Dopo 25 anni, la pista della criminalità organizzata riapre il cold case.
Nove morti in nove giorni. Le cronache del gennaio 1999 restituiscono una Milano da far west. In questa scia di violenza si inserisce anche l’omicidio di Salvatore Corigliano, 27 anni, edicolante in piazza Esquilino.
Sono giorni che pesano come macigni sulla percezione della sicurezza in città: un clima teso, cavalcato dai politici alla vigilia delle elezioni, trasformando la paura in una partita da giocare al momento giusto.
Eppure Salvatore non ha nulla a che vedere con questo ambiente. È un bravo ragazzo: studente di ingegneria meccanica, nel tempo libero fa anche il volontario in oratorio.
All’alba del 4 gennaio, il 27enne incontra tuttavia un destino inatteso: tre colpi di pistola lo raggiungono all’interno dell’edicola. Morirà due giorni dopo.
Le prime indagini si concentrano su un possibile movente passionale, legato alla donna con cui la vittima era al telefono al momento dell’esecuzione. Ma la pista non regge. E così la vicenda scivola presto verso l’archiviazione.
Dopo 25 anni arriva però la svolta insperata.
Il caso di cronaca torna infatti sul tavolo investigativo con due nuove piste: il mercato della prostituzione e la criminalità organizzata.
Entrambe le strade alla fine portano allo stesso amaro epilogo: una Milano dura, dove Salvatore potrebbe essere finito nel mezzo di dinamiche più grandi di lui.
CRIMINI DIMENTICATI: LA VOCE DEI COLD CASE
«C’è chi li chiama cold case. Per noi sono semplicemente crimini dimenticati.»
Con queste parole, Simona Cascio e Marcello Randazzo aprono ogni episodio del loro canale YouTube “Crimini Dimenticati”.
Professionisti del mondo televisivo, Simona e Marcello trattano storie rimaste ai margini, ricostruendo i casi con rigore e rispetto.
Attraverso documenti, testimonianze e analisi di esperti, restituiscono così voce a chi l’ha persa.
Tra i casi affrontati dal loro progetto investigativo c’è anche l’omicidio irrisolto di Salvatore Corigliano.
Salvatore Corigliano, il delitto dell’edicola
Un’edicola in piazza Esquilino, a poca distanza dallo stadio San Siro: per Salvatore Corigliano è l’opportunità perfetta per sostenere i suoi studi e quelli della sorella.
È così che i due fratelli acquisiscono insieme la piccola attività: il 27enne ci lavora al mattino, Amelia nel pomeriggio.
Nel tempo libero, inoltre, il ragazzo frequenta l’oratorio di San Giovanni Bosco e il Pio Albergo Trivulzio, come animatore e volontario.
Salvatore ha anche una fidanzata, Isabella, con cui si comincia a parlare di matrimonio.
Una realtà violenta spezzerà però presto questa vita generosa.
LA DINAMICA DELL’OMICIDIO
Piazza Esquilino, 4 gennaio 1999.
Sono le 6:30 del mattino e Salvatore è già al lavoro da un’ora. Ha iniziato alle 4, come ogni giorno: è il momento della resa di cassette e delle copie di giornata, rituale dei giornalai degli anni ’90.
Mentre apre il chiosco, arriva una telefonata: è Cinzia G., una donna che da mesi chiama Salvatore con insistenza. Alcune voci parlano di un rapporto clandestino, ma gli amici la descrivono più come una presenza invadente.
Che il ragazzo abbia ceduto alle lusinghe o meno, rimane un fatto: nei due mesi precedenti alla morte, Cinzia telefona centinaia di volte. Così come quella mattina: la chiamata parte infatti all’alba, alle 6:26’42″.
Durante questa telefonata, la donna sente Salvatore rivolgersi a un cliente: «È ancora presto, non c’è ancora niente», dice. Poi, tre urla strazianti: «No, no, no!».
Tutto si conclude infine con tre colpi sparati a bruciapelo.
A sparare è un’arma di grosso calibro, come una 38 Special o una Smith & Wesson 357 Magnum. Le pallottole colpiscono Salvatore tre volte:
- il ragazzo riesce a deviare il primo colpo con il braccio destro, un riflesso da cintura nera di karate;
- gli altri due trafiggono invece torace e testa, sopra l’occhio sinistro.
L’assassino voleva essere sicuro di uccidere.
LA SCENA DEL CRIMINE
Pochi minuti dopo, Maurizio, cliente abituale e tabaccaio della zona, si affaccia all’edicola.
Non vedendo nessuno, l’uomo apre la porticina e trova Salvatore riverso a terra, in una pozza di sangue, con la cornetta in mano. È ancora vivo: trasportato all’ospedale, morirà il giorno della Befana.
Nel frattempo iniziano le indagini: gli inquirenti escludono la rapina, perché il fondo cassa da 330.000 lire è intatto. Scartano anche lo scambio di persona: l’assassino ha infatti parlato con il 27enne prima di sparare.
In quel 1999, tuttavia, le piste non mancano.
LA LETTERA ANONIMA
Nove giorni dopo il delitto, arriva una lettera anonima indirizzata a don Francesco, parroco di San Giovanni Bosco. Quattro pagine scritte in stampatello, con una data: 9 gennaio 1999.
La lettera è stata inviata da un testimone, che dice di aver assistito “suo malgrado” al delitto: racconta di aver sentito prima dei “botti”, poi le urla della vittima. Non è tutto.
Nella lettera c’è infatti l’identikit dell’assassino: un uomo di circa 40-50 anni, corporatura snella, alto 1,60, che indossa un giaccone azzurro e un cappello. Di quest’ultimo dettaglio, però, il testimone non è sicuro.
Nonostante le informazioni e le impronte digitali sulla busta, la pista si rivela alla fine infruttuosa.
LA PISTA AMOROSA E L’ARCHIVIAZIONE
Senza più ipotesi in mano, le indagini tornano a un particolare del delitto: mentre veniva ucciso, Salvatore era al telefono con Cinzia. Un omicidio in diretta.
Questa donna all’epoca è impegnata: vive infatti con un altro uomo, un ex tossicodipendente dal passato difficile. Per questo motivo, si impone il movente della gelosia.
La coppia viene quindi indagata per omicidio volontario in concorso. Gli inquirenti sequestrano i loro abiti e effettuano lo stub, il test per individuare residui di polvere da sparo.
Tutti i risultati scientifici riportano però una parola: negativo.
Nel 2003 la coppia viene quindi prosciolta. E così la prima inchiesta sul caso finisce archiviata.
Farà la stessa fine anche la seconda indagine, aperta nel 2004 contro ignoti e chiusa sette anni dopo.
La riapertura dell’omicidio di Salvatore Corigliano
Nel 2024, il caso dell’edicola di piazza Esquilino viene riaperto: sono ormai passati 25 anni dall’omicidio.
Questa volta però il passo cambia.
La famiglia Corigliano si affida infatti alla criminologa Antonella Delfino Pesce, che adotta un approccio minuzioso: rilegge atti, confronta date, colma omissioni e contraddizioni. Ogni riga sul delitto viene vagliata.
Nonostante la meticolosità, l’indagine si scontra però con un problema: trovare testimoni. Un grattacapo nel presente come allora: già nel 1999, infatti, il quartiere aveva reagito con un fuggi fuggi generale.
Eppure, nel 2024, qualcuno comincia a parlare.
È così che emergono due possibili versioni, entrambe radicate nella Milano di fine anni ’90: una città attraversata da droga, prostituzione, criminalità organizzata e mafia albanese.
LA CHIAMATA ANONIMA E LA CRIMINALITÀ
La prima pista vagliata nel 2024 ci riporta indietro nel tempo, al 10 gennaio 1999.
Sei giorni dopo il delitto, da una cabina, un uomo misterioso sussurra un nome pesante: Antonio Canito, un esponente della criminalità milanese dell’epoca.
L’ignoto dice che sarebbe stato proprio Canito a uccidere «quello di via Scanini a Baggio», lo stesso quartiere di Salvatore.
Già negli anni ’90, quindi, le indagini ipotizzano un omicidio legato agli ambienti di droga e prostituzione.
La pista viene però accantonata: secondo gli inquirenti, infatti, la natura limpida della vittima stride con il contesto.
Oggi, tuttavia, prove e testimoni continuano a incrociarsi proprio nelle violenze di piazza Esquilino: e se il 27enne fosse rimasto davvero schiacciato da forze più grandi di lui?
IL RACKET DELLA PROSTITUZIONE
Secondo le nuove indagini, prima di morire Salvatore avrebbe cercato di aiutare una prostituta: una ragazza da salvare, per lui; una fonte di guadagno da non perdere, per i suoi protettori.
L’ipotesi è quindi che al 27enne sia stata chiesta una somma di denaro per “liberare” la donna. Questo spiegherebbe perché la vittima stesse valutando di vendere l’edicola.
Questa pista si collega inoltre ad un altro caso dell’epoca.
Nello stesso periodo, infatti, una prostituta della zona fugge e trova rifugio da un anziano, che poco dopo si uccide in circostanze misteriose.
Le coincidenze non sono però finite qui: nel suicidio viene utilizzata una pistola P38, un’arma compatibile con il delitto dell’edicola.
Dopo oltre due decenni di silenzi, è questa la pista che potrebbe alla fine risolvere il caso?
Il valore della memoria: la speranza dei cold case
Nei cold case il ruolo dei media si rivela essenziale: riportano «il profumo di quegli anni» — come afferma Antonella Delfino Pesce — e ricompongono tessere che nei fascicoli spesso mancano.
La memoria diventa così uno strumento di comunità, un faro acceso su chi è stato dimenticato, che sollecita lo Stato a non rinunciare a nessuno.
Come ricorda Amelia Corigliano, arrivare alla verità non è inoltre importante solo per chi ha perso una persona cara: significa difendere «il senso stesso della giustizia». E impedire che altre famiglie vivano lo stesso destino.
Oggi, le nuove indagini potrebbero allora non solo dare risposte, ma anche restituire dignità: a Salvatore Corigliano e a una famiglia abbandonata nel dolore.
Anna Ceroni
Agenzia Corte&Media
Data di pubblicazione: 05.12.2025
Al canale “Crimini Dimenticati” abbiamo dedicato un articolo introduttivo, che celebra il loro ammirevole lavoro di giornalismo investigativo.
È possibile ascoltare, a titolo gratuito, i casi anche sotto forma di podcast sulle principali piattaforme online.
Ogni mese su questo blog pubblichiamo inoltre un nuovo articolo dedicato ai casi trattati da Simona Cascio e Marcello Randazzo, per continuare a tenere viva la memoria di chi non ha ancora trovato giustizia:
- La scomparsa di Sonia Marra: il cold case dell’Uomo Nero
- Fabio Rapalli: il cold case nell’eco delle Bestie di Novara
- Armando Blasi e il delitto irrisolto di via Gluck
Crimini Dimenticati. Il delitto dell’edicola: la svolta?
Crimine. Giustizia. Media. ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER MediaMentor™
Autrice e copywriter. Laureata magistrale cum laude in Editoria e Giornalismo, ama analizzare e divulgare crimini e ingiustizie di ogni tipo: dai misfatti di Hollywood ai reati ambientali.

