia nel cambiamento”.

À plein temps (Full time), sottolinea l’articolo di Cinematographe, “per molti aspetti rappresenta il cinema di manifesto sociale francese, tipico dagli anni Sessanta in poi, che afferma quei diritti e doveri spesso soffocati da strumentalizzazione sociali e tendenze conformistiche”.

Sul magazine online Spettacolol’articolo di Angelica Morrone osserva che il film “mostra uno spaccato di vita reale ancora troppo verosimile per le Donne. Si dice che il lavoro nobilita l’Uomo, ma se è una Donna a farlo non ci sono le stesse gratifiche e gli stessi salari”.

“Si tratta di un viaggio nell’Universo femminile e nel mondo del lavoro, sempre più tecnologico e meno incentrato sulla forza lavoro”, sottolinea l’articolo.

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Full Time al Cento per Cento
. L’analisi critica

Il film di Eric Gravel, con protagonista Laure Calamy, ha due caratteristiche di pregio: il ritmo drammatico, con il relativo stile di regia; e il consentire una lettura a più strati di una vicenda e di una donna contemporanee.

La breve presentazione che ne fa Now Tv non ne invoglia la visione. Sembra la storia di un contrattempo urbano, dove vi è una battaglia tra una donna e lo sciopero dei mezzi pubblici.

Se poi leggiamo la trama presentata su alcuni giornali specializzati, rischiamo di credere che si tratti solo di un ritratto personale.

Saremmo, insomma, di fronte a una storia di ordinario stress, di mezza nevrosi femminile e di problemi personali in cui riconoscersi o meno.

Con lo stile drammatico e la suspense tipica dei film thriller, Eric Gravel – con un’eccellente Laure Calamy come protagonista – mette invece in scena un dramma esistenziale che diventa denuncia sociale.

Si tratta un dramma sociale che stritola il vivere esistenziale di una donna; e di tutti i personaggi minori che la circondano.

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I TEMI DEL FILM: I DUE PIANI

Distinguerei i temi del film ponendoli su due piani. Perché è su due piani che merita di essere vista l’opera di Eric Gravel:

  • il piano esistenziale di Julie, madre e lavoratrice;
  • il piano sociale di Julie, madre e lavoratrice

Come spesso accade nelle commedie e nei drammi del cinema francese, il piano esistenziale ci racconta molto della vita vera.

Vi è una drammatizzazione, funzionale al racconto, che ha le sue radici nella carne viva del nostro vivere come persone. Ci possiamo riconoscere, insomma.

Il piano sociale ci racconta molto della società francese. Ma è anche uno spaccato della società europea, “occidentale”. Quella società che si crede tanto superiore – grazie ai suoi valori – alle società asiatiche, russe, africane, sudamericane.

PIANO ESISTENZIALE E VITA DI DONNA

Nel caso del film Full Time al Cento per Cento, il piano esistenziale di Julie ci racconta una donna che concilia – con fretta, stress e fatica – la cura dei figli e l’impegno al lavoro come governante di un hotel parigino di lusso.

Julie ha scelto di vivere in campagna, lontano da Parigi, pensando e credendo di offrire alla propria figlia e al proprio figlio un ambiente più umano, meno anonimo e alienato rispetto alla periferia immensa parigina.

Questo comporta per lei una fatica da pendolare che tutti noi, che abbiamo fatto (o che facciamo) i pendolari, ben conosciamo.

Quando poi Julie si trova di fronte allo sciopero generale dei mezzi pubblici, la situazione si fa drammatica e da andare fuori di testa.

Nonostante lo stress della pendolare e il trattamento vessatorio sul lavoro – da parte della top manager dell’hotel – Julie mantiene la sua umanità; mantiene la sua figura di mamma empatica e che ha cura dei propri figli; mantiene la sua voglia di lottare per una vita migliore.

Il vivere in campagna non assicura, però, a Julie quei rapporti umani che ci si aspetterebbe.

Qui il regista Eric Gravel ha l’acutezza e il coraggio di togliere il velo dell’ipocrisia sulla vita di paese: non è vero che in una comunità agreste possiamo trovare la solidarietà che ci si aspetta.

Tanto che noi spettatori ci chiediamo perché Julie non scelga la periferia, più comoda al lavoro. E non rinunci alla fatica del pendolarismo, all’anonimato e alla solitudine che comunque la campagna ti assegna.

PIANO SOCIALE: EGOISMO E PICCOLE COMUNITÀ

L’anziana baby sitter non è solidale con la Julie madre che lavora, come ci si aspetterebbe in campagna.

La baby sitter poco disponibile incarna, invece, proprio l’egoismo delle piccole comunità, piegate sul proprio tornaconto. E indifferenti alla solidarietà.

Lo slancio improvviso verso un uomo del paese – un ex militare con la stupidità umana di certo mondo militare – fa toccare con mano a Julie come anche il suo essere donna, di sicuro profonda e attraente, venga rifiutato. Negato. Messo in luce negativa.

Nella sua vita da pendolare, Julie si rende conto – sia negli spostamenti che all’hotel – come non vi sia vicinanza, cura e aiuto umani tra poveri cristi che ogni giorno si fanno il mazzo per vivere.

Eppure sono quei poveri cristi che tengono in piedi una nazione – la Francia, ma vale per tutto l’Occidente – la quale vive di capitalismo anonimo, egoista e miope.

PIANO ESISTENZIALE E CAPITALISMO SOCIOPATICO

Il capitalismo egoista e sociopatico lo ritroviamo nel comportamento della top manager dell’hotel di lusso dove lavora Julie.

Lo ritroviamo nell’altra top manager dell’azienda a cui Julie si presenta per un posto di lavoro coerente con i suoi titoli di studio.

Lo troviamo pure nel piccolo supermercato di paese, il cui titolare tratta dall’alto in basso una donna che – pur provvista di laurea e titolo di master – accetterebbe di fare la scaffalista, pur di mantenere la famiglia. E di dare il massimo ai propri figli. 

Già il racconto del piano esistenziale rende Full Time al Cento per Cento un’opera eccellente. Perché saper raccontare la vita vera, le pulsioni intime e le battaglie di una donna di valore non è facile.

Saperlo fare con il ritmo di un thriller e la tensione del dramma – sino a farci temere un esito tragico – vuol dire avere le idee chiare sui problemi da sviscerare; sui valori da affermare e sullo stile da usare per esprimersi al meglio.

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IL PIANO SOCIALE DI UNA LAVORATRICE

Di grande interesse – un altro film nel film – è il piano sociale di Full Time al Cento per Cento.

Qui abbiamo una chiara denuncia del capitalismo francese, europeo, occidentale. È una denuncia che intravediamo anche sul piano esistenziale, ma che a livello sociale meglio si esplicita.

La conclusione della narrazione sociale la espliciterei in tre punti:

  • le élite di Potere (top manager, capitalisti, uomini potenti) sfruttano e schiacciano, senza possibilità di riscatto, i lavoratori e i cittadini;
  • i lavoratori sfruttati e i cittadini anziché combattere le élite (le stesse che decidono guerre, prezzi e clima) si fanno gli sgambetti e la guerra tra loro, come accade con lo sciopero dei trasporti a danno dei pendolari;
  • i maschi sono assenti, latitanti, stupidi e gran parte del peso sociale cade sulle donne di qualità come Julie

QUALE FUTURO PER UNA SOCIETÀ INGIUSTA?

Tutto questo porta a chiederci quale futuro possa avere una società capitalistica, ottusa e ingiusta come questa.

Tutto questo porta a chiederci che fine abbiano fatte le battaglie per la giustizia sociale, per la dignità umana, per l’uguaglianza che abbiamo fatto – pagando prezzi da inflazione – noi ragazzi dissidenti negli Anni Settanta.

C’è una frase della top manager dell’hotel di lusso, dove Julie lavora, che le dice: “Se non hai più voglia di pulire la merda dei ricchi, cambia lavoro. Capito?”.

E poi aggiunge che pulire con l’idropulitrice lo sterco umano sulle pareti di un bagno di un hotel di lusso è vietato: le mattonelle sono di tipo pregiato. Possono rovinarsi.

Della serie: la merda dei potenti e gli oggetti di valore valgono più della tua dignità di lavoratrice.

Siamo di fronte al tipico atteggiamento da manager-killer di ogni umanità, di cui è zeppo il capitalismo italiano ed europeo.

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PIANO SOCIALE: IL MONDO INFAME DI CERTI HOTEL

Non solo. La profondità e lo sguardo acuto del regista Eric Gravel viene dimostrato anche dall’ambientare il lavoro di Julie in un hotel cinque stelle lusso.

I lavoratori e le lavoratrici del mondo della ristorazione e degli hotel sono tra i più sfruttati, vessati e trattati male: sul piano personale, sul piano dei diritti e sul piano economico.

Molestie sessuali, offese alle donne, orari da schiavi: sono solo alcune delle caratteristiche diffuse in quel mondo fatto di hotel luccicanti e ristoranti splendenti.

Per non parlare delle paghe da fame; dei carichi di lavoro impossibili e dello spaccio di cocaina.

Non tutti gli hotel e non tutti i ristoranti sono così. Tuttavia, la pratica è assai diffusa, come dimostra la fuga dei giovani dal lavoro in hotel e ristoranti.

Una fuga che i datori di lavoro – che non brillano come fedeltà fiscale – addebitano, in modo ipocrita, al “reddito di cittadinanza”. E al fankazzismo giovanile.

PIANO SOCIALE: ÉLITE KILLER E NEOLIBERISMO

La storia lavorativa di Julie è illuminante anche su questo spaccato della società capitalistica e neoliberista francese, europea e occidentale. Una società che tanto si picca di essere superiore alle società di altre parti del mondo.

Manager anaffettivi, non molto diversi dai killer di professione, dimostrano tutta l’arroganza delle élite.

Sono i manager che usano le minacce, le angherie, le spie sul lavoro per tenere sotto pressione i lavoratori.

Sono i manager che ricorrono alla loro “polizia privata” – uscieri, portinai – per mantenere l’ordine e garantire lo sfruttamento.

Da parte loro, le lavoratrici dell’hotel di Julie anziché coalizzarsi e fare resistenza allo sfruttamento, agli orari e ai ritmi di lavoro assurdi, si fanno la guerra.

Il film Full Time al Cento per Cento è un grande film anche in questo: nel rappresentare il cannibalismo sociale dei lavoratori, degli sfruttati, dei perdenti.

ÉLITE DI POTERE E UMANITÀ ASSENTE

La manipolazione e il ricatto, l’uso della forza e il senso di colpa: ogni arma è buona, per le élite di Potere, quando si tratta di sopravvivere, prosperare e riprodursi.

Riuscirà la nostra Julie a riscattarsi? A lavorare dove merita di stare? A rimanere una donna di qualità in un mondo di squali?

Il film Full Time al Cento per Cento ci rappresenta i pesi di Julie, la sua battaglia. Ci rappresenta la sua crisi, la sua caduta. Ci mostra, poi, anche la sua strada della rinascita.

Tuttavia, la rinascita – per una donna di qualità in una società egoista – non sarà affatto facile.

Il rischio di diventare pure lei arrogante, egoista e sfruttatrice è alto. Come pure il rischio di Julie di cadere ancora nella trappola del meccanismo che ti sfrutta e che cerca di toglierti umanità.

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Full Time al Cento per Cento
. Storia di una donna e affresco di una società

Troviamo, quindi, nel film Full Time al Cento per Cento, sia la storia di una donna – madre e lavoratrice – e sia il quadro di una società ingiusta.

Abbiamo un affresco, dipinto nelle pieghe della fretta di Julie, di una società neoliberista, di élite di Potere, di forme di sfruttamento che diventa un atto d’accusa.

Tanto che ti viene da pensare: se la nostra società tratta in questo modo una donna di qualità come Julie, vuol dire che ci siamo proprio ridotti male.

Se tutto questo accade, vuol dire che le narrazioni dei media, indifferenti alle persone, sono funzionali agli interessi di chi comanda; e lasciano fuori chi è vessato.

Maurizio Corte
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Full Time al Cento per Cento. Il podcast con l’analisi di Maurizio Corte

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Trailer del film Full Time al Cento per Cento

Full Time al Cento per Cento. Video recensione del film

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