Questo che segue è il testo del primo episodio del podcast Il Colpevole Perfetto. La storia sbagliata di Lorenzo Bozano e Milena Sutter.

Il primo episodio si intitola “Milena è sparita”.

Puoi ascoltare il podcast su tutte le piattaforme. Oppure su questo sito, andando alla pagina dedicata a Il Colpevole Perfetto.

Siamo negli Anni Settanta: il 1971, per la precisione. E accade un fatto di cronaca nera che riguarda una ragazzina, Milena Sutter.

Ha 13 anni, i capelli lunghi biondi che si sciolgono sulle spalle, il viso chiaro e luminoso e gli occhi che sorridono.

Milena è la figlia di un noto industriale di Genova: il padre, Arturo, ha un’azienda che produce cera per pulire i pavimenti e lucido da scarpe.

La conoscono tutti, quest’azienda, perché fa pubblicità in televisione, a Carosello, sul primo canale della Rai.

Milena scompare a Genova giovedì 6 maggio 1971, poco dopo le 17, all’uscita della Scuola privata  Svizzera.

La scuola si trova in via Peschiera e Milena frequenta la terza media. Al suono della campanella, le compagne di classe le propongono di andare a mangiare un gelato, nella latteria a pochi metri di distanza.

Milena si scusa ma dice di dover tornare a casa di fretta, perché ha un’insegnante privata che l’attende: deve ripassare il programma scolastico di tutto l’anno, per sostenere l’esame di terza media.

La sparizione di Milena, ragazza sportiva che dimostra almeno 16 anni, viene subito presentata, dagli inquirenti e dalla stampa, come un “sequestro di persona”.

Qualcuno – una banda probabilmente – deve averla rapita per estorcere denaro al papà, Arturo, genovese di origini svizzere, che è il sesto contribuente della città: dichiara un reddito di 64 milioni di lire, circa 600 mila euro di oggi.

Genova, la città della sparizione di Milena Sutter

Genova è una città industriale, stretta tra il porto e le colline. La lunga tradizione di città di mare e la storia di centro finanziario la possiamo trovare nei palazzi alti, massicci e solenni del centro storico.

Nella parte ovest, verso la lanterna simbolo di Genova, ci sono i quartieri operai, con i proletari che lavorano nelle aziende pubbliche e private e che lavorano al porto.

Nella parte est, ci sono i ricchi quartieri dell’alta borghesia ligure, tra Quarto, Sturla e Albaro.

L’urlo e la rabbia della protesta operaia e studentesca del Sessantotto stanno bollendo, sotto la routine quotidiana.

A fronteggiarsi ci sono la cultura cattolica, il Partito Comunista, i neofascisti. E poi c’è la  Massoneria, con giudici e avvocati nei posti di potere.

Il giorno dopo la sparizione di Milena, un uomo alza la cornetta del telefono – allora non c’erano né i cellulari e neppure le email –  e telefona a casa dei Sutter.

Sillaba le parole e per tre volte ripete, come un disco registrato: “Se vuole Milena viva, 50 milioni prima aiuola Corso Italia”. Il padre di Milena, Arturo Sutter, prepara i soldi e si dice pronto a consegnarli ai rapitori.

Alla prima telefonata, ne seguono altre, a casa della vittima: sciacalli, sadici, figuri della peggior specie.

C’è persino chi fa sentire al telefono il pianto di una bambola. C’è chi alimenta false speranze, indicando un’auto, una strada o una casa dove trovare Milena.

Tutto inutile, tutto vacuo, tutto finto. Della ragazzina, dal cuore generoso e dalla passione per almeno sei sport (sci, nuoto, basket, tennis, pattinaggio, equitazione) non c’è traccia.

Dov’è finita Milena? È viva oppure è sepolta da qualche parte?

I timori, le paure, le inquietudini sono alimentate dai media. La stampa ogni giorno rendiconta la ricerca che polizia e carabinieri fanno di Milena.

E purtroppo quei brividi di paura trovano presto una conferma. Amara. Sconcertante. Che gela ogni genovese, proletario o borghese che sia.

Il ritrovamento del corpo della ragazzina

Due settimane dopo la sparizione, giovedì 20 maggio, il corpo della ragazzina viene trovato senza vita.

Si muove a pelo d’acqua, in posizione supina a circa 300 metri al largo della spiaggia di Priaruggia, alcuni chilometri a est del porto di Genova. 

Due pescatori dilettanti lo notano galleggiare tra pezzi di legno e con indosso una cintura da sub, provvista di alcuni pesi. I due pescatori subito pensano che si tratti di un qualche pescatore subacqueo annegato.

Portato a riva, il corpo si rivela quello di una donna: si pensa a una donna di una certa età, dato che il volto è ridotto a uno scheletro e la permanenza in mare ne ha tolto l’identità.

Sono alcuni oggetti personali, fra cui una collanina e un cordoncino di cuoio, a rivelare invece che quel corpo senza vita, zuppo d’acqua, svestito appartiene a Milena Sutter, ovvero la tredicenne sparita solo un paio di settimane prima.

La folla di cittadini che si è assiepata sulla spiaggia di Priaruggia resta in silenzio, sgomenta, angosciata.

Quella morte, il destino di quella ragazzina generosa e piena di vita, quell’assurda fine tra le onde del mare è un colpo al cuore per la città intera.

Un colpo al cuore che va dai quartieri operai di Sampierdarena ai salotti borghesi di Quarto, Sturla e Albaro. È il dramma di tutti, di ogni famiglia, di ogni genovese, di ogni ceto sociale.

È il dramma di tutti perché i giornali – allora c’era poca tv – hanno portato nelle case quel dolore.

“Siamo tutti la famiglia Sutter”, devono essersi detti migliaia e migliaia di madri e padri di famiglia.

Quali sono le cause della morte di Milena? Si parla subito di “omicidio”.

La ragazzina sarebbe stata uccisa, con azione di strozzamento e probabile soffocamento, lo stesso giorno della sparizione.

A dirlo sono i medici legali: nell’arco di qualche ora stabiliscono giorno, orario e cause della morte di Milena Sutter.

La loro analisi schizzata sui fogli di carta dell’Istituto di Medicina Legale di Genova è una sentenza senza appello, un dogma, un risultato che non è possibile contestare.

È trascorso oltre mezzo secolo da quel giovedì 20 maggio 1971. Sono passati quasi 20 mila giorni da quel tavolo freddo dell’obitorio, da quelle luci tremule nella sera genovese di maggio.

Domande scomode sulla morte della vittima

Tuttavia, non possiamo sottrarci a una domanda che nessuno osa più fare:

  • siamo sicuri che Milena Sutter sia stata uccisa?
  • siamo sicuri che la morte risalga al 6 maggio 1971, ovvero lo stesso giorno della scomparsa?

I dubbi sono legittimi. Gli interrogativi sono doverosi.

La ricerca scientifica è garantita dalla Costituzione, nata dalla lotta di liberazione al fascismo e al nazismo. E allora… andiamo a incominciare.

La morte di Milena Sutter, trovata in mare senza vita il 20 maggio del 1971, porta all’arresto di Lorenzo Bozano.

Lorenzo ha 25 anni, è nato il 3 ottobre del 1945, segno della bilancia con ascendente in pesci, per chi ama l’astrologia.

È figlio di un funzionario degli Armatori Costa. Bozano è un perdigiorno che passa le giornate tra bar, sigarette francesi senza filtro e l’organizzare una rivista di prodotti per il mare (il “Marcatalogo”).

Si diletta con la pesca subacqua, nonostante abbia un fisico grassoccio, alto 1 metro e 180, sovrappeso e con folti capelli castano scuro.

Insomma, ha tutto tranne che l’aspetto di uno sportivo del mare. Lorenzo Bozano viene subito soprannominato “il biondino della spider rossa”.

Non è biondo, né magrolino: quello lo vedrebbe anche un orbo.

Agli inquirenti e ai giornalisti piace, invece, vederlo “biondino”.

I giudici che lo condanneranno all’ergastolo, in appello, in Corte d’Assise, nel 1975, lo chiameranno più volte  “biondino” perfino in sentenza.

Possiamo insomma dire che per certi investigatori, giudici e giornalisti vedere cose non reali è stato uno sport ameno – ieri come oggi.

Purtroppo di ameno, in questo dramma genovese, non c’è nulla. In questa storia c’è una vittima, Milena, che merita solo la verità e nient’altro che la verità.

La scomparsa di Milena Sutter, 13 anni, figlia di un ricco industriale della cera, accade in un periodo importante della Storia d’Italia.

Siamo a un anno e mezzo dalla strage fascista di Piazza Fontana, a Milano. Il 13 dicembre del 1969 è stata infatti collocata una bomba nei locali della Banca Nazionale dell’Agricoltura: sono 17 le persone uccise, sono 88 le persone ferite.

La scomparsa di Milena Sutter avviene, poi, a pochi mesi da un tentativo di colpo di Stato: il Golpe Borghese, altra azione fascista, che proprio a Genova ha ottenuto importanti finanziamenti.

Il Golpe Borghese è un’azione militare che mirava a rovesciare il governo italiano e realizzare un colpo di Stato, nel dicembre del 1970.

Si tratta di un’azione che non è isolata, ma fa parte della strategia della tensione: quella strategia di terrore che ha avuto inizio con la bomba di Piazza Fontana, nel 1969, ed è andata avanti sino ai primi Anni Novanta, con le bombe di Roma, Firenze, Milano e in Sicilia. Il tutto con collegamenti e interessi internazionali.

Perché è importante richiamare quegli eventi del terrorismo italiano? Perché nel caso di Milena Sutter ci si è concentrati soltanto sulla vicenda.

Eppure ogni storia personale si colloca in un contesto, in una rete di relazioni, in un tessuto: dal contesto la storia personale trae significati; e a sua volta la storia personale trasferisce significati al contesto storico.

Guardiamo, allora, all’ambiente in cui avviene la sparizione di Milena Sutter. Genova – che fu repubblica marinara – nel 1971 è una città industriale.

Fa parte di un triangolo con altre due importanti centri dell’industria italiana: Milano e Torino. Genova ha la parte ovest, popolata da operai, la classe proletaria; e la parte est, come il quartiere di Albaro dove vive la vittima, Milena, e dove vive anche Lorenzo Bozano.

È un quartiere, quello di Albaro, abitato dalla media e alta borghesia genovese.

Genova è una città divisa in gruppi ideologici: c’è il Partito Comunista, con le sezioni operaie e le lotte proletarie. C’è il mondo cattolico con il cardinale Siri (che è andato vicino per diventare Papa) e la Democrazia Cristiana.

Ci sono i neofascisti sempre pronti a chiedere ordine e disciplina: volpi a guardia del pollaio, mi viene da dire.

E c’è la Massoneria, con i muratori presenti a Palazzo di Giustizia e negli ovattati ed eleganti studi di avvocato.

L’investigatore iscritto alla loggia P2

Non è forse un caso che uno degli investigatori su questa vicenda sia Arrigo Molinari, vice capo della Squadra Mobile di Genova. Nell’inchiesta sul Caso Milena Sutter, Arrigo Molinari ha avuto un ruolo importante.

Ebbene, proprio Molinari – che morirà assassinato in circostanze oscure nel 2005 – risulta iscritto alla loggia massonica P2. Ha la tessera numero 767. Ed è anche un membro di Gladio, struttura paramilitare anticomunista.

La P2, va ricordato, è un’organizzazione criminale. Gladio è un’organizzazione illegale, nata per contrastare il comunismo, ma poi impiegata in funzioni fuori della legge.

In questo quadro si colloca la vicenda di Milena Sutter.

I giornali, i rotocalchi, la televisione e oggi i vari media sul web e i social hanno sempre “personalizzato” la vicenda di Milena Sutter.

L’hanno sempre collegata soltanto a Lorenzo Bozano, il “biondino della spider rossa” che biondo non era.

Il caso giudiziario di Milena – che è diverso e indipendente da quello di Lorenzo Bozano – è sempre stato trattato come un qualcosa di individuale.

È stato visto come un microcosmo in cui si muove una vittima e in cui si muove un colpevole.

Nessuno ha mai pensato di allargare il quadro. Nessuno ha mai pensato di zoomare all’indietro con la macchina da presa, per vedere questo film tragico con un’ottica differente.

È quindi importante che abbiamo sempre presente il contesto: Genova, le sue dinamiche economiche e di potere, le sue ideologie. Con le inevitabili lotte tra fazioni.

Il contesto è importante per leggere i dettagli della sparizione e morte di Milena.

Il contesto genovese, con i suoi scontri fra potentati, è fondamentale per decifrare i sospetti su Lorenzo Bozano. E per interpretare la condanna di Lorenzo all’ergastolo quale rapitore e assassino della ragazzina.

Il “dogma” dei medici legali genovesi

Torniamo a Milena Sutter, che aveva due nomi Milena e Anna. Milena Anna Sutter, quindi.

I medici legali del tribunale, i professori Aldo Franchini e Giorgio Chiozza, fanno risalire la morte di Milena alle ore 18-18.30 del giorno della sparizione, cioè giovedì 6 maggio.

Dicono che Milena è morta per azione di strozzamento, con un afferramento al collo. E di probabile soffocamento.

Tuttavia, il soffocamento non è possibile dimostrarlo: il volto della vittima è infatti ridotto allo scheletro.

Eebbene, è impossibile stabilire – nel giro di qualche ora dal ritrovamento – le cause della morte di un corpo che è rimasto in mare per circa due settimane. E che non presenta acqua nei polmoni, quindi non è annegato.

I casi sono allora due: i medici legali hanno capacità che neppure oggi è possibile rilevare nella Medicina Legale, oppure i medici legali Franchini e Chiozza hanno piegato la lettura del corpo di Milena alla linea investigativa della Procura di Genova.  

La tesi dei periti del tribunale viene contestata dal professor Giacomo Canepa, perito di parte. Canepa è il perito di quello che è l’unico sospettato della sparizione e della morte di Milena Sutter.

L’unico sospettato è lui: Lorenzo Bolzano, 25 anni. Passerà alla storia giudiziaria come “il biondino della spider rossa”, per via di una scalcinata Alfa Romeo spider con cui gira per Genova.

Perché si parla di sequestro? Fu davvero un rapimento?

Fermiamoci un atto su un punto fondamentale del caso di Milena Sutter. Perché gli inquirenti parlano subito di sequestro e di omicidio della ragazzina

Questo è un interrogativo importante. Si parla di sequestro perché accade quanto vado raccontando.

Milena sparisce all’uscita dalla Scuola Svizzera di Genova poco dopo le 17 di giovedì 6 maggio del 1971. Questo è un dato certo. La sera dello stesso giorno, intorno alle 21, i genitori vanno in Questura a denunciare la scomparsa della ragazzina.

Ls sera della sparizione, il 6 maggio, gli inquirenti si precipitano a casa dei Sutter. Nella cameretta di Milena entrano il capo della Squadra Mobile, Angelo Costa, che viene dalla Resistenza al nazifascismo, e il pubblico ministero che dirige le indagini, Nicola Marvulli.

Sfogliano le lettere che Milena scrive agli amici, spostano giocattoli e copertine di dischi di musica rock. A Milena piacciono i Led Zeppelin.

A sera inoltrata, gli inquirenti decidono che quello di Milena è un sequestro.

O meglio, scelgono il sequestro partendo da una serie di elementi: la ragazza sparita sparita non ha grilli per la testa, la ragazza sparita non ha problemi sentimentali, la ragazza sparita ha un padre ricco. Quindi, il suo è un rapimento.

La scelta degli inquirenti di puntare sul sequestro di persona è interessante.

Può essere stata influenzata da un altro sequestro, quello di Sergio Gadolla, nell’ottobre del 1970: una banda di terroristi comunisti, la XXII Ottobre, ha rapito il figlio di una ricca vedona. Hanno chiesto 200 milioni di lire, circa 2 milioni di euro di oggi.

Gli inquirenti sono facili profeti. Il giorno dopo, al mattino di venerdì 7 maggio 1971, arriva una telefonata a casa dei Sutter.

Ecco cosa dice la telefonata: “Se vuole Milena viva, 50 milioni prima aiuola Corso Italia”.

Attenzione alla cifra. 50 milioni corrispondono a circa 500.000 euro di adesso.

Il padre di Milena, Arturo Sutter, l’anno prima aveva dichiarato redditi per 64 milioni di lire, ovvero oltre 600.000 euro attuali.

Il numero 50 milioni mi ha fatto riflettere. Perché il rapitore chiede 50 milioni? Poteva chiederne 200 di milioni: il papà di Milena, Arturo Sutter, è in grado di mettere insieme anche tre valigie di soldi.

Poi mi sono posto un’altra domanda: perché il rapitore pronuncia la cifra 50? Perché 50 milioni e non 40, oppure 60 milioni? Che significato ha il numero 50? Come si colloca nel contesto di Genova il numero 50?

Sta di fatto che al mattino arriva questa telefonata. Il padre di Milena Sutter dice che la chiamata è arrivata alle 10.40 (attenzione all’ora) e che non ha capito nulla.

Il maresciallo della Questura, Luigi Calanchi, è seduto accanto ad Arturo Sutter, al momento della chiamata. Alcuni giorni dopo, il maresciallo dice aver capito tutto: e indica, come orario, le 9.34.

Quindi, ufficialmente, la telefonata del rapitore arriva alla casa della famiglia Sutter alle 9.34. Ebbene, l’orario delle 9.34 non ha alcun fondamento.

Ma non è l’unica cosa strana. Credono così tanto al rapimento, in Questura, che nessuno degli agenti di Polizia – la Guardia di Pubblica Sicurezza, come si chiamava allora – viene mandato in Corso Italia.

Voglio dire: un rapitore ti dice, stando alla versione diffusa ai giornalisti, che per avere Milena viva occorre portare 50 milioni di lire alla prima aiuola di Corso Italia.

Corso Italia è una strada a quattro corsie che costeggia il mare di Genova e che si trova a qualche chilometro dalla casa dei Sutter. Ebbene nessuno va in Corso Italia.

Gli investigatori e i dubbi sul rapimento di Milena

Al processo di primo grado a Lorenzo Bozano, in Corte d’Assise, nel 1973, il capo della Mobile, Angelo Costa, si arrampicherà sugli specchi per giustificare l’omissione.

Dirà che gli agenti di Polizia non volevano disturbare i rapitori. Da parte sua, il pubblico ministero Nicola Marvulli, sempre al processo di primo grado del 1973, affermerà che loro al sequestro non ci credevano proprio. Neppure dopo la telefonata del rapitore.

Perché la telefonata è importante? Perché merita la nostra attenzione? Perché c’entra con l’altro caso della storia. Ovvero con il caso di Lorenzo Bozano.

Infatti, se la telefonata, con richiesta di riscatto, arriva a casa Sutter alle 10.40, Lorenzo Bozano è estraneo al caso. In quel momento, Lorenzo è con la sorella Jolanda a seguire una causa di lavoro.

Nonostante i dubbi che oggi possiamo avanzare, i fari delle indagini vengono puntati solo su quel giovane perdigiorno in spider rossa: l’unico vero sospettato, l’unico imputato e, in appello, il condannato per aver rapito e ucciso, per denaro, Milena Sutter.

Il suo nome, Lorenzo Bozano, grazie ai giornali, lo conoscono presto tutti i genovesi, tutta l’Italia e centinaia di giornalisti.

Che Lorenzo non sia biondino già lo sappiamo. Che alla fine sia stato incastrato appartiene alle carte giudiziarie.

Ma chi è davvero costui? Come e, soprattutto, perché Lorenzo Bozano entra nell’inchiesta sulla misteriosa sparizione di Milena?

Fine Episodio 1. Il Colpevole Perfetto – “Milena è sparita”

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