Questo che segue è il testo del terzo episodio del podcast Il Colpevole Perfetto. La storia sbagliata di Lorenzo Bozano e Milena Sutter.

Il terzo episodio si intitola “La ragazza va di fretta”.

Puoi ascoltare il podcast su tutte le piattaforme. Oppure su questo sito, andando alla pagina dedicata a Il Colpevole Perfetto.

L’uscita di fretta dalla Scuola Svizzera

Proviamo a immaginare Milena, una ragazza di 13 anni, bionda, capelli lunghi, alta 1.64, dal fisico robusto e sportivo.

Dimostra qualche anno più della sua età.

La vediamo scendere di fretta le scale della scuola. La seguiamo correre nell’attraversare l’atrio che porta all’entrata, mentre indossa a tracolla una sacca di tela, di tipo militare, con dentro i libri delle lezioni.

È a metà dell’atrio quando dà una spinta con un braccio, senza volerlo, all’insegnante svizzera Antoinette.

L’insegnante sta parlando con la mamma di un alunno: è appena venuta fuori dall’aula perché vuole capire chi sia quel signore che sosta davanti all’edificio scolastico.

Ma l’insegnante è stata fermata dalla mamma e sarebbe scortese non ascoltare la madre di un alunno.

Milena si scusa, in francese, con la professoressa Antoinette. Il francese è la lingua ufficiale della Scuola Svizzera di Genova.

Poi Milena prosegue la sua corsa. Ha detto alle sue compagne che non va a mangiare un gelato con loro: a casa, nel quartiere di Albaro, l’attende una lezione privata e – ha detto alle compagne di classe – non vuole fare tardi.

Attraversa il portone d’ingresso della scuola, passa sui gradini, svolta a destra sul marciapiede ed eccola… eccola camminare con tranquillità lungo via Peschiera.

La giornata è fresca: solo 18 gradi, nonostante si sia a Genova e nonostante sia il 6 maggio del 1971.

Sono le 17 e 3 minuti. Mancano 5 minuti alle 17.08, l’ora in cui l’autobus 88 parte dalla stazione di Genova Brignole per andare ad Albaro, il quartiere dove Milena abita con il fratellino Aldo, 11, anni, mamma Flora e papà Arturo.

Lorenzo Bozano al bar

La tazzina di caffè sul bancone del bar, nel quartiere di Albaro. Vediamo Lorenzo Bozano, 25 anni, robusto, occhi chiari e capelli castani, in piedi che mette due zollette nella tazzina.

Gira il caffè con il cucchiaino. Lo beve in due sorsi, gustandolo. Il caffè è pagato da Alfredo, un avventore che Lorenzo incrocia ogni tanto in quel bar.

Alfredo gli ha anche passato un gettone, che è sempre utile se c’è da fare una telefonata da un posto pubblico.

Gli amici gli hanno proposto di andare a vedere una partita di calcio dilettanti. Ma Lorenzo, che tifa per il Genoa come tutti i buoni borghesi dell’est genovese, non è appassionato di calcio dilettanti.

Ha ben altro da fare quel pomeriggio. Sono da poco passate le 16 e ha lasciato la spider rossa in divieto di sosta.

Nessun problema. Se i vigili urbani di Albaro staccano un’altra multa, lui fa come al solito: legge i dettagli della contravvenzione, controlla che tutto sia a posto (targa, giorno, orario) e poi getta i fogli nella spazzatura.

Cosa gliene frega a lui, che viene da una famiglia alto borghese, di pagare una multa. Che la paghino gli onesti lavoratori.

Lorenzo saluta Alfredo, Fa un cenno ai quattro che giocano a poker su di un tavolino del bar. Esce con passo lento su via Caprera.

A poche centinaia di metri c’è Corso Italia, c’è il mare, c’è la strada per andare in centro. Sbatterà la spider rossa in qualche parcheggio, evitando comunque di pagare.

Poi si farà a piedi via Venti Settembre (che i genovesi, soliti risparmiosi, chiamano Via Venti). E poi andrà alla Rinascente.

È l’ora giusta delle signore in minigonna. Ci sarà da divertirsi a guardarle da sotto mentre salgono le scale mobili.

Lorenzo guarda l’orologio: le 16.30 di giovedì 5 maggio 1971. Giornata fresca. Non certo da andare al mare. Stasera c’è Rischiatutto in tv.

Papà Paolo, si dice Lorenzo, sarà tranquillo ad ascoltare le domande di Mike Bongiorno ai concorrenti.

Bene: così potrà chiedergli 5 mila lire. La spider rossa è in riserva. Purtroppo senza benzina, l’Alfa Romeo non va. È un’auto sportiva seria, mica una Fiat.

Due casi giudiziari: Milena Sutter e Lorenzo Bozano

Un dato è certo. E non mi voglio in alcun modo sottrarre a questo dato, che – lo so – è contro la narrazione dominante: quella del Potere. Il dato certo è che abbiamo due casi giudiziari:

  • il caso di Milena Sutter, 13 anni. È passato alla storia come rapimento e omicidio per estorcere denaro al ricco padre, un industriale della cera, genovese ma di origini svizzera;
  • il caso di Lorenzo Bozano, 25 anni, figlio di una ricca famiglia borghese genovese. Un perdigiorno, dalla vita inconcludente, con piccoli precedenti penali. Lorenzo Bozano, quello con la reputazione di “maniaco sessuale” che i magistrati e i giornali gli cuciranno addosso

Il “caso Milena Sutter”

Partiamo, allora, dal primo caso. Da quanto accadde a Milena Sutter: un caso da collocare nella Genova del maggio 1971. Genova, chiamata La Superba, nel 1971 è una città divisa tra cattolici, comunisti, neofascisti e massoni.

È una città del triangolo industriale del Nord Italia, assieme a Milano e Torino. È una città, Genova, dalla grande storia come repubblica marinara, centro finanziario, luogo dei traffici marittimi e delle aziende di Stato.

La Superba Genova è divisa tra la borghesia a Est, dove abita Milena, e il proletariato operaio a Ovest.

Genova è uno dei centri protagonisti del Golpe Borghese, un colpo di Stato – voluto dalla Gran Bretagna con l’entusiasta appoggio di Francia e Germania.

Il colpo di Stato neofascista, tuttavia, l’8 dicembre del 1970 viene bloccato. Forse per intervento degli Stati Uniti, forse per la fedeltà allo Stato dei Carabinieri: la cosa è all’attenzione dei giornalisti investigativi e degli storici che non si sono piegati alle narrazioni di regime.

Don Andrea Gallo, prete scomodo di Genova, liquidava la vicenda di Milena Sutter con questa frase: “E’ solo una questione fra borghesi”.

La frase di don Gallo, prete dei poveri e degli ultimi, merita di essere ricordata.

IL RUOLO DEI GIORNALI

Fu grazie ai giornali se quella “questione fra borghesi” è poi diventata un dramma che ha catalizzato l’attenzione di tutti i genovesi: dai borghesi arricchiti agli operai, dalle donne di casa ai potenti della città.

Il ruolo dei media, in questo caso, è stato determinante: erano in migliaia i genovesi, ad aspettare la notte le rotative del Secolo XIX, per avere notizie di Milena Sutter.

Il ruolo dei media continua, peraltro, ad essere importante nelle narrazioni su cosa accadde a quella ragazzina generosa, dallo sguardo che sorrideva e dalla grande passione sportiva.

Cosa accade il 6 maggio del 1971

Giovedì 6 maggio 1971, alle ore 17, Milena esce dalla Scuola Svizzera. Esce “di fretta”, ci dicono le cronache giudiziarie e dei giornali.

Su questo dettaglio concordano le testimonianze dei compagni di classe e di una sua ex insegnante, Antoinette M.

Ebbene, quelle dichiarazioni sulla “fretta” di Milena sono contraddette da due altre testimonianze.

La prima è di un ex-allievo della Scuola Svizzera, Giorgio P., 19 anni, che nota la ragazzina in via Felice Romani. Via Romani è la strada che incrocia via Peschiera a pochi metri dalla Scuola Svizzera.

Ecco cosa dichiara Giorgio ai magistrati: “Conoscevo bene Milena. Ricordo con assoluta precisione di averla incontrata nel pomeriggio del giorno 6 maggio, verso le ore 17. Era sola e mi è parsa assolutamente tranquilla. Ci siamo salutati e lei mi ha anche sorriso. Io ero in Vespa e con me vi era la mia compagna Luisa A.”.

L’ultimo a vedere Milena è però un compagno di scuola, che frequenta la prima media, Lars H., 12 anni.

Ecco le sue parole: “Il giorno 6 maggio sono uscito da scuola alle ore 5 del pomeriggio; e mi sono diretto alla stazione Brignole a prendere il bus con la lettera P”.

“Scendendo la scalinata che passa sotto la scuola, vicino alla galleria ferroviaria”, dice Lars, “mentre giravo a destra dopo aver attraversato la strada, notai Milena che aveva appena iniziato a sua volta a scendere le scale”.

Il ragazzino Lars arriva alla stazione Brignole ma il bus P sta ormai già partendo, lasciandolo a piedi.

Per essere un ragazzino svizzero, Lars è a dir poco assai poco puntuale.

Le testimonianze di Giorgio P. e Lars H. smentiscono così la “fretta” di Milena: la ragazzina viene, infatti, notata camminare tranquilla da Giorgio e dallo stesso Lars.

Milena è tanto tranquilla da non sorpassare a piedi Lars diretto nella stessa direzione della ragazza: il capolinea dei bus, di fronte alla stazione di Genova Brignole.

Lars H. al processo di primo grado, nel 1973, dice che vide Milena 4-5 minuti dopo la fine delle lezioni.

Questo vuol dire che la studentessa avrebbe impiegato quei minuti per uscire dalla Scuola Svizzera e percorrere circa 50 metri, tanta è la distanza fra la scuola e la scala che porta a via Gropallo.

Sono dettagli, lo so. Ma è nei dettagli che si nascondono le menzogne. E nei dettagli quelle menzogne le possiamo svelare.

LA FRETTA E LA LEZIONE PRIVATA A CASA

Gli inquirenti affermano che Milena aveva fretta di andare a casa, dove l’attendeva un’insegnante privata.

Quest’insegnante è la signora Maria Emilia R.D. È stata contattata dalla famiglia della vittima, i Sutter, per fare lezione sia a Milena che al fratellino Aldo, di 11 anni.

Entrambi i ragazzini debbono rivedere il programma dell’anno scolastico.

Ecco quanto dichiara l’insegnante Maria Emilia al pubblico ministero Nicola Marvulli, il 28 maggio del 1971, lo stesso giorno del funerale di Milena: “Sono stata chiamata dalla famiglia per impartire delle lezioni private ai due figliuoli, cioè a Milena ed al fratellino, su tutto il corso di studi”.

Poi l’insegnante così prosegue. “Sono arrivata poco prima delle 17.30. Ho invano atteso Milena sino alle 18 ed ho pensato ad un ritardo, sia pure ingiustificato. Avendo altri impegni professionali ho lasciato quell’abitazione alle ore 18. Quel giorno era il primo giorno in cui dovevo incontrarmi con Milena per l’inizio delle lezioni”.

C’è qualcosa di strano, che non convince, in questa deposizione.

LA DEPOSIZIONE DELL’INSEGNANTE

Perché l’insegnante Maria Emilia resta solo mezzora a casa dei Sutter? Non doveva fare lezione ai due ragazzini?

Sulla lezione privata di Milena, da parte della signora Maria Emilia, abbiamo questi elementi:

  • L’insegnante ha un appuntamento alla casa dei Sutter alle ore 17.30 per fare lezione ad Aldo (che è a casa quel pomeriggio) e a Milena (che finisce le lezioni alle ore 17);
  • Milena esce alle 17 dalla Scuola Svizzera: è di fretta, secondo i compagni di classe e un’insegnante; secondo due altri testimoni cammina invece in modo tranquillo;
  • Milena, per tornare a casa, impiega di solito questo tempo: sette minuti per compiere il tragitto, a piedi e con andatura normale, da via Peschiera alla fermata del bus 88 davanti alla stazione Brignole; 14 minuti di percorso del bus 88  dalla stazione Brignole alla fermata nella zona dove abita; e 4 minuti a piedi dalla fermata del bus alla villa dei Sutter. In tutto fanno 25 minuti.

L’autobus 88 si fermava davanti alla stazione Brignole alle 17.08.

Alle ore 17.04-05, ci dice un giovane testimone, Lars, suo compagno di scuola, Milena si trovava all’inizio del tragitto a piedi verso la stazione: questo vuol dire che sarebbe potuta arrivare a prendere il bus solo se si fosse messa a correre.

Se Milena si fosse messa a correre, avrebbe superato il compagno di scuola Lars che l’avrebbe notata.

Nulla di tutto questo accade. E allora: dov’è finita Milena?

GLI INTERROGATIVI SULLA LEZIONE A CASA

Sulla lezione privata a casa sorgono poi due interrogativi. Perché l’insegnante ha testimoniato che Milena era la prima dei due fratelli a fare lezione?

Sarebbe stato più logico iniziare dal fratellino che era già in casa.

Come mai l’insegnante dice di aver lasciato la casa di Milena alle ore 18 a causa di un “impegno professionale”?

Non doveva fare lezione ai due studenti e tenersi libera?

La signora Maria Emilia sarebbe dovuta rimanese a casa dei Sutter almeno fino alle 18.30 o alle 19: un’ora di lezione per ciascuno dei giovani Sutter.

Le ipotesi su quel 6 maggio del 1971

Sulla base dei dubbi sollevati, possiamo affermare che quel 6 maggio Milena poteva non avere lezione a casa alle ore 17.30, ma più tardi.

Questo, però, rende inspiegabile la fretta con cui lascia la scuola.

Oppure, pur avendo lezione, la ragazza può avere ignorato l’appuntamento con l’insegnante.

In entrambi i casi, la sua fretta di allontanarsi dalla Scuola Svizzera poteva avere altre motivazioni, rispetto a quella della lezione a casa.

Prende così corpo l’ipotesi che Milena si sia dovuta incontrare con qualcuno; o che lungo la strada sia stata fermata da una persona conosciuta, dato che non accettava passaggi da estranei.

Era Lorenzo Bozano quel qualcuno?

Oppure Milena si doveva vedere con un’altra persona? La incontrò, poi, l’altra peersona? E se la incontrò, che cosa accadde?

ALCUNE CONCLUSIONI

Le conclusioni che possiamo trarre su questo nodo della vicenda sono le seguenti:

  • la fretta di Milena non è giustificata dalla lezione privata a casa. È una fretta notata da chi si trova nella scuola (compagni di classe ed ex-insegnante), ma che non ha riscontri nel successivo comportamento della studentessa. I casi sono due: o si sbagliano i primi testimoni, oppure Milena aveva fretta di allontanarsi dalla scuola per andare in un posto diverso dalla fermata del bus;
  • data l’andatura, Milena non sarebbe mai potuta arrivare al bus, davanti alla stazione Brignole, per prendere la corsa delle 17.08. Questo significa che non sarebbe giunta a casa prima delle 17.45;
  • la deposizione dell’insegnante di Milena (quella della lezione privata) è imprecisa e incoerente sugli orari. I casi sono due: o l’insegnante si è sbagliata o la testimonianza verbalizzata non corrisponde a quanto accaduto.

LA RAGAZZA AVEVA UN APPUNTAMENTO?

L’ipotesi di un appuntamento di Milena, tale da giustificare la fretta con cui esce da scuola, fu presa in considerazione dagli inquirenti.

Tant’è che collegarono quella fretta a un presunto appuntamento con Lorenzo Bozano.

Abbiamo così la conferma di come gli investigatori non credessero del tutto al rapimento con l’inganno e al fine di estorcere danaro ai famigliari della vittima.

AMBIVALENZA INVESTIGATIVA

C’è da dire una cosa, che aiuta a capire il caso. Gli inquirenti si sono mossi su una linea di schizofrenia investigativa, almeno all’apparenza.

Da un lato, sin da subito, parlano di un rapimento per motivi di denaro.

Dall’altro lato vi era tra gli inquirenti e gli avvocati di Parte Civile la convinzione che Milena Sutter e Lorenzo Bozano si conoscessero. E che la storia sia andata sul binario dell’aggressione a fini sessuali.

A orientare inquirenti e giornalisti è comunque il telefono dei famigliari di Milena.

O almeno così ci hanno fatto credere. È da lì che passano le chiamate destinate a segnare questa vicenda, etichettandola come rapimento.

Di quali telefonate si tratta? La domanda comporta una risposta alquanto scomoda.

Fine Episodio 3. Il Colpevole Perfetto – “La ragazza va di fretta”

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