Recensione della serie televisiva sul caso della giornalista svedese Kim Wall, uccisa nel 2017, nel “giallo del sottomarino”.

The Investigation è una miniserie televisiva in sei episodi, proposta da Sky Atlantic e da NowTv.

E’ la ricostruzione delle indagini sul caso del sottomarino: l’omicidio della giovane giornalista svedese Kim Wall nell’agosto del 2017. Un omicidio, avvenuto nella baia danese di Køge Bugt.

Sulle circostanze di quel delitto vi sono ancora molte ombre e tanti dubbi.

La serie televisiva The Investigation è stata resa possibile dalla collaborazione di Jens Møller (l’investigatore capo che condusse il caso) e dei genitori di Kim Wall, Ingrid e Joachim Wall.

Serie televisiva The Investigation - Sky - NowTv - blog Il Biondino della Spider Rossa - Agenzia Corte&Media

“The Investigation”: la trama della serie Tv crime su Sky

The Investigation ha inizio in un’aula di tribunale.

Qui il capo della Squadra Omicidi Jens Møller (interpretato da Søren Malling) – che poi indagherà sulla morte della giornalista svedese – riceve un duro colpo.

Un imputato, alla sbarra per l’omicidio di un giovane, viene assolto per insufficienza di prove.

La serie televisiva racconta poi l’inchiesta che, partendo dalla scomparsa della giornalista svedese Kim Wall, condusse lo stesso capo della Squadra Omicidi a risolvere il caso della sparizione e della morte della reporter Kim Wall.

The Investigation, come spiega Sky Tg24 sul suo sito web, racconta anche le motivazioni che spingono le persone che investigano sull’omicidio della giornalista;  e degli ostacoli che hanno dovuto affrontare per arrivare a incriminare il colpevole.

The Investigation – spiega Sky Tg24 – ricostruisce il caso del sottomarino dal punto di vista degli inquirenti e di quanti si adoperarono per il raggiungimento della verità.

Nonostante i pochissimi elementi in mano”, osserva il sito di Sky Tg24, “il capo della Omicidi e il suo team riuscirono a fornire al pubblico ministero prove convincenti, e ai genitori della vittima le certezze che meritavano”.

“La serie televisiva“, fa notare Sky Tg24, “diventa quindi un potentissimo racconto su quelle persone che si battono in nome di tutti noi per la verità, per la giustizia e per la comunità”.

E’ davvero così? Lo vedremo dopo.

Recensione The Investigation - blog Il Biondino della Spider Rossa - Agenzia Corte&Media - padre della giornalista Kim Wall
Il personaggio del padre della giornalista uccisa, Kim Wall

Il caso della giornalista scomparsa nel 2017

Qual è la storia al centro della serie televisiva? Si tratta di un fatto di cronaca, del 2017.

Il 10 agosto 2017, la giornalista freelance svedese Kim Wall – stando alla versione in inglese di Wikipedia – sale a bordo del sottomarino nano UC3 Nautilus, a Køge Bugt, baia marina in Danimarca.

La giornalista vuole intervistare il suo proprietario, l’imprenditore danese Peter Madsen.

Kim Wall è stata dichiarata scomparsa dopo che il sottomarino Nautilus non è riuscito a tornare a Refshaleøen, Copenaghen.

Il sottomarino è stato trovato affondato la mattina seguente, l’11 agosto.

L’imprenditore Madsen è stato arrestato dopo essere stato salvato dall’acqua, con l’accusa di avere ucciso la giornalista, di cui si sono perse le tracce.

Tra il 21 agosto e il 29 novembre, parti del corpo smembrate di Kim Wall sono state trovate in diversi punti dell’area.

Accusato dell’omicidio della reporter, Madsen è stato condannato all’ergastolo il 25 aprile 2018 dal tribunale della città di Copenaghen, a seguito di un processo assai pubblicizzato.

La vicenda della giornalista e dell’inventore è anche conosciuto in Danimarca come “Il caso del sottomarino”.

Come racconta il magazine Cinematographe, il giallo del sottomarino è l’etichetta mediatica con cui, nel 2017 e nel 2018, in Danimarca, si era soliti riferirsi al mistero intorno alla morte di una reporter trentenne svedese di nome Kim Wall, prossima a trasferirsi in Cina con il fidanzato Ole Stobbe Nielsen con cui conviveva in una comune”.

Racconta poi Cinematographe che “La giovane donna, che aveva frequentato brillantemente un master congiunto di giornalismo e relazioni internazionali alla Columbia University, firmava contributi per testate prestigiose quali il Guardian, il New York TimesViceSlate e Time“.

Ricorda poi Cinematographe che “il 10 agosto 2017,  invitata dall’imprenditore Peter Madsen nel sottomarino ‘artigianale’ UC3 Nautilus che lui stesso aveva creato, il sottomarino privato al tempo più grande del mondo, Kim Wall, che desiderava sottoporre Madsen a un’intervista, accettò di buon grado”.

Da Copenhagen il viaggio in sottomarino – della durata di due ore – sarebbe dovuto finire nell’isola di Bornholm.

Un viaggio da cui la giovane giornalista svedese non sarebbe tornata viva. 

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Jens Møller, il capo della Squadra Omicidi, interpretato dall’attore danese Søren Malling

Le recensioni della serie televisiva “The Investigation”

Il magazine online Cinematographe dedica alla serie Tv sulla vicenda della giornalista svedese un articolo di Carolina Iacucci.

Scrive il magazine che The investigation è “un racconto visivo così riuscito e dimostri fino a che punto un prodotto seriale che si proponga di ricostruire un fatto di cronaca, un fatto orrorifico e doloroso, possa tenere fede al suo proposito senza nulla cedere al sensazionalismo e preservando la dignità delle persone implicate”.

Qui puoi leggere la recensione di Cinematographe sulla serie televisiva The Investigation.

MoviePlayer, in una recensione di Matteo Maino, così recensisce la serie televisiva di produzione danese: “Spogliata della dimensione di puro intrattenimento, la miniserie in sei episodi ha tutte le caratteristiche del documentario senza esserlo davvero”.

“Nel raccontare un caso d’omicidio vero, il lavoro di Tobias Lindholm, creatore e regista, si basa su un raro equilibrio che non può che risultare interessante”, prosegue l’articolo.

“E funziona”, sottolinea MoviePlayer. “In poco meno di sei ore complessive, diventiamo testimoni di un labirinto di ipotesi, di indizi da cercare, di moventi da provare con un finale che, per quanto non imprevedibile (…), lascia un senso di soddisfazione generale”.

Qui puoi leggere la recensione di MoviePlayer sulla serie televisiva dedicata al caso del sottomarino scomparso.

Il magazine online Wired, in un articolo di Paolo Armelli, osserva che “The Investigation è un prodotto di grande innovazione pur lavorando di sottrazione, riportando le indagini televisive alla loro essenzialità più pura, senza i fronzoli dei montaggi arguti, delle sequenze dispersive, dell’inquietudine rarefatta”.

“Abituati però come siamo a serie di tutt’altro stampo in questo genere, potremmo avvertire parecchia difficoltà a tollerare un ritmo molto lento e una progressione dei fatti estremamente centellinata”, osserva l’articolo di Wired.

“Vale la pena però resistere all’istinto di volere di più, e abbandonarsi a una storia che convince e colpisce proprio perché va al cuore scabro e doloroso delle cose. Ci sono crimini che non hanno senso ma il compito di certe indagini è di trovarglielo comunque”, sottolinea la recensione di Wired sulla serie televisiva proposta da Sky Atlantic e NowTv.

Qui puoi leggere la recensione di Wired sulla serie Tv The Investigation.

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La giornalista svedese Kim Wall, a sinistra, e l’omicida, Peter Madsen, imprenditore danese


L’analisi critica della serie televisiva
The Investigation

Condivido l’opinione che i recensori della serie televisiva The Investigation hanno espresso sul senso di umanità, sulla lentezza del ritmo che si sposa una dolorosa partecipazione al dramma e sul rispetto verso la vittima che traspare dalla narrazione.

I limiti umani di quell’anti-eroe che è il capo della Squadra Omicidi, a cui sono affidate le indagini sulla scomparsa della giornalista Kim Wall, traspaiono sin dalle prime immagini.

Cogliamo già nella prima scena, ambientata nell’aula di tribunale dove si giudica un altro caso, la partecipazione al dolore delle vittime (e dei loro familiari) di un poliziotto che dona la sua vita per trovare la verità.

E, attraverso la verità, dare conforto ai parenti di chi è stato ucciso e violato; e dare giustizia a chi ha subito la violenza e l’omicidio.

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La vittima, a sinistra, Kim Wall e l’uomo che l’ha uccisa, l’inventore Peter Madsen

Il poliziotto Jens Møller, come anche il procuratore capo, lo sentiamo partecipare al dolore delle vittime con i suoi lunghi silenzi.

Vi partecipa con il modo garbato, ma deciso, che ha di fare. Con quella sua maniera di astrarsi dalle vicende familiari – il non dare peso all’annuncio della gravidanza della figlia – che ne connotano l’intensa adesione alla storia delle vittime su cui trovare la verità.

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Jens Møller, il capo della Squadra Omicidi, interpretato dall’attore danese Søren Malling

La narrazione ha un ritmo lento.

Le lunghe inquadrature, spesso in campo medio, ci raccontano il vuoto, lo scoramento e lo smarrimento che accompagnano ogni volta l’annuncio di un delitto.

Proprio lo stile cinematografico – l’uso della macchina da presa, il montaggio che evita ogni accelerazione drammatica – ci trasmette quel sentirsi frastornati e increduli di fronte al male.

La fotografia fredda, a tratti livida; quel sottomarino affondato che si presenta come un mostro inquietante zuppo dei suoi segreti di morte; l’assenza nelle prime due puntate sia dell’immagine della vittima che della presenza fisica dell’inventore sospettato.

Tutto questo segnala la scelta del regista di dare un’impronta inedita, anti-spettacolo, originale e dalla profonda partecipazione umana al dramma di una famiglia che ha perduto una figlia, senza capire il perché.

Già la visione delle prime puntate – sulle sei della serie The Investigation – mi ha tuttavia rivelato anche alcuni errori di fondo, di metodo che caratterizzano il modo di condurre le indagini da parte del capo della Squadra Omicidi.

La scelta narrativa e di regia su The Investigation ha il pregio di dare profondità umana al racconto di una vicenda vera.

La visione umanistica rende bene l’impegno interiore, il sentimento di adesione spirituale degli investigatori al dolore dei due genitori della giornalista Kim Wall.

Tuttavia, lasciata la parte narrativa e portata l’attenzione alla storia criminale, non possiamo non notare le lacune di metodo del capo della Squadra Omicidi.

The Investigation. Le indagini sulla giornalista uccisa e gli errori di metodo

Alla fine del suo prezioso, paziente e assai difficoltoso lavoro, il capo della Squadra Omicidi –Jens Møller – che condotto le indagini sull’omicidio della giornalista svedese, è arrivato alla verità. E ha vinto.

Non è stata una vittoria scontata, visti i pochissimi indizi e l’ambivalente dell’uomo sospettato e poi condannato, Peter Madsen, inventore del sottomarino artigianale in cui ha trovato la morte la giornalista svedese.

Non è stata una vittoria scontata, quella degli inquirenti, vista anche la sconfitta che il poliziotto subisce – nel primo episodio della serie televisiva – quando si vede assolvere un imputato sulla cui colpevolezza non ha dubbi.

Quali sono, a mio parere, gli errori di metodo nell’investigazione sul caso della giornalista uccisa?

Sono errori, va chiarito, che rilevo basandomi sulla rappresentazione che ne dà la serie televisiva The Investigation.

Vediamoli uno ad uno, quegli errori, con una doverosa premessa.

Si può arrivare – nelle indagini di polizia come in qualsiasi procedimento – al giusto risultato.

Se però il procedimento non è lineare, preciso, efficace e corretto, l’errore è stato evitato, ma è rimasto incombente. E quello stesso errore rischia di presentarsi in una situazione successiva o diversa.

Recensione The Investigation - blog Il Biondino della Spider Rossa - Agenzia Corte&Media - investigatori

Il primo errore di metodo, nell’inchiesta della Polizia danese sul caso di Kim Wall, è la scelta del capo della Squadra Omicidi di affidarsi alla “intuizione”.

Il secondo errore di metodo è di pensare subito al “movente”.

E’ normale chiedersi il perché di una scomparsa o di un omicidio.

Il porre l’attenzione subito sul movente, come insegna David Canter nel suo libro sulla Investigative Psychology, presenta tuttavia gravi rischi.

Sono i rischi legati al pregiudizio e all’innamorarsi di una pista d’infagine che può essere sbagliata e fuorviante.

Quando si osserva, studia e analizza sulla base di un pregiudizio, il rischio di sbagliare è altissimo. Come quello di non cogliere dettagli fondamentali per capire una storia criminale.

Il terzo errore di metodo è quello di non concentrarsi sui dati di fatto, sulla verità sostanziale dei fatti.

Nella serie televisiva The Investigation, gli investigatori si baloccano con domande su una possibile doppia vita di lei; sulla possibilità o meno che i due (la giornalista e l’inventore del sottomarino artigianale) si conoscessero.

Come insegna Paul Watzlawick, che nell’ambito della Scuola di Palo Alto ha scritto il libro Pragmatica della comunicazione umana, la mente è una “scatola nera”.

Possiamo noi sapere i pensieri di un estraneo?

Possiamo sapere cosa abbia fatto prima e lontano da noi?

L’unica cosa da fare è concentrarsi su ciò che rivela davvero una persona:

La rivelazione avviene attraverso le azioni di quella persona. Attraverso gli atti che ha scelto di compiere, la vita che ha condotto, le relazioni che ha intrecciato, le scelte che ha agito.

E’ lo stesso capo della Squadra Omicidi, che conduce le indagini sulla giornalista Kim Wall, a dirci che le cause di morte della donna possono essere due: naturale oppure omicidio.

Mette in campo due ipotesi, quindi. Eppure nel contempo agisce come se si trattasse di un omicidio.

Il capo della Squadra Omicidi si affida, è lui stesso a dircelo, a una congettura. Si innamora di un’ipotesi considerandola una certezza.

“Fa in questo modo affidamento sulla sua esperienza e sul suo fiuto”, potremmo pensare.

Il fiuto di un investigatore, come quello di un cronista, può certo aiutare. Ma non ha nulla di scientifico.

La stessa esperienza, per quanto utile, non ci mette al riparo dall’errore quando non agisce – in modo sinergico – con la teoria, il metodo scientifico e i dati di fatto.

Recensione The Investigation - blog Il Biondino della Spider Rossa - Agenzia Corte&Media - magistrato - procuratore capo

E’ poi assai poco rassicurante verificare che le indagini sono affidate a qualcuno che si crede uno psicologo, un mago o un infallibile intuitore.

Il fatto che il capo della Squadra Omicidi abbia avuto alla fine successo; il fatto che sia riuscito a far condannare l’assassino di Kim Wall, non gli dà comunque ragione.

Si può vincere per una botta di fortuna, senza aver applicato un metodo: e questo non è un modo efficace di vincere. Né un modo efficiente di agire.

Il capo della Squadra Omicidi arriva a chiedersi se non si tratti di una “messinscena”. E formula persino l’ipotesi che vi sia stata una scena di sesso nel sottomarino, fra vittima e sospetto omicida.

Il corpo della giornalista Kim Wall non è stato ancora trovato.

Nonostante questo, gli investigatori si baloccano con ipotesi campate per aria e analisi psicologiche.

Fanno analisi psicologiche – o almeno le tentano – pur non avendo alcuna competenza in questo campo.

Recensione The Investigation - blog Il Biondino della Spider Rossa - Agenzia Corte&Media - Peter Madson - inventore omicida 2
Peter Madson, a destra, condannato per l’omicidio della giornalista Kim Wall

C’è da fidarsi di inquirenti che, partendo da congetture, pensano di poter arrivare alla verità sostanziale dei fatti? Dal mio punto di vista, la risposta è no.

Se sono in buona fede, rischiano di non arrivare al colpevole di un delitto. O addirittura ad accusare e far condannare un innocente.

Se sono in malafede, stressano ogni indizio e ogni fatto rilevato verso una conclusione che può non coincidere con la verità. E, anche qui, può portare a un’ingiusta condanna.

The Investigation e il Caso Sutter-Bozano

Quali punti di contatto ha la serie televisiva The Investigation, sulla scomparsa e la morte della giornalista svedese Kim Wall, con la vicenda di Milena Sutter?

Quali punti di contatto ha quella serie televisiva con la vicenda di Lorenzo Bozano, condannato all’ergastolo nel 1975 – in appello, dopo l’assoluzione in primo grado – per il rapimento e l’omicidio della giovane Sutter?

Ecco un elenco di quelli che sono, a mio parere, i punti di contatto:

  • le indagini a tesi
  • il pregiudizio prima dei fatti
  • l’approccio pseudo-psicologico
  • il testimone che mente

I punti di differenza, fra il caso criminale di Milena Sutter e quello della giornalista Kim Wall, sono invece questi:

  • nessuna relazione tra vittima e sospettato
  • nessuna informazione sul luogo dell’omicidio
  • la “reputazione” di Bozano

Milena-Sutter-Rapimento-e-omicidio-Genova-maggio-1971---

Nel caso di Milena Sutter si partì subito con l’ipotesi del rapimento della ragazzina, il pomeriggio del 6 maggio 1971, a Genova, all’uscita della Scuola Svizzera.

Una volta trovato il corpo, prima ancora dei risultati ufficiali dell’autopsia, fu deciso che le cause della morte erano legate a un’azione omicidiaria volontaria (azione di strozzamento e di probabile soffocamento).

Ebbene, sia il rapimento che l’omicidio volontario premeditato con azione di strozzamento e di probabile soffocamento sono ipotesi che non hanno alcuna base scientifica.

Quelle su ora e cause della morte sono solo ipotesi investigative. E tali restano.

Su Lorenzo Bozano fu fatta una sorta di criminal profile, ad opera del giudice istruttore, Bruno Noli.

Tutte le conclusioni a cui arriva il giudice istruttore Noli non hanno alcuna correttezza logica.

Sono solo conclusioni possibili o false. Senza fondamento logico. Frutto di deduzioni che violano le regole della logica e dell’argomentazione.

Quanto scrivo oggi lo possiamo affermare alla luce dell’analisi logico-argomentativa della sua sentenza di rinvio a giudizio.

La sentenza del giudice istruttore è la base della sentenza di condanna – in Corte d’Assise d’Appello di Genova – dopo l’assoluzione nel 1973, in primo grado.

In un processo indiziario, la logica e la correttezza argomentativa – non avendo prove di per sé evidenti – sono fondamentali. In caso contrario, il giudizio è arbitrario.

Milena Sutter - Genova - 1971 - la ricostruzione del sequestro e omicidio - giudice istruttore - blog IlBiondino.org - Agenzia Corte&Media

Abbiamo, infine, anche nel Caso Sutter-Bozano un testimone che mente. E altri testimoni sulla cui veridicità e buonafede vi sarebbe da discutere.

Mente, sapendo di mentire, il testimone Antonio F. – che morirà nel 1979 in un incidente nel golfo di Genova – il quale sostiene di aver visto Milena Sutter e Lorenzo Bozano assieme, in via Orsini, nei pressi della casa di lei.

La sua testimonianza al processo viene smentita dai fatti.

Nel periodo primaverile, indicato da Antonio F. come lasso temporale in cui avrebbe visto Milena e Lorenzo, la giovane Sutter era in montagna.

Il testimone Antonio F. aveva un buon motivo per mentire? Certo.

Come per alcuni testimoni del caso di Ronnie Williamson e Dennis Fritz, raccontato nella serie televisiva The Innocent Man, Antonio F. aveva un conto in sospeso con la giustizia.

Questo testimone venne presentato come colui che dimostrava la tesi di tutti i colpevolisti: l’inevitabile conoscenza fra Milena Sutter e Lorenzo Bozano.

Tutti i colpevolisti sono convinti che la ragazzina e il sospettato si frequentassero. E che l’amica del cuore di Milena, Isabelle, fosse a conoscenza di questa relazione conoscitiva.

Non è vero. Milena Sutter non conosceva Lorenzo Bozano; e neppure Isabelle conosceva il cosiddetto “biondino della spider rossa”.

Sequestro Milena Sutter - Quella telefona del rapitore che non trova riscontri - Il Biondino.org

La posizione di Isabelle – mai ascoltata ai processi, malgrado i lunghi e duri interrogatori a cui fu sottoposta dopo la sparizione di Milena – è stata sottolineata nel colloquio con la psicologa giuridica e criminologa, Laura Baccaro.

Il resoconto del colloquio compare nel libro Il Biondino della Spider Rossa. Crimine, giustizia e media.

Ebbene, il “supertestimone” Antonio F. – con la sua falsa testimonianza sulla conoscenza fra Milena Sutter e Lorenzo Bozano – era stato condannato per un reato minore.

Al momento del processo a Bozano, nel maggio del 1973, Antonio F. era inoltre in attesa di essere giudicato per un altro reato.

Nell’indagine sul caso di Milena Sutter, si è partiti da un’ipotesi ancora tutta da dimostrare – com’era quella del caso del sottomarino scomparso in The Investigation – per tentare di arrivare a conclusioni certe.

Non si sono battute altre piste; né sono state indagate a fondo le relazioni e gli ambienti frequentati da Milena Sutter.

Caso Sutter - Bozano. Piano di rapimento per il sequestro di Milena Sutter - blog ilbiondino.org - Agenzia Corte&Media Verona

Differenze fra il caso della giornalista e il caso Sutter

Quanto ai punti di differenza fra il caso della giornalista svedese Kim Wall e quello di Milena Sutter, non vi era mai stato – come si è detto – alcun contatto fra Milena e Lorenzo Bozano.

Altro punto di differenza, il fatto che nel caso di Kim Wall sappiamo per certo che salì sul sottomarino dell’inventore danese Peter Madsen.

Non vi è prova alcuna, invece, che Milena Sutter sia mai salita sulla spider rossa di Lorenzo Bozano.

L’amica di Milena, Isabelle, sottolinea invece che “Milena non sarebbe mai salita sulla spider di Bozano”.

I famigliari di Milena a loro volta hanno sottolineato – al momento delle indagini – che la ragazzina non avrebbe mai accettato un passaggio da sconosciuti.

Ne abbiamo una prova indiretta da uno dei diari di Milena.

La ragazzina viene invita a fare un giro in auto – una Mini Minor – da un amico di via Orsini, vicino alla sua abitazione. La ragazzina, in linea con le raccomandazioni dei genitori, rifiuta.

Gli inquirenti hanno allora affermato che Milena Sutter sarebbe salita sulla spider di Bozano, pur non conoscendolo, in quanto era di fretta.

Ma anche la “tesi della fretta” l’ho messa in discussione in modo esaustivo nel libro Il Biondino della Spider Rossa.

Libro-Biondino-Spider-Rossa-Sequestro-e-Omicidio-Milena-Sutter --

Infine, la “reputazione” di Lorenzo Bozano. E’ stato presentato da inquirenti e giudici della condanna come un deviato sessuale e un criminale.

Bozano è tratteggiato come il “mostro”. E tale viene ancora oggi – a 50 anni di distanza – presentato da certa stampa e creduto da certa opinione pubblica.

La criminologa Laura Baccaro, esperta di reati a sfondo sessuale e di autori di reato a sfondo sessuale, nella sua analisi psico-criminologica di Bozano è stata chiara.

Lorenzo Bozano – dice Baccaro – non è affetto da alcuna parafilia. Non è un deviato sessuale.

Quanto alle accuse di molestie sessuali – sia nel 1971 in occasione del processo di primo grado e sia nel 1997 per un caso a Livorno – si tratta di vicende tutte da verificare.

L’analisi delle testimonianze rese in entrambi i casi dalle vittime dimostra una sovra-rappresentazione dei fatti, tale da poter affermare che non è in alcun modo possibile affermare – su un piano scientifico – che Lorenzo Bozano sia stato autore di atti assimilabili a molestie sessuali.

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Crimine e media: la serie televisiva The Investigation

Il caso della giornalista freelance, Kim Wall, scomparsa e uccisa nell’agosto del 2017 viene rappresentato nella serie televisiva The Investigation.

La serie televisiva è una fiction, realizzata con la collaborazione del capo della Squadra Omicidi danese che condusse le indagini e dei genitori della vittima.

Questa serie di sei episodi, proposti da Sky Tv e da Now Tv, da un lato rivela i limiti e i rischi di un’indagine condotta senza metodo scientifico.

Dall’altro lato, propone un approccio umanistico al racconto assai interessante.

Il ritmo lento della narrazione filmica. Il non presentare la vittima e l’offender nelle prime due puntate. Il cupo dolore del capo della Squadra Omicidi, Jens Møller, danno al racconto un tono umanistico originale.

Come ha dichiarato al Corriere della Sera il regista della serie televisiva, Tobias Lindholm, già candidato all’Oscar per il film A War: “Troppo spesso capita di celebrare killer brutali che non necessariamente meritano la nostra attenzione”.

“Lavorare su crimini veri”, sottolinea il regista danese di The Investigation, “significa avere a che fare con le vite reali di persone reali: abbiamo una responsabilità nei confronti dei sopravvissuti, dei parenti e delle vittime”.

E’ una posizione che merita di essere sottolineata. Dietro la vicenda di Milena Sutter, 50 anni fa a Genova; e dietro la vicenda della giornalista svedese Kim Wall, nel 2017 in Danimarca, vi sono le tragedie di famiglie e persone.

La serie televisiva The Investigation, rinunciando a uno stile accattivante e serrato, ci insegna che un altro modo di fare cinema, un altro modo di fare serialità televisiva sui temi del crimine e della giustizia è possibile. Anzi, è doveroso.

Maurizio Corte
www.corte.media

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