Un servizio televisivo che offende la dignità delle persone. Che direbbe David Sassoli?

Giovani stranieri e “italiani di seconda generazione” della periferia paragonati a insetti.

Il Tg1 Rai delle ore 20 di venerdì 14 gennaio 2022, con un servizio del giornalista Lorenzo Galeazzi, ha presentato come reportage un filmato in cui si afferma testualmente: “Ragazzi normali, capaci però, scrive il giudice nella convalida del fermo (per le violenze su alcune ragazze la notte di Capodanno, ndr.), di violenza brutale contro giovani donne”.

Prosegue poi il servizio del Tg1 Rai, per voce del giornalista Galeazzi: “Figli delle periferie. Attratti, come insetti notturni, dalle luci di una città che possono solo violare”. 

Il cosiddetto reportage del Tg1 si sposta poi in alcuni quartieri periferici di Milano: San Siro, Corbetta, Imbonati.

Si presenta il leader del “branco”, Mahmood, 18 anni, egiziano, accusato di violenza su giovani donne a Capodanno.

Viene intervistato Ahmed, il padre del giovane. La famiglia del ragazzo egiziano viene presentata come “una famiglia spezzata, la sua, come altre di chi vive ai margini della città”.

UNA FAMIGLIA EGIZIANA “SPEZZATA”

Viene definita “spezzata” la famiglia di Mahmood, il 18enne di origini egiziane, perché la madre è in Egitto e il padre Ahmed è in Italia a lavorare.

Di quelle “famiglie spezzate” l’Italia ha riempito l’Europa, con le ondate migratorie di lavoratori italiani che andavano a cercare fortuna all’estero e lasciavano a casa moglie e figli.

È il caso di ricordare che vivere ai margini della città – per usare l’espressione del Tg1 – non significa essere criminali; né l’avere la colpa di essere tagliati fuori dalla Milano ricca e perbene del centro.

Il servizio tv di Lorenzo Galeazzi si sposta poi a San Siro, definita “zona difficile e melting pot culturale”. Un giovane dice infatti: “Lui è brasiliano, io peruviano e lui tunisino”.

Attraverso quella che si chiama “induzione semantica” – l’aggiunta di un terzo significato dato dall’accostamento di due inquadrature o affermazioni – il melting pot diventa, per il Tg1 Rai, causa della situazione difficile di un quartiere.

La causa dei problemi sociali a Milano, secondo il servizio del Tg1 Rai, è l’essere stranieri e il miscuglio di quei giovani stranieri e “italiani di seconda generazione”.

Non si parla di sfruttamento del lavoro giovanile. Non si indaga sulle condizioni abitative e sulla dispersione scolastica. Non si approfondisce il disagio di quei giovani.

Si parte dalle violenze  di Capodanno e poi, tutti quanti quei giovani stranieri delle periferie, li si mette – senza distinzione – sul banco degli imputati.

Sono imputati di provocare disagio perché sono stranieri o “italiani di seconda generazione”. Vengono tutti equiparati ai violenti che hanno aggredito giovani donne a Capodanno.

Media e immigrazione - TG1 Rai - Giovani stranieri a Milano - melting pot - - magazine ilbiondino.org - ProsMedia - Agenzia Corte&Media

ITALIANI DI SECONDA GENERAZIONE

Il sottolineare, poi, che alcuni sono “italiani di seconda generazione” introduce una distinzione su cui dobbiamo interrogarci tutti: a quale generazione della “razza italiana” apparteniamo? quanto è puro e italiano il nostro Dna?

Gli italiani sono sempre stati italiani, di solito. Io sono veronese, ad esempio. Ma mio nonno paterno era vicentino: quindi sono un “veronese di terza generazione”?

 Un ragazzo egiziano intervistato afferma giustamente che se i violenti egiziani “fanno una cosa brutta, tutti pensano che gli egiziani sono come loro”.

Possiamo allora affermare che il servizio televisivo del Tg1 Rai di venerdì 15 gennaio 2022, presentato come reportage di Lorenzo Galeazzi, ben contribuisce al pregiudizio che tutti i giovani stranieri e tutti gli “italiani di seconda generazione” sono violenti e problematici.

Non solo. Essi sono “figli delle periferie. Attratti, come insetti notturni, dalle luci di una città che possono solo violare”, come dice all’inizio il servizio Rai.

“LA DISUGUAGLIANZA NON È PIÙ TOLLERABILE”

Il Tg1 delle ore 20, la stessa sera, ha dedicato parecchi minuti a David Sassoli, presidente del Parlamento Europeo, giornalista, morto dopo una lunga malattia.

Di David Sassoli è il caso di riportare una dichiarazione sulla “diversità”, sulla precarietà e sulla povertà e l’emarginazione

Nel video che riproduco qui sotto, David Sassoli, nel suo ultimo messaggio di Natale 2021, afferma che “la disuguaglianza non è più né tollerabile, né accettabile”.

David Sassoli attacca poi chi innalza i muri contro coloro che fuggono da guerra e miseria. E sottolinea il dovere delle istituzioni europee “di proteggere i più deboli; e non di chiedere altri sacrifici aggiungendo dolore al dolore”

David Sassoli e il discorso sui più deboli

Il Tg1 Rai delle ore 20, venerdì 14 gennaio 2022 prima ha fatto – mi si permetta l’espressione – la “messa cantata” sul collega giornalista David Sassoli.

Poi, però, quando c’è da andare a ricercare le ragioni della povertà, dell’emarginazione; quando c’è da ricercare le condizioni della stessa violenza legata all’estraneità e alla condizione di stranieri non integrati… allora la messa cantata del Tg1 Rai finisce.

Quando si tratta di andare sul campo e raccontare una generazione ai margini – o gruppi anche devianti – si ripresenta il solito schema escludente di sempre: stereotipi, pregiudizi, istituzioni ufficiali come unica fonte di informazione.

Non poteva il giornalista del Tg1 ascoltare anche un esperto dei servizi sociali? Quelli che ben conoscono le periferie? Anziché fare un reportage, non poteva fare il giornalista?

Addirittura, il Tg1 Rai paragona quei giovani violenti a “insetti”. E presenta come insetti e violenti e problematici tutti i giovani stranieri, tutto il melting pot.

Il Tg1 Rai sui giovani stranieri “insetti”

Media e immigrazione: il silenzio sul disagio 

Della vita di quei giovani delle periferie; di cosa non hanno potuto studiare; di come siano trattati o sfruttati o usati dai salotti buoni della Milano da bere non ci viene detto nulla.

Eppure sappiamo che molti giovani – italiani e di origine straniera, delle periferie o degli uffici immacolati – sono pagati pochissimo, sono trattati con violenza psicologica, sono sfruttati. E vivono nel precariato.

A quanto pare, sul tema “media e immigrazione” – nonostante la Carta di Roma, firmata nel giugno del 2008 da Ordine dei Giornalisti e Federazione nazionale della stampa – c’è ancora molto da fare.

Il Tg1 Rai di venerdì 14 gennaio 2022, con il cosiddetto reportage di Lorenzo Galeazzi, è l’esatto contrario dei valori e del giornalismo predicato e praticato da David Sassoli.

Siamo di fronte a una precisa “schizofrenia mediatica”. La politicamente corretta direzione di Monica Maggioni, con il Tg1 ha cercato più volte di mostrare il dramma dell’immigrazione dai barconi. O la situazione di profughi alle frontiere dell’Europa.

Fare giornalismo interculturale è però difficile, se non si ha anima, professionalità e umanità.

Di qui lo scivolare del Tg1 Rai sui “giovani insetti stranieri e italiani di seconda generazione” che sporcano l’immacolata Milano perbene. 

Par condicio: la cocaina nei salotti bene

Per par condicio, dal Tg1 Rai e dal giornalista Lorenzo Galeazzi ci aspettiamo ora un altrettanto pregiudiziale e stereotipato reportage sulla cocaina e le violenze private (ma sempre violenze sono) di certi salotti borghesi, lindi e perbene. Milanesi e non.

Con videocamera nascosta, il Tg1 può andare a sentire imprenditori, professionisti, donne eleganti. Infiltrarsi nelle feste del sabato sera, farsi raccontare a cosa serve e quanto costa la cocaina.

Può anche approfondire cosa accade alle donne dopo che alcuni amici hanno assunto cocaina. Oppure associarvi l’uso della “droga dello stupro” da parte di qualche branco giovanile, meglio se di buona famiglia.

Sarà interessante scoprire se il Tg1 Rai – così severo e puntuale sul disagio sociale da melting pot – sarà altrettanto severo come fa con l’immigrazione, i giovani stranieri e gli “italiani di seconda generazione”. E se pure i cocainomani in giacca e cravatta saranno paragonati a insetti che sporcano la città.

Maurizio Corte
corte.media

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