Profilare un criminale: l’insieme di tecniche e analisi che aiutano gli investigatori (Parte 6^).
Dopo aver visto nell’articolo precedente la peculiarità del criminale e le caratteristiche della scena del delitto, passiamo ad occuparci dello studio della vittima di un delitto.
In questo modo, il Criminal Profiling si occupa della diade vittima-criminale nello schema di indagine. Ovvero del rapporto che intercorre tra l’autore di reato e la persona che ne resta vittima.
Il Criminal Profiling, va ricordato, rientra nell’ambito della Psicologia Investigativa a cui abbiamo dedicato una sezione di questo blog, Il Biondino della Spider Rossa.
A proposito di Criminal Profiling, l’attenzione alla vittima è un’apparizione recente sia nel panorama della psicologia giuridica che in quello delle tecniche investigative.
Il lavoro dello psicologo è volto ad individuare nuovi criteri interpretativi del reato, all’interno della relazione vittima-criminale.
LA RELAZIONE TRA VITTIMA E CARNEFICE
Alcune tipologie di reati violenti, come l’omicidio e la violenza sessuale, il piano della relazione vittima-carnefice è apparso contenitore di interessanti spunti di analisi per la comprensione dei diversi profili dell’aggressore.
La relazione tra vittima e carnefice offre spunti interessanti anche, e soprattutto, per la comprensione del significato del crimine commesso, da parte degli attori coinvolti.
La diade criminale-vittima è una dimensione valorizzata poiché permette di elaborare delle tipologie di vittime in rapporto alle singole fattispecie di reato.
Non solo. Consente anche e soprattutto di cogliere effetti comunicativi che rinviano alla storia di quel rapporto (tra vittima e offender). E che rinviano agli incastri d’azione, all’interno dei quali l’azione vittimizzante assume un senso e una funzione anche processuale.
Lo studio della vittima e della relazione vittima-autore di reato, assumono insomma importanza nell’ambito delle tecniche di indagine investigativa.
Perché? Perché si tratta di risorse indispensabili ai fini della “ricerca delle verità” celate dietro una determinata azione criminosa.
Questo accade soprattutto nel caso in cui la vittima in questione non sia sopravvissuta al delitto; oppure ne sia testimone.
Caratteristiche della scena del crimine
Nell’elaborazione del profilo psicologico dell’assassino di Francine Evelson, John Douglas introduce gli elementi dell’analisi vittimologica, ovvero lo studio delle caratteristiche della vittima.
La vittima è il soggetto che diviene l’obiettivo dell’attacco dell’aggressore, incrociandone la strada nel momento in cui l’offender valuta favorevoli le circostanze per commettere un crimine.
Quali possono essere quelle favorevoli circostanze: assenza di testimoni, periodo della giornata, vulnerabilità della vittima, per citarne alcune.
Le condizioni mentali dell’offender possono influenzare la sua percezione del rischio insito nell’atto.
Alcol, droghe, situazioni di stress, impulsività, tra gli altri fattori, possono far sì che l’offender assuma rischi maggiori nel commettere il crimine.
LA VITTIMOLOGIA
La vittimologia è una completa ricostruzione della storia della vittima, che include lo stile di vita, i tratti di personalità, l’occupazione e altro ancora.
Quelle di vittima e vittimologia sono le definizioni tratte dal Crime Classification Manual, il trattato di classificazione dei crimini violenti dell’FBI.
La vittimologia, insieme al case linkage, il collegamento tra casi precedentemente conosciuti, e all’analisi della scena del crimine, rappresenta il cardine su cui si basano le indagini.
Ecco le domande che si impongono alla mente dell’investigatore nell’applicare la tecnica della vittimologia:
- perché proprio quella vittima è divenuta un bersaglio?
- come è stata scelta?
- l’aggressione è frutto di un’opportunità inaspettata che si è presentata?
- che possibilità c’era che un soggetto potesse diventare una vittima scelta casualmente?
- in che misura l’assassino si è assunto dei rischi nell’uccidere quel tipo di vittima?
- come si è avvicinato alla sua preda?
- come l’ha aggredita?
- ha usato la forza?
- di cosa si è servito per immobilizzarla?
- la vittima ha tentato di reagire all’aggressione?
Questa è la sesta parte della guida che qui ho voluto proporre su cos’è e come si applica il Criminal Profiling. Ovvero il profilo psicologico dell’autore di reato.
Abbiamo qui trattato il tema della vittimologia, che è uno dei cardini su cui si basano le indagini.
Gli altri due cardini sono il case linkage (il collegamento tra casi in precedenza conosciuti) e l’analisi della scena del crimine.
- Qui trovi la QUINTA PARTE DELLA GUIDA AL CRIMINAL PROFILING
- Qui trovi la PRIMA PARTE DELLA GUIDA AL CRIMINAL PROFILING
Laura Baccaro
www.laurabaccaro.it
(sesta parte – segue)
(Foto di copertina: Evgeniy Smersh, Unsplash)
Criminal Profiling: dalla scena del crimine al profilo dell’offender
Criminal Profiling. Introduzione (in inglese)
Profilo psicologico dell’offender. Le lezioni dell’Fbi (in inglese)
Crimine. Giustizia. Media. ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER MediaMentor™

Laura Baccaro, criminologa e psicologa giuridica. Docente universitaria, dirige la “Rivista di psicodinamica criminale”.
Sito web: www.laurabaccaro.it Contatto social: Linkedin