Chi uccise JFK a Dallas nel 1963? Come fu ucciso John Kennedy e perché? La recensione del telefilm di Oliver Stone.

Una delle domande più interessanti sul caso del presidente John Kennedy è se la versione ufficiale sull’assassinio ha fondamento. Oppure se ci hanno raccontato una verità di comodo.

Il regista Oliver Stone – già autore nel 1992 del film JFK – Un caso ancora aperto – dà una serie di risposte nella serie televisiva, proposta da Sky Tv e Now, intitolata JFK Destiny Betrayed.

L’americano Stone, classe 1946, propone quattro episodi di circa un’ora ciascuno, basati sui documenti declassificati sull’omicidio di Kennedy che sono stati resi disponibili negli ultimi anni.

Altri documenti sulla morte di John Kennedy devono essere ancora resi pubblici: li si attende (oltre 15 mila testi sugli aspetti dell’inchiesta) entro il dicembre del 2022. Il governo statunitense sarà di parola? Il dubbio è d’obbligo, dati i molti rinvii sul rendere disponibile per gli storici la documentazione mancante.

Il docu-film sull’assassinio del presidente statunitense, a Dallas il 22 novembre del 1963, tenta di smontare la tesi dell’unico killer: Oscar Lee Oswald. Con un finale in qualche modo aperto, il lavoro di Oliver Stone indica nella Cia e nell’Fbi gli esecutori di un’operazione di falsificazione della verità sostanziale dei fatti.

Le quattro ore di JFK Destiny Betrayed ci offrono un documentario a puntate tutto in bianco e nero, quando si ripercorre la ricostruzione storica di ciò che accadde attorno al presidente Kennedy.

Le riprese a colori sono lasciate solo alle interviste a storici, giornalisti, ricercatori che si sono occupati – e ancora studiano – la vicenda che presenta molti angoli bui e tante stanze opache.

Oliver Stone allarga poi il quadro della sua analisi alla politica estera di John Kennedy.

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LA POLITICA ESTERA DI JOHN KENNEDY

Le posizioni di JFK sulla guerra in Vietnam, sui rapporti con Israele ed Egitto, sulla presenza degli Usa in America Latina (Cuba e Fidel Castro inclusi), sull’Indonesia e sui rapporti con l’Unione Sovietica sarebbero alla base della sua morte.

Il presidente John Fitzgerald Kennedy che ci presenta Oliver Stone – in modo documentato e nel contempo con una forte tensione etica e passione politica – ha insomma tutte le caratteristiche per essere il “bersaglio necessario e perfetto” da abbattere.

Contro Kennedy, lascia intendere il telefilm documentario JFK Destiny Betrayed, si sarebbero mossi gli alti vertici militari, che con il presidente Usa si sono visti bocciati tutti i progetti di guerra.

Non viene esplicitato, tuttavia, il mandante dell’omicidio di Kennedy. Oliver Stone ci dice che a sparare non fu (soltanto) Lee Harvey Oswald. Che John Kennedy fu colpito anche davanti, mentre era con la moglie Jacqueline sull’auto presidenziale. 

Il docu-film di Stone esplicita una serie di lacune e stranezze: dall’autopsia lasciata a medici legali incompetenti e diretti da qualcuno di esterno al team medico; al proiettile magico che avrebbe assassinato Kennedy; ai testimoni non ascoltati dalla Commissione Warren che indagò sulla vicenda.

Il rapporto della Commissione Warren sul caso JFK, pubblicato il 27 settembre del 1964, dopo quasi dieci mesi di inchiesta, viene messo sotto accusa. E i mandanti dell’assassinio di Kennedy vengono in qualche modo indicati dal docu-film di Oliver Stone in una certa Destra americana, con un aiuto operativo della Mafia. E con la copertura e i depistaggi della Cia e dell’Fbi.

I MANDANTI DELL’ASSASSINIO DEL PRESIDENTE USA

JFK Destiny Betrayed non esplicita, tuttavia, chi volle la morte di John Fitzgerald Kenedy. Non approfondisce un eventuale legame fra l’omicidio nel 1963 di JFK e quello nel 1968, a Los Angeles, del fratello Robert Francis Kennedy (detto Bob).

Già dalla prima puntata si sottolinea che i mandanti dell’assassinio di John Kennedy vanno ricercati tra coloro che trassero vantaggi dalla sua morte. La pista sovietica di Krushov e quella, coordinata, cubana di Fidel Castro sono escluse.

Neppure la figura del killer di Harvey Lee Oswald, Jack Leon Ruby, che farà tacere per sempre l’assassino ufficiale di John Kennedy il 24 novembre del 1963, viene trattata a dovere.

Il docu-fulm di Oliver Stone si lascia insomma ancora aperte strade di ricerca e di inchiesta. Attende probabilmente gli oltre 15 mila nuovi documenti che il governo Usa tarda a rendere pubblici per motivi di “sicurezza nazionale”.

Si tratta di una serie televisiva impegnativa, a tratti complessa nei dettagli che affronta. Di certo avvincente per chi è interessato all’omicidio del presidente democratico, e cattolico, degli Stati Uniti.

Comunque lo si veda e lo si consideri, JFK Destiny Betrayed appassiona, coinvolge e ci riporta sessant’anni indietro

Ci riporta a un mondo e a una nazione americana che in John Kennedy sembravano poter trovare una guida spirituale, oltre che politica, legata ai valori della pace, del dialogo e del disarmo.

LA FIGURA MITICA DEL LEADER DELLA NUOVA FRONTIERA

Molti dossier di quegli anni sono ancora aperti. Su altri fronti, il John Fitzgerald Kennedy che ci presenta Oliver Stone dimostra di aver avuto ragione. Su tutto si stende un velo di nostalgia su come – penso al Vietnam e all’America Latina, oltre che al Medio Oriente – la Storia sarebbe potuta essere. E purtroppo non è stata.

Troppo idealistico e politicamente schierato il docu-film Destiny Betrayed? Dà eccessivo credito alle posizione di Robert Kennedy junior, figlio di Bob Kennedy e noto anti-vax? La risposta può essere positiva.

Di certo, però, vi è un considerevole e documentato lavoro alle spalle della serie tv. Non tutte le voci sono messe sullo stesso piano. Altre posizioni ufficiali sono lasciate sullo sfondo.

Quella di Oliver Stone è insomma una chiara scelta di campo. Basta saperlo. E non è sempre negativo il ruolo di chi contesta le verità ufficiali, che siano o meno fondate.

Come tutte le scelte di campo, JFK Destiny Betrayed merita rispetto da un lato; e tuttavia senso critico dall’altro.

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JFK Destiny Betrayed: la recensione della serie tv

Vediamo di seguito tre estratti dagli articoli di altrettanti magazine online che hanno recensito la serie televisiva diretta da Oliver Stone. Un telefilm, in quattro capitoli di circa un’ora ciascuno, da seguire con attenzione, con cura dei dettagli e certo con senso critico.

Se vogliamo essere spettatori attenti e indipendenti, è fondamentale essere assai scettici sulle versioni ufficiali, a cominciare dalle conclusioni della Commissione Warren che indagò dal novembre del 1963 sull’omicidio di Kennedy.

È tuttavia necessario essere critici anche sulle posizioni assunte – con il conforto di studiosi ed esperti – da Oliver Stone nel suo JFK Destiny Betrayed.

Secondo il magazine Esquire, in un articolo di Giulio Zoppello, “JFK: Destiny Betrayed è sicuramente un’opera divisiva, che da noi parte della stampa ha già bollato come mero ‘complottismo’, termine che oggi sostanzialmente viene utilizzato per mettere in un angolo tutta quella narrazione tragicomica connessa ai vaccini e a fantomatici ordini massonici mondiali”.

“Tuttavia il complottismo per tanti anni, è stato semplicemente il volto più aggressivo della controinformazione, di chi si è sempre battuto per portare alla luce segreti, peccati e falsità del potere“, sottolinea la recensione.

Stone è stato capace di fare controinformazione, così come di cucire per noi racconti cinematografici di livello assoluto”, osserva Esquire. “Nessuno come lui ha saputo parlarci della Casa Bianca, del potere e JFK: Destiny Betrayed ne è solo l’ultimo gioiello, l’ultima grandissima prova di bravura, per quanto a volte un po’ annacquata da un certo manierismo, dal suo noto protagonismo”.

 

Sul magazine online Mad Mass, l’articolo a firma Mattia sottolinea che “la narrazione del regista Premio Oscar (Oliver Stone, ndr.) si fa riconoscere per la sua crudezza e semplicità espressiva, in grado di raggiungere il maggior numero di persone possibile nel modo più diretto possibile”.

“Non è, quindi, necessaria una conoscenza pregressa della situazione geopolitica del tempo (anche se estremamente consigliata), dato che il processo “investigativo” di Stone, grazie alla sua natura seriale”, prosegue l’articolo, “svolge un’accorta e limpida contestualizzazione degli eventi in corso durante gli anni dell’amministrazione Kennedy”.

Questa la conclusione proposta da Mad Mass come giudizio su JFK Destiny Betrayed: “Forse la sua pecca più grande è quella di dare voce solo voce a chi è a favore delle teorie complottistiche, senza inoltrarsi troppo nel punto di vista opposto”.

“Però, effettivamente, dopo sessant’anni di storie che non coincidono e bugie poco più che nascoste, la pazienza potrebbe essere giustamente arrivata al limite (…). Se siete alla ricerca di intrighi storici, qui troverete pane per i vostri denti. Molto pane”, conclude il magazine online.

Da parte sua, il magazine online Cinematografo, in occasione della presentazione di una sintesi di JFK Destiny Betrayed al Festival di Roma del 2021, ricorda quanto in quell’occasione disse il regista Oliver Stone.

Jfk – Destiny Betrayed, dà uno sguardo dietro le quinte delle azioni post-assassinio e dei sospetti iniziali del fratello di John Kennedy, Robert, così come le sue opinioni sull’indagine ufficiale della Commissione Warren.

“I media americani”, dichiara Olive Stone, “o sono pigri, o complici, come credo”. Per il regista, da sempre ossessionato dalla ricerca della verità sull’uccisione di John Fitzgerald Kennedy, “è importante capire perché è stato ucciso. Era un guerriero per la pace, cercava di cambiare il mondo”.

“Dopo il 1991 fu piuttosto difficile parlarne al Congresso”, spiega il regista. “Poi finalmente furono costretti a passare la legge che ha permesso ulteriori indagini. Sono stati esaminati 60mila documenti, pubblicati ma non del tutto perché la Cia e i servizi segreti hanno distrutto due intere scatole contenenti il viaggio di Kennedy in Florida. Siamo ancora in attesa oggi che vengano pubblicati altri dati”.

Nella docu-serie “tutto è stato sottoposto al controllo”, fa notare Oliver Stone. “L’autopsia si sarebbe dovuta svolgere a Dallas e così non è stato, hanno militarizzato tutto ed è stata fatta con equipe di medici militari non esperti”.

L’autopsia del presidente Usa, osserva Stone, è stata “disastrosa perché non ha coinciso con ciò che hanno visto i testimoni”.

All’epoca, “non sapevano che la popolazione si sarebbe ribellata ad una narrazione senza verità”.

Anche l’analisi dei colpi sparati dall’omicida desta molte perplessità. “Il desecretamento del materiale dell’autopsia ha dimostrato chiaramente che il medico responsabile ha detto che il primo colpo era frontale”, dichiara Oliver Stone. “Il dottor Perry, però, era terrorizzato e ha detto che la prima pallottola è passata per il collo anteriore”.

Un altro colpo su cui ci sono dubbi “è il colpo alla schiena di John Kennedy. Chiunque ne capisca qualcosa capisce subito che un solo colpo non sarebbe stato in grado di ottenere quell’effetto mortale”, spiega il regista.

“La mia opinione personale è che Internet sia stata di grande utilità nella ricerca della verità: in America la parte migliore dei media la vediamo in coloro che seguono Internet, come Washington Post, New York Times. Ma in realtà, questi media non fanno che mantenere vive le menzogne, e tendono ad avere un’unica ottica univoca, standard, che non soddisfa il popolo americano, che è stato fottuto sui salari, è stato preso in giro”, denuncia il regista di JFK Destiny Betrayed.

I media americani, per il cineasta statunitense, “non sono migliori degli altri, il problema è l’ideologia che sta alla base di quanto raccontano”.

JFK Destiny Betrayed e il caso di Milena Sutter e Lorenzo Bozano

Come sono solito fare quando analizzo un film – sia esso frutto di fantasia o un documentartio – anche per JFK Destiny Betrayed ho trovato interessanti comparazioni tra i risultati l’inchiesta alternativa sull’omicidio di John Fitzgerald Kennedy e il caso di Milena Sutter e Lorenzo Bozano.

La tredicenne Milena Sutter sparì a Genova il 6 maggio 1971. Il suo corpo senza vita fu trovato in mare due settimane dopo. L’unico sospettato fu Lorenzo Bozano.

Chiamato “il biondino della spider rossa” – non era biondo né magrolino – Bozano fu prima assolto dalle accuse di rapimento e omicidio per denaro della ragazzina, nel 1973. Poi nel 1975, in un processo tutto da analizzare, fu condannato all’ergastolo dalla Corte d’Assise d’Appello di Genova.

Lorenzo Bozano è morto improvvisamente il 30 giugno del 2021. Si è sempre professato innocente. All’analisi del Caso Sutter-Bozano ho dedicato una sezione di questo magazine.

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OMICIDIO DI JOHN KENNEDY E CASO DI MILENA SUTTER

Interessante osservare come vi siano due caratteristiche di fondo nei casi controversi di omicidi che destano sospetti.

Vediamo la prima caratteristica:

  • livello degli accadimenti (verità sostanziale dei fatti);
  • livello della narrazione ufficiale (ad opera di un Narratore);
  • livello della sceneggiatura ispirata da qualcuno (ad opera di un Suggeritore);
  • livello degli interessi dei mandanti (Il Potere Sconosciuto, nell’ombra)

Diventa assai difficile, quasi impossibile, forse di scarso interesse sapere chi sono coloro che – magari su posizioni diverse, ma con un identico interesse – si celino dietro la maschera del Potere Sconosciuto.

Più interessante, più fondato, più pertinente per chi fa ricerca e per chi vuole esercitare l’approccio critico alle narrazioni è quello di lavorare sui primi tre livelli.

Vediamo la seconda caratteristica:

  • manomissione dei dati (aggiustamenti, falsificazioni, versioni di comodo);
  • nascondimento di elementi importanti o determinanti (dissimulazione);
  • negazione della verità scientifica (esperti compiacenti o manipolati);
  • uso di testimoni mendaci oppure suggestionati (testimonianze di comodo);
  • criminalizzazione e uso del sospettato di comodo (diversione dell’attenzione);
  • narrazione accattivante e convincente ma falsa (storytelling che diventa storyballing)
  • uso dei media per veicolare racconti giudiziari illogici o fallaci (manipolazione del pubblico, ideologia dominante)

Vi sono alcuni punti interessanti, in comune fra la vicenda di John Fitzgerald Kennedy (raccontata dal docu-film di Oliver Stone) e il Caso Sutter-Bozano (approfondito nel libro Il Biondino della Spider Rossa. Crimine, giustizia e media).

Eccoli i punti in comune fra due vicende tanto diverse, in tempi e contesti assai distanti:

  • autopsia senza fondamento scientifico con il sospetto di ordini esterni su suoi esiti;
  • ricostruzione inverosimile e di comodo di quanto accadde per trovare un capro espiatorio;
  • sparizione e/o distruzione di reperti utili a capire cosa davvero accadde;
  • manomissione delle informazioni;
  • silenziamento di testimoni scomodi e capaci di ribaltare la narrazione ufficiale;
  • nascondimento di documenti di polizia ai giudici, ai media e alla pubblica opinione;
  • condanna al silenzio del “colpevole certo” (con l’uccisione e/o la falsificazione del profilo e/o la distruzione dell’attendibilità)
  • messinscena ad uso giudiziario e mediatico di una versione ufficiale che non viene di fatto dimostrata
  • solidarietà e copertura di chi viene dopo rispetto alle mancanze, le manipolazioni, le malefatte e le narrazioni di chi è venuto prima (investigatori, giudici o giornalisti che siano)

Caso Sutter - Bozano. Piano di rapimento per il sequestro di Milena Sutter - blog ilbiondino.org - Agenzia Corte&Media Verona

Ci sono poi alcune osservazioni e constatazioni, nella serie televisiva JFK Destiny Betrayed, che calzano assai bene anche per il caso di Milena Sutter e Lorenzo Bozano.

  • La storia della sua vita e della sua morte che ci viene raccontata è la storia che continua a essere descritta come quella ufficiale. E il suo fantasma non troverà pace.
  • Informazioni utili alle indagini ma taciute ai giudici chiamati a emettere una sentenza e/o a stilare un rapporto su quanto davvero accadde.
  • La stampa accetta la versione ufficiale dei fatti e non pone alcuna domanda agli inquirenti.
  • La stampa non pubblica nulla che possa contraddire le conclusioni degli inquirenti e la versione ufficiale del caso.
  • Propaganda ufficiale, attraverso i media, per fare forma alle vicende narrate su un certo evento criminale.
  • Mancanza di indipendenza degli investigatori.
  • Investigatori compromessi con situazioni e relazioni non compatibili con una democrazia.
  • Menzogne da parte di soggetti giudicanti un certo fatto criminale.
  • Manipolazione di dati e orari per consentire una ricostruzione dei fatti non aderente a quanto davvero accadde.
  • Scomparsa di deposizioni (o loro manipolazione) perché dissonanti rispetto alla narrazione giudiziaria ufficiale.
  • Autopsia: dubbi su come è stata svolta, dissensi fra studiosi coinvolti, imposizione dall’esterno di risultati non coerenti con i dati raccolti.

Inquietante quanto dicono oggi alcuni patologi forensi sull’autopsia sul corpo di John Fitzgerald Kennedy: “Oggi, dopo quasi sessant’anni (dalla morte di Kennedy, ndr.), a causa di una autopsia lacunosa e opinabile, nessuno può sapere cosa sia realmente accaduto (alla persona uccisa, ndr.)”.

La stessa affermazione – come riportato nel libro Il Biondino della Spider Rossa – la possiamo fare su ora, cause e modalità della morte di Milena Sutter.

Sia nel caso di JFK, nel novembre del 1963, che nel caso della ragazzina genovese, nel maggio del 1971, i risultati medico-legali sono stati piegati e manipolati per farli aderire alla versione ufficiale.

Ecco cosa dice, a proposito dell‘autopsia su John Fitzgerald Kennedy, Jeremy Gunn, direttore esecutivo, nel 1998, dell’Assassination Records Review Board, in occasione del riesame di quanto fu scritto (e fatto) a livello medico-legale sulla morte di John Fitzgerald Kennedy.

“Era come se i referti dell’autopsia fossero concepiti per nascondere quello che stava succedendo. Invece di essere usati per la loro funzione, cioè di rivelare cosa fosse successo”.

La stessa cosa possiamo sottoscriverla, parola per parola, per l’autopsia e la perizia medico-legale sul corpo di Milena Sutter.

 

JFK DESTINY BETRAYED E IL CASO SUTTER-BOZANO

Può sembrare bizzarro comparare una vicenda internazionale, che sconvolse il mondo, come quella dell’assassinio di John Fitzgerald Kennedy, a Dallas nel novembre del 1963, con la sparizione e la morte a Genova, nel maggio del 1971, di Milena Sutter, 13 anni.

Le due vicende, invece, hanno costanti e punti in comune. Così come possiamo ritrovare le stesse costanti e gli stessi modi di operare e di raccontare in vicende come quelle narrate in The Innocent Man piuttosto che in Making a Murderer.

Sono i modus operandi, le costanti, i pattern che i manipolatori e i mentitori utilizzano – in contesti, culture, anni, situazioni, crimini assai diversi – per accreditare una versione di comodo.

In questo senso, la serie televisiva JFK Destiny Betrayed – al di là o meno che si aderisca alla posizione del regista Oliver Stone – è illuminante. Ed è “educativa”.

Se tu che leggi hai la pazienza di annotare, anche solo mentalmente, le piste di analisi che qui ho elencato, avrai modo di ritrovarle poi in altri casi criminali e giudiziari controversi.

Caso Milena Sutter - Lorenzo Bozano - libro Il Biondino della Spider Rossa sul sequestro e omicidio di Milena Sutter - blog ilbiondino.org - Agenzia Corte&Media Verona

PERCHÉ LA MENZOGNA E LE DISTRAZIONI DEI MEDIA

Perché la menzogna? Perché i depistaggi? Perché l’uso dei media a fini di distrazione? Per lo stesso motivo per cui un presidente viene ucciso in pieno giorno, una ragazzina sparisce in pieno giorno; oppure due innocenti sono indotti a confessare un delitto mai commesso.

Il motivo è quello di favorire gli interessi di qualcuno che trae giovamento da quanto accaduto a livello criminale prima, a livello giudiziario poi. E infine a livello mediatico.

Come dire? Nel telefilm a episodi JFK Destiny Betrayed piuttosto che nella vicenda di Milena Sutter, mentitori e manipolatori hanno lo stesso modo indegno di offendere la nostra intelligenza. E, come viene detto nella serie tv su Now e Sky Tv, “la verità è spesso una minaccia per il potere”.

Come ebbe modo di dichiarare il presidente John Fitzgerald Kennedy, citato nella serie tv JFK Destiny Betrayed, a proposito di quella banda di vertici militari che volevano la guerra nucleare – a prezzo di milioni di morti – contro l’Unione Sovietica: “E abbiamo il coraggio di definirci esseri umani?”. 

Maurizio Corte
corte.media

(Le foto a corredo di quest’articolo sono tratte dai giornali americani del 1963)

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