Indagini pilotate, testimoni comprati, dettagli inventati, soprusi. E come cornice l’odio contro i neri.

Il diritto di opporsi (Just Mercy) è un film legal thriller basato su una storia vera di malagiustizia, vessazioni della polizia, inettitudine dei magistrati e giudici, a Monroeville, in Alabama (Stati Uniti) a fine Anni Ottanta del Novecento.

Il film è uscito nel gennaio del 2020, dura 137 minuti ed è disponibile su Amazon Prime Video.

La vicenda è raccontata nel libro Il diritto di opporsi, edito in Italia da Fazi che puoi trovare su Amazon anche in italiano. Il libro è scritto da Bryan Stevenson, avvocato che da decenni si batte per i diritti dei condannati a morte.

Il diritto di opporsi (Just Mercy). Trama del film

Questa la storia raccontata nel film thriller diretto dal regista Destin Daniel Cretton. Bryan Stevenson è un giovane afroamericano laureato in legge ad Harvard.

Potrebbe fare carriera nel Nord degli Stati Uniti e invece sceglie di lavorare, in gran parte pro bono, per difendere i condannati a morte in Alabama. Molti di questi non hanno beneficiato di un regolare processo. E quasi tutti sono neri come lui.

Tra i condannati a morte c’è Walter McMillian, che si trova nel braccio della morte per l’omicidio di una giovane 18enne bianca. Walter è del tutto estraneo al delitto.

Bisognava trovare un colpevole in fretta per tranquillizzare la comunità bianca. Lui è stato incastrato, vendicando anche il fatto che aveva avuto una relazione con una donna, sposata e bianca. 

Basato sulla storia vera raccontata da Stevenson nel libro “Just Mercy”, Il diritto di opporsi, il film è il resoconto di una battaglia contro l’ingiustizia e il razzismo nello Stato dell’Alabama.

Il diritto di opporsi - recensione film legal thriller - Jusr Mercy - magazine ilbiondino.org - ProsMedia - Agenzia Corte&Media---

L’ALABAMA, IL RAZZISMO E “IL BUIO OLTRE LA SIEPE”

Quella di Monroeville, comunità di 6.500 abitanti oggi, nella contea di Monroe, dell’Alabama è una cittadina degli Stati Uniti resa celebre da Il buio oltre la siepe (To Kill a Mockingbird), romanzo della scrittrice statunitense Harper Lee, edito in Italia da Feltrinelli.

Pubblicato nel 1960, il romanzo Il buio oltre la siepe ebbe un immediato successo e nel 1961 vinse il Premio Pulitzer per la narrativa. La storia è in parte basata sul caso degli Scottsboro Boys, un gruppo di adolescenti afroamericani accusati ingiustamente di stupro.

Con questa premessa, l’Alabama torna ad essere – con la vicenda dell’avvocato Bryan Stevenson e del condannato a morte Walter McMillian – al centro del tema delle ingiustizie, anche in ambito legale, e del razzismo verso la comunità afroamericana.

L’avvocato Bryan Stevenson in Alabama ha fondato e conduce le battaglie legali di Equal Justice Initiative, a difesa di chi è stato condannato ingiustamente; e contro la pena di morte. 

C’è nel film – e nella vicenda in sé – qualcosa che, tuttavia, va ben oltre il razzismo.

Il trailer del film Il diritto di opporsi (Just Mercy)

Perché l’analisi su crimine, giustizia e media

Abbiamo una scelta, tu e io: essere comandante o schiava (e schiavo).
Il comandante decide del proprio destino e pone una rotta alla propria vita. Lo schiavo si inchina al volere del padrone.

Accettare la versione dominante dei fatti; subire le angherie dei potenti; ingoiare le narrazioni interessate è da schiavi.

Essere comandante vuole dire andare alla verità sostanziale dei fatti. Agire con mente critica. Spogliare i falsi racconti dei media.

Essere comandante vuol dire far valere i diritti che la Costituzione ha scritto grazie al sacrificio di donne e uomini che si sono battuti per la libertà e la democrazia.

L’analisi critica che ti propongo è così l’invito alla scelta di essere comandante. E di lasciare indietro il passato da schiavi. 

Crimine, giustizia e media - magazine ilbiondino.org - ProsMedia - Agenzia Corte&Media - photo Liv Hema - Unsplash ---  

La recensione del film

Vediamo come tre dei maggiori magazine online di critica cinematografica giudicano – attraverso la recensione – il film legal thriller Il diritto di opporsi.

Secondo il magazine MyMovies, con un articolo di Paola Casella, il regista “Cretton ricostruisce la vicenda di Stevenson sposando interamente il suo punto di vista, e questo purtroppo rende il racconto meno efficace“.

“Ma questa (ennesima) storia di ingiustizia a sfondo razziale è il ritratto di un’America che ancora oggi tollera disparità ingiustificabili”, prosegue l’articolo.

“La vicenda narrata infatti non accade negli anni Cinquanta ma nei Novanta”, fa notare MyMovies, “eppure incontra le resistenze e ostruzionismo dell’epoca precedente alle battaglie per i diritti civili degli afroamericani“.

L’INSENSATEZZA DELLA PENA DI MORTE

Come scrive il magazine online ComingSoon, in un articolo di Carola Proto, “non è un legal o procedural drama Il Diritto di Opporsi, ma una dura condanna, che passa attraverso la storia vera di un avvocato afroamericano, del razzismo che dilagava nell’America del Sud di fine anni ’80 e che ancora è una delle piaghe di certa parte del paese della democrazia e delle grandi opportunità”.

“Con passo tranquillo e due grandi protagonisti, Michael B. Jordan e Jamie Foxx”, prosegue l’articolo di ComingSoon, il regista “Destin Daniel Cretton rinuncia ai misteri di un thriller e, svelando subito la verità, entra direttamente nel braccio della morte di un carcere, per mostrare l’insensatezza della pena capitale e le falle di una giustizia che, se può, salva i bianchi. E’ un film potente Il Diritto di Opporsi, e necessario”.

Il diritto di opporsi - recensione film legal thriller - Walter McMillian in carcere - magazine ilbiondino.org - ProsMedia - Agenzia Corte&Media

Il film Il diritto di opporsi ha una forte ragione etica e un sacrosanto ruolo di denuncia sociale del sistema penale statunitense. E del razzismo che complica e abbruttisce – se mai ve ne fosse bisogno – l’insensatezza e la crudeltà della pena di morte in molti stati Usa.

Tuttavia, quello stesso film così potente e necessario, ben recitato e con una regia di qualità, dimostra una serie di limiti di sceneggiatura, come evidenzia l’articolo di Andrea Racca sul magazine online l’Eco del Cinema.

“Questa significativa vicenda è perfettamente raccontata dal regista Destin Daniel Cretton, che ne ha curato la sceneggiatura insieme a Andrew Lanham, lavorando a stretto contatto con lo stesso Stevenson. Ma proprio la sceneggiatura ha delle ingenuità e dei percorsi un po’ troppi semplicistici che la rendono piatta”, osserva l’articolo dell’Eco del Cinema.

“I dialoghi tra i vari personaggi sono poco realistici e troppo stereotipati. La facilità con la quale Bryan e i suoi collaboratori trovano indizi (o come sono stati distrattamente lasciati dai vari sceriffi di contea e giudici bianchi) sembra un percorso abbreviato per lo script”, fa notare l’Eco del Cinema.

“Anche la maniera con la quale i vari protagonisti, che hanno prodotto accuse false e infamanti, cambiano idea, quando incrociano lo sguardo di una delle vittime sembra un po’ naïf”, mette in chiaro l’articolo dell’Eco del Cinema.

Il diritto di opporsi - recensione film legal thriller - Walter McMillian - magazine ilbiondino.org - ProsMedia - Agenzia Corte&Media

L’omicidio di Ronda Morrison

La storia di ingiustizia e razzismo raccontata nel film Il diritto di opporsi (Just Mercy) ha inizio con l’omicidio di Ronda Morrison, 18 anni, un’impiegata bianca della lavanderia Jackson Cleaners.

Ronda viene uccisa il primo novembre 1986 a Monroeville, in Alabama. Viene colpita numerose volte da dietro con colpi di pistola.

Al momento del suo omicidio, Walter McMillian si trova ad una festa, a base di frittura di pesce, organizzata dalla chiesa che frequenta. Vi sono dozzine di testimoni, uno dei quali è un agente di polizia.

Nonostante questo, sulla base di testimoni condizionati e ricattati dalla polizia, è proprio McMillian che viene arrestato, processato e condannato a morte.

Vengono ignorati i testimoni a discarico; viene trascurato il fatto che nulla collega McMillian alla scena del crimine.

Si ignora anche che non vi è alcun motivo per cui l’afroamericano, che di lavoro fa il tagliatore di alberi con una propria aziendina, debba aver ucciso Ronda Morrison.

Nel film si entra poco nel caso della giovane vittima, che pure meritava attenzione e scavo. In un articolo del magazine Cinemaholic, pubblicato nel giugno del 2020, il caso viene trattato a fondo.

Nell’articolo sulla triste fine di Ronda Morrison, ci si pone anche la domanda su chi davvero abbia ucciso la 18enne impiegata della lavanderia.

Il diritto di opporsi - recensione film legal thriller - Ronda Morrison - magazine ilbiondino.org - ProsMedia - Agenzia Corte&Media

 

Il diritto di opporsi. L’analisi del film

Come qualche critico cinematografico ha evidenziato, il film thriller Il diritto di opporsi ha evidenti limiti di sceneggiatura.

All’ideologia di chi è contrario al razzismo e alla pena di morte viene sacrificata l’efficacia narrativa di un film, che sarebbe potuto essere un capolavoro da Premio Oscar.

Sia chiaro, concordo con la battaglia contro la pena di morte (e anche contro l’ergastolo); e con la battaglia contro il razzismo e il disprezzo per la diversità.

Il problema è che se sacrifichiamo l’efficacia narrativa a un’ideologia, per quanto nobile, compromettiamo gli ideali che vogliamo professare. Tutto qui l’handicap che questo film, di certo da vedere, si strascina addosso.

La recitazione è eccellente. Sia l’avvocato che il condannato a morte sono convincenti. Così come gli alleati e gli antagonisti, a cominciare dal procuratore distrettuale che bene interpreta il Ponzio Pilato della situazione per gran parte del racconto.

LA PENA DI MORTE NELLA SUA REALTÀ

La regia diventa coraggiosa – e nel contempo magistrale – là dove ci porta dentro la camera della morte per l’esecuzione di un detenuto. Ci mostra, senza scadere nello scabroso, la realtà dell’omicidio di Stato.

Chi condanna a morte, nelle aule linde dei tribunali, come chi condanna all’ergastolo nelle ovattate stanze della Corte d’Assise, non si sporca poi le mani con la sedia elettrica. O con l’ago del fine vita. Non si compromette neppure con il negare un futuro, nel caso dell’ergastolo, a un condannato.

Sia chiaro, non sto discutendo la giustizia di una pena proporzionata, severa, che è chiamata a conciliare la giusta riparazione con il reinserimento della persona condannata.

Condanno l’inutile crudeltà che ci fanno passare per giustizia. E che non ridona sicurezza alla società; né sollievo alle vittime e ai loro famigliari.

IL RAZZISMO CONDIZIONA LA NARRAZIONE

Il razzismo, nel film Il diritto di opporsi, sottende ogni scena, ogni situazione. Vi è una certa sovraesposizione del tema razzista.

Va bene la denuncia della discriminazione. Il mio timore è che lo spettatore o la spettatrice del film possa pensare: “Togliamo il razzismo e il sistema giudiziario funziona”. Non è, purtroppo, vero.

Il nodo critico è in una certa polizia, in una certa magistratura, in un certo modo di essere giudici. 

Le indagini a senso unico e di comodo. I testimoni comprati, condizionati, ricattati, costruiti. I dati falsificati. Le analisi a favore dell’accusa.

Per tacere delle angherie, delle offese alla dignità delle perone, della violazione della sacralità della vita in tutti i suoi aspetti.

Tutto questo non accadeva (e non accade) solo in Alabama. Non accade solo nei confronti dei neri, come possiamo vedere dai casi giudiziari rappresentati dai docu-film The Innocent ManMaiking a Murderer.

GIUSTIZIA E DIFFERENZA SOCIALE

Non vi è dubbio, negli Stati Uniti come in Russia come in Italia o in Cina o in Australia, che vi sia un problema di giustizia sociale anche nell’investigare sui reati. E nel giudicare i crimini.

Le leggi ad personam più gravi, in Italia, non sono quelle a favore di un certo leader politico. Sono quelle che, di diritto o di fatto, garantiscono impunità a una certa fascia di privilegiati; mentre i disperati e gli esclusi sono lasciati in balia degli eventi.

Vi è poi il tema del diritto a una difesa all’altezza: ha la meglio chi ha gli avvocati migliori; ha la meglio chi sa meglio difendere la propria posizione; ha la meglio chi ha migliori relazioni.

Tutto questo senza dimenticare il ruolo dei media nel trattare i casi di crimini e giustizia. 

L’inizio del film Il diritto di opporsi

La denuncia della crudeltà della pena di morte

Lo scrittore Fëdor Dostoevskij così scrive della pena di morte, nel romanzo L’idiota: “Uccidere chi ha ucciso è un delitto incomparabilmente più grande del delitto stesso. L’omicidio, ordinato da una sentenza, è molto più atroce che non l’omicidio del malfattore”.

Colui che viene assalito dai briganti e sgozzato di notte in un bosco o in qualsiasi altro modo, sino all’ultimo istante spera certamente di salvarsi. Ci sono esempi di persone che, con il coltello già piantato in gola, speravano ancora, o fuggivano o chiedevano pietà”, prosegue Dostoevskij.

“Ma nel caso della ghigliottina, questa estrema speranza, che rende la morte dieci volte più lieve, viene radicalmente soppressa; qui esiste una sentenza, esiste la certezza dell’impossibilità di sfuggirle, e questa certezza è di per se stessa un supplizio peggiore di qualsiasi altro”, fa notare Dostoevskij.

!Mettete un soldato di fronte alla bocca di un cannone in combattimento; nel momento in cui vi accingete a sparare, egli avrà ancora un filo di speranza, ma leggete a questo soldato la sentenza che lo condanna irrimediabilmente ed egli diventerà pazzo o scoppierà in pianto”, scrive Dostoevskij.

“Chi ha mai detto che la natura umana è in grado di sopportare una tale atrocità senza impazzire? Perché una simile crudeltà inutile, mostruosa e vana? Ma forse esiste anche un uomo al quale, dopo aver letto la sentenza di morte e dopo avergli lasciato un po’ di tempo per torturarsi in preda al terrore, si dica: «Vattene, sei graziato!». Ecco, quest’uomo potrebbe forse descrivere ciò che si prova”, sottolinea Dostoevskij.

Lo scrittore russo ben sa di cosa scrive, quando parla di pena di morte, dato che è finito davanti a un plotone di esecuzione. Nonostante, senza saperlo, lui e altri fossero stati graziati, il comandante del plotone di esecuzione si è divertito a fargli provare il terrore dell’esecuzione senza appello.

PENA DI MORTE ED ERGASTOLO

La pena di morte viene bene rappresentata nel film Il diritto di opporsi. La sua atrocità è espressa dall’esecuzione di un compagno di pena del protagonista: un soldato che ha combattuto in Vietnam e che si è macchiato di un delitto in Alabama anche a causa dei traumi provocati dalla guerra in Indocina.

Quanto Dostoevskij scrive della pena capitale possiamo affermarlo per l’ergastolo. Il “fine pena mai” – condanna incostituzionale – è una pena che non consente all’imputato di sperare mai di uscire da quel circolo vizioso di condanna perpetua.

Quant’anche riesca a ottenere un’uscita di pena, resta comunque un condannato per sempre al carcere.

Il monologo finale del film Il diritto di opporsi

La battaglia dell’avvocato Bryan Stevenson viene ben spiegata nel monologo che conclude il film legal thriller Il diritto di opporsi (Just Mercy).

Vi è un insieme di valori umani e di diritti civili che viene espresso nel discorso del legale afroamericano. 

Dietro quei valori e quei diritti calpestati, ci mostra il film, ci sono le vite spezzate, abbrutite, torturate di uomini che hanno la sola colpa di aver subito un’ingiustizia da parte di polizia, magistratura e corti di giustizie.

I dati che ricorda il film sulla percentuale di innocenti nel braccio della morte fa impressione: uno su nove condannati.

Il film Il diritto di opporsi e il caso di Bozano-Sutter

Vi è un limite, nel film legal thriller Il diritto di opporsi (Just Mercy): quello di far credere che vi sia il razzismo – solo quello – alla base del caso di Walter McMillian, in Alabama. E di tante altre persone condannate a morte negli Usa.

Non è solo un problema di razzismo. Il problema sta nel rifiuto della diversità, innanzi tutto; e nellagiustizia a tesicome modus operandi.

In molti casi – specie nei casi indiziari – polizia e procuratori vogliono dimostrare una tesi che hanno in mente. Si sono fissati con un colpevole, un movente e una ricostruzione del caso: fanno di tutto, anche barando, perché la ricostruzione al processo dimostri la loro tesi.

Non vi è ricerca della verità sostanziale dei fatti. Non vi è presunzione d’innocenza. Non c’è nemmeno impegno per un giusto processo.

Nel caso del film Il diritto di opporsi (Just Mercy) rileviamo ciò che ho trovato nel caso di Lorenzo Bozano e Milena Sutter, a Genova, nel maggio 1971 e negli anni seguenti.

Quel qualcosa si chiama schema. E lo rileviamo anche in due altri casi che trattiamo in questo magazine: The Innocent Man, Making a Murderer  e il caso di Massimo Guseppe Bossetti e Yara Gambirasio.

Siamo in anni, situazioni, contesti culturali, pratiche giuridiche assai diversi: quelli statunitensi dell’Alabama, quelli dell’Oklahoma, quelli del Wisconsin, quelli di Genova (in Italia nel 1971) e di Bergamo (in Italia negli Anni Dieci del XXI secolo, con un diverso rito processuale rispetto agli Anni Settanta del Novecento).

Milena Sutter, Lorenzo Bozano, analisi dei media - sequestro e omicidio - Genova - processo 1973

LO SCHEMA DELLA GIUSTIZIA INGIUSTA

Ecco le parti dello stesso schema di malagiustizia applicato in luoghi, anni, contesti culturali e riti giudiziari assai diversi:

  • dettagli fondamentali trascurati perché non confermano la tesi dell’accusa;
  • dati d’indagine manomessi, per impedire di leggere la verità;
  • testimoni condizionati o, peggio, comprati;
  • individuazione di un colpevole di comodo;
  • rinuncia (per ignoranza o per interesse) a piste e sospettati alternativi;
  • processi farsa, dove le giurie sono all’oscuro di elementi e testimoni a favore dell’imputato;
  • verità di comodo al posto della verità sostanziale dei fatti
  • criminalizzazione dell’imputato: un “diverso”, bugiardo e delinquente, che non ha titolo né autorevolezza per far credere la sua parola;
  • distruzione della persona del presunto colpevole;
  • narrazione giudiziaria costruita con la tecnica dello storytelling, storie avvincenti e convincenti ma con carenze a livello logico-argomentativo;
  • narrazione mediatica appiattita sulla pubblica accusa, con la rinuncia dei giornalisti alla terzietà mediatica

Perché tutto questo accade? Perché l’ingiustizia e la menzogna al posto della verità, delle giuste indagini e del giusto processo?

  • Per interesse personale?
  • Per coprire il vero colpevole?
  • Per evitare di ammettere che non si è trovato un colpevole?
  • Per motivi di carriera?
  • Per nascondere una verità scomoda?

Uno o tutte assieme queste ipotesi possono essere valide. E possono essere applicate in tutti i casi che ho citato.

giornale L'Arena - inchiesta sul caso di Milena Sutter e Lorenzo Bozano - Il Biondino della Spider Rossa - 2011

CASI GIUDIZIARI: I QUATTRO LIVELLI DI LETTURA

In tutti i casi che ho citato, poi, abbiamo i quattro livelli che ho individuato nel caso di Milena Sutter e Lorenzo Bozano:

  • il primo livello è quello dell’accadimento dei fatti: le persone coinvolte, la successione degli eventi, le cose presenti nel dramma scenico della vicenda;
  • il secondo livello è quello della narrazione del caso, attraverso le carte giudiziarie dell’istruttoria; e attraverso i media che da un lato anticipano e dall’altro divulgano gli esiti giudiziari. Una narrazione che ha in un magistrato la figura del Grande Narratore;
  • il terzo livello è quello dei suggerimenti che vengono fatti sia a chi indaga e fa istruttoria, sia ai giornali (attraverso i “soffietti”, come si dice in gergo, ai giornalisti). Qui abbiamo il Grande Suggeritore, che non è una sola persona, ma un gruppo coordinato di soggetti mirati a orientare e sostanziare la narrazione, sia giudiziaria che mediatica;
  • il quarto livello è quello degli Sconosciuti, ovvero di coloro che hanno a vario titolo beneficiato del lavoro del Grande Narratore e di quello del Grande Suggeritore. Gli Sconosciuti sono come il “mondo delle idee” del filosofo Platone: non si vedevano, ma c’erano.

Il film legal thriller Il diritto di opporsi (Just Mercy) merita di essere visto con questo schema in mente. Poi, certo, vi è l’odio contro il “diverso”, il deviante, il criminale. Nel caso dell’Alabama, l’odio verso il nero.

Maurizio Corte
corte.media
(l’articolo contiene link di affiliazione pubblicitaria)

Caso Milena Sutter - Lorenzo Bozano - libro Il Biondino della Spider Rossa sul sequestro e omicidio di Milena Sutter - blog ilbiondino.org - Agenzia Corte&Media Verona

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