Dei resti umani sembrano chiudere il caso di un anziano scomparso. Invece aprono cinque misteri.
Un penta-scheletro. Così la genetica forense ha definito le ossa ritrovate nel 2007 alla Magliana (Roma), accanto ai documenti di Libero Ricci, scomparso quattro anni prima.
Ricci ha 77 anni quando, il 31 ottobre 2003, si allontana da casa senza fare più ritorno.
Per anni di lui non si saprà nulla: nessun testimone, richiesta d’aiuto o traccia. Un’uscita di scena silenziosa, come spesso accade a chi non fa notizia.
Poi, all’improvviso, il ritrovamento: alcuni oggetti riconducibili all’anziano vengono scoperti vicino a uno scheletro, a poca distanza dalla sua abitazione.
Potrebbe sembrare la conclusione di una storia tragica. In realtà è solo l’inizio.
Le analisi stabiliscono infatti che quel corpo non appartiene al 77enne, bensì a cinque individui distinti: tre donne e due uomini.
Si tratta quindi di un macabro puzzle, che trasforma un apparente ritrovamento in uno dei misteri più sconcertanti della cronaca romana.
A quel punto l’immaginario collettivo accelera. Si parla di serial killer, collezionisti di trofei, mostri metodici.
La fantasia supera le indagini, fino alla nascita di un nome che infestarà per anni i giornali: il Collezionista di ossa della Magliana. Un’etichetta suggestiva per un quartiere raccontato troppo spesso attraverso il sangue.
Eppure dai cimiteri non manca nulla. Dagli ossari nemmeno. Quelle ossa non risultano rubate: sembrano provenire da corpi che nessuno sapeva di aver perso.
Nel 2011, in assenza di prove sufficienti, l’inchiesta viene alla fine archiviata.
La scomparsa di Libero Ricci rimane così inghiottita da un altro mistero: una matrioska di enigmi irrisolti, in attesa di giustizia.
CRIMINI DIMENTICATI: L’ETICA NELLA CRONACA NERA
«C’è chi li chiama cold case. Per noi sono semplicemente crimini dimenticati».
Con queste parole Simona Cascio e Marcello Randazzo introducono i video del loro canale YouTube “Crimini Dimenticati”.
I due professionisti televisivi raccontano casi di cronaca nera che i media mainstream hanno smesso di seguire, restituendo dignità a vittime abbandonate dalla giustizia.
Il loro progetto di video-giornalismo è anche un lavoro sulla memoria: un invito a non smettere di fare domande per chi non può più farlo.
Seguendo il loro racconto, ricostruiamo allora il caso irrisolto di Libero Ricci.
La scomparsa irrisolta di Libero Ricci
Magliana, Roma. Nel 2003 Libero Ricci è un pensionato di 77 anni. Ex artigiano decoratore ha lavorato anche in Vaticano: un vanto non da poco.
L’uomo vive una vita semplice con la moglie e i figli in via Luigi Rava 7, a trenta minuti dal cuore della capitale.
Il 31 ottobre Ricci esce di casa per andare a pescare: un gesto abituale per lui. Con sé porta solo l’attrezzatura da pesca.
Da quella gita fuori porta, tuttavia, l’uomo non farà più ritorno.
Affetto da demenza senile, Ricci si era già allontanato da casa in passato. L’esito era però stato diverso. Scomparso per qualche ora, nel 2000 era stato subito rintracciato.
Il sospetto è quindi che l’uomo questa volta sia stato vittima di un tragico incidente.
Non ci sono tuttavia prove per dimostrarlo. Almeno fino al 2007.
LA SCOPERTA DEL PENTA-SCHELETRO
Pochi luoghi hanno segnato la cronaca nera quanto la Magliana: dalle atrocità de Er Canaro, al cold case di Duilio Saggia Civitelli, fino alla banda che ne porta il nome.
Eppure, nel 2007, uno dei capitoli più oscuri di questo pentagono di terra non è ancora stato scritto.
Tutto ha inizio il 26 luglio, alle 15:30, quando le sirene dei vigili del fuoco rompono la quiete di un lento pomeriggio estivo.
In via Pescaglia è divampato un incendio di sterpaglie, in un’area di confine tra un’azienda siderurgica, un accampamento nomade e i palazzi popolari.
Durante le operazioni di spegnimento, un’esplosione improvvisa trasforma però il rogo in un mistero molto più grande.
Vicino a un muretto i vigili trovano infatti un oggetto inatteso: un teschio.
Con l’arrivo della Squadra Mobile e del medico legale, dalla terra affiora anche molto altro: un intero scheletro.
Il telaio d’ossa è disposto con cura sul suolo. Privo di tessuti molli, appare ordinato, con il solo cranio spostato di qualche metro, forse a causa del getto degli idranti.
Non può però trattarsi di una vittima dell’incendio.
Le ossa presentano infatti segni di affumicatura. Un segnale che parla da sé: quel corpo era già lì prima del rogo.
LA CONNESSIONE CON LIBERO RICCI
Alla Magliana non sono molte le bocche a parlare. Quel luogo popolato, così vissuto, all’improvviso si spopola.
Le persone dell’accampamento infatti si allontanano. Mentre le testimonianze dei residenti portano scarsi risultati.
Gli inquirenti sono quindi costretti a concentrarsi sulla scena del ritrovamento. Ed è proprio durante un sopralluogo che emergono elementi decisivi.
Vicino ai resti scheletrici vengono infatti rinvenuti alcuni indumenti e un marsupio.
All’interno del borsello sono presenti inoltre oggetti che parlano di una persona precisa: Libero Ricci, 77enne scomparso quattro anni prima.
Gli inquirenti trovano infatti:
- un portadocumenti con la carta d’identità dell’uomo;
- due mazzi di chiavi: uno dell’abitazione e l’altro della sua automobile.
Tutto sembra allora combaciare. Il corpo non può che essere del pensionato.
Tuttavia i figli di Ricci sollevano un dubbio cruciale: quegli indumenti non sono quelli che il padre indossava il giorno della scomparsa.
La famiglia chiede dunque l’esame del Dna: una richiesta che qualcuno interpreta come incapacità di accettare il lutto.
In realtà, a breve, ogni evidenza capitolerà.
Da Libero Ricci al Collezionista di ossa della Magliana
Spesso la scienza è una pozione salvifica: risolve casi, scioglie nodi, porta risposte anche a distanza di anni.
In questa vicenda, però, accade l’opposto.
La scienza infatti non chiarisce, ma frantuma le certezze investigative, scoperchiando un vaso di supposizioni che nessuno è ancora riuscito a richiudere.
Per capire come si è arrivati a questo punto, facciamo però prima un passo indietro.
LA RISPOSTA DELLA GENETICA FORENSE
Nel 2007 il primo test genetico sullo scheletro della Magliana viene eseguito all’Istituto di medicina legale dell’Università La Sapienza.
I genetisti partono dalla mandibola per accertare l’identità di Libero Ricci. Il risultato non è però quello che gli inquirenti si aspettavano.
Secondo l’analisi, infatti, l’osso mandibolare appartiene a un soggetto di sesso femminile.
Se il cranio è di una donna, a chi appartengono allora le altre ossa? Sono del 77enne scomparso? Per rispondere si procede con ulteriori accertamenti.
Ogni nuova analisi apre però una crepa. Ogni osso restituisce infatti un profilo genetico differente.
Alla fine il verdetto è chiaro: lo scheletro è composto da cinque individui distinti — tre donne e due uomini.
Nessuno di quei resti appartiene però a Libero Ricci.
Quello rinvenuto alla Magliana è quindi un penta-scheletro senza nomi: un puzzle umano assemblato con cura.
L’IDENTITÀ DEI 5 SCONOSCIUTI
Nel 2010 entra in gioco la datazione radiocarbonica.
Il laboratorio CIRCE di Caserta utilizza la raffinata tecnica del “Bomb Spike”, che consente di stimare l’età e l’anno di morte di una persona analizzando le sue ossa.
I decessi dei cinque individui della Magliana vengono così collocati in un arco temporale compreso tra il 1986 e il 2006:
- M2, uomo tra i 25 e i 40 anni, morto tra il 1986 e il 1989;
- F2, donna tra i 20 e i 35 anni, morta tra il 1992 e il 1998;
- F3, donna tra i 35 e i 45 anni, morta tra il 1995 e il 2000;
- M1, uomo tra i 40 e i 50 anni, morto tra il 2002 e il 2006;
- F1, donna tra i 45 e i 55 anni, morta tra il 2002 e il 2006.
La datazione, però, non è una scienza esatta. Soprattutto quando si lavora su resti incompleti. E un errore di pochi anni, in un’indagine forense, può cambiare tutto.
Un dato strutturale però è certo: il muro accanto al quale viene rinvenuto lo scheletro è stato costruito solo tra il 2002 e il 2003.
Prima di allora, quindi, quel corpo non poteva essere lì.
IPOTESI E VICOLI CIECHI
Mentre i giornali battezzano il mistero come il caso del “Collezionista di ossa della Magliana”, gli inquirenti seguono una pista simile.
Le indagini vengono infatti avvolte dall’ombra di un profanatore di tombe o di qualcuno con accesso a contesti medico-legali.
Le verifiche, però, smontano lo scenario. Nei cimiteri e negli ossari non manca nulla. Nei musei e nelle università nemmeno.
Un ulteriore accertamento esclude inoltre la presenza di zinco e legno: quelle ossa non sono quindi mai state all’interno di una bara.
La pista del serial killer inizia così a sbriciolarsi.
Vengono allora valutate altre ipotesi: un errore di laboratorio, un collegamento con altri cold case e una matrice esoterica.
Ogni tentativo investigativo tuttavia fallisce.
Un errore non potrebbe infatti spiegare la presenza di cinque profili genetici distinti. E le connessioni con i casi di Emanuela Orlandi, Alessia Rosati e Katy Skerl non trovano alcun riscontro.
Inoltre sulla scena non vengono rinvenuti simboli, oggetti rituali o segni esoterici.
Resta però un dato certo: il penta-scheletro è completo, corretto, privo di duplicazioni. Un lavoro preciso, troppo per essere casuale.
In ogni caso, dopo tanti anni, rimane un’unica certezza: la scomparsa di Libero Ricci.
Ed è proprio a lui che si lega uno degli ultimi sviluppi della vicenda.
LA PARENTELA TRA RICCI E LE OSSA
Durante ulteriori analisi di laboratorio emerge un dato inatteso: una variante genetica accomuna la donna F1 — alla quale appartiene il cranio — e Libero Ricci.
Si tratterebbe, quindi, di un possibile legame per linea materna.
L’analisi del Dna rivela infatti una variante genetica rara riconducibile a una popolazione di origine caucasoide ebraica — le stesse origini del 77enne. Un profilo che compare in circa una persona ogni 300.000.
L’obiettivo diventa allora quello di ricostruire l’albero genealogico dell’anziano per cercare un collegamento con F1.
Consultando archivi anagrafici, registri del vicariato e documenti della sinagoga, gli scienziati procedono prima a ritroso, poi in avanti, fino giorni nostri.
Tutti questi sforzi non vengono però ripagati: dalle indagini, infatti, non emerge alcuna parentela certa.
E così anche questa pista viene alla fine riposta nel cassetto.
RICOSTRUZIONE DEL VOLTO DI F1
Nel 2023 la scienza tenta un’ultima strada.
L’antropologa fisica Chantal Milani realizza una ricostruzione facciale del cranio F1, nel tentativo di restituire un volto a un’identità sconosciuta.
Dopo una TAC ad alta definizione e un’elaborazione tridimensionale, vengono ricostruiti muscoli e tessuti, fino alla pelle: strato dopo strato.
Nascono così quattro versioni plausibili di F1: due con capelli chiari, due con capelli scuri, con diverse lunghezze.
Il risultato non è una fotografia, ma una simulazione sostenuta da una grande speranza: che qualcuno possa ancora riconoscere quel volto.
5 IDENTITÀ, UN’UNICA SCOMPARSA
Nel 2011 il caso di Libero Ricci viene alla fine archiviato. Le indagini si fermano, le domande però restano.
Il progresso scientifico, tuttavia, potrebbe ancora riaprire il cold case.
Nel frattempo, le storie del pensionato scomparso e del penta-scheletro della Magliana ci ricordano che alcuni misteri resistono al tempo.
La ricerca della verità, invece, non ha scadenza.
Perché dietro ogni osso c’è stata una vita. E quella vita chiede ancora di essere chiamata con il suo nome.
Anna Ceroni
Agenzia Corte&Media
Data di pubblicazione: 03.02.2026
Al canale “Crimini Dimenticati” abbiamo dedicato un articolo introduttivo, che celebra il loro ammirevole lavoro di giornalismo investigativo.
Ogni mese su questo blog pubblichiamo inoltre un nuovo articolo dedicato ai casi trattati da Simona Cascio e Marcello Randazzo, per continuare a tenere viva la memoria di chi non ha ancora trovato giustizia:
- La scomparsa di Sonia Marra: il cold case dell’Uomo Nero
- Fabio Rapalli: il cold case nell’eco delle Bestie di Novara
- Armando Blasi e il delitto irrisolto di via Gluck
- Antonietta Longo, la decapitata di Castel Gandolfo
Crimini Dimenticati. Il mistero di Libero Ricci
Crimine. Giustizia. Media. ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER MediaMentor™
Autrice e copywriter. Laureata magistrale cum laude in Editoria e Giornalismo, ama analizzare e divulgare crimini e ingiustizie di ogni tipo: dai misfatti di Hollywood ai reati ambientali.

