La storia di Elizabeth Holmes e Theranos, azienda che doveva rivoluzionare la sanità. E si è fermata alle bugie.

Doveva essere una rivoluzione nell’assistenza sanitaria degli Stati Uniti. Alla fine si rivelata una truffa miliardaria.

Doveva essere la leggenda di una giovane donna tenace che si fa da nulla. Che crede, combatte e vince nel nome di tutte le donne.

Alla fine resta una donna sconfitta, che getta un’onta di discredito su tutte le giovani donne imprenditrici.

È la storia della Theranos, start-up messa in piedi con la promessa di mirabilanti risultati nelle analisi del sangue. Ed è la storia della sua inventrice, Elizabeth Holmes, che promette: datemi una goccia di sangue e avrete le analisi al completo.  

“Questo è uno stimolante passo avanti”, dice Elizabeth Holmes. Con profondi occhi blu che fissano la telecamera, la giovane donna non sembra aver nessun dubbio: con la Theranos, la sua azienda, rivoluzionerà il sistema sanitario americano.

Come? Alla sua invenzione basterà una sola goccia di sangue per effettuare un’analisi accurata.

La serie tv The Dropout, su Disney+, nel corso delle sue otto puntate, non ripercorre la storia di una giovane e brillante imprenditrice di successo. È bene saperlo subito.

È invece la storia di un sogno che non si è mai realizzato, affogando tra le bugie della sua ideatrice, fino a diventare “la più grande truffa della Silicon Valley”.

L’AMBIENTE TOSSICO DELLE START-UP

Sono molti i temi che si ricavano da questa vicenda, che portano in luce le problematiche delle start up statunitensi. Aziende che, con la scusa dell’innovazione, si muovano in modo incauto nello spazio lasciato libero dal sistema giuridico.

Ambiente lavorativo tossico, furto di brevetti e truffe. Questi sono solo alcuni esempi presenti in The Dropout, che rispecchiano il marcio di questo sistema industriale.

La storia della Theranos ha poi un ulteriore risvolto negativo.

A perdere è stata anche la verità, che si è rivelata meno seducente di un’azienda dal potenziale valore di 9 miliardi di dollari. Tant’è che giornalisti, persone potenti, multinazionali. Per anni le bugie di Elizabeth hanno, insomma, convinto tutti.

La miniserie (2022) è stata presentata in anteprima negli Stati Uniti sulla piattaforma di streaming Hulu il 3 marzo 2022. In Italia è stata distribuita il 20 aprile 2022 sulla piattaforma streaming Disney +.

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“Fare o non fare, non c’è provare” (Star Wars): uno dei mantra di Elizabeth Holmes

The Dropout. La trama della miniserie

Elizabeth Holmes ha 19 anni, ma non ha tempo da perdere. È intelligente, affascinante e vuole cambiare il mondo.

Da sempre con il sogno di diventare un’inventrice, decide di portare avanti un’idea che potrebbe rivoluzionare il sistema sanitario.

Progetta infatti una macchina, la Edison, a cui basterà una singola goccia di sangue per poter dare risultati validi. Un risparmio di tempo, dolore e denaro, che salverebbe molte vite.

Lascia così la facoltà di ingegneria chimica alla Stanford e fonda la sua start up: la Theranos.

Elizabeth crea la parola unendo i termini “terapia” e “diagnosi” (“therapy” e “diagnosis”), dimostrando di avere una chiara visione del futuro dell’azienda.

LA CORSA AI SOLDI E L’OMBRA DELL’IMBROGLIO

Così, per poter avviare il progetto, la ricerca di finanziatori diventa il pane quotidiano di Elizabeth. Nel frattempo, alcuni scienziati lavorano alla realizzazione del primo prototipo, tra cui Ian Gibbons.

Dopo una crisi che avrebbe potuto togliere ad Elizabeth il suo ruolo, Sunny Balwani subentra come direttore operativo alla Theranos.

L’uomo è il segreto compagno di vita di Elizabeth, conosciuto durante un viaggio di studio in Cina, l’estate prima dell’università.

Un passo alla volta, Elizabeth riesce a convincere molte persone della bontà del suo progetto imprenditoriale.

Tant’è che Theranos diventa una ricca società, situata in un lussuoso edificio alla Silicon Valley e con un board di persone molto potenti.

Elizabeth, tuttavia, non è fatta per i lunghi tempi di cui ha bisogno la scienza. I soldi stanno per finire e il dispositivo non funziona ancora.

Comincia a mentire a tutti: finanziatori, dipendenti e clienti. “Fake it till you make it” (fingi finché non ce la fai). Un mantra delle start up californiane, che diventa un vero stile di vita per Elizabeth.

In questo caso, le bugie vanno troppo oltre. La truffa è dietro l’angolo. E più di qualcuno è disposto a dimostrare la verità sulla Theranos, pur di reggere il gioco che diventa imbroglio.

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The Dropout. Recensione 1

Storia vera, podcast e infine serie tv. La sceneggiatura di The Dropout, di Elizabeth Meriwether, è costruita ripercorrendo la narrazione di un premiato podcast true crime, della giornalista investigativa Rebecca Jarvis

Accanto alla sceneggiatura, lo stile pulito ma accattivante della regia fa assumere alla miniserie le movenze di un’investigazione.

Non manca infatti la suspense e l’attesa per la risoluzione del caso, a cui si affiancano anche momenti di amara comicità.

Come sottolinea Max Borg (Movie player), “una volta partito l’ingranaggio, è difficile resistere alla tentazione di passare subito all’episodio successivo”.

Episodio dopo episodio, Elizabeth costruisce il suo castello di bugie. Si passa dalle immagini della sua vita alle superiori, al fallimento della Theranos.

Questa narrazione lineare viene tuttavia spezzata nel corso della serie da dei flashforward. Nelle immagini del 2017, Elizabeth si trova in una stanza interrogatori, durante le indagini per il reato di truffa.

Le interruzioni mostrano dichiarazioni della donna in contraddizione con le parole della “Elizabeth del passato”. In questo modo, si avvia la macchina del sospetto.

In tal modo, questa figura così indecifrabile porta a una domanda: la ragazza è “un’ingenua sognatrice schiacciata dagli eventi oppure un’abile criminale assetata di denaro?”, come si chiede su Io Donna Cecilia Ermini. 

“Un beneficio del dubbio che va contro la logica”, come sottolinea qualcuno, ma che permette di immedesimarsi in chi l’ha creduta e sostenuta per anni, senza mai farsi domande scomode.

Va rilevato che la miniserie presenta i personaggi senza abbellimenti, con un occhio quasi documentarista. The Dropout non si lascia così influenzare dallo storytelling televisivo.

Secondo Giulio Zoppello (Screen Week), in questo modo si è evitato di creare un finto modello di emancipazione di una personalità, come nella serie Inventing Anna, sulla truffatrice Anna Sorokin. 

The Dropout. Recensione 2 

La protagonista Elizabeth Holmes è interpretata da Amanda Seyfried, che riesce a rappresentare sullo schermo il carattere ipnotico dell’imprenditrice.

Sempre secondo l’articolo di Screen Week, l’attrice riesce infatti a dare “ogni sfumatura possibile di una personalità inquietante, buffa e spietata assieme, materialistica nel modo più terrificante ma soprattutto decisa ad avere ragione”. 

La Seyfried riesce inoltre a mostrare “l’evoluzione di una ragazza che da spenta crisalide, sboccia in una specie di tarantola arrampicatrice“, come scrive Screen Week, interpretando Elizabeth in più fasi della sua vita.

Un aspetto della Holmes a cui The Dropout dà importanza è la sua voce, di cui si è molto parlato. Le persone credono che ad un certo punto Elizabeth abbia modificato il suo tono di voce, in modo da renderlo più autoritario.

In alcune sequenze della miniserie, Amanda Seyfried, mentre si specchia, mostra la creazione della voce da “iron lady” della Ceo della Theranos.

L’immagine da “boss” di Elizabeth è infine completata dai look sempre in nero, una chiara ispirazione all’immagine di Steve Jobs (suo chiaro modello).

La regia e la sceneggiatura di The Dropout riescono, comunque, a dare spazio anche ad altri personaggi, tra cui Sunny Balwani, interpretato da Naveen Andrews.

Sunny ha 19 anni in più della Holmes e una vita da uomo d’affari prima di approdare alla Theranos. L’uomo, in passato, aveva infatti creato un’azienda di software, poi venduta.

Quando incontra Elizabeth si sta godendo il suo denaro. Come osserva il critico Zoppello, l’uomo d’affari Sunny Balwani viene “stregato da questa ragazza bionda incredibilmente carismatica e convincente, capace di mettere in gioco tutto quello che ha per lei”.

Arriva così ad investire nell’azienda, diventare direttore operativo e quindi complice della truffa.

È insomma un personaggio centrale nel processo e nella storia di bugie della Theranos, che riesce a trovare il giusto spazio nella miniserie.

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La narrazione dei media sulla Theranos

Nel corso degli anni, Elizabeth apparve in numerose riviste e quotidiani, in cui venne rappresentata per molto tempo solo in modo positivo.

Per questo secondo il giornalista Kari Paul del The Guardian, “nel caso Theranos c’è un grande assente: la stampa, colpevole di non aver esercitato il proprio ruolo e di essersi accontentata di una storia vendibile”.

Prima dell’indagine investigativa di John Carreyrou, i media non si erano infatti mai preoccupati di fare domande sul curriculum della Holmes. Oppure sulla validità scientifica dei macchinari della Theranos.

I media, fa notare The Guardian, “erano alla ricerca di una Steve Jobs al femminile”. Ed Elizabeth Holmes era l’incarnazione perfetta di quella immagine. 

In questo modo sarebbe potuta continuare la narrazione della vita di giovani geni, nel tentativo di “stimolare uno spirito di emulazione in giovani avidi di ispirazione e di successo”, come scrive Kari Paul.

LA SVOLTA CHE PORTA A RIVELARE LA TRUFFA

Le cose cambiarono con l’articolo denuncia di Carreyrou sul The Wall Street Journal. Un articolo dell’ottobre 2015, arrivato quindi 12 anni dopo la fondazione della Theranos.

Con importanti fonti di supporto e la verifica dei fatti, il giornalista costruisce un articolo in cui denuncia la Theranos di una serie di scorrettezze: reati di truffa, violazione di protocolli scientifici e ambiente di lavoro tossico.

Grazie a questa indagine giornalistica, partì in seguito il caso mediatico, investigativo e poi giudiziario di quella che doveva essere l’azienda del secolo.

I media sono dalla parte degli sconfitti in questa storia, ma la prova di Carreyrou ha dato un esempio di ottimo giornalismo investigativo. E anche di coraggio.

Giornalismo investigativo. Dall’articolo di denuncia alle indagini

La ricchezza dell’indagine di Carreyrou risiede nelle sue fonti. Ad esporsi furono questi soggetti:

  • due ex dipendenti della Theranos: Erika Cheung e Tyler Shultz (nipote dell’ex segretario di Stato e anche finanziatore della Theranos);
  • la vedova Gibbons;
  • Richard Fuisz (scienziato e vicino a Elizabeth, con la quale la donna aveva intrapreso una causa legale per alcuni brevetti).

Cosa emerse da queste testimonianze? Una delle dichiarazioni più importanti riguardava la punta di diamante della Theranos, il dispositivo per le analisi del sangue Edison.

Al contrario di ciò che professava l’azienda, il macchinario non funzionava in modo accurato. Per questo la Theranos aveva iniziato ad utilizzare le “preistoriche” macchine Siemens, mantenendo segreto questo scambio.

Ciò comportava la violazione di alcune norme di laboratorio e di leggi.

In particolare, la Theranos prelevava una sola goccia di sangue dai polpastrelli dei pazienti. Le normali macchine non riuscivano a svolgere il loro lavoro con questa quantità.

Per ovviare all’ostacolo, l’azienda diluiva il sangue, dando molti risultati sbagliati. Recidive di cancro, ictus, malfunzionamenti di farmaci: questi sono alcuni esempi di errori che erano presenti nei risultati delle analisi. 

Inoltre, l’azienda aveva anche modificato internamente le Siemens, per poterle adattare ai loro nuovi piani. Arrivò perfino a coprire il logo con quello della Theranos.

I MANEGGI DELLA THERANOS SULLE MACCHINE

Ci si trovò davanti ad una violazione del diritto di proprietà, taciuta a tutti. Elizabeth Holmes giustificò poi questo silenzio, chiamando in causa il segreto commerciale

Secondo Elizabeth, rivelare le modifiche delle macchine Siemens avrebbe svantaggiato l’azienda. C’era infatti il rischio che le altre imprese rubassero la loro idea.

Mantenendo il segreto, la Theranos invece avrebbe potuto continuare a “trarre profitto da quell’invenzione“, secondo il magazine Fortune

Questo scambio sarebbe continuato fino alla fine del “viaggio”, come lo definì l’avvocato della Theranos David Boies, che si sarebbe concluso con l’utilizzo delle sole Edison.

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L’ambiente lavorativo alla Theranos

Le indagini sulla Theranos, a partire dall’articolo di Carreyrou, evidenziarono anche altri problemi, tra cui le condizioni dell’ambiente lavorativo.

Come riportato da Forbes, i resoconti del processo ad Elizabeth Holmes “descrivono un’atmosfera di lavoro alla Theranos” che minacciava la sicurezza psicologica dei propri dipendenti.

Secondo la rivista, questo era da collegare direttamente allo stile autoritario della leadership di Elizabeth, che non promuoveva un “clima di squadra positivo”.

Continua Forbes sottolineando che, “considerevoli ricerche precedenti mostrano molti vantaggi derivati da luoghi di lavoro psicologicamente sicuri”. Degli esempi sono: un “migliore processo decisionale, team più inclusivi e una maggiore disponibilità a correre rischi.”

In questo modo, è più probabile che dipendenti e leader riescano a trovare la crepa del vaso, prima che fuoriesca tutta l’acqua.

Una situazione impossibile alla Theranos dopo la compartimentazione interna molto rigida, come si può vedere anche in The Dropout.

Inoltre, come mostra la serie tv, i dipendenti non si sentivano di poter parlare liberamente e senza ripercussioni.

L’OPPRESSIONE NELL’AMBIENTE DI LAVORO

Accordi di riservatezza severi, guardie ad ogni entrata e telecamere in ogni spazio, danno un’immagine di cosa volesse dire lavorare in quel lussuoso edificio.

A tutto ciò si aggiungeva la mancanza di sicurezza nei laboratori, tra vetri rotti e sangue potenzialmente infetto.

Il suicidio del biochimico Ian Gibbons è forse stato, tuttavia, il risvolto peggiore dell’oppressione psicologica della Theranos verso i suoi dipendenti.

La morte di un dipendente: Ian Gibbons

Ian Gibbons (interpretato da Stephen Fry) era un biochimico di esperienza, entrato alla Theranos nel 2005 come primo scienziato esperto.

Il dottor Gibbons era più di un semplice dipendente. Erano sue infatti molte delle ricerche che hanno posto le basi per l’invenzione di Elizabeth. Per questo motivo, in molti brevetti era presente il suo nome.

Ad un certo punto del progetto, il dottor Ian Gibbson cominciò ad accusare stati d’ansia.

Secondo Laura Martin del magazine Esquire, il dottor Gibson era una delle poche persone a sapere che l’invenzione di Elizabeth non funzionava. Era quindi consapevole della pericolosità di utilizzare un dispositivo medico inefficace su pazienti veri.

Gibbons fu peraltro uno dei pochi a parlare. Riportò le sue preoccupazioni al consiglio di amministrazione, ma per questo fu licenziato. Poco dopo venne però reintegrato, secondo quanto dice la vedova, per “farlo tacere” sui segreti della Theranos.

La goccia che fece traboccare il vaso fu la controversia legale tra Elizabeth e Richard Fuisz. In particolare, il problema fu la richiesta del dottor Fuisz di una testimonianza di Gibbons.

Il dottor Gibbons si trovò quindi a dover scegliere tra il dire la verità (ma violare il suo accordo di riservatezza) e il mentire (per proteggere la Holmes e se stesso).

Questa situazione di forte stress lo portò a tentare il suicidio, una sera del maggio 2013, dopo una chiamata con la Theranos. Ian Gibbons non riuscì a sopravvivere.

Elizabeth Holmes non contattò mai la vedova. Chiese invece al suo staff di andare subito a recuperare il computer della Theranos, nel continuo tentativo di nascondere le sue bugie. Tuttavia la vedova non rimase in silenzio.

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I potenti dietro la Theranos

«Ciò che mi interessa è quello che si può fare con il potere». Questa è una frase dell’ex Segretario di Stato americano Henry Kissinger, rimasta nella mente di molti.

Kissinger era uno dei membri del board della Theranos, di cui facevano parte anche un altro Segretario di Stato (George Shultz), ex Segretari della Difesa (William Perry e James Mattis) e altri uomini potenti. 

Entrando nel consiglio di amministrazione dell’azienda, queste persone misero la loro autorevolezza, ottenuta in modi diversi, nelle mani di Elizabeth.

In questo modo, la Holmes riuscì a costruire una certa immagine della Theranos, fatta di forza e potere. Ma non di scienza.

In effetti, la Theranos beneficiò di tutto questo potere per ottenere più credibilità, più finanziamenti e quindi più tempo. 

LA SETE DI DENARO DEGLI UOMINI DI POTERE

Non sembrava però importare che il board di un’azienda di biotecnologie non sapesse nulla sull’argomento. Erano dei leader nei loro campi e questo poteva bastare.

Nemmeno i media si preoccuparono di questo aspetto, enfatizzando anzi la grandiosità del board.

In questa vicenda, il potere – economico, politico, sociale e perfino militare – era almeno un gradino sopra la scienza

Un articolo di Ben Burgis (Jacobin Magazine), definisce l’esistenza stessa della Theranos come “un atto d’accusa al nostro sistema economico”.

Un sistema in cui la ricchezza è ancora nelle mani di pochi, che porta a un potere che spesso si decide di utilizzare a proprio vantaggio.

L’articolo prosegue richiamando all’angoscia che questi uomini hanno poi dimostrato “per i loro milioni sperperati”, gridando alla loro innocenza (dimostrata in tribunale). In fondo, non sapevano niente di scienza.

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Le indagini sulla Theranos e la conclusione del caso

Dopo l’articolo sul The Wall Street Journal, le indagini ebbero inizio.

Una delle prime, fu una ispezione della Centers for Medicare & Medicaid Services.

L’agenzia federale dichiarò che le strutture non «rispettavano i requisiti dei certificati e gli standard di prestazione», causando un «immediato pericolo per la salute e la sicurezza dei pazienti».

Per questo i laboratori furono chiusi. Le aziende collaboratrici della Theranos sospesero varie partnership. 

La Theranos venne messa sotto indagine anche dalla Securities and Exchange Commission (Sec), l’ente federale che vigila sulla Borsa negli Stati Uniti.

Emerse anche che Holmes e Balwani avevano falsato i bilanci dell’azienda (Il Post) e vennero quindi accusati di aver mentito agli investitori, per continuare a ricevere fondi.

In The Dropout, non viene approfondito quello che avvenne dopo il 2017. Ecco qualche informazione sul seguito di questa storia.

Dopo le indagini, durate circa due anni, nel 2018 si è iniziato il processo.

La decisione del Grand Jury ha portato all’incriminazione di Elizabeth Holmes e Ramesh “Sunny” Balwani.

Sono nove i capi di imputazione per frode telematica e due quelli per cospirazione per commettere frode telematica.

La frode, secondo i pubblici ministeri, era intenta a colpire gli investitori, i medici e i pazienti. I due ex amanti sono stati in seguito separati in due processi distinti.

Un nuovo processo per Holmes nel 2021, a seguito della pandemia, si è concluso dopo tre settimane, con un verdetto di colpevolezza: Elizabeth Holmes è colpevole di quattro capi d’imputazione per frode.

L’immagine di Elizabeth Holmes dopo il processo

Per anni Elizabeth Holmes è sembrata una giovane donna sicura di sé, che sapeva quello che voleva ed era pronta ad ottenerlo.

Ma durante il processo, la difesa ha portato in superficie delle prove sulla precarietà della sua salute mentale.

Nella miniserie questo aspetto non viene trattato in modo approfondito. Vengono solo sparse delle briciole che lo spettatore può cogliere: lo stupro al college, le violenze psicologiche di Sunny e i disturbi alimentari.

La CNBC ha riportato invece un quadro più dettagliato sulla relazione tra Elizabeth e Sunny, secondo quanto esposto dagli avvocati.

Si parla per esempio di monitoraggio delle chiamate, dei messaggi di testo e delle e-mail; di violenza fisica; di limitazione del sonno; di controllo dei movimenti di Elizabeth da parte di Sunny.

ELIZBETH HOLMES E I PROBLEMI MENTALI

Inoltre, questi documenti mostrano testimonianze di esperti che sostengono che Elizabeth soffra di un disturbo da stress post-traumatico, di violenza psicologica da partner intimo e di depressione.

I colpevoli sarebbero il signor Balwani e un altro incidente non specificato.

Inoltre, secondo il The Wall Street Journal, questi documenti potrebbero sostenere che “a causa della sua deferenza nei confronti del signor Balwani”, Elizabeth era portata a credere che varie rappresentazioni fossero vere.

Un’immagine molto diversa da quella da “iron lady” che aveva ammaliato molti potenti uomini degli Stati Uniti, fatta di una potenza mascolina da una parte e di seducente femminilità dall’altra, come scrive Kasia Delgado, inews. A cui poi si è aggiunta la truffa.

Adesso è questa l’immagine che le donne della Silicon Valley, e non solo, devono portare sulle proprie spalle.

Come dice la dottoressa Phyllis Gardner in The Dropout, con la Theranos e con Elizabeth Holmes a perdere sono state tutte le donne della scienza.

Anna Ceroni

The Dropout: il trailer ufficiale italiano

La storia di Elizabeth Holmes e della Theranos in cinque minuti

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