Nella serie televisiva tratta dai romanzi di Carlotto e in altri casi di cronaca nera lo schema è lo stesso.

La recensione sulla serie Tv “L’Alligatore”, proposta dalla Rai e disponibile su RaiPlay, non può fermarsi alla mera analisi cinematografica (o televisiva).

C’è qualcosa di più – e di inquietante, anzi di preoccupante – in quello che viene portato all’attenzione del grande pubblico. Potrei chiamarlo il “pattern giudiziario”.

E’ uno schema di comportamento che accomuna le vicende e i personaggi di queste narrazioni:

  • la serie televisiva “L’Alligatore” – tratta dai romanzi dello scrittore Massimo Carlotto,
  • il caso reale di Milena Sutter e Lorenzo Bozano,
  • il caso reale raccontato da John Grisham nel libro “Innocente”,
  • la vicenda Carlo Corbisiero (in Calabria, negli Anni Trenta del Novecento)

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La recensione della serie televisiva “L’Alligatore”

La Rai così presenta la serie televisiva “L’Alligatore”, girata nella campagna veneta e ispirata ai romanzi di Massimo Carlotto, scrittore thriller e noir di livello internazionale:

  • Marco Buratti, detto l’Alligatore, è un ex cantante di Blues ingiustamente condannato a sette anni di carcere.
  • Dietro le sbarre, l’uomo ha messo da parte il canto per diventare un investigatore molto particolare.
  • Insieme a due amici, altrettanto particolari, costruisce una “band” che rivela le malefatte di organizzazioni criminali e di ambienti collusi dalla facciata pulita
  • La regia è di Daniele Vicari ed Emanuele Scaringi.
  • Gli interpreti: Matteo Martari, Thomas Trabacchi, Valeria Solarino, Gianluca Gobbi, Fausto Maria Sciarappa.

L’Alligatore è una coproduzione Rai Fiction – Fandango, prodotta da Domenico Procacci per Fandango, con la supervisione artistica di Daniele Vicari.

Le sceneggiature sono state scritte da Andrea Cedrola, Laura Paolucci con la collaborazione di Massimo Carlotto. Insieme hanno scritto anche il soggetto di serie e i soggetti di puntata.

Ho selezionato due recensioni sulla serie televisiva della Rai.

Scrive “Il Foglio” online, in un articolo di Massimo Battistuzzi: “L’Alligatore si muove tra le ombre del padovano, in quel Veneto di piccole vetrine e immensi retrobottega, che lo scrittore Luigi Meneghello descrisse come una regione dove le contraddizioni continuano ad autogenerarsi in un flusso costante di opacità e splendore”.
https://www.ilfoglio.it/cultura/2020/11/25/news/l-alligatore-di-massimo-carlotto-in-tv-su-raidue-1473248/

“La serie è degna di una tesi accademica quindi ci si limita allo stretto indispensabile e a consigliarne la visione con la massima concentrazione sia sui personaggi che sui dialoghi, fondamentali nello sviluppo della trama”, scrive Danilo Villani sul magazine Sugarpulp.
https://sugarpulp.it/serie-tv-dell-alligatore-recensione/

Il Corriere online presenta, con un articolo di Alessia Merati, così la serie televisiva L’Alligatore trasmessa dalla Rai: “Torbidi intrighi, tanta buona musica blues, e un cast capace di dare vita ai personaggi dei celebri romanzi di Carlotto che hanno ispirato la fiction”.
https://viaggi.corriere.it/eventi/l-alligatore-rai-2-serie-tv-trama-cast-e-location/

I video sulla serie televisiva “L’Alligatore”

Una nota, doverosa, per gli sceneggiatori: una persona è “imputato” solo quando il pubblico ministero ne chiede il rinvio a giudizio. Prima è solo un accusato, un sospettato, un indagato, un indiziato di reato. Fate un po’ voi.

La precisazione va fatta, perché nella prima puntata della serie il giovane tossicodipendente sospettato di avere ucciso una donna dell’alta società veneta viene chiamato “imputato”.

Nessun magistrato, però, gli ha ancora imputato nulla. Né glielo imputerà, visto che la sua corsa finisce prima.

Ho scelto quattro video da YouTube per presentare la serie Tv L’Alligatore. Nel terzo video c’è l’intervista a Daniele Vicari, uno dei registi della serie televisiva della Rai.







Cosa la serie Tv “L’Alligatore” ci racconta sulla giustizia

Non ho mai letto i romanzi di Massimo Carlotto e mi sono avvicinato alla serie televisiva L’Alligatore con l’occhio ingenuo dello spettatore qualsiasi.

La qualità della narrazione, la fotografia, le scelte di regia e la recitazione sono impeccabili. Non serve il mio giudizio su questo.

Il rischio di rappresentare un Veneto folcloristico, stereotipato, è stato in qualche modo scansato.

C’è un certo indugiare, preso dal personaggio, sull’alcol, come se noi veneti – che certo amiamo bere bene – fossimo legati solo ai superalcolici. Il che non è vero, dato che siamo una delle terre feconde del vino di qualità.

In compenso, la campagna veneta – quella padovana in particolare – viene resa nella sua autenticità. Credo che una fiction abbia anche il ruolo di raccontare un ambiente, un paesaggio, un contesto in modo corretto.

Quello che mi ha colpito della narrazione sul personaggio dell’Alligatore – Marco Buratti – è la sua storia giudiziaria. L’essere stato incastrato per una partita di droga che non ha mai spacciato, con una condanna a sette anni di prigione.

Interessante, poi, la connessione – che i notiziari e i giornali nelle loro cronache non rendono espliciti – fra criminalità spicciola e colletti bianchi.

Questa vicenda, che certo Massimo Carlotto ha dedotto da letture letterarie e giudiziarie, mi ricorda la vicenda di Lorenzo Bozano e Milena Sutter; la storia racconta nel libro “Innocente” di John Grisham e la vicenda di Carlo Corbisiero.

Il libro “Innocente. Una storia vera” racconta di una mancata promessa del baseball, Ron Williamson, che rischia la pena capitale per l’uccisione di una giovane donna. Viene salvato dalla forca a pochi giorni dall’esecuzione.

Così Amazon presenta il libro: “Ron Williamson lascia il natio Oklahoma nel 1971, poco più di un ragazzo, inseguendo il sogno di diventare un campione di baseball.

“Dopo sei anni nel campionato minore un incidente mette fine alle sue speranze di gloria. Torna a casa, cerca un lavoro stabile, ma un crescente disagio psichico ne farà presto un malato di mente.

“Qualche anno dopo, la tranquilla cittadina di Ron è scossa da un terribile evento: la giovane Debbie Carter viene stuprata e uccisa in circostanze poco chiare che vedono Williamson tra i principali sospetti.

“Comincia per Ron un’odissea che lo vedrà dapprima incriminato del delitto e poi condannato a morte. Dodici anni nel braccio della morte in cui continua a dichiararsi innocente.

“Quando mancano ormai cinque giorni all’esecuzione, l’estrema speranza di salvezza è rappresentata da un esame del Dna che non arriva mai.

“Il caso di Ron Williamson ha ossessionato John Grisham per anni, da quando il maestro del legal thriller ha letto incidentalmente la sua vicenda su un giornale locale, decidendo di raccontare per la prima volta un fatto realmente accaduto.

“Il risultato è una storia pervasa da una forte tensione morale che arriva a mettere in discussione il sistema legale americano”.

Quanto a Carlo Corbisiero, si tratta di un agricoltore calabrese condannato a metà Anni Trenta del Novecento per un duplice delitto. Viene scagionato e liberato una ventina di anni dopo, a metà Anni Cinquanta, grazie a un ravvedimento in punto di morte di un testimone e all’impegno di un maresciallo dei Carabinieri.

Cos’hanno in comune tutte queste vicende con le vicende dell’Alligatore?

Questi elementi:

In tutto questo, i media sono spesso strumenti inconsapevoli di un racconto giudiziario che non corrisponde alla realtà.

giornale L'Arena - inchiesta sul caso di Milena Sutter e Lorenzo Bozano - Il Biondino della Spider Rossa - 2011

Il tema delle indagini pilotate, dell’ignorare la verità sostanziale dei fatti, della giustizia sommaria, delle figure nell’ombra, accomuna L’Alligatore raccontato da Massimo Carlotto e la narrazione sul Caso Sutter-Bozano.

Quello che inquieta è che lo stesso “pattern giudiziario”, lo stesso modo di operare che non va alla verità ma cerca “un colpevole” – anziché “il colpevole” – lo troviamo in periodi e in luoghi assai diversi.

Ciò che accomuna l’Alligatore, il Caso Sutter-Bozano, la vicenda di Ron Williamson raccontata da Grisham e i vent’anni di carcere ingiusto di Carlo Corbisiero non può che farci riflettere. Come cittadini e, certo, come giornalisti e comunicatori.

Maurizio Corte
@cortemf
www.corte.media

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Caso Milena Sutter - Lorenzo Bozano - libro Il Biondino della Spider Rossa sul sequestro e omicidio di Milena Sutter - blog ilbiondino.org - Agenzia Corte&Media Verona