Su Netflix le vicende di alcuni membri di una giuria popolare che deve giudicare una donna accusata di duplice omicidio.

C’è qualcosa di speciale nelle produzioni cinematografiche dell’area belga e francese: la connessione, nelle storie raccontate, fra drammi privati e problematiche sociali.

La serie televisiva fiamminga “I dodici giurati“, trasmessa sulla piattaforma web di Netflix, non fa eccezione.

Racconta dolori e sconfitte delle persone, intrecciandole con i temi sociali: violenza sulle donne, piccole beghe di condominio, solitudine di chi giovane più non è, sfruttamento dei lavoratori immigrati, mancanza di empatia verso gli adolescenti.

Che si tratti di generi cinematografici “leggeri”, come la commedia”; o che ci si misuri con un tema serio come la giustizia giudicante, il mondo franco-belga riesce sempre a stupire. In modo positivo.

“I dodici giurati”, serie televisiva che Netflix propone in dieci puntate da circa 45 minuti ciascuna, racconta un caso giudiziario.

Nel contempo, la serie Tv – con la sua trama articolata fra aula di giustizia e case private – offre gli spaccati di vita di alcuni giudici popolari chiamati ad emettere un verdetto assai difficile.

Il cast della serie televisiva “I dodici giurati”:

  • Charlotte De Bruyne, nel ruolo di Holly Ceusters, portavoce della giuria.
  • Maaike Neuville nel ruolo di Delphine Spijkers, membro supplente della giuria.
  • Tom Vermeir, nel ruolo di Joeri Cornille, membro della giuria.
  • Peter Gorissen, nel ruolo di Arnold Brier, membro della giuria.
  • Zouzou Ben Chikha, nel ruolo di Carl Destoop, membro della giuria.
  • Piet De Praitere, nel ruolo di Noël Marinus, membro della giuria.
  • Maaike Cafmeyer, nei panni di Frie Palmers, è stato accusata dei due omicidi.
  • Josse De Pauw, nel ruolo di Ari Spaak, avvocato di Frie Palmers.
  • Johan Heldenbergh, nel ruolo di Stefaan De Munck, ex marito ei Frie Palmers.
  • Saluta Verstraete, nel ruolo di Margot Tindemans, attuale moglie di Stephenfaan.
  • Koen De Sutter, nel ruolo di Marc Vindevogel, padre di Brechtje e attivista per i diritti degli animali.
  • Sofie Decleir, nel ruolo di Inge Van Severen, avvocato di Marc Vindevogel.
  • Mieke De Groote, nel ruolo di Mia, presidente della corte.
  • Isabelle Van Hecke, nei panni di Hedwig, procuratore.
  • Mungu Cornelis, nel ruolo di Mungu Cornelis, giornalista.

I dodici giurati - copertina della serie televisiva su Netflix su un caso di cronaca nera e il sistema giudiziario - blog Il Biondino della Spider Rossa - Maurizio Corte - Agenzia Corte&Media

“I dodici giurati”: il caso giudiziario

La storia di cronaca nera è quella di una donna – Frie Palmers, già preside di una scuola – che viene accusata di due delitti atroci.

Il primo delitto, accaduto 16 anni prima, è l’assassinio della sua più cara amica.

Il secondo delitto, risalente a un paio di anni prima, riguarda la morte della sua bambina di due soli anni, che la donna ha perduto perché è stata affidata – in una causa di separazione – al marito da cui si è separata.

Fin qui i due fatti di cronaca: un omicidio e un infanticidio. Quest’ultimo è peraltro un caso dove la volontà omicida non può dirsi in alcun modo espressa, dato che la bambina muore in ospedale a causa di un’infezione.

Ben più delineato è il caso di assassinio dell’amica dell’imputata al centro del “legal thriller” proposto da Netflix. Qui la volontarietà dell’uccidere vi è tutta; e probabilmente vi è anche la premeditazione.

Fin qui la “cronaca nera”. Al centro del telefilm a puntate di produzione belga vi è però la giuria popolare chiamata a giudicare Frie Palmers.

La domanda giudiziaria che viene posta ai 12 giurati, che sono affiancati da due giurati “di riserva”, è formata da due interrogativi che il tribunale ha voluto interconnettere: Frie Palmers ha ucciso con premeditazione, come sostiene il pubblico ministero, l’amica del cuore, Brechtje, sedici anni prima? E ha ucciso, un paio di anni prima, anche la figlioletta Roos incidendole il collo con un pezzo di vetro?

 

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L’imputata Frie Palmers, al centro della serie televisiva di Netflix “I dodici giurati”

 

La serie di Netflix: le vite private e sociali dei “12 giurati”

Molta parte della serie televisiva viene occupata dalle vite private di alcuni dei giurati.

La più interessante è la vita familiare di una “giurata di riserva”, che avrà poi un ruolo determinante nel pronunciare il verdetto su Frie Palmers.

Si tratta di Delphine Spijkers, membro supplente del collegio giudicante, che è vittima di un marito manipolatore e violento.

Vi è però anche la vicenda della “presidente della giuria”, la più giovane del gruppo, Holly Ceusters, che ha perso i genitori in una rapina in villa finita con un duplice omicidio.

Vi è però anche il giurato che, titolare di un’impresa edile assieme al fratello, si rende complice della morte di un muratore brasiliano – irregolare – fatto lavorare in nero. E senza tutele sindacali e previdenziali.

Drammi personali e temi sociali si mescolano così in una serie televisiva che è facile etichettare come “legal thriller”.

Di fatto, nella ricerca della verità si mescolano più fattori:

  • problemi personali;
  • egoismi e piccole cattiverie;
  • tornaconti e bugie
  • procedure giudiziarie di dubbio valore

Vi è un aspetto personale e vi è un aspetto giudiziario in questa storia televisiva prodotta dalla Eyeworks e distribuita dalla Federation Entertainment.

Vi è anche il tema profondo della verità, dell’onestà intellettuale e della dirittura morale di chi è chiamato a fare indagini. E di chi ha il compito arduo del giudicare un altro essere umano su delitti che scuotono le coscienze.

Lorenzo Bozano - imputato processo sul caso Milena Sutter

La serie Tv “I dodici giurati” e il caso di Milena Sutter

Cosa vi è in comune fra la serie televisiva proposta da Netflix, “I dodici giurati”, e il caso di Milena Sutter e Lorenzo Bozano?

Quello di Milena Sutter, di cui trattiamo in questo blog, è il caso del 1971, a Genova, di una ragazzina di 13 anni scomparsa e poi trovata senza vita in mare.

Un caso passato alla storia civile d’Italia come rapimento e omicidio. Ma su cui, con la criminologa Laura Baccaro, abbiamo avanzato parecchi dubbi, sottolineando le lacune nelle indagini.

E la non scientificità della perizia medico-legale su cause e ora della morte di Milena Sutter.

Avremo modo di tornare su questo argomento, entrando nei dettagli del processo all’imputata Frie Palmers.

Qui possiamo già sottolineare come in più occasioni – al di là della questione sulla colpevolezza o meno dell’imputata de “I dodici giurati” – le indagini sulla vicenda mostrino la corda.

Vi è un ex poliziotto dalla dubbia reputazione. Alcune verità sono sottaciute anche da chi ha interesse a che la verità venga a galla.

La difesa dell’imputata alterna impennate oratorie efficaci a carenze investigative poco giustificate,

Vi è poi la presenza egemonica – a tratti arrogante – dei “giudici togati” rispetto alla giuria e allo stesso avvocato difensore dell’imputata Frie Palmers.

Di indubbio interesse lo scambio di opinioni e le puntualizzazioni sul rapporto fra scienza e Medicina Legale.

Proprio la parte medico-legale offre spunti di riflessione importanti per il caso di Milena Sutter.

Anche nella serie televisiva “I dodici giurati” assistiamo alla sgradevole rappresentazione di una Medicina Legale che antepone gli interessi della Polizia e del pubblico ministero al valore scientifico a cui la Medicina ha l’obbligo di puntare.

Alla fine delle dieci puntate del telefilm, il legal thriller mostra un risultato tutto sommato corretto dal punto di vista giudiziario. Ma lascia l’amaro in bocca constatare che a quel risultato si è arrivati con mezzi e persone più interessati al proprio particulare e ai propri drammi, che all’impegno per la verità sostanziale dei fatti.

Non mi riferisco tanto ai “dodici giurati” che, al pari di tutti i cittadini, si trovano – nel sistema giudiziario rappresentato dalla serie televisiva belga – a svolgere un lavoro che non è il loro: giudicare in un’aula di tribunale.

Il riferimento è a chi ha svolto le indagini e a chi ha interpretato la “pubblica accusa” – l’avvocato dello Stato, del popolo – a cui interessa più il risultato che il modo efficace, e corretto, con cui arrivarci.

Maurizio Corte
@cortemf
www.corte.media

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