Il 6 maggio 1971 il (presunto) sequestro e omicidio a Genova della ragazzina. Molti gli angoli ancora bui.

Sono passati 49 anni dal pomeriggio di giovedì 6 maggio 1971. Milena Sutter alle 17 esce dalla Scuola Svizzera di via Peschiera, a Genova. E svanisce nel nulla.

Il corpo della ragazzina, 13 anni, figlia di un noto industriale della cera, viene trovato 15 giorni dopo. E’ un altro giovedì, giorno dell’Ascensione.

Milena, senza vita, galleggia a qualche centinaio di metri dalla spiaggia di Priaruggia, a circa 6 km di distanza dal Porto Antico del capoluogo ligure.

Sospettato, imputato, assolto nel 1973 e poi condannato nel 1975 è un solo giovane: Lorenzo Bozano, allora 25enne.

Bozano passerà alle cronache – e ormai alla Storia civile d’Italia – come il “Biondino della Spider Rossa”.

Non è biondo, né magrolino.

Su questo caso, con Laura Baccaro ho scritto due anni fa un libro: “Il Biondino della Spider Rossa. Crimine, giustizia e media”.

E’ un libro frutto di una ricerca universitaria – ancora in corso – su come i media trattarono la vicenda di Milena Sutter. E la figura di Lorenzo Bozano.

 

milena-sutter-sequestro-libro-il-biondino-della-spider-rossa - blog ilbiondino.org - agenzia corte&media - verona

 

Milena Sutter: una ricerca che dura da dieci anni

Laura Baccaro, psicologa giuridica e criminologa, e io abbiamo ancora molto da studiare sulla vicenda della studentessa della Scuola Svizzera.

E abbiamo ancora una serie di ipotesi da formulare su cosa accadde davvero a Milena Sutter.

La ricerca è nata per caso. Non mi sono mai interessato di cronaca nera, come giornalista professionista.

Ho letto le cronache di casi importanti – come quella, per certi versi simile, di Wilma Montesi (1953, Roma) – ma nera e giudiziaria non sono state mai sezioni del giornalismo attivo di mio interesse.

Mi sono occupato, sin dall’inizio della mia carriera di giornalista, nel 1978, di Esteri, la mia passione a quel tempo.

Ho seguito, senza entusiasmo ma per questo con imparzialità, le cronache politiche di Verona negli anni novanta.

Mi sono occupato di Economia e poi ancora di Interni ed Esteri, stavolta come “gatekeeper”. Stando seduto alla scrivania del giornale L’Arena di Verona.

Una mattina di primavera, nel 2010, una mia brava laureanda – Laura Leonesio – mi ha chiesto una tesi.

Dal 2003 insegno Giornalismo Interculturale e Multimedialità all’Università degli Studi di Verona.

Lo studio dei media e del rapporto con l’immigrazione e la diversità culturale è stato al centro dei miei interessi sin dal 1998.

Laura Leonesio, appassionata di delitti, mi chiese una tesi di laurea con al centro l.a cronaca nera.

Rifiutai: la cronaca nera proprio non era nei miei interessi di studio.

La brava laureanda insistette. Io promisi di pensarci.

Fu pensando a quale argomento proporle, che si conciliasse con i miei interessi, che mi venne in mente il “biondino della spider rossa” che non era biondo, né magrolino.

Milena Sutter - Lorenzo Bozano - Genova - 1971 - blog ilbiondino.org - Agenzia Corte&Media Verona


Genova, il “Caso Sutter” e il partito dei colpevolisti

Genova è da molti anni nel mio cuore perché vi ho passato alcune estati, durante il liceo.

Ebbi pure un’amica genovese, a quel tempo. Erano gli anni del primo processo (nel maggio 1973) e poi dell’appello a Lorenzo Bozano.

Ricordo ancora la lettura del memoriale di Bozano sul rotocalco “Gente”, che mia madre Maria era solita comprare.

Quel groviglio di ricordi. Quella vicenda che, appunto perché legata a Genova, mi era rimasta bene impressa.

Quel “biondino” che era castano scuro e robusto di costituzione fisica. Tutto questo mi accese una luce.

Pensai di proporre a Laura Leonesio la tesi su come i giornali genovesi avevano trattato la figura di Lorenzo Bozano.

Il “Caso Sutter” – per motivi che posso comprendere, ma non condivido – è diventato sin da subito il “Caso Bozano”.

Questo ha portato a non studiare la vittima come andava studiata.

Come insegna David Canter, padre della Psicologia Investigativa inglese che intervistai nel dicembre 2011 all’Università di Huddersfield, nella vittima si rispecchia la sagoma dell’offender.

Se non studiamo la vittima, se non la analizziamo sul piano della vittimologia, rischiamo di non capire cos’è davvero accaduto in un caso criminale.

A dieci anni di distanza, mi viene da affermare che il pur bravissimo commissario capo Angelo Costa – il dominus delle indagini – non ha capito fino in fondo questa vicenda.

Costa ha avuto un’intuizione interessante, non credendo in alcun modo al sequestro per motivi di denaro.

Temo, però, che il capo della Squadra Mobile genovese sia stato abbacinato da quell’intuizione. E non abbia potuto, così, enuclearne le derivazioni logiche.

Il partito dei Colpevolisti è sempre stato maggioritario a Genova.

Inevitabile, visto che i giornali erano senza alcun dubbio contro Bozano.

Da parte sua, Lorenzo Bozano non ha fatto nulla – travolto da un treno di accuse – per smarcarsi dalla figura criminale che gli hanno cucito addosso.

Non sono mai stato innocentista. Posso affermare, anzi, che il “lettore ingenuo Maurizio Corte” è tendenzialmente colpevolista.

Lo studioso, però, si arrende ai fatti:

  • una perizia medico-legale sulle cause della morte di Milena Sutter che non ha fondamento scientifico;
  • almeno due piste mai prese in considerazione, nel corso delle indagini;
  • una terza pista, inquietante, mai percorsa;
  • l’amica di Milena Sutter, Isabelle, prima trattata molto male durante gli interrogatori di polizia e avvocati di parte civile e poi mai ascoltata al processo.

 

Caso Sutter - Lorenzo Bozano - settimanale Oggi - 30 ottobre 1974 - blog ilbiondino.org - Agenzia Corte&Media Verona


Il primato della Scienza e il diritto a indagini accurate

Cosa resta di quella vicenda, 49 anni dopo?

Per quanto mi riguarda – oltre a un dolore inestinguibile che come padre posso bene avvertire – vi sono alcuni insegnamenti che come studioso ho tratto dal caso.

Il primo insegnamento è il doveroso primato della Scienza, in questo caso della Medicina Legale, sulle posizioni di “politica giudiziaria” che possono fare comodo.

A distanza di 49 anni sappiamo che la perizia dei professori Franchini e Chiozza su ora e cause della morte di Milena Sutter non è fondata.

Non è fondata sul piano medico-legale. Non è fondata sul piano della logica e dell’argomentazione.

Inoltre, come dimostra nel libro il professor Daniele Rodriguez (già ordinario di Medicina Legale all’Università di Padova), i giudici del processo di primo e di secondo grado vi hanno aggiunto loro arbitrarie ed errate interpretazioni.

Iudex peritus peritorum? No. Qui il giudice ha toppato proprio. In modo sconcerrtante. Spero l’abbia fatto in buona fede.

Il secondo insegnamento, dal caso di Milena Sutter e Lorenzo Bozano, è che il sospettato ha diritto a indagini accurate. A 360 gradi.

Troppo comodo, e alquanto pericoloso per la reputazione degli inquirenti, fermarsi al primo che meglio si incastra con gli indizi.

Indizi, nel caso di Bozano, che sono in parte infondati, in parte inattendibili. E temo qualcuno pure inventato.

Il terzo e inquietante insegnamento è quello della “distruzione della persona-Lorenzo Bozano”.

Nossignori, non si fa. Non può farlo un pubblico ministero. Non può farlo un giudice istruttore. Non può farlo una Corte d’Assise.

Non può farlo sul piano etico e della verità sostanziale dei fatti.

Un assassino lo si giudica tale sulla base di prove che vanno oltre ogni ragionevole dubbio.

Nel caso del (presunto) sequestro e del (presunto) omicidio di Milena Sutter, i dubbi sono fioriti.

E più si va a fondo del caso Sutter-Bozano, più fioriscono. Anche a 49 anni di distanza.


Maurizio Corte

@cortemf
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La notizia della morte di Milena Sutter al telegiornale Rai del 21 maggio 1971

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