Sanremo 2022 ignora i 55 anni dalla morte dell’artista. E se la cava con una “cover”

Un Festival di Sanremo “politicamente corretto” ha dimenticato – come spesso accade nei salotti chic di certa intellighenzia illuminata – Luigi Tenco.

Tenco è il più grande cantautore italiano. Ed è morto 55 anni fa, nella notte del 27 gennaio del 1967. Fu un suicidio, secondo la narrazione ufficiale; ma la verità è tutta da scrivere.

Ricordo ancora quando Mike Bongiorno, che presentava la 17^ edizione del Festival di Sanremo, annunciò il “suicidio di Luigi Tenco”.

Il Festival di Sanremo, in quell’anno 1967, si svolgeva su tre giorni: da giovedì 26 a sabato 28 gennaio.

Luigi Tenco, nato il 21 marzo del 1938, morì a 28 anni nella notte da giovedì 26 a venerdì 27 gennaio. E l’annuncio di Mike Bongiorno venne fatto proprio la sera di venerdì 27 gennaio 1967.

Nessuno di noi – stavo giusto per compiere dieci anni quell’anno – aveva avuto la possibilità di vedere sulla Rai Tv Luigi Tenco.

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Luigi Tenco in una foto che lo ritrae mentre canta al Festival di Sanremo del 1967. La sua canzone non andò in diretta Rai

Festival di Sanremo del 1967: Ciao amore, ciao di Tenco

La sua canzone Ciao amore, ciao era stata mandata il giovedì sera, in tardissima serata. Un po’ come è accaduto quest’anno.

Nessuno se la filò, quel Ciao amore, ciao perché la Rai chiudeva la diretta da Sanremo prima della chiusura della gara.

Sia chiaro, non considero Ciao amore, ciao un capolavoro di canzone. Noto tuttavia che su YouTube ha oltre 3,5 milioni di visite.

Quel pezzo musicale di Tenco è peraltro anche una scomoda canzone pacifista, con altro testo: Li vidi tornare. E ha la genialità, e l’ironia, di richiamare la melodia dell’inno nazionale della Germania comunista di quel tempo.

Il problema, quindi, non è il valore di quella canzone che forse neppure meritava la finale.

Del resto, quell’anno furono esclusi dalla finale anche altri cantautori e interpreti di alto profilo; che non se la presero più di tanto.

Su YouTube possiamo ascoltare – senza video, ovviamente – la canzone Ciao amore, ciao dal vivo, al Festival di Sanremo, di Luigi Tenco. Possiamo avvertire come questo genio della canzone italiana abbia, quella sera del 26 gennaio 1967, cantato malissimo.

LA VICENDA DI LUIGI TENCO (1967)

La vicenda di Luigi Tenco – che non si uccise, ma fu ucciso secondo autorevoli criminologi e giornalisti investigativi – la tratto, per chi la voglia conoscere, in due articoli di questo magazine.

In quegli articoli spiego anche perché la vicenda Luigi Tenco  mi interessi, essendo connessa a quella di Milena Sutter e Lorenzo Bozano (maggio 1971, Genova).

Il problema – nella serata di cover alquanto deludenti come interpretazioni – è che Sanremo e il mio concittadino Amadeus (pure lui veronese) non hanno reso omaggio a Luigi Tenco.

Capisco omaggiare il geniale Jovanotti o il sempre verde Gianni Morandi… ma Tenco è Tenco.

Non voglio dire che si dovessero ricordare i dubbi fondati sull’omicidio di Tenco.

Non voglio dire che si dovesse mettere in discussione la verità ufficiale sulla morte di Tenco, che mette getta ombre su figure “sacre” della Repubblica, come il presidente del Consiglio di allora, lo statista Aldo Moro, e il Capo dello Stato, Giuseppe Saragat.

L’omaggio mancato a Tenco, genio della canzone d’autore

Abbiamo già abbastanza casini pubblici e incertezze. Non serviva certo discutere a Sanremo dell’omicidio di Tenco fatto passare per suicidio, secondo autorevoli studi.

Però, vivaddio, un omaggio come si deve al genio della musica d’autore italiana, Luigi Tenco, lo si doveva. Così come ricordare che dal Premio Tenco sono usciti, o sono stati riconosciuti, i migliori autori della canzone italiana.

Voglio allora ricordare il Luigi Tenco che io amo. Che ho cominciato ad amare già da adolescente.

Vi è poi anche un Tenco “politico” – per chi lo vuole – da scoprire. Il Luigi Tenco politico è fondamentale e, secondo la contro-inchiesta di alcuni criminologi e giornalisti, c’entra con la sua morte sospetta.

Qui mi limito a ricordare le sue canzoni d’amore.

Plaudo – io che sono solo un telespettatore qualunque – quando il direttore artistico di Sanremo, Amadeus, omaggia giustamente la “diversità”: figura afro-italiana, figura trans, figura che interpreta i non vedenti e via dicendo. 

Tuttavia, nello stesso tempo mi amareggio nel notare che la “diversità” di Luigi Tenco – le cui canzoni d’amore nascono da esperienze personali sofferte – è ignorata.

Così come i più ignorano il suo scomodo impegno politico e sociale.

Ho capito che ti amo (Luigi Tenco)

Se stasera sono qui (Luigi Tenco)

Isy (Luigi Tenco)

Angela (Luigi Tenco)

Quello che conta (Tenco, musica di Ennio Morricone)

Vedrai, vedrai (Luigi Tenco)

Lontano lontano (Luigi Tenco)

Luigi Tenco, la sua morte sospetta e tutti i dubbi

Luigi Tencomorto in circostanze da chiarire il 27 gennaio del 1967, credo meritasse un miglior ricordo nel Festival di Sanremo del 2022 dedicato alla “diversità”.

Cosa c’è, del resto, di più “diverso” di un genio scomodo?

Su Luigi Tenco, la sua morte e il suo impegno politico puoi leggere questi articoli:

Al Festival di Sanremo 2022, a 55 anni dalla morte di Luigi Tenco, a questo artista è stata dedicata una semplice cover. Il minimo sindacale, insomma. Mandata pure a ora tarda. 

Luigi Tenco è così passato all’Ariston del 2022 come uno dei tanti autori di canzoni italiane.

Come se dicessimo, fatte le debite proporzioni, che Mozart era un talentuoso pianista austriaco che si dilettava a comporre musica. Un po’ poco, non ti pare?

Maurizio Corte
corte.media

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