La storia vera di come la polizia messicana dà la caccia ai delinquenti statunitensi.
Fake news, razzismo e carceri con alligatori sotto i ponti levatoi.
Fin dal 2017, il presidente Donald Trump ha alimentato una feroce e grottesca retorica sull’immigrazione, costruendo muri — fisici e simbolici — per difendere i confini degli Stati Uniti.
Ma oltre la superficie, da decenni si consuma una realtà poco raccontata: quella dei criminali statunitensi che fuggono in Messico per sottrarsi alla giustizia.
È proprio da qui che parte Los Gringo Hunters, serie true crime che segue una squadra di polizia incaricata di scovare fuggitivi americani e riconsegnarli alle autorità.
Ambientata a Tijuana, la serie prende spunto da un’inchiesta esplosiva del Washington Post sulla reale International Liaison Unit.
Unendo il ritmo del thriller alla critica sociale, il crime si immerge così nelle tensioni geopolitiche che attraversano il confine californiano.
Alla fine, l’azione non potrà evitare di scontrarsi con interrogativi etici e morali più attuali che mai.
Diretta da Adrián Grünberg, Alonso Álvarez, Jimena Montemayor e Natalia Beristain, la serie è prodotta da Imagine Entertainment, Woo Films e Redrum.
I dodici episodi sono disponibili su Netflix dal 9 luglio 2025.
UPSIDE DOWN: LA STORIA CHE NON CI RACCONTANO
Dai western anni ’50 in poi, il Messico è sempre stato dipinto come un rifugio per fuorilegge e disertori: «passa il confine e sei salvo».
Tuttavia la realtà — sulle note ideali di Ennio Morricone — è ben diversa.
Ogni giorno, l’International Liaison Unit combatte infatti un vero e proprio “turismo dell’anonimato”, che spesso si intreccia con traffici illeciti e criminalità organizzata.
Dal 2002, l’unità di polizia ha arrestato oltre 1.600 criminali americani in fuga: truffatori, assassini e perfino alcuni soggetti nella lista dei “Most Wanted” dell’FBI.
Questa unità non poteva quindi che diventare pane per i denti di Netflix, che trasforma la storia vera in una fiction.
La serie tuttavia non si allontana mai troppo dai fatti, diventando un esempio di “giornalismo visivo”.
Il thriller mantiene infatti un saldo legame con la cronaca attraverso verifiche incrociate, consulenze legali e attenzione maniacale per l’autenticità.
“Los Gringo Hunters”: la vera storia di immigrazione al contrario
Tijuana, Messico.
Mentre imprenditori e politici locali promuovono il progetto “New Tijuana” per modernizzare la città, i gringo hunters affrontano l’indagine di omicidio del loro capo.
Nel frattempo, gli agenti continuano a rintracciare e rimpatriare criminali statunitensi che cercano rifugio a sud del confine.
Assassini, truffatori, mafiosi. Delinquenti di ogni tipo passano tra le mani dell’unità della Bassa California.
Tra inseguimenti spettacolari, indagini psicologiche e fughe a perdifiato, la trama lascia spazio anche a un’affilata critica al potere.
TIJUANA: L’ANIMA DELLA SERIE CRIME
La scelta di Tijuana come ambientazione è tutt’altro che casuale.
Simbolo dei paradossi sociali e economici, la città messicana rappresenta le criticità del fenomeno migratorio americano.
Nella serie crime troviamo infatti:
- da un lato, il progetto “New Tijuana” che punta su sviluppo e sicurezza, tra i soldi di pochi eletti;
- dall’altro, quartieri popolari segnati da criminalità, povertà e tensioni geopolitiche.
Alla fine, tra realtà e finzione, Los Gringo Hunters ribalta uno stereotipo consolidato sul Messico, mostrandoci il Paese attraverso lenti nuove.
Nel thriller, Tijuana non è infatti più il Far West dei blockbuster hollywoodiani, ma uno Stato di diritto, con regole e leggi da rispettare.
UMANI, PRIMA CHE POLIZIOTTI: IL CAST
La forza della serie sta nella componente umana.
I personaggi sono infatti complessi, sfaccettati, arricchiti da dinamiche relazionali profonde e da una vena di ironia tutta messicana.
A guidare il cast ci sono Mayra Hermosillo e Manuel Masalva, volti noti per Narcos: México.
Hermosillo interpreta Gloria Carbajal, un personaggio ispirato a una vera agente caduta in servizio: una figura determinata e integra.
Masalva è invece Beto, un collega solidale e pronto a tendere la mano a chiunque ne abbia bisogno.
Il protagonista è però Nico Bernal (interpretato da Harold Torres): un ufficiale impulsivo e leale, sempre in bilico tra dovere e rischio.
Completano la squadra Archi (Andrew Leland Rogers), Camila (Regina Nava) e Crisantos (Héctor Kotsifakis).
Dal piccolo schermo alla cronaca: una vera inchiesta giornalistica
Azione, dramma e thriller poliziesco si fondono in una serie che affonda le radici in una vera inchiesta giornalistica.
Los Gringo Hunters nasce infatti da un reportage pubblicato sul Washington Post da Kevin Sieff.
È proprio questo articolo a svelare al mondo l’esistenza dell’International Liaison Unit nel 2022.
Scopriamo allora cosa si nasconde dietro i misteriosi “cacciatori di gringo”.
I GRINGO HUNTERS NELLA REALTÀ
«Uno statunitense sospettato di omicidio è fuggito in Messico. I cacciatori di Gringo lo stavano aspettando».
Con questo titolo d’effetto, il Washington Post ha portato sul web l’Unità di collegamento internazionale di Tijuana.
Questa storia — come scrive Sieff — potrebbe all’inizio sembrare la battuta finale di una barzelletta.
Invece, l’unità di polizia è una realtà consolidata da più di due decenni.
Attiva dal 2002 nella Bassa California, la squadra è composta da 12 agenti (10 uomini e 2 donne) con un compito preciso: catturare criminali in fuga oltreconfine.
E i numeri parlano chiaro: l’unità speciale arresta in media 13 cittadini statunitensi al mese.
Una statistica di successo, che ha sorpreso anche l’opinione pubblica americana più conservatrice.
LA MISSIONE DEI GRINGO HUNTERS
Le operazioni della squadra speciale comprendono:
- l’identificazione e la cattura di statunitensi ricercati per reati gravi (omicidi, rapine, frodi, ecc.);
- la collaborazione con agenzie USA, come FBI, U.S. Marshals e le autorità consolari;
- operazioni sotto copertura e raccolta di informazioni tramite fonti di intelligence locali e internazionali;
- la rapida restituzione dei fuggitivi grazie a una scorciatoia legale: l’espulsione per violazione delle leggi migratorie messicane.
METODI: TRA REALTÀ E SPY STORY
Secondo il Washington Post, il sostegno delle autorità statunitensi è comunque cruciale.
L’International Liaison Unit riceve infatti accesso a tracciamenti bancari, registri telefonici e soffiate dagli Stati Uniti.
E non solo.
La squadra può infatti anche godere di strumenti importanti, tra cui dati sensibili internazionali che permettono di procedere con rapidità.
L’unità speciale spesso agisce inoltre in incognito, identificando i sospetti dall’accento, l’abbigliamento o perfino dalla “tipica abbronzatura da gringo”.
Una caccia raffinata che si muove tra resort, bar, roulotte, centri di recupero, discoteche, fino ai tavoli di Carl’s Jr, un noto fast food californiano.
IL CASO TERRY SAKAMOTO
Tra le tante storie che dimostrano il lavoro dell’International Liaison Unit, una su tutte emerge per forza narrativa: la grande fuga di Terry Sakamoto.
Nel 2014, mentre si trovava agli arresti domiciliari per violenza domestica, Sakamoto riesce a scappare dagli Stati Uniti e a rifugiarsi in Messico.
L’uomo viene tuttavia rintracciato e arrestato poco dopo, grazie all’intervento della squadra d’élite.
La storia non finisce però qui.
Nel 2022, Sakamoto evade di nuovo, dopo essere stato accusato di altri quattro reati. E, ancora una volta, il criminale trova rifugio in Messico.
A Mexicali, il fuggitivo viene alla fine rintracciato, arrestato e riconsegnato alla giustizia americana in tempi brevi.
Un caso simbolico che mostra come il Messico non sia più soltanto il “paradiso dei latitanti”, bensì un protagonista attivo nella lotta alla criminalità internazionale.
Oltre il thriller: un’affilata critica sociale
Mentre negli Stati Uniti aumentano le deportazioni di migranti latinos, Los Gringo Hunters mostra cosa accade dall’altra parte del muro.
La serie non perde inoltre occasione per una critica al potere, tanto necessaria quanto tagliente.
Sotto la superficie di un apparente thriller poliziesco, la trama ingloba infatti temi sociali profondi.
Giustizia transnazionale, tensioni interne alla polizia e corruzione sistemica colpiscono così come uno schiaffo lo spettatore che si aspettava solo un “giallo da divano”.
Il risultato è una narrativa spiazzante, che ci restituisce uno Stato che — pur tra mille contraddizioni — applica la giustizia.
PERCHÈ È UNA SERIE DA NON PERDERE
Los Gringo Hunters non è solo una serie ben costruita. È anche un potente invito a guardare oltre gli stereotipi.
Attraverso una narrazione incalzante e coinvolgente, questo crime mette infatti in discussione certe narrazioni su confini e migrazioni.
In un’epoca in cui questi argomenti sono spesso raccontati a senso unico, il thriller smaschera così l’ipocrisia di alcuni discorsi politici sulla sicurezza.
Alla fine, quella lingua di terra che si protende sull’oceano si rivela per quello che è sempre stata: una potente metafora del contrasto tra percezione e verità.
Anna Ceroni
Agenzia Corte&Media
Data di pubblicazione: 12.07.2025
“Los Gringo Hunters”: trailer della serie crime messicana
Crimine. Giustizia. Media. ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER MediaMentor™
Autrice e copywriter. Laureata magistrale cum laude in Editoria e Giornalismo, ama analizzare e divulgare crimini e ingiustizie di ogni tipo: dai misfatti di Hollywood ai reati ambientali.


