Uccisa mentre si cercava Emanuela Orlandi. Quarant’anni dopo, la verità è ancora sepolta.
Roma, 21 gennaio 1984. Tra i filari di un vigneto a Grottaferrata, la terra restituisce ciò che doveva rimanere nascosto: il corpo senza vita di Katy Skerl (17 anni).
Tra le colline dei Castelli Romani, la scena che si presenta è di quelle che non si dimenticano: la giovane giace supina, il volto affondato nel fango dove è stata strangolata.
Così il silenzio della campagna custodisce l’ultimo respiro di una storia che diventerà un cold case enigmatico.
Senza testimoni oculari e prove, il caso precipita infatti presto nel sottobosco romano. Ma non avviene solo per la mancanza di elementi probatori.
Nel 1984, l’Italia intera vive ancora sotto shock per le sparizioni di Emanuela Orlandi e Mirella Gregori.
Scomparse nel nulla solo pochi mesi prima, le due quindicenni monopolizzano l’attenzione pubblica. Prime pagine, telegiornali e conversazione da bar: i due casi sono ovunque.
In questo scenario mediatico, il delitto Skerl viene quindi confinato nella cronaca minore, privando la ragazza delle giustizia mediatica che, spesso, rappresenta l’ultima possibilità per le vittime.
Trentotto anni dopo, però, il caso si riapre in modo inaspettato: nel 2022 la tomba di Katy viene trovata vuota. Un colpo di scena che impone nuove ipotesi.
Grazie alla meticolosa ricostruzione del canale “Crimini Dimenticati”, ripercorriamo allora tutto ciò che non torna in questo caso di cronaca nera, dove ogni elemento sembra nascondere un’altra domanda.
“CRIMINI DIMENTICATI”: GIORNALISMO ETICO
«C’è chi li chiama cold case. Per noi sono semplicemente crimini dimenticati».
Con questa dichiarazione di intenti, Simona Cascio e Marcello Randazzo aprono ogni episodio del canale YouTube “Crimini Dimenticati”.
Professionisti del mondo televisivo, Simona e Marcello riportano al centro storie rimaste ai margini dei giornali.
La loro missione è infatti chiara: restituire voce alle vittime e alle loro famiglie.
Con l’aiuto di testimonianze, atti ufficiali e analisi di esperti, il team racconta inoltre ogni caso con rispetto e empatia.
Un vero lavoro di giornalismo investigativo che mostra quanto sia urgente — e doveroso — riaprire certi fascicoli con nuovi occhi, tecniche moderne e rinnovata sensibilità.
Katy Skerl: l’omicidio irrisolto dei Castelli Romani
Catherine “Katy” Skerl nasce il 5 gennaio 1967 in Svezia.
Figlia di Peter Skerl, regista, e Elisa Bartolomei, bibliotecaria del Comune di Roma, all’epoca dei fatti i genitori sono separati.
Nel 1984, la ragazza vive quindi nella capitale italiana con la madre e il fratello Alexander in via Isidoro del Lungo 54, nel quartiere Talenti.
A due passi dal celebre Ponte Milvio, Katy frequenta il Liceo Artistico di via Giulio Romano, sulle vecchie pietre della Via Flaminia.
È una ragazza brillante che coltiva con passione arte e politica, tanto da iscriversi alla Federazione Giovanile Comunista Italiana.
Intelligente, estroversa, ironica, Katy ha diciassette anni e tutta la vita davanti. Una vita che le verrà tolta troppo presto.
L’ULTIMA SERA SOTTO LE STELLE
21 gennaio 1984. È un pomeriggio d’inverno a Roma, mentre la città si prepara a una notte che entrerà nella storia della cronaca nera.
Andiamo però con ordine.
A metà pomeriggio, Katy Skerl si dirige verso largo Cartesio, per partecipare a una festa dell’amica Laura P. La casa dista appena un chilometro dalla sua abitazione.
La ragazza arriva verso le 17:30, ma appare subito diversa: distaccata, nervosa, con lo sguardo altrove. Un’ombra che contrasta con la sua solita allegria.
È Francesco Morini, il fidanzato, a fornire ai microfoni di “Crimini Dimenticati” questa testimonianza.
Quella giornata si è infatti impressa nella sua memoria con la nitidezza dei ricordi traumatici: le note dei Simple Minds, le risate degli amici e l’ultimo sguardo scuro di Katy.
Un dettaglio che, quarant’anni dopo, continua a essere un tassello mancante nel puzzle.
VERSO L’APPIA, LA MORTE
Intorno alle 18:45, la studentessa romana abbandona la festa per un altro impegno: deve raggiungere l’amica Angela per dormire da lei.
Il giorno successivo le due ragazze hanno infatti programmato una gita in montagna, motivo per cui Katy porta con sé un borsone con il cambio per la notte e l’attrezzatura da sci.
Francesco Morini si offre quindi di accompagnare la fidanzata. Lei però rifiuta.
La diciassettenne si incammina allora da sola, ma il viaggio presenta difficoltà logistiche evidenti.
Senza auto né motorino, Katy deve affidarsi ai trasporti pubblici: autobus 37 fino alla stazione Termini, poi metropolitana linea A fino a Lucio Sextio.
Un tragitto lungo che non l’avrebbe mai fatta arrivare puntuale dall’amica.
LA TELEFONATA INQUIETANTE
Nella notte tra il 21 e il 22 gennaio, quando gli orologi segnano l’una, il telefono della famiglia Morini squilla.
A rispondere è la madre di Francesco, il fidanzato della vittima.
Dall’altra parte della cornetta, una voce femminile — flebile, quasi uno sussurro — pronuncia un’unica parola: «Aiuto». Poi il silenzio.
La linea infatti si interrompe lasciando solo il ronzio della telefonata troncata.
Francesco non ha mai dimenticato quel momento. Tuttavia per gli inquirenti è sempre e solo stato un depistaggio.
La ragazza, a quell’ora, era infatti già morta, come rivelerà presto l’autopsia.
IL RITROVAMENTO DEL CADAVERE
La mattina del 22 gennaio, i genitori di Katy denunciano la scomparsa della figlia. La 17enne non è mai arrivata a casa dell’amica Angela e nessuno sa dove sia finita.
L’angoscia tuttavia dura poco.
Alle 9:00 del mattino, in via Rocca di Papa 12 a Grottaferrata, tra le colline dei Castelli Romani, viene scoperto il corpo senza vita della ragazza: Katy Skerl è stata uccisa.
La vittima giace supina, con il volto coperto da fango, foglie e sassi. Nella mano sinistra, stringe ancora un ciuffo d’erba. Accanto a lei, il borsone di tela.
Mancano invece i biglietti dell’autobus, che avrebbe dovuto comprare per il suo tragitto verso l’Appia.
Questo particolare ha a lungo alimentato interrogativi sugli ultimi momenti di vita della studentessa.
L’AUTOPSIA: UNA MORTE CRUDELE
L’autopsia parla chiaro: Katy è stata strangolata tra le 22:00 e le 24:00 del 21 gennaio.
Tuttavia la morte è stata solo l’atto finale di un omicidio crudele.
La ricostruzione forense rivela infatti una lunga sequenza: prima la ragazza è stata scaraventata a terra, poi tenuta immobilizzata con un ginocchio sulla schiena fino a provocare la frattura delle costole.
L’assassino ha poi tentato di strangolarla con un filo di ferro, per infine passare alla cintura rossa del suo borsone.
L’esame autoptico esclude infine altre ipotesi sul delitto: nessuna violenza sessuale, presenza di sostanze stupefacenti o tracce alimentari che possano fornire indizi sulle ultime ore di vita della vittima.
Katy era però uscita dalla festa da almeno tre ore quando è morta. Cosa è successo allora in quel buco nero di tempo?
Le indagini sul delitto Skerl: le tre piste investigative
Le indagini iniziano subito.
Gli inquirenti partono dall’ultima presenza certa di Katy: la festa a casa dell’amica Laura P.
Gli invitati vengono interrogati, tuttavia l’interesse degli investigatori si sposta presto su un obiettivo più specifico: Francesco Morini.
Da quel momento, il ragazzo e sua madre entrano in un incubo che durerà settimane, fatto di pedinamenti e sospetti.
Gli interrogatori assumono inoltre toni brutali.
Francesco subisce infatti domande squallide e viene trattato come un assassino senza una sola prova a suo carico.
Nessuno tiene infine conto che il ragazzo ha appena perso il suo primo amore in circostanze violente. Un trauma difficile da superare.
IL SERIAL KILLER: LA PISTA DEL LUPO
Abbandonata l’ipotesi del fidanzato assassino — cliché investigativo con la statistica dalla sua parte — gli inquirenti si orientano verso un’altra pista: quella del serial killer.
Le indagini si concentrano infatti su Maurizio Giugliano, noto come il Lupo dell’Agro Romano.
Tra luglio 1983 e gennaio 1984, l’assassino seriale uccide almeno sei donne: prostitute e artiste morte con modalità simili a quelle del delitto Skerl.
Tuttavia, alla fine, Giugliano viene scagionato per mancanza di prove. E le indagini brancolano di nuovo nel buio.
IL LEGAME CON ORLANDI E GREGORI
Il caso Skerl rimane in un limbo investigativo, fino all’ingresso in scena di una figura controversa: Marco Fassoni Accetti.
Negli anni l’uomo ha diviso l’opinione pubblica e gli stessi investigatori sulla famosa scomparsa di Emanuela Orlandi, cittadina vaticana.
Da un lato, Accetti si è prima autoaccusato del sequestro della ragazza. Dall’altro, ha fornito più volte informazioni che si sono rivelate accurate, facendo per esempio ritrovare il flauto di Emanuela.
Considerato da molti solo un “mezzo bugiardo”, l’uomo avanza infine un’ipotesi anche sul delitto Skerl.
Secondo Accetti, Katy sarebbe rimasta invischiata nella stessa rete criminale che ha fatto sparire Emanuela Orlandi e Mirella Gregori.
Una trama investigativa che includerebbe servizi segreti, Vaticano e politica.
Questa teoria non è tuttavia mai stata confermata e ha solo aperto ulteriori domande sul cold case.
LA TOMBA VUOTA: L’ULTIMO COLPO DI SCENA
Nel 2015, Marco Accetti fa un’ultima dichiarazione sul caso.
L’uomo afferma che la tomba di Katy Skerl al Cimitero del Verano è vuota. Al posto delle spoglie solo una una maniglia a forma d’angelo.
La famiglia ottiene il permesso di aprire il loculo però solo nel 2022. E la scoperta è sconvolgente: la tomba è davvero vuota. E c’è di più.
All’interno, gli investigatori trovano una maniglia d’ottone — un oggetto simile alla descrizione fornita dall’uomo sette anni prima — e evidenti segni di effrazione.
Un’analisi suggerisce infine che il reato possa essere avvenuto tra il 2005 e il 2006. E questa coincidenza temporale non sfugge agli inquirenti.
Proprio in quegli anni infatti il caso Orlandi era tornato sotto i riflettori mediatici.
Per molti, quindi, la profanazione della tomba sarebbe solo un tentativo di distogliere l’attenzione dalla scomparsa della cittadina vaticana. Un diversivo.
Ciò nonostante, Katy, Emanuela e Mirella continuano anche dopo quarant’anni a essere unite tra loro.
Un indizio di una possibile partita dell’orrore, giocata sulla pelle di ragazzine minorenni, come continua a ripetersi Francesco Morini.
La riapertura del caso Skerl: un mistero sepolto
Dopo la scoperta della tomba profanata, nel 2022 la Procura di Roma riapre il fascicolo sul delitto Skerl, con l’ipotesi di reato di sottrazione di cadavere.
Gli inquirenti tornano quindi a esaminare vecchi indizi e a aprire nuove ipotesi.
Tra le nuove piste, spicca un’indagine della Procura sul «rogo dell’estate 2022 sul set di Habemus papam, il film di Moretti».
Secondo alcune teorie, questo rogo aveva un unico obiettivo: eliminare le prove dell’omicidio di Katy Skerl, nascoste a Cinecittà, come aveva ancora una volta predetto Accetti.
In particolare, secondo l’uomo, la camicetta della vittima era stata rubata dalla tomba e occultata sul set di Moretti.
Delirio mediatico o verità, quindi? Non lo sappiamo.
Le domande non hanno infatti ancora trovato risposta, intrecciandosi tra i tanti misteri della “città eterna”.
LA LOTTA PER LA VERITÀ
La speranza che anima molti è duplice: non solo dare un nome all’assassino di Katy, ma anche gettare nuova luce sulle scomparse di Emanuela Orlandi e Mirella Gregori.
Una speranza a cui tre famiglie si aggrappano con la disperazione di chi è stato privato non solo della giustizia, ma anche di corpi su cui poter piangere i propri cari.
Parlare di questi casi non significa allora tenere solo viva la memoria delle vittime, ma ridare centralità a delitti irrisolti.
Perché anche le verità più nascoste possano alla fine tornare alla luce e restituire pace a chi è rimasto.
Anna Ceroni
Agenzia Corte&Media
Data di pubblicazione: 18.08.2025
Al canale Crimini Dimenticati abbiamo dedicato un articolo introduttivo, che celebra il loro ammirevole lavoro di giornalismo investigativo.
Ogni mese su questo blog pubblicheremo inoltre un nuovo articolo dedicato ai casi trattati da Simona Cascio e Marcello Randazzo, per continuare a tenere viva la memoria di chi non ha ancora trovato giustizia:
- Antonietta Longo, la decapitata di Castel Gandolfo
- Duilio Saggia Civitelli: cold case al Binario 10
- Antonella Di Veroli: il giallo dell’armadio
“Crimini Dimenticati”: Katy Skerl, il giallo della tomba trafugata
Crimine. Giustizia. Media. ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER MediaMentor™
Autrice e copywriter. Laureata magistrale cum laude in Editoria e Giornalismo, ama analizzare e divulgare crimini e ingiustizie di ogni tipo: dai misfatti di Hollywood ai reati ambientali.


