“Parlami d’amore” nasce dal progetto della psicologa Laura Baccaro. L’obiettivo? Educare i giovani ai sentimenti ed evitare le relazioni violente.

«Quale è l’antidoto alla violenza? L’antidoto è l’educazione ai sentimenti». L’ultimo numero della Rivista di Psicodinamica Criminale della psicologa Laura Baccaro si apre con questa citazione di Umberto Galimberti (filosofo, saggista e psicoanalista italiano).

Poche parole che spiegano l’obiettivo del progetto “Parlami d’amore”: evitare le violenze di coppia, educando i ragazzi alle emozioni.

Infatti, al contrario di quello che molti pensano, i sentimenti si possono imparare e, quindi, anche insegnare.

L’ultimo numero della Rivista di Psicodinamica Criminale riporta i dati di questo progetto realizzato con la Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, per diffondere l’importanza di progetti simili anche nel resto del territorio nazionale.

Questo perché i progetti di educazione dei sentimenti permettono di insegnare il controllo e la consapevolezza, in modo da imparare a rispettare il proprio partner. 

Il rispetto è un’azione importante. Si oppone a un atteggiamento sociale diffuso che ancora sminuisce la violenza nelle relazioni, nonostante i numeri gli remino contro.

Il progetto “Parlami d’amore”

Il progetto “Parlami d’amore” nasce nel 2019 dopo una lettura di un’indagine del 2014 di Telefono Azzurro e Doxa. 

«I dati erano preoccupanti», come scrive la Rivista di Psicodinamica Criminale. Nell’indagine è infatti emerso che al 22,7% dei ragazzi è capitato che il partner urlasse loro contro.

Davanti a questi dati allarmanti si è deciso di rispondere con un laboratorio di educazione dei sentimenti nelle scuole secondarie: così è nato “Parlami d’amore”.

“Parlami d’amore” è anche un invito al dialogo: una riflessione – a livello psicologico – con i giovani sui significati che essi attribuiscono ai comportamenti “violenti” nelle loro relazioni di coppia, come si legge nella Rivista di Psicodinamica Criminale. 

PARLAMI D’AMORE: IL METODO

Grazie al progetto “Parlami d’amore”, gli esperti hanno potuto lavorare con 1800 studenti delle province di Padova e Rovigo, tra il 2019 e il 2023.

Negli incontri sono stati proposti una serie di questionari (di cui 1735 ritenuti validi) con un focus preciso: la percezione delle violenza nelle relazioni affettive.

La violenza è stata quindi affrontata nelle sue sfaccettature di violenza verbale, fisica e psicologica.

Inoltre, intorno alla parola “violenza”, sono orbitate spesso una serie di argomenti nelle varie classi. Ad esempio: cyberbullismo, stalking e gelosia.

Ai questionari sono seguite le discussioni di gruppo, accompagnate da video, canzoni, role playing, brainstorming, graphic novel.

L’incontro finale, invece, è starto dedicato a uno scenario di immedesimazione nelle vittime di violenza:

  1. cosa potrei fare se capitasse a me?
  2. A chi potrei chiedere aiuto?

“Parlami d’amore”: l’educazione dei sentimenti contro la violenza

Con l’adolescenza le relazioni affettive assumono un ruolo centrale, preparando le relazioni sentimentali future a seguire un certo tipo di percorso. Questo ci dice la ricerca della rivista diretta dalla criminologa Laura Baccaro.

Diminuire le percentuali di violenza nelle relazioni giovanili aiuta quindi a diminuire le violenze nelle relazioni adulte.

Relazioni che possono essere consolidate o meno: si passa infatti dal rapporto ufficiale al primo appuntamento, con o senza rapporti sessuali. L’importante è che ci sia un rapporto voluto, in modo consensuale, tra giovani partner.  

All’interno di queste giovani relazioni adolescenziali, si può tuttavia instaurare un’aggressività: oltreoceano viene infatti usata l’espressione “teen dating violence”.

Queste violenze adolescenziali non si discostano, peraltro, da ciò che si può vivere in età adulta: dalle umiliazioni e gli insulti, al monitoraggio e controllo delle attività del partner, fino ai comportamenti manipolatori o minacciosi.

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Grafica con alcuni dati del Progetto “Parlami d’amore” presi dalla Rivista di Psicodinamica Criminale

LA VIOLENZA NELLE SUE FORME

Secondo la ricerca della Rivista di Psicodinamica Criminale, la violenza può essere almeno di tre tipi, in adolescenza: fisica, psicologica e verbale.

I giovani del progetto “Parlami d’amore” non hanno avuto problemi ad individuare la violenza fisica, ma hanno riscontrato difficoltà con quella psicologica e verbale.

La violenza psicologica, per esempio, è molte volte confusa dai giovanissimi con gesti d’amore: infatti, «la gelosia, il possesso, il controllo e la limitazione vengono spesso considerate come espressione di interesse e di cura», osserva lo studio della rivista diretta dalla psicologa Laura Baccaro. 

GELOSIA E POSSESSO

La maggior parte dei giovani del progetto “Parlami d’amore” considera il tradimento come più grave rispetto a molti gesti fisici violenti.

Per esempio, alla domanda “lui/lei decide di uscire con altre persone per ingelosire», il 59% ha risposto inserendo questo comportamento in una zona di violenza.

Allo stesso tempo, però, alla domanda «cosa pensi della gelosia?», 1168 persone hanno risposto che “un po’ non guasta”. 

Molti ragazzi, infatti, vivono la gelosia come una “forma d’amore” e il controllo come una “forma di interesse”.

Perché questo tipo di interpretazione? ci possiamo chiedere. 

Questa percezione è spesso influenzata da ciò che viene assorbito dalla società, dai media e dalla famiglia.

Di conseguenza, oggi la maggior parte degli adolescenti non riesce a comprendere la differenza tra una “gelosia sana” e il possesso.

La nuova violenza: dai social media alla cyberviolenza

Durante gli incontri del progetto “Parlami d’amore”, gli esperti si sono addentrati anche nei comportamenti violenti di “nuova generazione”.

La condivisione con il partner della propria password dei profili social, per esempio, è spesso considerata come un comportamento normale e non di controllo.

Anzi, da alcuni giovani questo controllo viene visto come una forma “d’attenzione e d’amore” e perfino di “fiducia ben riposta”. 

Oppure, da altri ragazzi questi comportamenti non vengono nemmeno considerati “di interesse”, perché normali modalità di “stare in coppia”.

Un’altra abitudine di controllo – tipico della “nuova generazione” – è l’uso delle app di geolocalizzazione, per monitorare il partner. 

Così come per gli esempi precedenti, per molti di questi giovani “accettare di essere geolocalizzati è l’ennesima prova d’amore”, come scrive la Rivista di Psicodinamica Criminale.

CYBERVIOLENZA E SEXTING

La cyberviolenza fa parte delle violenze di “nuova generazione” e, per questo, coinvolge soprattutto le giovani coppie. 

La cyberviolenza è “una forma di violenza perpetrata con messaggi o chiamate telefoniche, attraverso i quali vengono inviati contenuti sgradevoli o minacciosi”. Spesso questi comportamenti rientrano nella violenza psichica o sessuale, ci dice la rivista di Psicodinamica Criminale. 

Al centro della cyberviolenza si trova il sexting imposto, una costrizione del proprio partner a inviare foto intime; a inviare messaggi o chiamate di “controllo”; a pubblicare senza consenso contenuti intimi sui social media.

Siamo di fronte a una situazione seria e pericolosa dalle molte conseguenze. Questi comportamenti, infatti, oltre a ledere la vittima a livello psico-affettivo, possono avere conseguenze a livello giudiziario.

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Alcuni dati del progetto “Parlami d’amore” presi dalla Rivista di Psicodinamica Criminale

“Parlami di quando l’amore finisce”

Spesso la violenza, anche nella sua forma più esasperata, entra nella relazione quando questa di fatto non esiste più. E questo accade anche alle giovani coppie, ci dice lo studio coordinato dalla criminologa Laura Baccaro.

Le relazioni adolescenziali spesso sono attraversate da un “amore totalizzante”, dove l’uno esiste solo nell’altro.

Di conseguenza, una volta che quella diade viene spezzata, si ha il culmine (o la nascita) della violenza. 

L’autore di violenza, quindi, animato dalla vendetta per l’abbandono dell’oggetto amato, può agire in diversi modi: dallo stalking, all’omicidio. 

LA RESPONSABILITÀ NELLA VIOLENZA

Stando allo studio della Rivista di Psicodinamica Criminale, molti vivono la violenza come un’esplosione, causata da una continua istigazione portata al limite del controllo: una violenza giustificata.

Questa è la percezione della violenza che è emersa da alcuni ragazzi del progetto “Parlami d’amore”. 

Ma è anche un’immagine che trova una triste compagna in alcune narrazioni mediali.

Infatti, gli stessi giovani del progetto “Parlami d’amore” hanno manifestato un ragionamento spesso presente nei racconti diffusi sulla violenza di coppia: “la colpa è della vittima” che non si è allontanata, che non ha denunciato, che ha instigato.

Anche i giovani, come gli adulti, quindi, considerano le vittime come persone deboli. Trovano difficile pensare che una persona dinamica possa essere una vittima.

Questa è un’ennesima prova di quanto possa e debba servire un progetto come “Parlami d’amore”, per poter scardinare anche i pensieri diffusi a livello sociale e che vengono assorbiti poi dai giovani.

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I campanelli d’allarme elencati dalla Rivista di Psicodinamica Criminale

Teen dating violence: dove cercare le cause?

I dati del progetto “Parlami d’amore” mostrano come molti giovani non siano “in grado di riconoscere i segnali”, di capire “dove finisce la gelosia e inizia il possesso”, scrive la Rivista di Psicodinamica Criminale.

In adolescenza, infatti, la violenza spesso nasce da un’affettività estrema: un rapporto in cui l’ossessività e la gelosia sono spesso scambiati per gesti d’amore.

All’amore assoluto adolescenziale, si affianca inoltre una particolare predisposizione individuale, influenzata da alcuni tratti psicologici.

Tuttavia le cause sono anche sociali: ci riferiamo alla propria sfera familiare, passando per le amicizie e arrivando a tutta la società, compresa quella mediale.

I giovani spesso non riconoscono la violenza che vivono nei ruoli di carnefici o vittime. E non la riconoscono anche per il comportamento dei media, che si concentrano “sul fatto che la violenza di genere colpisca gli adulti”, come riporta la rivista.

Questo non è l’unico problema: nella società, infatti, esiste un vero e proprio processo di socializzazione ormai consolidato, in cui l’attrazione è collegata alla violenza.

Ci troviamo di fronte a uno scenario spesso proposto anche nei prodotti di intrattenimento problematici (come nella pornografia).

Tracce per il futuro: da “Parlami d’amore” ad altri progetti

Secondo la Rivista di Psicodinamica Criminale, i dati del progetto “Parlami d’amore” mostrano l’urgenza di creare una serie di azioni preventive contro la violenza nelle relazioni. 

Siamo di fronte a un lavoro che, se fatto per tempo con gli adolescenti, può migliorare le loro capacità relazionali, a beneficio anche dei futuri rapporti adulti. 

Questo lavoro di educazione, inoltre, può servire anche per individuare meglio i campanelli d’allarme in una situazione di violenza.

LA DIFFUSIONE DEL PROGETTO “PARLAMI D’AMORE”

“Parlami d’amore” ha già qualche iniziativa simile nel resto del territorio nazionale. Ma non basta.

La battaglia per inserire questi progetti di educazione nelle scuole trova sempre una buona spinta mediale nei primi attimi dopo un femminicidio, per esempio. Dopo di che, tuttavia, torna il silenzio.

Un esempio recente è il caso dell’omicidio di Giulia Cecchettin  da parte del suo ex fidanzato Filippo Turetta. Un femminicidio che ha causato un’ondata di proposte, come spesso accade, e poche azioni concrete.

Diffondere i dati scientifici di “Parlami d’amore” o di altri progetti è importante, perché un problema esiste: anche se non si arriva sempre all’omicidio o ad altri risultati violenti, la percezione dei ragazzi sul tema degli affetti è distorta, come mostrano i dati.

Un’educazione serve, quindi, per agire sull’idea di relazione violenta dei ragazzi. 

Occorre un’educazione dei sentimenti che faccia da scudo contro la violenza nelle relazioni. Questo perché i sentimenti si possono e si devono imparare.

Anna Ceroni
Agenzia Corte&Media
Data di pubblicazione: 18.03.2024

L’educazione dei sentimenti. Umberto Galimberti

La canzone Parlami d’amore Mariù

Parlami d’amore Mariù è un brano musicale italiano del 1932, scritto da Ennio Neri (testo) e Cesare Andrea Bixio (musica) per la voce di Vittorio De Sica (Columbia, WB 5066), che l’avrebbe interpretato nel film Gli uomini, che mascalzoni. La canzone è dedicata alla moglie di Bixio, Mary, detta Mariù.

È interessante ascoltare questa canzone del 1932 – in piena industriale culturale fascista – per capire come, quanto e con quali influenze risuonino le parole, la musica e l’atmosfera romantica che la canzone Parlami d’amore Mariù suscita.

Qui di seguito tre video che mostrano tre situazioni e modi diversi di interpretare la canzone Parlami d’amore Mariù.

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