Dopo 44 anni, il cold case si riapre: riflettori puntati sull’Anonima Sequestri e l’antiquariato inglese.
Sono due donne agli antipodi, Jeannette Bishop e Gabriella Guerin. Una è l’ex baronessa Rothschild, l’altra la sua assistente. Due destini lontani, uniti dallo stesso tragico epilogo: il giallo dei Monti Sibillini.
Ospiti a Sarnano (Marche) per seguire i lavori del casolare di Jeannette, il 29 novembre 1980 le donne salgono in auto e non tornano più indietro. Diciotto giorno dopo, un Colonnello ritrova la Peugeot 104 vuota.
L’ipotesi iniziale è quindi quella di un’escursione interrotta da una tempesta di neve. Un tragico incidente, il freddo, forse gli animali. Caso chiuso.
Tuttavia, il 27 gennaio 1982, un cacciatore trova i loro resti a trenta chilometri dall’auto, in una zona già battuta dalle ricerche: l’ipotesi di omicidio entra quindi nella vicenda.
Le teorie allora si rincorrono, tirando in ballo ogni scenario: dalla strage di Bologna, all’ombra dei banditi sardi, passando per l’antiquariato inglese, fino alla chiusura del fascicolo nel 1989.
Dopo 44 anni arriva però l’ultima svolta.
Nel 2024, la Procura di Macerata riapre infatti il caso irrisolto con l’ipotesi di duplice omicidio premeditato. E tra le ipotesi più accreditate, l’Anonima sequestri conquista il primo posto.
In attesa delle nuove indagini, la speranza è quindi una: che le montagne stiano ancora custodendo la verità su due voci gentili, soffocate dal gelido vento dei Sibillini.
“CRIMINI DIMENTICATI” RICORDA GABRIELLA GUERIN
«C’è chi li chiama cold case. Per noi sono semplicemente crimini dimenticati». È così che Simona Cascio e Marcello Randazzo aprono ogni episodio del loro canale YouTube “Crimini Dimenticati”.
Professionisti del mondo televisivo, i due riportano al centro storie abbandonate dalla cronaca, con una missione chiara: restituire voce alle vittime e alle loro famiglie.
Testimonianze, atti ufficiali e analisi di esperti diventano quindi gli strumenti di un lavoro di giornalismo investigativo che unisce rigore, empatia e sensibilità.
Nel giallo dei Monti Sibillini, questa prospettiva ha un peso particolare.
Negli anni i media hanno infatti relegato ai margini Gabriella Guerin, oscurata spesso e volentieri dal nome della sua compagna di viaggio, l’ex baronessa Rothschild: ricca, famosa e con sangue blu nelle vene.
Cascio e Randazzo, però, non ci stanno: con una video inchiesta riportano Gabriella al centro della narrazione, restituendo dignità e memoria alla vittima.
Mentre gli inquirenti sembrano oggi decisi a voler sciogliere i nodi del caso, ripercorriamo allora la ricostruzione del cold case di “Crimini Dimenticati”.
Giallo dei Monti Sibillini: la scomparsa di Guerin e Bishop
Gabriella Guerin nasce il 27 settembre 1941 a Ronchis (Udine), in una famiglia umile che colma la mancanza di qualche soldo in più in tasca con solidi valori: rispetto, lavoro e famiglia.
Sono proprio questi principi a spingere la donna e il marito verso Londra. Lì la loro professionalità viene subito riconosciuta da una delle famiglie più ricche e potenti della capitale inglese: i Rothschild.
I due vengono così assunti come cuoca e maggiordomo dal finanziere Evelyn Rothschild e dalla moglie, l’ex fotomodella Helen Dorothy Jeannette Bishop.
Un rapporto di lavoro, condito anche da sincera amicizia.
L’ARRIVO NELLE MARCHE
Dopo la nascita del primo figlio, Guerin e il marito ritornano in Italia.
Nel 1978, una prima tragedia colpisce la famiglia: a causa di un incidente, Gabriella rimane infatti vedova. Solo sette mesi prima era nata la secondogenita.
Nel frattempo, nel 1971, Jeannette divorzia dal barone e ritrova la felicità con l’imprenditore Stephen Charles May.
Innamorati dell’Italia, i neo sposi inglesi decidono allora di acquistare un casolare nelle Marche.
Per superare la barriera linguistica e trattare con i fornitori, l’ex baronessa ha però bisogno d’aiuto. In suo soccorso arriva la sua fedele amica italiana: Gabriella.
Lasciati i figli alle cure della sorella, la donna sale quindi su un treno per raggiungere Jeannette sui Sibillini. È il novembre 1980.
L’ULTIMO GIORNO A SARNANO
Sarnano, 29 novembre 1980. Neve, freddo e vento avvolgono un sabato come tanti altri nelle Marche.
Dopo un appuntamento con il venditore della cascina, tra le 17 e le 17:15, Guerin e Bishop rientrano in hotel e si cambiano nelle loro camere: le stanze 2 e 3 dell’albergo ai Pini.
Uscite non prima delle 17:30, le due donne salgono su una Peugeot 104 nera, prestata da un amico inglese. Tra i Monti Sibillini, Jeannette e Gabriella scompaiono però sotto una grande nevicata.
Nonostante la denuncia di scomparsa del giorno seguente, le ricerche inizieranno solo il lunedì pomeriggio.
LA SCOPERTA DELL’AUTO VUOTA
Il 18 dicembre, tra la neve dei Piani di Ragnolo, il colonnello e comandante del nucleo elicotteri Salvatore Forte individua l’auto di Gabriella e Jeannette.
La vettura è coperta dalla neve: emergono solo alcuni lievi bagliori metallici. L’auto non presenta inoltre segni di scasso o guasti, è chiusa e il serbatoio è pieno. Sono passati ormai diciotto giorni dalla scomparsa.
Un particolare cattura subito l’attenzione degli inquirenti: gli pneumatici poggiano sul terreno. Segno che la Peugeot 104 è stata parcheggiata prima della grande nevicata.
Per due anni, tuttavia, le indagini brancolano nel buio, nel gelo di un terreno che non rilascia tracce.
Alla fine il cold case viene archiviato con l’ipotesi di morte per assideramento: una versione che tuttavia non ha mai convinto.
LA PISTA DELLA BAITA GALOPPA
Fonte Trucchia (San Liberato), ottobre 1981.
All’interno della baita Galoppa, un rifugio di pastori a 900 metri di altitudine, i proprietari trovano pezzi di arredamento bruciati nel camino, piatti con avanzi di cibo e posate sporche.
I pastori giurano però di aver lasciato la dimora in ordine per mesi. L’ipotesi è quindi che Gabriella e Jeannette vi abbiano trovato riparo. Oppure che qualcuno le abbia rapite, usando il rifugio come nascondiglio.
Le ricerche allora ripartono: oltre 500 uomini tra carabinieri forestali, unità cinofile ed elicotteri setacciano la zona.
La terra sembra però aver inghiottito le due donne. Almeno, fino al 27 gennaio 1982.
I CORPI SENZA VITA DI JEANNETTE E GABRIELLA
Podalla, Fiastra. Quattordici mesi dopo la scomparsa, a 30 km dall’auto, due cacciatori trovano resti umani sparsi su 200 metri quadrati di terreno.
Nonostante intemperie e animali abbiano deturpato i resti, l’autopsia conferma le identità: si tratta degli scheletri di Gabriella Guerin e Jeannette Bishop.
Accanto alle vittime, riposano anche alcuni effetti personali e brandelli di indumenti.
Gli esami scientifici non riescono però a rilevare la causa di morte: non sono presenti segni evidenti di avvelenamento, soffocamento o ferite d’arma.
È tuttavia probabile che le donne siano decedute sul luogo del ritrovamento.
Con queste prove in mano, nel 1982, il procuratore Alessandro Iacoboni apre un secondo fascicolo: questa volta l’ipotesi è di omicidio doloso.
LE PROVE DEL GIALLO DEI MONTI SIBILLINI
Da subito le indagini confermano la presenza delle vittime nella baita Galoppa.
Gli inquirenti trovano infatti nella borsa di Gabriella una forchetta del rifugio. I pantaloni di Jeannette sono invece legati con un laccio di materiale sintetico, proveniente dalle sedie dei pastori.
Nel bosco di Podalla di Fiastra, inoltre, gli inquirenti trovano gli orologi delle vittime: quello dell’ex baronessa Rothschild fermo al giorno 12, quello di Gabriella al giorno 19 dicembre.
Il dettaglio più strano riguarda però l’orologio di Guerin: uno dei primi modelli al quarzo, la cui batteria avrebbe dovuto esaurirsi in 18 mesi.
Tuttavia, quando i RIS di Roma esaminano l’oggetto, la batteria non solo è carica, ma lo rimarrà per quasi un anno.
BOSCO DI PODALLA: SCENA DEL CRIMINE O MESSA IN SCENA?
Se tutti gli indizi parlano di una presenza delle donne nella baita Galoppa, resta inspiegabile il ritrovamento dei corpi a 9 km di distanza dal rifugio e a 30 km dall’auto.
La zona era infatti impervia e innevata: un percorso difficile perfino per un alpinista esperto.
La teoria è quindi che i cadaveri siano stati spostati. Non solo per la difficoltà del sentiero, ma anche perché un veterinario del posto — che piazzava trappole in quell’area — non ha mai notato nulla.
Infine, c’è il dettaglio dei resti: le ossa sono state rinvenute in un raggio troppo ristretto per pensare che, in 14 mesi, gli animali selvatici non le abbiano trascinate oltre quel perimetro.
Nonostante le prove, la verità continua però a sfuggire.
Scomparsa Guerin-Bishop e l’ombra dell’Anonima sequestri
Ad un certo punto, nel giallo dei Monti Sibillini entra in gioco la pista Made in UK.
Un’inchiesta del Sunday Times parla infatti di un ipotetico rapimento Guerin-Rothschild ad opera dell’Anonima sequestri, organizzazione criminale che dal 1960 al 1990 sequestra 177 persone.
Solo un anno dopo la scomparsa di Jeannette e Gabriella, a Macerata, viene inoltre rapita un’altra persona: l’imprenditore Marcello Molinari. Tenuto prigioniero nelle campagne marchigiane, i carabinieri lo liberano due mesi dopo.
Non solo però il rampollo della Molinari. Nel 1977, sempre nelle Marche, subisce la stessa sorte anche l’imprenditore Mario Bottini.
Sulla scia di questi due rapimenti, quindi, l’ipotesi dei banditi sardi si fa largo.
Protagonista di questa indagine non sarà tuttavia la polizia, bensì una giornalista del Sunday Times: Gitta Sereny.
L’INCHIESTA DEL SUNDAY TIMES
Suoi luoghi del cold case marchigiano, Sereny conduce un’inchiesta indipendente con l’aiuto del giornalista investigativo Dalbert Hallenstein.
I due professionisti riavvolgono il nastro delle indagini fino al giorno della scomparsa delle vittime.
Partendo dall’interno della baita, Sereny disegna però un’altra immagine sul giallo dei Monti Sibillini: non più quella di due amiche che trovano riparo da una tempesta, ma quella di un sequestro.
C’erano infatti «piatti e bicchieri sporchi per almeno 4-5 persone» e due quintali e mezza di legna bruciata: troppe tracce per due persone.
Gli inquirenti non danno tuttavia credito a questa pista. Per la scomparsa di Guerin e Bishop, infatti, non è mai stato chiesto un riscatto e l’Anonima sequestri non rapiva senza un chiaro guadagno economico.
Halleinstein è però convinto che se ci fosse stata una richiesta di riscatto, i Rothschild non l’avrebbero mai fatto sapere ai media. Anche perché Jeanette non faceva più parte della famiglia.
Concorda con il giornalista inglese anche Carlo Felice Corsetti, all’epoca capitano dei Carabinieri, che ha sempre collegato il cold case ad un altro crimine: una rapina alla casa d’aste Christie’s di Roma.
Questo furto miliardario è infatti avvenuto il giorno seguente alla scomparsa sui Sibillini. Indizio cruciale o semplice casualità?
STRAGE DI BOLOGNA E PISTA DELL’ANTIQUARIATO
Prima di parlare della rapina da Christie’s bisogna affrontare un’altra tragedia italiana.
Mandiamo questa volta in avanti il nastro fino al 1982, per entrare nelle aule del processo per la strage di Bologna.
Una pista emerge infatti tra le righe della sentenza di ergastolo contro i terroristi accusati della strage. Un collegamento per molti assurdo, che tuttavia trova qualche riscontro.
Si parla infatti di finanziamenti illeciti di un antiquario inglese ai neofascisti Valerio Fioravanti e Francesca Mambro.
In particolare, i sospetti ricadono su Sergio Vaccari, antiquario britannico, morto in circostanze misteriose nel 1982. Ma non è finita qui.
Nella borsa dell’uomo, gli inquirenti trovano infatti un elemento sospetto: una foto dell’ex baronessa Rothschild.
LA RAPINA DA CHRISTIE’S
Dalla strage di Bologna a Vaccari, le briciole portano gli inquirenti fino a Roma: nella capitale il 30 novembre 1980 avviene un furto da Christie’s, il giorno dopo la scomparsa sui Monti Sibillini.
Poco dopo, due telegrammi spediti dal Perù alla casa d’aste e all’hotel di Guerin e Bishop, formano l’ennesimo collegamento.
I telegrammi contengono infatti lo stesso testo: «Vediamoci in via Tito Livio 130c», firmato Roland.
I carabinieri si recano allora a questo indirizzo e perquisiscono gli occupanti.
La storia tuttavia si conclude così, con l’ennesima domanda senza risposta che lascia in sospeso la pista dell’antiquariato.
La riapertura del Giallo dei Monti Sibillini
Il 25 settembre 1989, Iacoboni archivia il caso: nelle 89 pagine della sentenza, non si esclude l’ipotesi di duplice omicidio, anche se cause e responsabili rimangono ignoti.
Con la fine delle indagini, Gabriela Guerin e Jeanette Bishop sembravano quindi destinate a rimanere senza giustizia.
Tuttavia, nel 2024 la Procura di Macerata ha riaperto l’inchiesta, con l’ipotesi di duplice omicidio premeditato. Decine di testimoni sono stati ascoltati, mentre il procuratore Fabrizio Narbone sembra ottimista.
Resta da capire allora come e perché l’ex baronessa Rothschild e la sua amica Gabriella abbiano perso la vita in quelle montagne.
Si è trattato davvero dell’Anonima sequestri? O c’era dell’altro?
DUE VITTIME DIMENTICATE IN CERCA DI GIUSTIZIA
Alla fine di questo cold case, resta un dato che non possiamo dimenticare: due donne sono state strappate alle loro vite senza che la verità sia mai emersa:
- Gabriella, madre e lavoratrice instancabile, spesso relegata a un ruolo marginale nelle cronache.
- Jeannette, ex modella e donna intraprendente, che aveva scelto l’Italia come luogo della sua nuova felicità.
Oggi, con la riapertura del fascicolo, queste due figure tornano al centro della memoria collettiva.
La speranza è quindi che la giustizia non arrivi solo nei tribunali, ma anche nel modo in cui ricordiamo le vittime: non come semplici nomi legati a un “giallo”, ma come persone con una storia, una dignità e una voce che chiede di essere ancora ascoltata.
Anna Ceroni
Agenzia Corte&Media
Data di pubblicazione: 01.10.2025
Al canale Crimini Dimenticati abbiamo dedicato un articolo introduttivo, che celebra il loro ammirevole lavoro di giornalismo investigativo.
Ogni mese su questo blog pubblicheremo inoltre un nuovo articolo dedicato ai casi trattati da Simona Cascio e Marcello Randazzo, per continuare a tenere viva la memoria di chi non ha ancora trovato giustizia:
- L’omicidio irrisolto di Adele Margherita Dossena
- Katy Skerl: il cold case della tomba trafugata
- Duilio Saggia Civitelli: cold case al Binario 10
Crimini Dimenticati. Il cold case di Gabriella Guerin
Crimine. Giustizia. Media. ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER MediaMentor™
Autrice e copywriter. Laureata magistrale cum laude in Editoria e Giornalismo, ama analizzare e divulgare crimini e ingiustizie di ogni tipo: dai misfatti di Hollywood ai reati ambientali.


