Un film thriller da rivedere è Schegge di paura (Primal Fear). È un legal thriller con Richard Gere nei panni di Martin Vail, un avvocato bello, narcisista e di successo; e Edward Norton che fa la parte di un ex chierichetto accusato di avere ucciso in modo violento e sanguinario l’arcivescovo della città di Chicago.

C’è poi Laura Linney nella parte della valente pubblico ministero Janet Venable: suo il compito di sostenere l’accusa in tribunale, con il peso di aver avuto una storia sentimentale non risolta con l’avvocato che deve battere.

Questa la trama ufficiale di questo film thriller: “Il brillante avvocato penalista Martin Vail decide di difendere il diciannovenne chierichetto balbuziente Aaron Stampler, sul quale pende la tremenda accusa di avere ucciso con settantotto coltellate l’arcivescovo di Chicago Richard Rushman”.

Il film è tratto dal romanzo di Megan E. Hart ed è diretto da Gregory Hoblit, alla sua pellicola d’esordio, il regista di opere come Il tocco del MaleSotto Corte Marziale e Il Caso Thomas Crawford.

Il film dura 129 minuti. Puoi comprarlo o noleggiarlo su Amazon Prime Video oppure su Chili (ma anche su altre piattaforme di streaming).

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TEMI GIUDIZIARI E SOCIALI TOCCATI DAL FILM

Il film di Hoblit merita non solo per la sua qualità di storia legal thriller, di quelle che piacciono ai cultori del genere. Ma anche per l’attualità a temi giudiziari forti che – a 25 anni dall’uscita (nel 1996) – ancora porta con sé con alcuni chiari riferimenti:

  • gli abusi sessuali nella Chiesa Cattolica;
  • gli intrallazzi economici e politici fra potenti (alti prelati, magistrati di alto livello, speculatori dell’urbanistica);
  • il collegamento fra un singolo delitto e il contesto economico e sociale e culturale in cui avviene;
  • l’ipocrisia di certa magistratura inquirente, più attenta ai propri interessi d’immagine che alla verità sostanziale dei fatti;
  • il cinismo di certo modo di essere avvocato, con una rinuncia sconcertante della ricerca della verità o una credulità patetica in una verità innocentista;
  • gli omissis e le posizioni pilatesche di certi giudici, più attenti alle formalità in aula che alla formazione delle prove nella stessa aula in cui presiedono

Vi è anche un certo riferimento al ruolo dei media rispetto a crimine e giustizia: una stampa più interessata agli aspetti del gossip giudiziario che alla tematizzazione della questione giustizia.

Schegge di paura: la recensione del film

Il personaggio chierichetto balbuziente Aaron Stampler – che Edward Norton interpreta in modo magistrale – rivela indubbi echi dal cinema di Alfred Hitchcock.

Quanto all’avvocato Vail, dongiovanni che non crede più nel sistema giudiziario, è memorabile la sua cinica frase: “Se volete giustizia andate in un bordello, se volete farvi fottere andate in tribunale”.

Quella frase, osserva Jacopo Fioretti nella recensione di Schegge di paura, sul magazine Cinematographe, “riassume il concetto di giustizia intorno al quale è brillantemente costruita la pellicola. Hoblit mette in scena un thriller cult, elegante, ben costruito e che non disdegna scene di azione e battute di spirito; ingredienti leggeri per trattare tematiche classiche, d’accordo, ma comunque pesanti. Salvo poi virare su un finale inaspettato e mozzafiato“.

Il dizionario Il Morandini citato dal magazine MyMovies, scrive così di questo film thriller giudiziario: “Efficiente congegno di indagine con tutti gli ingredienti regolamentari (sentimenti, sesso, perversioni) che tiene lo spettatore sulla corda dell’incertezza, sebbene un po’ prolisso quando depista l’attenzione con una seconda storia di taglio economico-sociale”.

Così scrive Maurizio Porro, nel maggio del 1996, sul Corriere della Sera: “Il film è ben fatto ma senza colpi d’ala, claustrofobicamente chiuso nel tribunale (a parte la horror scoperta del martoriato cadavere, all’inizio, con fuga del presunto assassino), a inseguire una verità che si fa sempre più lontana”.

“Non vi diciamo chi, come e perché, ma il finale stavolta ha davvero una marcia in più che invita i ‘colpevoli’ alla riflessione”, osserva Porro. “Bravo, bravissimo, Edward Norton, già sul set di Woody Allen e ora del nuovo Forman. Più di maniera lo staff femminile, la giudice nera, gli impiegati, optional del legal thriller così di moda”.

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PELLICOLA FORTE E CURATA NEI DETTAGLI

Scrive Sonia Modonesi nel magazine L’occhio del cineasta: “Schegge di paura è una pellicola forte, curata nei minimi dettagli e ricca di colpi di scena. Fino all’ultimo pensiamo di aver capito come andranno le cose, chi è il colpevole e perché ha agito in quel modo. Ma il finale di Hoblit ci lascerà tutti a bocca aperta, portandoci a domandare se è veramente possibile fidarci del prossimo (come è successo a Martin, che si era fidato ciecamente del suo cliente nonostante tutto)”.

Prosegue così la recensione. “Un grande plauso lo merita sicuramente Edward Norton, qui al suo esordio, capace di aver dato vita a un personaggio tanto affascinante quanto disturbante. E un elogio va dato anche a Richard Gere, che con questa sua interpretazione, è riuscito a dimostrare la sua versatilità nello spaziare diversi generi cinematografici, risultando credibile e vero”.

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L’analisi del film Schegge di paura (Primal Fear)

Il film si esprime subito, dalle prime scene, con la frase di Richard Gere sulla “verità”, nel mentre viene intervistato da un giornalista che vuole approfondire il suo personaggio di avvocato di successo, avvenente, dongiovanni e con alle spalle una deludente esperienza alla Procura distrettuale.

La verità, ci dice l’avvocato Veil, non esiste. O, almeno, non ne esiste una. Esiste solo “una visione della verità” – per il brillante penalista di Chicago – ovvero quella che riesce a far entrare nella mete dei dodici giurati chiamati a decidere se condannare o assolvere un imputato.

L’avvocato Martin Vail (Richard Gere), insomma, ci anticipa di stare vivendo una vita di reazione e di contrasto a chi gli ha impedito di realizzare e di gustare il suo sogno di giustizia, come avvocato della comunità, in Procura.

L’avvocato Vail ha visto infrangersi in passato il suo sogno mitico, di un tempo, di Verità assoluta, che si è schiantato contro l’aspra realtà degli uffici di tribunale e dei loro mercanteggiamenti etici e giudiziari.

Questo è un aspetto che sostanzia il film e che merita di essere tematizzato.

IL DELITTO E IL CONTESTO ECONOMICO E SOCIALE

Al di là degli aspetti cinematografici e narrativi, ben riassunti nelle recensioni che ho citato; al di là dell’eccellente personaggio del chierichetto balbuziente di diciannove anni, Aaron Stampler (Edward Norton); l’intreccio principale ha una sotto trama che merita di essere tenuta in considerazione.

Non concordo con il pur autorevole dizionario Il Morandini quando parla di “depistaggio” a proposito della seconda storia di taglio economico-sociale: ovvero gli affari e le speculazioni urbanistiche in una certa zona periferica di Chicago, che mostrano il vero volto sia dell’arcivescovo tanto osannato, sia del procuratore generale John Shaughnessy (interpretato da Charles Jonathan Mahoney).

Il pregio del film thriller giudiziario Schegge di paura sta anche nel mostrare come dietro un delitto raccapricciante, che viene addebitato a un giovane ex chierichetto dal passato difficile, vi siano abusi sessuali e speculazioni economiche.

Il retroterra sociale ed economico non è avulso dal crimine. Non esiste, insomma, un mondo del crimine e del delitto che sia altro rispetto a un contesto sociale e a un contesto economico.

Il legal thriller Schegge di paura ha anzi il merito di aver posto, in tempi non sospetti, il tema degli abusi sessuali su minori e giovani. Si tratta di abusi per soddisfare sia le passioni trasgressive di alte gerarchie cattoliche.

Quegli abusi sessuali hanno spesso la caratteristica di accompagnare le relazioni politiche e sociali di chi commette gli abusi, in modo da garantirne l’impunità. Come dimostra l’eccellente docu-film The Keepers (su una storia vera a Baltimora negli anni sessanta).

Il limite del film Schegge di paura è semmai di non aver tematizzato a sufficienza, sia sul piano della denuncia sociale che su quello della costruzione narrativa, quella connessione fra un delitto all’apparenza frutto di un giovane criminale e il contesto in cui avviene.

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Possiamo così leggere, alzandoci di livello nella comprensione del film, quel delitto ai danni dell’arcivescovo di Chicago come una reazione a un contesto di abusi ai danni di giovani indifesi.

Non solo, l’esito giudiziario lo possiamo interpretare come una machiavellica vendetta contro il “sistema economico e politico” che entra – eccome se ci deve entrare – nel film per farci capire tutto il quadro in cui si colloca il delitto.

Come accade in un altro film thriller, pur in un ambiente e contesto diverso, I segreti di Wind River (uscito in Italia nel 2018), la questione sociale, i rapporti di potere, gli interessi economici non sono staccati dal delitto.

Tutto si tiene; e tutto si spiega se andiamo a fondo del delitto guardando l’affresco e non solo la singola scena.

SCHEGGE DI PAURA: QUATTRO LIVELLO DI STORYTELLING GIUDIZIARIO

Nel film thriller Schegge di paura possiamo, in una narrazione appassionante anche per gli argomenti che tocca, trovare i quattro livelli dello storytelling giudiziario a cui mi piace fare riferimento quando analizzo il caso criminale Sutter-Bozano a cui dedichiamo una sezione di questo magazine:

  • il primo livello è quello dell’accadimento dei fatti: le persone coinvolte (il chierichetto balbuziente, l’arcivescovo), la successione degli eventi, le cose presenti nel dramma scenico della vicenda;
  • il secondo livello è quello della narrazione del casoattraverso la magistratura inquirente. Una narrazione a senso unico che ha nella valente Pubblico Ministero che va in aula, in questa vicenda di Schegge di paura, la figura del Grande Narratore;
  • il terzo livello è quello dei suggerimenti che vengono fatti sia a chi indaga e fa istruttoria, sia ai giornali (attraverso i “soffietti”, come si dice in gergo, ai giornalisti). Qui abbiamo il Grande Suggeritore, che qui individuiamo nel poco trasparente Procuratore Distrettuale, che vuole far condurre il processo verso una condanna a morte;
  • il quarto livello è quello degli Sconosciuti, ovvero di coloro che hanno a vario titolo beneficiato del lavoro del Grande Narratore e di quello del Grande Suggeritore. Gli Sconosciuti sono come il “mondo delle idee” del filosofo Platone: non si vedono, ma ci sono. Sono quelli degli affari, delle speculazioni, delle scelte politiche sulla città.

Se alziamo lo sguardo, ecco che un film thriller giudiziario da rivedere – come Schegge di paura (Primal Fear), anno del 1996, è qualcosa di più di un thriller psicologico (con la figura del balbuziente chierichetto sospetto assassino), di una storia da avvincente aula giudiziaria o del ritratto di un avvocato narciso, costretto a rivedere le sue sfrontate certezze.

Lorenzo Bozano - Milena Sutter - Cold Case
Il titolo di un articolo sul processo d’appello, nel 1975 a Genova, in Corte d’Assise contro Lorenzo Bozano (contumace) per la sparizione e morte di Milena Sutter

Alzando lo sguardo, anche il film thiller Schegge di paura – come la vicenda di Milena Sutter e Lorenzo Bozano – si propone l’affresco di una città, gli intrecci di volti e persone che vanno ben oltre i nomi sui giornali.

C0è tutto un mondo che scavalca e nel contempo condiziona le appassionate sedute in tribunale; e le certezze giustizialiste delle chiacchiere da bar.

Maurizio Corte
corte.media 

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