Con Benoit Blanc il film evoca i gialli del Novecento mentre racconta le ansie del presente.

Il terzo capitolo di Knives Out è più di un semplice murder mystery: Wake Up Dead Man (Netflix, 2025) segna un punto di svolta nell’immaginario investigativo.

Il thriller consacra infatti il protagonista Benoit Blanc come erede dei detective deduttivi: un Poirot ripensato per le inquietudini morali del XXI secolo.

Con questo film, Rian Johnson firma quindi una dichiarazione d’intenti: la tradizione del giallo non è morta. Ha solo cambiato eroe.

Se Agatha Christie aveva regalato al Novecento il suo gigante — Hercule Poirot — Johnson plasma per il XXI secolo una figura che ne riprende i tratti fondamentali.

Tuttavia, Blanc non imita il detective belga: lo eredita, lo contamina, lo rilancia.

Il film opera inoltre una sintesi audace: mantiene il rigore del giallo mentre sposta il mirino sulla satira sociale, tra fanatismo ideologico e manipolazione delle coscienze.

Il risultato finale è il capitolo più maturo della trilogia, quello che trasforma Blanc da risolutore di enigmi a coscienza critica del caos contemporaneo.

L’ENIGMA DELLA CAMERA CHIUSA IN “KNIVES OUT 3”

Il regista Rian Johnson gioca subito a carte scoperte.

All’inizio dell’investigazione, infatti, Blanc cita il capitolo diciassette de Le tre bare di John Dickson Carr: una leggendaria dissertazione sull’enigma della camera chiusa. E, forse, la chiave del mistero.

La citazione non è però solo un esercizio di stile: è un patto narrativo con il pubblico. È la dichiarazione che Johnson intende confrontarsi con i maestri del passato, portando la tradizione nel presente.

Nonostante la satira sociale, quindi, il cuore resta quello di un thriller investigativo: un delitto, un enigma, un detective che arriva in elegante ritardo.

Come scrive Carr, infatti, il giallo non può vivere solo di teorie, ma ha bisogno della «più esaltante missione concessa ai personaggi di un libro»: la risoluzione di un mistero.

Wake Up Dead Man, analisi e recensione giallo deduttivo

LA TRAMA DI “WAKE UP DEAD MAN”

La scena del crimine è una chiesa nella ricca regione rurale dell’Upstate New York, l’angusta Nostra Signora della Fortezza Perpetua.

Durante la messa del Venerdì Santo, qualcuno pugnala Monsignor Jefferson Wicks (Josh Brolin) in una celletta laterale del pulpito: una stanza chiusa perfetta.

Non è allora tanto l’architettura del delitto a rendere il film diverso, ma il suo contesto.

Non si tratta infatti di smascherare l’avidità dei ricchi — come in Cena con delitto (2019) — o l’arroganza dei tech billionaires — come in Glass Onion (2022) — ma di analizzare la fede come arma di controllo.

La trama si concentra quindi sulla vittima, Monsignor Wicks: un manipolatore psicologico travestito da guida spirituale. Un uomo che ha fatto della confessione un ricatto morale e della Chiesa un teatro di obbedienza.

Davanti a questo pesante lascito, tutti sembrano avere un movente per il delitto: un «sacro mistero irrisolvibile».

IL DUELLO TEOLOGICO NEL THRILLER NETFLIX

La scena si apre con padre Jud Duplenticy (interpretato da un impeccabile Josh O’Connor), giovane sacerdote dal passato di pugile e dalla fede inquieta.

Jud è inoltre un progressista: l’uomo oppone infatti alla teologia punitiva del suo superiore, Wicks, una visione di compassione e dialogo.

Questa tensione ideologica rende quindi il sacerdote il sospettato perfetto quando il delitto si consuma: non solo per il movente, ma anche per quella rabbia repressa che il sacerdozio non ha cancellato.

IL CAST DI “KNIVES OUT 3”

Attorno alla vittima si raccolgono sei curiosi personaggi. Un gregge di fedeli che sembra uscito da un manuale di patologie morali:

  • Nat Sharp (Jeremy Renner): medico che usa la carità come forma di autoassoluzione;
  • Vera Draven (Kerry Washington) e suo figlio Cy (Daryl McCormack): lei, avvocata liberista; lui, influencer alt-right;
  • Lee Ross (Andrew Scott): scrittore paranoico in cerca di rivelazioni;
  • Simone Vivane (Cailee Spaeny): musicista che finanzia la parrocchia per disperazione;
  • infine, Martha Delacroix (Glenn Close): perpetua che custodisce i segreti della chiesa con la devozione della Mrs. Danvers del film Rebecca.

Hitchcock, Christie, Doyle, Carr e perfino Scooby-Doo. Il messaggio del film non potrebbe essere più chiaro: la trilogia di Johnson è il prodotto di un lignaggio di sangue blu — anzi, giallo.

Scena dell'enigma della camera chiusa nella chiesa in Wake Up Dead Man

“Wake Up Dead Man” e la rinascita del giallo deduttivo

Con la chiusura della trilogia, Knives Out si trasforma in una lettera d’amore per il thriller deduttivo. Ma anche il risultato del suo passaggio dall’età dell’oro al presente.

Se volessimo allora tracciare una mappa evolutiva del genere fino ad oggi, potremmo sintetizzarla così:

FasePersonaggioDescrizione
I. Nascita della deduzioneAuguste DupinStabilisce il canone: logica e osservazione ricostruiscono il crimine.
II. Affermazione e positivismoSherlock HolmesUnisce scienza e logica: il detective come macchina razionale.
III. Golden AgeHercule PoirotApproccio psicologico: indaga motivazioni umane e ordine morale.
IV. Revival televisivoColombo e Jessica FletcherGiallo deduttivo mainstream.

Blanc è alla fine l’erede naturale di tutti questi sguardi. E Johnson lo modella con queste immagini in testa, quelle di uomini e donne con un’unica religione: la logica.

I RIFERIMENTI: DA POIROT A BLANC 

Il protagonista della trilogia di Knives Out eredita da Hercule Poirot tre ingredienti:

1. L’identità come marchio narrativo

Poirot è il belga in Inghilterra, Blanc il sudista in un’America aristocratica o alto-borghese: la loro “estraneità” è spesso materia per gag divertenti, ma anche una potente lente narrativa.

Entrambi osservano infatti la società da dentro e da fuori allo stesso tempo — sempre con un abito tre pezzi cucito su misura.

2. La deduzione come performance

Per Poirot e Blanc l’indagine è una rappresentazione.

Le loro spiegazioni finali sono infatti delle messe in scena: coreografie in cui ogni indizio trova posto e ogni sospettato interpreta un ruolo.

La soluzione del caso inoltre è sempre una scena collettiva. Cristiana o laica, non importa: rimane un rito da gustare.

3. Una bussola morale

Per Poirot, ogni delitto è un insulto all’ordine dell’universo. Per Blanc, ogni omicidio è invece un abuso di potere da smascherare.

Due filosofie diverse, quindi, ma con una radice comune: il detective come difensore della giustizia.

BLANC VS POIROT: DEDUZIONE, LOGICA E METODO 

Le differenze metodologiche tra Poirot e Blanc rivelano quanto sia cambiata la figura dell’investigatore nel secolo che separa Agatha Christie da Rian Johnson.

Poirot agisce in un universo di ordine morale: affida tutto alle sue “piccole cellule grigie”, convinto che la verità sia sempre raggiungibile con logica.

Blanc vive invece nell’universo della deduzione sorretta dai comfort moderni. All’osservazione, inoltre, associa un coinvolgimento umano per Poirot rischioso — e quando non basta ci infila un utile test del Dna.

Il detective di Knives Out, infine, crede alle vittime, non solo ai fatti. Accoglie il dubbio come parte del processo. E lascia che le emozioni aprano varchi.

Il suo metodo è quindi più vulnerabile e mira a dare voce a chi non ne ha, per denunciare i meccanismi di potere che governano i delitti.

In un certo senso, Blanc è un investigatore politico.

Il cast di Wake Up Dead Man, terzo capitolo di Knives Out

Perché “Knives Out 3” è il capitolo più maturo della saga

Wake Up Dead Man è il capitolo più serio, complesso e morale della trilogia. 

Il thriller non abbandona la struttura del whodunit (il giallo deduttivo), ma la trasforma in un’indagine sul bisogno umano di credere.

Per la prima volta Blanc appare infatti scosso, quasi impotente davanti al tornado emotivo del caso: la fede — o la sua assenza — lo tocca nel profondo fino a una folgorazione laica sul finale.

È qui allora che Johnson porta il giallo oltre il classico gioco deduttivo: lo utilizza per interrogare la contemporaneità, introducendo una nuova possibilità per il genere investigativo.

L’EREDITÀ DI BENOIT BLANC 

Benoit Blanc è il prototipo del detective del XXI secolo: erede di una tradizione che sopravvive perché sa reinventarsi.

Ogni epoca genera infatti gli investigatori di cui ha bisogno: specchi di paure, contraddizioni e modi di cercare un senso nel caos.

E il mondo di Wake Up Dead Man è alla fine un luogo dove la fede può diventare arma e dove l’ideologia genera mostri. 

Eppure è anche un mondo in cui un detective dal buffo accento e dai completi impeccabili crede ancora che la verità valga sempre la pena di essere cercata. Un gesto di fedeltà alla giustizia. 

Anna Ceroni
Agenzia Corte&Media
Data di pubblicazione: 13.12.2025

“Wake Up Dead Man”: trailer del terzo capitolo di “Knives Out” 

Scheda del film “Wake Up Dead Man”

  • Titolo originale: Wake Up Dead Man: A Knives Out Mystery

  • Saga: Terzo capitolo della serie Knives Out

  • Genere: Thriller, giallo deduttivo (whodunit)

  • Regia: Rian Johnson

  • Cast: Daniel Craig, Josh O’Connor, Cailee Spaeny, Kerry Washington, Andrew Scott, Jeremy Renner, Glenn Close

  • Distribuzione: Netflix, dal 12 dicembre 2025

  • Durata: 2h 26m 

  • Come finisce il film? Spiegazione del finale

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