Ti piacciono i thriller basati su storie criminali vere, reali? Ti gusti in poltrona, o mentre sei su un mezzo pubblico o un sedia al bar, l’ultimo episodio di una true crime story.

Ti rendi conto di stare per arrivare alla verità, a capire cosa davvero è successo a una certa vittima di violenza.

Nel corso della serie televisiva – sia essa opera di fiction, sia essa il racconto di fatti davvero accaduti – ti cimenti con il lavoro del detective da poltrona: analizzi i fatti, ti annoti nella mente i dettagli, formuli le ipotesi e tenti di pensare come deve aver pensato il killer che ha ucciso una certa persona.

Se poi si tratta di serial killer, apriti cielo: c’è un mondo che si spalanca davanti, una caccia alle motivazioni personali, uno scavo nel passato, un cercare di comprendere il perché qualcuno provi piacere a uccidere. A far del male.

Storie thriller: cosa c’è dietro una true crime story

Le storie thriller non nascono dal nulla. Non sono neppure scopiazzate – tranne che nelle narrazioni scontate – da altri film o da altri documentari.

Le storie thriller, siano essere true crime stories oppure un parto di una fervida immaginazione, hanno dietro di sé centinaia di ore di lavoro.

Non mi riferisco soltanto al lavoro di sceneggiatori, registi, produttori, tecnici e – quando siamo nella fiction – attori. Mi riferisco a chi ha fatto ricerca, ha investigato, è andato a fondo di un certo caso.

Caso Milena Sutter - Lorenzo Bozano - libro Il Biondino della Spider Rossa sul sequestro e omicidio di Milena Sutter - blog ilbiondino.org - Agenzia Corte&Media Verona

STORIE THRILLER: IL LUNGO LAVORO DI RICERCA E INCHIESTA

Prendi la vicenda Sutter-Bozano, con la sparizione e la morte di Milena Sutter, nel maggio del 1971, a Genova. Sono oltre dieci anni che me ne occupo: ho letto migliaia di pagine di atti giudiziari, ho studiato libri di diritto e di psicologia investigativa, ho intervistato decine di persone.

Dietro una true crime story c’è un lavoro immane che non ci appare subito davanti. Come spettatori noi vediamo il prodotto finito: può piacerci e coinvolgerci; oppure può lasciarci perplessi.

In ogni caso, ha alle spalle l’impegno di donne e uomini, di giornalisti e ricercatori che hanno studiato, si sono impegnati, sono voluti andare oltre le versioni ufficiali.

Come scrive il giornale online The Cincinnati Enquirer, “il vero crimine è affascinante. È uno sguardo nella mente di un criminale, la sfida di mettere insieme i pezzi di un puzzle dietro una trama atroce e le montagne russe emotive su cui ogni storia ti porta”.

C’è però da fare una precisazione importante, sottolinea il giornale di Cincinnati (città americana dello Stato dell’Ohio): “Dietro ogni podcast e documentario, ci sono innumerevoli giorni, settimane e mesi in cui i giornalisti nel tuo stesso cortile si dedicano alle storie che vedi”.

GIORNALISMO INVESTIGATIVO

Ci sono battaglie costanti per i diritti ‘informazione, la protezione dei dati e la  scoperta di verità nascoste, dietro un docu-film.

“Prima che una pubblicazione nazionale o una società di produzione si intrometta, siamo lì per fornire il contesto approfondito e l’attenzione per comprendere la vera storia”, sottolinea The Cincinnati Enquirer.

“Per noi il vero crimine non è solo un genere o un fascino”, osserva The Cincinnati Enquirer. “È il lavoro che fanno i nostri giornalisti per scoprire la corruzione e responsabilizzare le nostre istituzioni, in modo che tu possa essere più intelligente e più sicuro”.

Dietro una storia thriller trasposta su video o su podcast, c’è insomma il Giornalismo Investigativo e d’inchiesta.

Prendiamo l’esempio del docu-film Making a Murderer. La prima stagione ha richiesto dieci anni di lavoro, alle autrici Laura Ricciardi e Moira Demos.

Si spostavano da New York al Wisconsin, dove si è consumata la tragedia di Steven Avery, tuttora in prigione, che ha inizio a metà Anni Ottanta; e l’omicidio di Teresa Halbach (nel 2005).

Ci possiamo interessare alla vicenda giudiziaria di questa true crime story nello sviluppo di venti episodi, distribuiti su due stagioni. Possiamo sentire le voci dei colpevolisti, della polizia e dei condannati; di chi sta in carcere e di chi li difende; di chi li accusa e di chi li vuole scagionare.

Dietro c’è però un lavoro immane di inchiesta, di ascolto, di ricerca, di studio e poi tutta la produzione tecnica che una serie documentaristica a puntare – un docu-film come Making a Murderer – comporta.

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