La storia raccontata strumentalizza guerra e farmaceutica per intrattenerci. E per assolvere il sistema che alimenta guerra e farmaci letali.

La serie Netflix Un inganno di troppo riesce a intrattenerci, a coinvolgerci e a sorprenderci con un finale inatteso.

Ci dà modo di passare del tempo davanti a uno schermo, insomma.

È tuttavia anche l’occasione per riflettere su narrazioni – come quella che sta alla base della serie e del romanzo da cui origina – che ci manipolano. 

Il meccanismo è collaudato: si costruisce una storia tirando in ballo drammi universali (la guerra, la salute, la malattia), che legittimano quella storia. Tuttavia, quei drammi all’origine vengono banalizzati, ridotti a vicende personali; anziché essere indagati come pure si dovrebbe fare in ogni thriller.

Vediamo, allora, la serie crime Un inganno di troppo partendo dall’inizio. Ovvero dalla storia che sta alla base della serie tv e dal romanzo che la racconta, per poi passare alla recensione. E, infine, all’analisi critica.

LA TRAMA DELLA SERIE TV

La vita riserva sempre delle sorprese. In alcuni casi, tuttavia, riesce a sorprendere in modo sconvolgente.

È proprio su quanto di sconvolgente accade in una storia del passato, che viene costruita la serie tv Un inganno di troppo, di genere thriller psicologico, dal primo gennaio 2024 disponibile in streaming su Netflix.  

Organizzata in otto episodi, la serie tv è un adattamento dell’omonimo romanzo Un inganno di troppo, del 2016 di Harlan Coben.

Il romanzo di Coben è stato pubblicato, in lingua originale, con il titolo Fool me once.

Nella serie tv Netflix Un inganno di troppo, Maya Stern (Michelle Keegan), rimasta vedova, cerca di superare lo shock causato dal brutale omicidio del marito Joe (Richard Armitage).

Quando installa un monitor per tenere d’occhio la figlia, Maya resta sconvolta nel notare che in casa c’è un uomo che riconosce: il marito che pensava fosse morto…

Mentre conduce le indagini sull’omicidio di Joe, il sergente Sami Kierce (Adeel Akhtar) si trova anche ad affrontare i suoi stessi segreti. Intanto i nipoti di Maya (Abby e Daniel) cercano di scoprire la verità sulla morte della propria madre qualche mese prima. I due casi sono collegati? 

Un inganno di troppo segue questi personaggi in un’emozionante ricerca della verità che porterà alla luce scioccanti segreti e cambierà la loro vita per sempre. 

INTERPRETI E PERSONAGGI

  • Michelle Keegan è Maya Stern
  • Richard Armitage è Joe
  • Adeel Akhtar è il detective Sami Kierce
  • Joanna Lumley è Judith Burkett
  • Emmett J Scanlan è Shane Tessier
  • Dino Fetscher è Marty McGreggor
  • Frederick Szkoda è Luca
  • Jade Anouka è Nicole Butler
  • Marcus Garvey è Eddie Walker
  • Natalie Anderson è Claire Walker

Un inganno di troppo - romanzo - Harlan Coben

Recensione della serie Un inganno di troppo

Scrive Chiara Poli, sul magazine online Game Surf: “Per qualche motivo, principalmente derivante da scelte di montaggio e narrazione, parte piuttosto male. Ci sommerge di informazioni tenendo un ritmo altissimo, come se ci bombardasse di nozioni e personaggi, inizialmente difficili da collocare nella trama quando non conosciamo le loro relazioni e parentele”.

Prosegue l’articolo di Game Surf: “Dopo l’episodio pilota le cose già migliorano ma dal quarto episodio, esattamente a metà storia, Un inganno di troppo si trasforma. Radicalmente”.

Scrive Francesco Del Grosso sul magazine online Cinematographe: “L’architettura del racconto riesce a supportare le due indagini che animano il plot, sia quella ufficiale che l’altra clandestina, con la prima portata avanti dalla polizia e la seconda dalla protagonista, che finiranno con il convergere sino a portare alla luce più verità scomode. I personaggi principali si avventurano in una caccia che rivela segreti che cambieranno le loro vite in modo irreversibile”.

Prosegue l’articolo: “Il grosso però avviene al passaggio della boa del quarto episodio, quando finalmente ci troviamo a metà strada e Un inganno di troppo si trasforma radicalmente, caricandosi di tensione e cambiando passo. Il racconto in tal senso inizia a mutare ritmo, rallentando e dando più spazio allo sviluppo delle dinamiche, le stesse che nei capitoli iniziali andavano a doppia velocità per confondere le acque, depistare e gettare fumo negli occhi dello spettatore di turno”.

Conclude l’articolo di Cinematographe: “Dunque è nella seconda parte, grazie a una drastica mutazione, che questa miniserie acquista forza, quella che in altre trasposizioni era venuta meno per svariati motivi”.

Un inganno di troppo. Trama del romanzo 

Maya Burkett è appena rientrata a casa dal funerale del marito, Joe, il grande amore della sua vita, brutalmente ucciso a Central Park pochi giorni prima.

È in quel momento che la sua migliore amica le regala un portafoto digitale, un oggetto in apparenza tanto innocuo quanto inutile, che in realtà contiene una telecamera nascosta.

Secondo Maya è una precauzione eccessiva. In fondo non ha motivo di dubitare della babysitter, Isabella, legatissima alla piccola Lily. O forse sì? Passano poche ore quando, mentre controlla la registrazione del giorno precedente, Maya vede la sua splendida bambina di due anni giocare tranquilla e sorride, subito rassicurata.

Ma all’improvviso un uomo entra nell’inquadratura. Maya non fa nemmeno in tempo a rendersi conto di cosa sta succedendo quando l’uomo si volta, davanti alla telecamera. E il cuore di Maya si ferma. Sì, perché lei conosce benissimo quel viso e sa che è semplicemente impossibile che quell’uomo sia lì, visto che è suo marito.

Maya, ex pilota delle operazioni speciali in Iraq, in guerra ha visto di tutto, eppure ora non riesce a credere ai propri occhi. Ma la domanda è: dovrebbe crederci?

La risposta è sepolta negli inganni e nei segreti del suo passato, e soltanto facendo i conti con quelli potrà scoprire una verità inconcepibile su suo marito, e su sé stessa.

Coben - Fool Me Once

 

La traduzione seriale, sulla piattaforma Netflix per lo streaming, è stata seguita dallo scrittore Harlan Coben. L’autore americano ha una quarantina di romanzi best-seller al suo attivo.

Un inganno di troppo. Analisi critica della serie

Se vogliamo passare qualche ora del nostro tempo, in modo piacevole e senza pensieri, possiamo pure guardare la serie Netflix Un inganno di troppo.

La serie ha qualche sbavatura nella sceneggiatura e nel montaggio, nei primi tre episodi, come ha rilevato qualche critico cinematografico. Dal quarto episodio, la serie tv si fa interessante e coinvolgente.

Non manca qualche lieve – quasi non si nota – concessione al melodramma, ma la fotografia, la recitazione e l’uso della macchina da presa compensano anche le minime sbavature.

Il finale di Un inganno di troppo è poi travolgente, sconvolgente e appassionante.

Fin qui, tutto bene. Sono 8 episodi, per un totale di quasi 400 minuti (poco meno di sette ore) di proiezione.

Siamo davanti a una serie che in alcune parti assomiglia a un film da grande affresco. E che in altre parti utilizza il solito espediente del rilancio, per rendere la storia interessante, come si usa fare nella serialità.

Ogni fine episodio ha il suo punto di sospensione. Il suo cliffhanger. La soluzione finale non lascia spazio a sviluppi successivi, anche se molte cose non sono state bene esplicitate, in una vicenda dai tanti destini che si incrociano.

Tutto bene, allora? Tutto bene sul piano della fruizione e dell’estetica. Sul piano critico, la serie tv mostra tutta la sua superficialità soporifera, ingannatrice e manipolatoria.

Un inganno di troppo - copertina

Élite, corruzione e sistema di potere

Il vizio d’origine sta nel romanzo, ovviamente. La serie tv Un inganno di troppo ha solo la responsabilità di rendere visivo e più coinvolgente ciò che l’autore Harlan Coben ha messo, con efficacia, su carta e inchiostro.

Dove sta il problema? si chiederà chi legge e ama il mondo crime.

Il problema sta nel fatto che non si può richiamare un crimine di guerra – come la strage compiuta da una soldatessa dell’esercito britannico, in questo caso Maya Stern – facendoci credere che sia solo l’errore di una persona. Ovvero, che si tratti di un crimine “individuale”.

È il sistema angloamericano della guerra che ha prodotto certi crimini sui campi di battaglia, facendo morire dei civili. Lo dovremmo sapere bene.

Hanno travestito quelle invasioni militari da missioni di pace. Che almeno, oggi, ci vengano risparmiate altre bugie.

Un inganno di troppo - Netflix

DRAMMI DELLA GUERRA E DELLA MEDICINA

Lo stesso ragionamento – a proposito di manipolazione e inganni – lo possiamo fare per la casa farmaceutica che sta alla base della storia. E che la condiziona anche nel finale.

Non è la singola famiglia della singola casa farmaceutica che produce medicinali dagli effetti collaterali devastanti. Non funziona così. 

È un sistema che produce effetti negativi, lasciandoli germogliare senza anticiparli.

Anche qui, abbiamo una personalizzazione del crimine legato a farmaci-killer, quando invece sappiamo che il problema sta in certo “sistema farmaceutico”.

Non che tutto il sistema farmaceutico sia corrotto, criminale e manipolatorio. C’è un sistema farmaceutico, sanitario e medico a cui dobbiamo la nostra salute e la nostra vita.

Quello che voglio dire è che occorre guardare il contesto, collocare le singole azioni e i singoli drammi in qualcosa di più ampio di una cricca familiare.

Un inganno di troppo - serie Netflix

LA MANIPOLAZIONE ATTRAVERSO IL RACCONTO

Un inganno di troppo, insomma, utilizza due drammi internazionali a sfondo criminale – la guerra di certi Stati (Gran Bretagna e Stati Uniti) e il business criminale di certe organizzazioni farmaceutiche (britanniche e statunitensi) – per assolvere i relativi sistemi che li hanno provocati.

L’approccio narrativo è tale che si fa il solletico alle élite criminali che gestiscono i poteri della morte (con la guerra) e della sanità (con certa farmaceutica).

Si evita così di tematizzare i due drammi: quello dell’omicidio di civili in guerra e quello dell’omicidio di pazienti in certi ospedali e in certe cure mediche.

Quello che trovo indegno e sconcertante è che due drammi – come l’uso della guerra e l’uso di medicinali killer – siano utilizzati per costruire una storia che ci intrattiene.

Un inganno di troppo - serie tv

STRUMENTALIZZAZIONE DEL DOLORE

L’autore del romanzo e il team della serie Un inganno di troppo potevano raccontare una storia thriller senza tirare in ballo guerre e medicinali.

Invece richiamano tragedie, in cui sono morte troppe persone, per farci passare del tempo. E noi ci intratteniamo pure.

Mi sento di affermare che siamo davanti a una strumentalizzazione del dolore a fini ludici, di intrattenimento crime e di passatempo thriller.

È un po’ quello che accade quando si utilizza il passato doloroso, durante l’infanzia, di una persona per profilarne il ruolo di killer. Forse tutti i killer hanno avuto un’infanzia difficile?

Non è la prima volta che autori di romanzi thriller, di film gialli e di serie tv crime ricorrono a questi mezzucci: prendo un tema che tocca tutti (la guerra, la sanità) e ci costruisco una storia avvincente per passarci il tempo, in ambiente thriller.

Lo vediamo anche nella serie Painkiller, dove il medicinale per lenire il dolore, che diventa una droga, non viene tematizzato per svelare il sistema che vi sta dietro. Ma è solo l’occasione per rappresentare “una” figura criminale, isolata, quando sappiamo che vi è tutta un’organizzazione che supporta certo modo di fare medicina.

TROPPI INGANNI DIETRO IL GIALLO

Resta solo da capire se dietro l’uso di drammi collettivi – la guerra criminale contro popoli disperati, la sperimentazione di farmaci su gente malata – ci sia soltanto superficialità.

Resta da capire se siamo di fronte a un narratore da cazzeggio, assai bravo a raccontare, il quale prende quello che gli serve e ti propina un cocktail coinvolgente. Potrebbe essere andata così.

Oppure se dietro l’apparente superficialità di chi scrive storie vi sia anche l’occasione per banalizzare il male – la guerra e la farmaceutica degli angloamericani, in questo caso – e criminalizzare le singole persone coinvolte.

In questo caso, sarebbe un modo assai geniale di assolvere il sistema che produce quel male. Un male fatto di guerre inutili ma assai profittevoli; e di medicamenti sbagliati ma dai guadagni stratosferici.

Sia chiaro, non mi interessa abbandonarmi al complottismo. Pongo soltanto domande a cui ciascuno di noi può dare una sua risposta.

C’è chi si intrattiene sparando, a anche a Capodanno, come ben sappiamo. E chi si intrattiene scrivendo di disgrazie altrui. Magari, intrattenendosi qualcuno impara.

In questo senso, la visione della serie crime Un inganno di troppo – che ci inganna un po’ troppo sulle vere cause dei drammi umani – è assai istruttiva. E utile. Purché la si veda con questa riserva di pensiero sull’uso strumentale dei problemi e inciampi di noi umani.

Maurizio Corte
corte.media

Trailer della serie Un inganno di troppo

Le interpreti di Un inganno di troppo (in English)

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