La battaglia di un condannato per dimostrare la sua innocenza e la malafede di chi lo accusa.

For Life è una serie televisiva, proposta da Netflix, che tutti sono chiamati a guardare. L’errore giudiziario può toccarci assai da vicino, anche se ci crediamo intoccabili e onesti.

La serie prende spunto da una storia vera: quella di Isaac Wright Jr., che venne messo in carcere ingiustamente per un reato mai commesso.

Durante il periodo in carcere, Wright, con coraggio e tenacia, ha studiato per diventare avvocato.

Raggiunta l’abilitazione alla professione, Wright si è dedicato a studiare il verdetto di alcuni suoi compagni di carcere per ribaltarne la sentenza.

La sua determinazione, dettata dalla disperazione dell’ingiusta detenzione, gli ha dato l’energia e la costanza per riuscire a dimostrare l’innocenza di ben venti suoi compagni detenuti.

Dopodiché, acquisita una certa credibilità come avvocato, ha iniziato ad affrontare la propria causa e a dimostrare con il tempo di essere innocente.

Nella serie tv, durante la prima stagione, vediamo Wright

For Life. La prima stagione della serie tv

La prima stagione della serie televisiva For Life (12 episodi di 40 minuti ciascuno), prodotta da ABC Studios e Sony Pictures Television, è arrivata su Netflix a inizio gennaio 2022. 

La seconda stagione in Italia non è ancora arrivata. Durante le riprese negli Stati Uniti ha subito ritardi nella lavorazione sul set a causa della pandemia.

For Life è stata ideata e scritta da Hank Steinberg, sceneggiatore esperto di serialità televisiva americana.

La trama della serie televisiva

Come scrive il magazine online Cinematographe, nella serie tv su Netflix la trama è ovviamente molto più intricata che nella realtà.

Aaron Wallace, il protagonista (interpretato da Nicholas Pinnock) è un padre di famiglia, felice e benestante, proprietario di una discoteca, che viene ingiustamente accusato di spaccio di droga durante un’operazione di polizia guidata dal procuratore Maskins.

Wallace, sconvolto, si rifiuta di patteggiare con la giustizia una pena più mite perché si sente innocente. E viene quindi condannato all’ergastolo.

Perde così anche la stima della moglie Marie, che decide di rifarsi una vita con uno dei migliori amici di Wallace.

Durante la detenzione, Wallace decide di ribellarsi al suo destino ingiusto. Studia come avvocato riuscendo a prendere anche la licenza per esercitare la professione.

In questo viene aiutato dalla direttrice del carcere Safiya Masry, interpretata da Indira Varma.

Wallace decide di combattere per gli altri e per se stesso: affronta ostacoli e cavilli di ogni tipo per ottenere giustizia nei casi da lui assistiti. E nello stesso tempo continua a lottare per il suo riscatto personale.

Piano personale – con la delicata situazione familiare – e piano sociale di una battaglia contro un sistema giudiziario malato, si alternano così nel corso delle puntate di For Life.

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Recensione della serie tv For Life

Scrive Cinematographe, in un articolo di Simona Morgantini: “Una serie comunque piacevole in cui risulta molto originale e interessante l’analisi del mondo carcerario; e la denuncia delle tare del sistema giudiziario americano soprattutto nei confronti dei neri non ricchi”.

“La colonna sonora infatti omaggia di continuo la cultura black con molti brani rap e afro-punk”, prosegue l’articolo. “Lodevole l’interpretazione del protagonista Nicholas Pinnock, sul cui indubitabile carisma e intensità interpretativa si regge gran parte dell’opera, contornato da un ottimo cast”.

Sul magazine online MoviePlayer, l’articolo di Federico Vascotto evidenzia – a proposito della serie tv For Life – che tra le righe vi è una grande denuncia del sistema giudiziario e soprattutto penitenziario americano, che ha molte falle spesso legate al sovraffollamento, e al credere che ci sia un percorso di recupero e redenzione per i detenuti”.

Nella serie tv For Life, prosegue l’articolo, “assistiamo a un livello mai visto di aree grigie nel sistema legale: un detenuto che difende gli altri detenuti, un sistema corrotto da denunciare e smascherare, insomma un intento nobile che però deve fare i conti con tutte le difficoltà quotidiane della condizione del protagonista”.

Sul magazine online My Red Carpet, l’articolo di Cristiana Puntoriero rileva che “nonostante la meritevole tematica, l’approccio allo stesso appare più armonico e meno rabbioso del dovuto, e non così incisivo e veemente rispetto al linguaggio drammatizzato da pubblico generalista ‒ propensione evidente soprattutto nella rappresentazione tutto sommato tollerabile delle condizioni di vita in carcere“.

Prosegue poi l’articolo: “Il rischio di elevare il protagonista a eroe moderno nella serie è senza dubbio implicito narrativamente, ma probabilmente scivolata sovente alla riduzione tra buoni e cattivi senza vie di mezzo, privata dei contorni di grigio, delle componenti ruvide, veriste, sgradevoli dell’internamento e della quotidiana violenza subita”.

“Il tentativo è dopotutto apprezzabile: For Life ha l’onere di toccare un mondo sensibile, senza mai scendere a compromessi con un’agitazione veramente incandescente come invece avrebbe dovuto fare”, conclude la recensione di My Red Carpet.

L’analisi della serie tv For Life

La serie televisiva For Life dimostra di essere stata scritta da chi conosce il carcere. E conosce anche l’animo umano.

Le dinamiche interpersonali dentro una prigione non sono diverse da quelle che troviamo in ufficio, in fabbrica o in una qualsiasi famiglia allargata.

Lo stesso Aarone Wallace, il protagonista, non è un eroe del tutto buono. Agisce nel proprio interesse: quello che fa – come avvocato dietro le sbarre – lo fa per screditare l’ufficio del procuratore distrettuale che l’ha preso di mira.

La moglie di Wallace, un’affascinante Marie, non sposa la sua battaglia e si rifà una vita. Come sempre accade nelle battaglie epiche, l’eroe è solo. E si muove alleandosi con questo o quel gruppo (o persona) in funzione dei suoi obiettivi.

Nello stesso tempo, sul fronte carcerario, l’eroe Aaron Wallace rifiuta di omologarsi al mondo della prigione. Combatte la sua battaglia per non diventare – mai – un “prigioniero”.

Sarà pure costretto dietro le sbarre, ma Wallace non vende né l’anima né la mente e neppure i suoi valori al sistema delle prigioni: un sistema con le sue regole, la sua cultura, il suo ambiente e la sua forma mentis.

I MANEGGI DEI MAGISTRATI INQUIRENTI

Chi ha costruito il personaggio – pur tratto da una storia vera – di Aaron Wallace dimostra di conoscere bene anche gli aspetti più minuti del mondo carcerario.

Dimostra di conoscere bene anche i maneggi, i compromessi, gli imbrogli e le manomissioni del mondo della giustizia. Quello dalla parte dei magistrati inquirenti.

La serie tv For Life ci mostra così gli intrighi, le manomissioni, le omissioni e gli aggiustamenti che la Procura Distrettuale ha messo in atto per far condannare Wallace all’ergastolo.

Abbiamo anche qui – come nelle serie tv Making a Murderer e in The Innocent Man – tutte vicende vere, testimoni non ascoltati, testimoni condizionati e prove manomesse.

L’obiettivo dei magistrati inquirenti sembra essere solo quello di trovare un colpevole, pur di rassicurare la pubblica opinione.

Della verità – anche di quella genuina sul piano processuale – a loro non importa nulla.

Tanto meno hanno a cuore l’umanità e il rispetto della dignità della persona, nell’esercizio del loro prezioso e delicato ruolo di “avvocati del popolo sovrano” contro i presunti autori di reato.

Lorenzo Bozano - Caso Sutter

La comparazione con il caso di Lorenzo Bozano (Genova, 1971)

Il parallelo con il caso di Lorenzo Bozano viene naturale. Bozano fu condannato all’ergastolo, nel processo d’appello del 1975, per aver rapito e ucciso per motivi di denaro Milena Sutter, 13 anni, sparita a Genova il 6 maggio 1971.

Bozano, come Aaron Wallace nella serie tv For Life, non ha mai accettato – sin da subito – la condizione di prigioniero.

Il cosiddetto biondino della spider rossa, che non era biondo né magrolino, ha avuto l’ardire di porsi allo stesso livello della pubblica accusa.

Bozano, come fa Aaron Wallace nella serie tv, ha mostrato il nobile coraggio (per alcuni) o la presunzione arrogante (per altri) di far valere e di considerare la sua parola pari a quella della pubblica accusa.

Una cosa che ho imparato, nello studio del caso giudiziario di Lorenzo Bozano, è che certa magistratura inquirente non accetta che tu ti ponga al suo stesso livello.

Preferisce un delinquente che finge di pentirsi e mostra di essere cambiato, anche se resta un criminale pericoloso.

Su questo ho avuto l’autorevole parere di un esperto che si è occupato, proprio nel 1972, di Lorenzo Bozano sul piano professionale.

Come Aaron Wallace di For Life anche Lorenzo Bozano – sulla cui colpevolezza o innocenza vi è molto da discutere come in tutti i processi indiziari – ha rifiutato l’omologazione a prigioniero.

Bozano ha risposto con la mente libera, con lo studio e con la difesa a oltranza delle proprie tesi i tentativi di trasformarlo in un “prigioniero”.

I magistrati, a causa anche di alcune sue ingenuità e di altri suoi errori, non gliel’hanno mai perdonata.

I temi che pone allo spettatore e alla spettatrice la serie tv For Life sono fondamentali in una società democratica. Toccano i valori umani di base.

serie televisiva for life - carcere - detenuti

SERIE TELEVISIVA FOR LIFE: TEMI CHE CI TOCCANO DA VICINO

La serie televisiva For Life pone così, in modo cogente, il tema del diritto a un giusto processo.

For Life pone anche il tema del rispetto della dignità delle persone; e l’esigenza di una riforma carceraria che trasformi le prigioni in luoghi di rieducazione e reinserimento in società. E non in fucine di “prigionieri” allenati al crimine più che all’umanità.

Sono temi che ci toccano da vicino. Perché, come cantava Fabrizio De André, nessuno di noi può ritenersi assolti. Siamo tutti coinvolti.

Maurizio Corte
corte.media

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