Premio Oscar, il film è una black comedy psicologica sulla vendetta, sull’ipocrisia e la complicità negli stupri.

Ci sono tanti modi di raccontare la violenza sulle donne. Ci sono tanti stili per rappresentare un modo squallido e penoso di essere maschi.

La regista britannica Emerald Lilly Fennell ha scelto – con il film, Premio Oscar, Una donna promettente – la black comedy e il thriller psicologico, che si alternano nel corso della narrazione, per presentare – dati di fatto alla mano – un certo modo di fare violenza a una donna.

Nel film è raccontato un modo di fare violenza che di solito è praticato da bravi figli di famiglie alto borghesi. Quelle famiglie che si possono permettere il lusso di avere avvocati senza scrupoli, pronti a distruggere la reputazione della donna violentata per far vincere il proprio cliente.

LA TRAMA DEL FILM

Il film Una donna promettente – distribuito a noleggio sulla piattaforma streaming Chili – racconta  della trentenne Cassie che ha buttato al vento ogni speranza, nonostante fosse un’eccellente studentessa di Medicina.

Da quando ha abbandonato gli studi universitari, lavora in una piccola caffetteria, vive coi genitori e ogni weekend gira per locali facendosi abbordare da sconosciuti.

Cassie in realtà ha un piano: fingendosi ubriaca, intende dimostrare come ogni uomo che la abborda nasconda il desiderio di violentarla o possederla con la forza.

Nel suo passato c’è un trauma che ha segnato il suo destino, un evento che l’incontro con Ryan, ex compagno del college, riporta a galla.

Combattuta fra l’interesse per Ryan e il desiderio di chiudere i conti con il passato, Cassie darà una direzione definitiva alla sua vita.

Il finale del film è assai amaro. Anche se la regista Emerald Lilly Fennell – autrice della sceneggiatura e Premio Oscar proprio con la sceneggiatura di Una donna promettente – ci indora la pillola, mostrandoci che comunque i cattivi vengono arrestati.

Resta poi da verificare se, grazie ai soldi e alle influenze e ai bravi avvocati, riusciranno a scamparla.

Una donna promettente. Il trailer del film

La recensione del film /1

Vediamo alcune recensioni, sia con articoli che in video, del film Una donna promettente. Film che merita di essere compreso nei suoi più diversi significati. E tematizzato da differenti punti di vista.

Come scrive Manuela Santacatterina in un articolo sul magazine online The Hot Corn, il film è stato “criticato da una fetta della stampa estera per il suo finale considerato, forse, troppo amaro e per una protagonista che insegue la vendetta come unica forma di liberazione“.

Unica forma di liberazione, sottolinea l’articolo, “in un periodo storico in cui le donne iniziano (finalmente) a parlare apertamente dei proprio traumi e in cui la cultura dello stupro inizia ad essere smantellata, Una donna promettente mostra un’altra faccia ancora della medaglia”.

Scrive poi Manuela Santacatterina nella sua recensione: “Se è vero che i movimenti nati in questi anni hanno dato vita a una rivoluzione, ci sono ancora tante, tantissime donne le cui vite si spezzano finendo in un loop di rabbia e dolore, in un’ossessione che ridefinisce i contorni delle loro vite. Cassie cerca di fare giustizia anche per loro“.

La recensione del film /2

Sul magazine online MyMovies, il critico Giorgio Crico scrive che la storia raccontata nel film “indaga fino a che punto un trauma può condizionare la nostra vita, Una donna promettente è essenzialmente un revenge movie che segue il risveglio progressivo di Cassie, e la trasformazione della sua ossessione per la vendetta, da un procedimento indistinto e genericamente orientato a tutto il genere maschile a un piano preciso, strutturato e diretto ai responsabili reali di ciò che è capitato a Nina”.

Prosegue l’articolo: “Il racconto è rapido ma anche crudo: l’ossessione della protagonista è rappresentata per quello che è, senza il tentativo di glorificare i suoi propositi di vendetta. Questa stessa obiettiva onestà mostra senza edulcorazioni anche l’incapacità dei responsabili, e dei conniventi, di fare davvero i conti con il loro stesso comportamento abominevole e, a tutti gli effetti, delittuoso”.

TEMA DOLOROSO IN UN FILM GODIBILISSIMO

Il critico Luca Ciccioni, nel magazine Anonima Cinefili, scrive che “l’identità femminista nel film è essenziale, ma nella forma di un salto culturale da cui sono prima di tutto gli uomini (o meglio, sottolineiamo noi, certi uomini) a poter imparare e trarre vantaggio. La tesi di Promising Young Woman è che chiunque – anche un uomo ‘per bene’, anche una donna – possa peccare di leggerezza nel non riconoscere un vero e proprio assalto sessuale”.

Prosegue poi l’articolo: “Il vero miracolo di Una Donna Promettente è che il drammatico peso delle questioni sollevate non aggrava mai la godibilità del film. Tanto nei suoi momenti più leggeri quanto in quelli tristemente indigeribili (e ce ne sono), è caratterizzato da un ritmo appassionante accompagnato a un tono che sfiora in più punti la commedia e a un’estetica che ricorre a colori tenui e luminosi, nonostante sia in fin dei conti una storia di un’amarezza cupissima“.

“Questo straordinario film“, conclude l’articolo di Anonima Cinefili, “(…) mostra con spietata evidenza quanto siano lunghe e minacciose le ombre che un singolo evento può proiettare sulla vita delle vittime e di chi le circonda”.

Una donna promettente. L’analisi del film

I critici cinematografici che ho citato insistono molto sul tema della vendetta di Cassie, che vuole fare giustizia per l’amica Nina stuprata. Qualcuno richiama il tema della visione “femminista” che la regista esprime in modo chiaro nel suo racconto.

Da parte mia, ponendomi da un punto di vista maschile, voglio affrontare anche altri argomenti e riflessioni che il film Una donna promettente mi ha suscitato.

La prima domanda che mi sono posto è se la vendetta paga. Ha senso annullarsi, rinunciare a studiare e farsi una posizione nel mondo, per consumare una vendetta che ci impedisce di vivere la nostra vita?

Tutto viene sacrificato, in Cassie, all’obiettivo di rendere giustizia alla sia amica Nina, stuprata e morta – senza che mai se ne specifichi il modo – a seguito di quel trauma.

Cassie non ha affetti: vive in una tensione permanente in famiglia con i genitori; non ha un compagno con cui cercare un’alternativa alle figure maschili negative che ha conosciuto.

La seconda domanda che mi sono posto è se la rabbia, la sete di rivincita per qualcosa accaduto a una persona cara non coprano anche nostri scrupoli, nostri rimorsi, nostri errori.

Siamo certi che Cassie non sia stata segnata anche dal fatto di non essere riuscita ad evitare all’amica un’esperienza tanto drammatica?

C’è poi un terzo punto: il Caso presenta sempre il conto. Arriva sempre il giorno di un giudizio: sia per noi che ci battiamo, senza riflettere oltre il necessario, per una giusta causa; sia per i bastardi che compiono il male sapendo di far male.

Nessuno può pensare di rimanere per sempre impunito.

Il tema della violenza di genere, di figure maschili di infimo livello, di un sistema di menzogne e ipocrisie è il quarto elemento importante del film Una donna promettente.

Giovani e ricchi rampolli – figli di famiglie bene – possono permettersi il lusso di trattare una giovane donna come se fosse una bambola. Di approfittarne e buttarla da parte, quasi fosse segatura utile al bisogno e poi da dimenticare.

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I RAMPOLLI DI UN POTERE IPOCRITA

Il tutto viene aggravato dall’ipocrisia del Potere. Il Potere che viene incarnato dalla donna Rettore, la professoressa che ha coperto la violenza sessuale ai danni di Nina. E che ha addirittura rimosso quel dramma.

Il Potere nel film viene incarnato anche dal noto chirurgo che ha una carriera luminosa davanti a sé; e di cui non è il caso di rinvangare il passato violento. Perché così fanno in tanti; e non c’è da scandalizzarsi se una giovane donna ubriaca viene trattata da oggetto sessuale.

Viviamo in una società a due strati. E con una giustizia a due misure. Vi sono i figli della gente normale – per tacere di quelli della periferia degradata – che sono costretti a subire; e se commettono un atto giudicato illegale sono condannati alla gogna.

Chi ha invece soldi e contatti importanti, può permettersi il lusso di rifarsi un’immagine.

Anzi, siamo al punto che lo stupro di gruppo ai danni di una giovane donna – e il revenge porn – che spesso vi si accompagna, sono considerati “normali”. Atti da stalloni, da maschi veri, anziché da delinquenti matricolati.

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L’IPOCRISIA E LA CONNIVENZA DI CHI NON DENUNCIA

Ci sono figure, tuttavia, che sconcertano ancor più della banda di farabutti, di vili rampolli che si approfittano di una donna ubriaca (o fatta ubriacare).

Quelle figure assumono il volto della Rettore donna; e quello di Ryan, il giovane che Cassie incontra sulla sua strada, ora medico pediatra. Ryan ha assistito allo stupro di gruppo. E non è intervenuto.

Loro sono i Ponzio Pilato della situazione. Sono i silenziosi e gli omertosi. Sono soggetti opachi – uomini e donne – che consentono agli stupratori di agire impuniti. Di violentare e di essere giustificati, capiti, protetti.

Basta parlare. Basta avere il coraggio di opporsi alla violenza e al sopruso. E le bande di violentatori avrebbero vita breve.

La regista, autrice della sceneggiatura, di Una donna promettente, Emerald Lilly Fennell, ci mette davanti tutti gli elementi di una “storia sbagliata” che ha tanti colpevoli.

Trovo che non sia giustificabile Cassie, quando si annulla nella vendicatrice; e alla fine paga un prezzo alto alla sua scelta. Il problema e il tema non sono però solo la vendetta cieca; o la militanza femminista contro un certo modo di essere maschi.

Il tema di fondo è che l’ipocrisia e il perbenismo, pronti a giustificare e coprire stupri di gruppo, vanno denunciati e portati a un giudizio pubblico senza sconti.

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LA REGIA A SORPRESA DI UNA DONNA PROMETTENTE

Infine, un cenno sulla regia del film Una donna promettente.

La scelta di una fotografia da commedia leggera, che viene insistita in alcuni passaggi, può essere vista come un tentativo di evitare toni cupi, melodrammatici.

Lo stile cinematografico è classico, in questo senza indugiare su alcuna sperimentazione. Non abbiamo, ad esempio, l’uso della macchina da presa a mano per dare realismo ad alcune situazioni.

La regista sceglie un linguaggio classico, pulito, hollywoodiano per trasmettere un’angolazione narrativa che è invece trasgressiva, sperimentale.

Il finale, così come la scelta di una fotografia adatta alle storie melense, lascia sconcertati.

Dopo che ci si è ripresi per un esito tanto deludente della battaglia di Cassie, il film Una donna promettente sembra tuttavia inviarci chiaro il messaggio.

Lo stesso spaesamento, la stessa sorpresa che il finale di Una donna promettente lascia a chi lo guarda, deve essere lo stesso spaesamento, la stessa sorpresa, la stessa amarezza della vittima che Cassie ha cercato – per quanto ha potuto – di vendicare. 

Mi è venuto da pensare che la delusione trasmessa da come finisce la storia personale di Cassie – noi abituati all’Eroina che vince sulle ingiustizie – sia un mezzo per farci empatizzare con il dolore lancinante di Nina. E con il dolore muto di Cassie.

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Una donna promettente e altri casi di violenza

Voglio concludere con un ultimo pensiero – un inevitabile confronto – che ogni film, ogni serie televisiva degni di nota, mi suscitano.

Il pensiero va al caso di Milena Sutter e Lorenzo Bozano (Genova, maggio 1971).

Anche qui, a Genova, abbiamo una giovane donna che ha perso la vita per una forma di sopruso maschile.

Quello ai danni di Milena Sutter è stato un sopruso a più soggetti. Solo una lettura superficiale del caso può far pensare che tutto sia stato nelle mani di un solo uomo, l’unico condannato fra mille dubbi, in un processo senza garanzie: Lorenzo Bozano.

Il film Una donna promettente ci aiuta a capire, grazie alla profondità della storia, anche la logica, gli interessi, le ipocrisie, i giochi di potere di altre storie. Di altre vicende all’apparenza diverse; e accadute in altri tempi e altri luoghi.

Maurizio Corte
corte.media

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