16. I protagonisti del caso di Milena Sutter: il pubblico ministero Nicola Marvulli

Nicola Marvulli, magistrato, pubblico ministero caso Milena Sutter - processo a Lorenzo Bozano nel 1973 a Genova

Uno dei protagonisti dell’inchiesta sul sequestro e omicidio di Milena Sutter è l’allora pubblico ministero Nicola Marvulli.

Così il magistrato, il 10 giugno 1973, viene presentato dal Secolo XIX, quotidiano di Genova, in un articolo di Giuliano Crisalli: “Con passione, con rabbia, con disprezzo, gridando, Nicola Marvulli ha chiesto l’ergastolo per Lorenzo Bozano”.

Mai avevo chiesto la massima sanzione, perché mai m’era stato dato di conoscere un crimine così orrendo che fa di un uomo un mostro”, aveva dichiarato il pubblico ministero Marvulli il giorno prima, in udienza a Palazzo Ducale di Genova, sede del processo in Corte d’Assise contro Lorenzo Bozano.

Lorenzo Bozano era e resterà l’unico sospettato, e poi imputato, del rapimento e dell’uccisione di Milena Sutter, scomparsa a Genova il 6 maggio 1971. E ritrovata in mare senza vita il 20 maggio successivo.

“Il pubblico ministero durante la requisitoria non ha mai pronunciato il nome dell’imputato“, prosegue il Secolo XIX nell’articolo del 10 giugno 1973. “Lo ha chiamato di volta in volta: furbo, menzognero, falso, ladro, conservatore, grafomane, vero tipo del delinquente nato, mostro”.

“Giudici non credete a lui, alla sua voce”, aveva urlato il pubblico ministero Marvulli ai giudici della Corte d’Assise che invece di lì a pochi giorni assolveranno Lorenzo Bozano, per insufficienza di prove, dall’accusa di avere sequestrato e ammazzato Milena.

“E’ la voce del falsario e del menzognero; quando ho dovuto mostrare a un padre un pezzo di camicetta e un ciondolo, ebbene guardate quest’uomo come è rimasto freddo, più freddo del ghiaccio”, aveva ricordato Marvulli nella requisitoria con cui chiedeva l’ergastolo per Bozano. “E’ separato dalla generosità degli uomini. Ha seminato morte e vilipeso l’affetto dei genitori di Milena”.

L’errore del pubblico ministero sulla “freddezza” di Lorenzo Bozano

Non è vero che Lorenzo Bozano era freddo, indifferente, lontano dal provare sentimenti di paura, ansia, tensione per l’accusa che gli veniva mossa. Ovvero l’accusa di avere rapito con l’inganno la ragazzina tredicenne di origine svizzera; e di averla assassinata per denaro.

L’analisi condotta da Enzo Kermol, psicologo ed esperto di analisi del volto (con l’assistenza di Michela Meroni), ci dice che Bozano era ben lontano dall’essere quel giovane algido e distaccato, presentato dal magistrato Marvulli e dai giornali.

Come riportiamo nel libro “Il Biondino della Spider Rossa. Crimine, giustizia e media”, l’analisi dell’intervista televisiva fatta dalla giornalista Milla Pastorino a Bozano, a pochi giorni dalla sparizione di Milena Sutter, ci dà una chiara risposta sul giovane della spider rossa.

Bozano era in ansia, era preoccupato, era agitato dal peso dell’infamante sospetto di essere un rapitore e un assassino.

Sulla tecnica adoperata per studiare le espressioni microcinesiche del volto di Bozano, avremo modo di tornare in un prossimo articolo.

Qui possiamo affermare che il pubblico ministero, Nicola Marvulli, cade in errore quando afferma che Bozano è “freddo ed è separato dalla generosità degli uomini”.

Sul libro, il professor Enzo Kermol – presidente dell’Associazione Analisti Emotusologi – ci dice anche se è fondata o meno la convinzione che Bozano sia stato un mentitore nel parlare del suo ruolo nel delitto.

Chi era il pubblico ministero Marvulli

Nicola Marvulli, pugliese di origine, quando Milena Sutter scompare ha 39 anni. E’ sposato, ha tre figli e viene incaricato – come sostituto procuratore della Repubblica – di condurre le indagini sul caso.

E’ considerato uno dei magistrati più scrupolosi e capaci. Si è occupato soprattutto di caso politici, a Genova, con le indagini sui movimenti estremistici di sinistra.

Al concorso per l’ammissione in magistratura era risultato uno dei primissimi in graduatoria. Molto stimato dagli avvocati in udienza, appartiene alla parte conservatrice della magistratura italiana: l’UMI (Unione dei magistrati italiani).

Proviene da una famiglia di tradizioni antifasciste, scrivono i giornali genovesi nel maggio del 1973. Il padre di Marvulli era stato uno dei principali esponenti del CLN (Comitato di liberazione nazionale) in Puglia, dopo la caduta del regime fascista.

Preparato, scrupoloso, molto legato al lavoro e alla famiglia, il dottor Marvulli diverrà nell’agosto 2001 primo presidente della Corte di Cassazione, per rimanervi sino all’ottobre del 2006.

 

Nicola Marvulli, magistrato, pubblico ministero caso Milena Sutter - intervista al giornale L'Arena di Verona - 2011

Il ricordo che Marvulli ha di quell’inchiesta

“Il caso di Lorenzo Bozano rappresenta, per quanto mi riguarda, uno tra i processi più semplici che ho fatto dal punto di vista giuridico, anche se il lavoro di indagine è stato molto impegnativo”, ha dichiarato Nicola Marvulli, nel 2017, a Eleonora Zancanella, in un’intervista riportata in una tesi di laurea dedicata al caso di Milena Sutter.

Secondo Marvulli la prova della colpevolezza di Lorenzo Bozano era tutta nella telefonata con la richiesta di riscatto di 50 milioni di lire (circa 450 mila euro di oggi).

La prova è la telefonata di riscatto: con l’arresto di Bozano non arriva nessun’altra telefonata. C’era anche questa prova negativa”, dichiara il dottor Marvulli nell’intervista per la tesi di laurea. “Se fosse stato qualcun altro avrebbe insistito per avere i soldi. E poi c’era la storia dei cinquanta milioni di lire, che all’epoca erano sufficienti per una, due persone, ma non per una banda”.

“Se dividi la somma per cinque non ne vale la pena. I sequestri si facevano per trecento-quattrocento milioni di lire”, fa notare il magistrato nell’intervista del 2017. “Certo, per Bozano erano più che sufficienti. Quindi c’era l’esiguità della somma e il fatto che ci fu un’unica telefonata e basta. Bozano era un parassita, giocava, andava dal padre a prendere i quattrini“.

Nell’aprile del 2011 il dottor Marvulli ha concesso un’intervista anche a chi scrive. Parte delle sue dichiarazioni sono state riportate in un articolo pubblicato nel maggio 2011 sul quotidiano L’Arena di Verona (vedi foto qui sopra).

Ecco cosa mi disse il pubblico ministero del caso di Milena Sutter: “Lorenzo Bozano era un uomo molto intelligente. Fu lui a inventarsi l’idea di sopprimere la vittima del sequestro. Dubitammo di lui sin dai primi giorni, perché la richiesta fatta per il riscatto era una somma esigua rispetto ai 200 milioni del sequestro Gadolla e alla consistenza economica della famiglia Sutter”.

“La telefonata alla casa di Milena Sutter, non registrata, fu una grossa lacuna della nostra indagine. La polizia, allora, non aveva a disposizione i mezzi. Non c’erano i tempi tecnici per fare intervenire una ditta privata che registrasse le telefonate”, prosegue il dottor Marvulli nell’intervista del 2011. “La telefonata che ricevemmo il 7 maggio, alle 9.34, fu fatta con una voce artefatta, non naturale. Forse registrata, forse no”.

Caso Sutter: gli indizi contro Lorenzo Bozano, raccontati dal pubblico ministero

“Le testimonianze portavano in una sola direzione: la spider rossa di Bozano era stata vista sia alla Scuola Svizzera, che a Villa Sutter”, racconta Nicola Marvulli.

“La cintura da sub trovata addosso al cadavere di Milena Sutter era una prova, non più una testimonianza”, fa notare Marvulli. “Era di colore naturale, mentre Lorenzo Bozano aveva detto di averne posseduta (e poi venduta) una di colore rosso: lasciandola asciugare, la cintura mostrò il suo originale colore rosso. Era la prova regina dell’appartenenza della cintura a Bozano“.

“Vi fu poi il numero di telefono della Scuola Svizzera, trovato fra le carte di Lorenzo Bozano”, sottolinea nella sua intervista del 2011 il dottor Marvulli. “Lui seppe spiegare che numeri erano gli altri che avevamo trovato fra le sue carte, ma saltò il numero telefonico della Scuola Svizzera. Quando, alla fine, glielo feci notare, rispose che poteva essere un numero di targa o un numero che doveva mettere al Lotto. Non seppe quindi rispondere”.

Nel libro “Il Biondino della Spider Rossa” affrontiamo in dettaglio il nodo della telefonata del (presunto) sequestratore di Milena Sutter. Esaminiamo poi gli indizi contro Lorenzo Bozano, compresa la cintura da sub.

Non vi è dubbio che il pubblico ministero Nicola Marvulli – come tutti gli investigatori e inquirenti del caso – abbiano profuso il massimo impegno nella ricerca della verità.

Gli indizi contro Lorenzo Bozano erano molti. Così come i dubbi espressi dagli innocentisti.

Da parte sua, la scomparsa e la morte di Milena Sutter, 13 anni, avevano scosso Genova, l’Italia intera e mezza Europa. Quel delitto è diventato parte della Storia civile del nostro Paese.

Maurizio Corte
@cortemf
www.corte.media

LA NOTIZIA DEL CASO DI MILENA SUTTER SUL TELEGIORNALE RAI DEL 1971

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